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	<title>TANTO &#187; Sergio Farruggia</title>
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		<title>Creiamo una rete dell’Informazione Geografica italiana? L’iniziativa “Stati Generali dell’Innovazione” può esserne l’incubatore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
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<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2012/01/19/creiamo-una-rete-dellinformazione-geografica-italiana-liniziativa-stati-generali-dellinnovazione-puo-esserne-lincubatore/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2012/01/19/creiamo-una-rete-dellinformazione-geografica-italiana-liniziativa-stati-generali-dellinnovazione-puo-esserne-lincubatore/" data-text="Creiamo una rete dell’Informazione Geografica italiana? L’iniziativa “Stati Generali dell’Innovazione” può esserne l’incubatore" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>Quest’avventura ha ancora pochi mesi di vita, ma vale già la pena di essere raccontata. Tutto è nato da una mail ricevuta lo scorso maggio: “Ti scrivo perché con i colleghi, abbiamo deciso d’intensificare la collaborazione con alcuni siti blog del settore, aprendo il sito di <a href="http://www.rivistageomedia.it/" target="_blank">GEOmedia</a> a contributi diretti ed indiretti”. Seguì una chiacchierata telefonica, in cui si valutò interessante organizzare una teleconferenza con i corrispondenti blogger.</em></p>
	<p>La riunione telefonica avvenne puntualmente un mese più tardi. <a href="http://www.rivistageomedia.it/Prima-Pagina.html?authorid=68" target="_blank">Alfonso Quaglione</a> –l’autore della <em>mail</em>- espose ai <em>blogger</em> invitati, tra cui noi di TANTO, le proposte della Rivista, per quale finalità erano nate, ecc. ecc. Si raccolsero le prime impressioni, i commenti e i contributi. Alcuni espressero perplessità; emerse anche qualche critica. Luglio e agosto passarono, ancora tra qualche scambio di <em>email</em>, per puntualizzare punti di vista e per precisare meglio i dubbi.</p>
	<p>Tralascio di soffermarmi sui distinguo. Quanto esporrò nel seguito prese infatti le mosse dalla constatazione che -in generale- tutti gli interventi fossero legati da un <em>fil rouge</em>, esprimibile in forma di auspicio: “<em>Possiamo e dobbiamo continuare a parlarne</em>”. Tra le idee e i possibili obiettivi espressi nella prima riunione virtuale di giugno, certamente questi trovavano ampia condivisione:</p>
	<ul>
	<li>portare i temi più importanti dell&#8217;informazione geografica anche all’attenzione dei non addetti ai lavori</li>
	<li>creare un<em> network</em> dell&#8217;informazione geografica.</li>
	</ul>
	<p>Valeva quindi la pena provare a fertilizzare questo dialogo, innescato dall’apprezzata rivista di geomatica, cercando occasioni per collaborare in quella direzione condivisa, ripromettendosi di operare per attrarre l’attenzione e l’interesse di chi –singole persone e aggregazioni- ne avesse approvato le finalità.</p>
	<p>E’ a questo punto che entra in scena “<a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/" target="_blank">Stati Generali dell’Innovazione</a>” –SGI. I promotori di questa iniziativa –di cui su TANTO abbiamo scritto ormai in diverse occasioni (leggi <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/10/25/gli-stati-generali-dellinnovazione-approdano-a-bari/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/11/02/ma-l%E2%80%99informazione-geografica-e-soltanto-per-gli-addetti-ai-lavori/" target="_blank">qui</a>)- erano impegnati negli stessi mesi nell’organizzazione di un evento che richiamasse la partecipazione di tutti i portatori d’interesse verso la costruzione di una prospettiva condivisa per un cambio effettivo nella politica dell’innovazione per l’Italia.</p>
	<p>In sintesi, le cose sono andate così.<br />
SGI è un’associazione –ha anche uno statuto- ma si presenta meglio come una rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole, unite da uno scopo ben preciso: “<em>Fornire contributi alla classe dirigente per attuare scelte rivolte alla realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasca dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, sia principalmente rivolta.</em>”</p>
	<p>Prendere parte alle attività di SGI è semplice e ci si può coinvolgere in modi diversi, con impegno differente: puoi visitare la pagina o iscriverti al gruppo FB; puoi seguire l’iniziativa su Twitter (<a href="https://twitter.com/SGInnovazione" target="_blank">@SGInnovazione</a>); si può prendere parte alle discussioni avviate sui forum aperti sul sito dell’associazione, puoi restare connesso utilizzando gli RSS, iscriverti alla <em>mailing-list</em>; puoi aderire all’iniziativa, associarti -come organizzazione o singolo-, insomma i canali per ricevere informazioni e comunicare le proprie idee non mancano.</p>
	<p>E’ sembrato –non a tutti, ma a più d’uno- il contesto appropriato per provare a individuare e proporre argomenti e idee riguardanti l’Informazione Geografica che –per il loro valore o per le interconnessioni con altri temi- destino attenzione all’interno di tale costituenda comunità e, per questa strada, vedere anche se potesse formarsi almeno un ordito di ciò che potrebbe poi diventare una rete geomatica “<em>costituita dal basso</em>”.</p>
	<p>Così, “<em>zitti zitti, piano piano</em>”, senza fare confusione… un gruppetto di geomatici si è affacciato a SGI. Il primo –atteso- incontro pubblico ha avuto luogo il 25 e il 26 novembre scorsi. Come ho raccontato <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/11/28/geo-scintille-da-stati-generali-dell%E2%80%99innovazione/" target="_blank">qua</a>, l’esperienza è stata più che positiva: una conferma sia del clima partecipativo e collaborativo che traspariva già in Rete, sia di come i temi dell’Informazione Geografica possano essere accolti, recepiti e apprezzati in un contesto ICT generale e inquadrato sui contributi che tutti possiamo dare per raggiungere gli scopi per cui SGI è stata costituita.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<h2>La rete si sta formando</h2>
	<p>Il convegno di fine novembre è stato solo l’inizio, un buon inizio –scrivono gli organizzatori- per gli Stati Generali dell’Innovazione. L’esito, infatti, in termini di adesioni, partecipazione, temi affrontati e conclusioni a cui si è pervenuti, pongono già questa “meta-associazione” quale realtà con cui chi governa potrà confrontarsi e una risorsa per tutti coloro che vogliono produrre un vero cambiamento nelle politiche  dell’innovazione del nostro Paese.</p>
	<p>Il “<em>gruppetto</em>” nato grazie alle discussioni estive di cui vi ho raccontato, ha continuato a dialogare in Rete, si è un poco rafforzato e ha iniziato a interagire all’interno degli Stati.</p>
	<p>SGI sta alacremente costruendo una <strong>roadmap per il 2012</strong>, la roadmap dell’Italia che innova. E’ stata già formalizzata la <strong>Consulta Permanente degli SGI</strong>, sono avviate attività sui temi principali e più urgenti individuati; si sta definendo un calendario di eventi per portare il confronto degli SGI su tutto il territorio nazionale e altro ancora.</p>
	<p>Consultando le <a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/wp-content/uploads/2011/11/SGI-otto-azioni-contro-lo-spread-digitale_V3_29Nov.pdf" target="_blank">otto schede</a>, per altrettante azioni, messe a punto nel corso dell’incontro di novembre, possono affiorare molti argomenti legati o affini alle tematiche dell’Informazione Geografica. Stati Generali dell’Innovazione offre quindi la possibilità di entrare in contatto con soggetti che assumono intrinsecamente l’IG quale componente delle risorse che possono contribuire all’innovazione del Paese. Un’opportunità nuova per cooperare nella promozione delle istanze del nostro settore,  condividendo esigenze comuni. Per esempio, alcuni aspetti legati allo sviluppo delle Infrastrutture di Dati Territoriali a livello sub-nazionale si possono pienamente approfondire anche nell’ambito di un programma per promuovere il federalismo digitale, com’è stato articolato nella scheda “Inclusione digitale – Azione 1”. Così pure, non riesco a pensare a un programma che persegua il modello delle <em>smart cities</em> (scheda “Creatività e conoscenza condivisa &#8211; Azione 2”), senza “<em>smart geo-data</em> e <em>smart geo-services</em>”. Oppure ancora: quali contributi possono dare i geomatici rispetto al mutamento di modello di governance del settore pubblico, all’<em>Open Government</em>?<br />
Vi sono processi in corso per cui potrebbe essere deleterio e controproducente lavorare a compartimenti. Credo sia allora un’opportunità quanto proposto dal programma per rendere pubblici e in formato aperto i dati della Pubblica Amministrazione (scheda “<em>Open Government</em> &#8211; Azione 1”). Sarebbe assai curioso non trovare visi noti al Tavolo di lavoro sugli <em>Open Data</em> che verrà costituito nei prossimi mesi.<br />
Un’ultima annotazione: come sempre, in questi primi giorni del 2012 le associazioni del nostro settore, così come enti e varie organizzazioni, sono certamente già impegnate nella preparazione di convegni, <em>workshop</em>, seminari con finalità tecnico-scientifiche, per promuovere progetti, con scopi divulgativi. Per alcuni temi e in alcune circostanze, verificare sinergie con SGI, verificare se vi possono essere motivi di arricchimento per la <em>road map</em> “<em>dell’Italia che innova</em>”, potrebbe generare valore per l’iniziativa in corso di programmazione. Ugualmente, la geo-rete ipotizzata può essere portatrice di contributi geomatici nell’ambito di eventi organizzati da SGI e suoi associati.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2012/01/250px-Escaping_criticism-by_pere_borrel_del_caso.png"><img class="alignright size-medium wp-image-4656" style="border: 10px solid black; margin: 10px;" title="Escaping criticism by Pere Borrel del Caso" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2012/01/250px-Escaping_criticism-by_pere_borrel_del_caso-240x300.png" alt="" width="240" height="300" /></a>Fin qui l’attività di “<em>apri-pista</em>” che abbiamo svolto. L’idea iniziale degli amici di GEOmedia ha innescato un dibattito certamente utile. Se la partecipazione a Stati Generali dell’Innovazione che vi ho presentato sarà apprezzata e vedrà l’aggregazione e il coinvolgimento di altri attori della geomatica -associazioni, professionisti,  <em>blogger</em>, imprenditori, …- essa sarà un segno di novità (di innovazione?) nell’ambito del nostro settore. SGI consente di presentare propri contributi, secondo gli interessi, la sensibilità, le esigenze di cui ognuno è portatore, per elaborare in modo condiviso e attraverso un processo inclusivo un programma per “<em>l’innovazione nel governo dell’Italia</em>”, come risultato complessivo degli Stati Generali dell’Innovazione.
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2012/01/19/creiamo-una-rete-dellinformazione-geografica-italiana-liniziativa-stati-generali-dellinnovazione-puo-esserne-lincubatore/">Creiamo una rete dell’Informazione Geografica italiana? L’iniziativa “Stati Generali dell’Innovazione” può esserne l’incubatore</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Geo-scintille da Stati Generali dell’Innovazione</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 17:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante i lavori di Stati Generali dell'Innovazione a Roma lo scorso 25-26 novembre, grazie a un intenso lavoro di squadra siamo riusciti a inserire tra gli obiettivi anche quello di una maggiore valorizzazione dell'Informazione Geografica.]]></description>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Geo-scintille+da+Stati+Generali+dell%E2%80%99Innovazione&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Eventi&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2011-11-28&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2011/11/28/geo-scintille-da-stati-generali-dell%e2%80%99innovazione/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2011/11/28/geo-scintille-da-stati-generali-dell%e2%80%99innovazione/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2011/11/28/geo-scintille-da-stati-generali-dell%e2%80%99innovazione/" data-text="Geo-scintille da Stati Generali dell’Innovazione" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>Leggo nel comunicato (in draft) degli <strong><a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/">Stati Generali dell’Innovazione</a></strong>:”</em><em>Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale <strong>con una particolare attenzione ai dati territoriali</strong>;”. </em></p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4519" title="2011-05-09-logo-cloud-01" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/11/2011-05-09-logo-cloud-013-300x300.png" alt="" width="180" height="180" />Gli <strong>Stati Generali dell’Innovazione</strong> si sono appena conclusi. Ho partecipato; là ho incontrato Renzo Carlucci, direttore di <a href="http://www.rivistageomedia.it/">GEOMEDIA</a>. Ci siamo tenuti compagnia, abbiamo seguito i vari interventi. Ogni tanto leggevo i suoi “cinguettii” sul grande schermo, alle spalle dei relatori. Entrambi leggevamo i contributi di chi interagiva in rete (per esempio, <a href="https://twitter.com/#%21/napo/status/140389688618913792">questo</a>). Insieme abbiamo preso parte all’<em>open talk </em>sull’<em>Open Government</em>: per circa due ore, oltre 30 persone hanno ragionato, prima su una mappa mentale dell’<em>Open Gov</em>, quindi cercando di raccogliere proposte, come contributo per una <em>road map</em> di SGI.</p>
	<p>A proposito di proposte, ho portato con me agli SGI alcune <em><a href="http://www.slideshare.net/sfarruggia/presentazione-x-sgi-10352164">slide</a></em>, preparate con la “redazione” di TANTO e con alcuni colleghi del Consiglio Scientifico di ASITA. Le abbiamo “confezionate” prendendo spunto da due delle tre proposte che avevamo inoltrato per <a href="http://www.agendadigitale.org/">Agenda Digitale</a> (TANTO ne ha dato conto <a href="../../../../../2011/08/28/e%E2%80%99-quello-che-e/">qui</a>). Le ho presentate e commentate durante l’<em>open talk</em>.</p>
	<div id="__ss_10352164" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Presentazione per SGI a Roma" href="http://www.slideshare.net/sfarruggia/presentazione-x-sgi-10352164" target="_blank">Presentazione per SGI a Roma</a></strong> <object id="__sse10352164" width="500" height="426" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><br />
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	<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/sfarruggia" target="_blank">Sergio Farruggia</a></div>
	</div>
	<p>E’ quasi ovvio –per una <em>road map</em> dell’innovazione digitale- suggerire l’inserimento di un richiamo agli organismi nazionali deputati in materia di DB territoriali e di attuazione della direttiva INSPIRE.</p>
	<p>Parlare invece di <strong>Infrastrutture di Dati Territoriali</strong> (IDT) fuori dall’ambiente geomatico onestamente è meno banale, sebbene agli interlocutori presenti agli SGI l’importanza assunta dai geo-dati per le politiche di sviluppo e innovazione, sia assolutamente chiara ed evidente. Ecco perché la presentazione si sofferma sulle IDT. Ai lettori di TANTO potrà essere già <a href="../../../../../2010/10/26/linformazione-geografica-deve-essere-allaltezza-dei-paradigmi-del-xxi-secolo/">familiare</a> l’analogia del ciclo dell’acqua: il ciclo sostenibile dell’IG è possibile se esiste una fonte energetica che alimenta e sostiene questo processo, proprio come il sole fornisce l’energia per l’acqua del mare. A proposito di sostenibilità, la presenza di <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/11/Mochi_Sismondi_Carlo.html">Carlo Mochi</a>, mi ha ricordato un suo editoriale del settembre 2006. Il titolo è “<a href="http://saperi.forumpa.it/story/51185/verso-una-pa-sostenibile">Verso una PA sostenibile</a>”. Ho approfittato della possibilità di avere “a tiro” l’autore per chiedergli se, a suo avviso, quanto aveva scritto allora (il paradigma dell’<em>Open Government </em>non era diffuso) sia ancora attuale. Decisa e perentoria la risposta: “ASSOLUTAMENTE!”. V’invito quindi, prima di continuare questa lettura, a seguire le riflessioni contenute in quello scritto. Io l’ho riletto rientrato alla base, prima di stilare questi commenti: è stato come un <em>flashback</em>. Alle IDT può essere applicato il concetto di</p>
	<blockquote><p>“<em>produttività</em> della PA, ossia di rapporto tra risorse impiegate e <em>valore</em> restituito ai cittadini”.</p></blockquote>
	<p>Alcune <em>slide</em> sono ripetitive e non mi pare che necessitino di commenti: la creazione delle IDT consente di ridurre il disordine (quindi gli sprechi) e, nel contempo, favoriscono la comunicazione tra produttori e utilizzatori di dati geospaziali. Vorrei solo aggiungere che ragionare in termini di V<em>alue Chain</em> potrebbe essere utile, ad esempio per razionalizzare gli sforzi all’interno della PA, migliorando la distribuzione di competenze e ruoli, anche in un’ottica di partenariato tra pubblico e privato.</p>
	<p>Ma una “geo” proposta per una <em>road map</em> dell’innovazione digitale che consideri soltanto suggerimenti come quelli definiti per Agenda Digitale (<em>slide</em> 13 e 14), rischiano di risultare mere dichiarazioni d’intenti, condizioni soltanto necessarie per includere l’Informazione Geografica come componente per l’incremento di innovazione nel nostro Paese.</p>
	<p>Attraverso un po’ di botte e risposte via mail è venuta a galla un’ulteriore proposta, quella descritta con le ultime <em>slide</em>. E’ giusto un esempio di azione più concreta, legata alla “vita” delle organizzazioni pubbliche. E’ articolata in tre passi:</p>
	<p>-      raccolta di buone pratiche (esistono, esistono <img src='http://blog.spaziogis.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> ! )</p>
	<p>-      loro diffusione, accompagnata con iniziative di sensibilizzazione dei potenziali <em>stakeholder</em> e affiancamento delle organizzazioni interessate, per favorirne la corretta implementazione</p>
	<p>e, soprattutto, terzo passo, recepimento delle azioni pianificate per creare:</p>
	<ul>
	<li>cicli di dati geografici “sostenibili”,</li>
	<li>reti sistemiche tra i portatori d’interesse delle IDT e</li>
	<li>“sistemi di misurazione del livello di prestazione orientati al miglioramento continuo, alla valutazione degli impatti delle azioni pianificate e al confronto, in un’ottica di trasparenza, tra i servizi erogati dai diversi enti”</li>
	</ul>
	<p>nei <strong>Piani Esecutivi di Gestione</strong> (P.E.G.).</p>
	<p>Probabilmente, si potrà immaginare veramente avviato il cambiamento verso l’uso pubblico dei database territoriali… No –scusate- di tutti i database di interesse nazionale, soltanto quando leggeremo obiettivi di P.E.G. riferibili a queste tematiche, distribuiti verticalmente –dal vertice agli esecutori- e orizzontalmente –questi processi non sono prerogativa solo dei dipartimenti IT-  nonché report del “Controllo di Gestione” che contemplino tali argomenti.</p>
	<p>Così come l’incontro degli SGI ha il valore di “prima tappa” di un percorso che si svilupperà nei prossimi mesi, come risulta dalle conclusioni riportate nel comunicato finale di questa “due-giorni”, anche il contributo che abbiamo provato a portare come settore IG può crescere e articolarsi. <em>Repetita iuvant</em>:</p>
	<blockquote><p>’Mi tornano alle orecchie le frasi conclusive pronunciate dagli esperti di <em><a href="../../../../../2011/05/03/la-rivoluzione-geospaziale-lorgoglio-di-creare-una-mappa/">Geospatial Revolution Project</a></em>: “Stiamo facendo questo insieme …”.’</p></blockquote>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/11/28/geo-scintille-da-stati-generali-dell%e2%80%99innovazione/">Geo-scintille da Stati Generali dell’Innovazione</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Ma l’Informazione Geografica è soltanto per gli addetti ai lavori?</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[#opendataitaly]]></category>
		<category><![CDATA[#opengov]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[geographic information]]></category>
		<category><![CDATA[inspire]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>
		<category><![CDATA[open government]]></category>
		<category><![CDATA[opensource]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica-amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[TANTO si è già occupata di Stati Generali per l’Innovazione, per esempio qui, e alcuni di noi partecipano alle discussioni iniziate sul forum del sito, su FB, su Twitter e altrove, in preparazione dell’evento previsto a Roma, il 25-26 novembre 2011.

Questo scritto unisce due miei post, pubblicati sul sito di SGI: qui e qui. Incontrandoci al “bar dietro al router” capita talvolta che uno di noi esclami frasi come: “Pensa tu quante idee su usi e applicazioni dei dati geospaziali ci saranno fuori dal ‘circolo dei geomatici’?”.

L’appuntamento di Roma è un’occasione per l’incontro tra addetti ai lavori, portatori d’interessi e utilizzatori. Complice l’atmosfera concentrata sulle possibilità di crescita per il nostro Paese, potrebbero scoccare scintille a cui fornire carburante. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	
	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Ma+l%E2%80%99Informazione+Geografica+%C3%A8+soltanto+per+gli+addetti+ai+lavori%3F&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Eventi&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2011-11-02&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2011/11/02/ma-l%e2%80%99informazione-geografica-e-soltanto-per-gli-addetti-ai-lavori/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2011/11/02/ma-l%e2%80%99informazione-geografica-e-soltanto-per-gli-addetti-ai-lavori/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2011/11/02/ma-l%e2%80%99informazione-geografica-e-soltanto-per-gli-addetti-ai-lavori/" data-text="Ma l’Informazione Geografica è soltanto per gli addetti ai lavori?" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em><a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4358" title="Stati Generali per l'Innovazione" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/11/2011-05-09-logo-cloud-012-300x300.png" alt="" width="216" height="216" /></a></em></p>
	<p><em>TANTO si è già </em>occupato<em> </em><em>di </em><a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/"><em>Stati Generali per l’Innovazione</em></a><em>, per esempio </em><a href="../2011/10/25/gli-stati-generali-dellinnovazione-approdano-a-bari/"><em>qui</em></a><em>, e alcuni di noi partecipano alle discussioni iniziate sul forum del sito, su FB, su Twitter e altrove, in preparazione dell’evento previsto a Roma, il<strong> 25-26 novembre 2011.</strong></em></p>
	<p><em>Questo scritto unisce due miei post, pubblicati sul sito di SGI: <a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/la-nostra-proposta/">qui</a> e <a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/community/groups/open-government/">qui</a>. Incontrandoci al “bar dietro al router” capita talvolta che uno di noi esclami frasi come: “Pensa tu quante idee su usi e applicazioni dei dati geospaziali ci saranno fuori dal ‘circolo dei geomatici’?”. </em></p>
	<p><em>L’appuntamento di Roma è un’occasione per l’incontro tra addetti ai lavori, portatori d’interessi e utilizzatori. Complice l’atmosfera concentrata sulle possibilità di crescita per il nostro Paese, potrebbero scoccare scintille a cui fornire carburante. </em></p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p><strong>Perché partecipare a Stati Generali Innovazione </strong></p>
	<p>Le informazioni territoriali hanno assunto un ruolo strategico nelle politiche di sviluppo e innovazione di tutti i paesi industrializzati. Il ruolo dell’informazione territoriale è determinante in molti settori del sistema Paese: industriali (infrastrutture di trasporto, reti tecnologiche, ecc.), finanziari nonché agroalimentari per citarne alcuni. Naturalmente, esse sono indispensabili nel governo del territorio, ad esempio per la prevenzione di tutti quegli eventi – spesso catastrofici – che purtroppo colpiscono il nostro Paese e mitigarne i danni.</p>
	<p>La Pubblica Amministrazione rappresenta generalmente il soggetto più rilevante nel processo di qualificazione della domanda e di acquisizione delle informazioni. Essa funge inoltre da volano in molti settori menzionati. Infine, le informazioni territoriali sono anche alla base delle tecnologie digitali che stanno cambiando il nostro modo di interagire con le persone e ciò che ci circonda: <em>Location awareness</em>, <em>Digital interaction</em>, <em>Towards all things computing</em> e <em>Augmented reality</em>… rivestendo quindi un peso rilevante per il futuro dell’economia digitale.</p>
	<p>Una prima peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere molto onerosa in termini economici nella fase di acquisizione rispetto a quella di gestione e utilizzo. E’ fondamentale definire regole e standard perché essa, una volta acquisita, possa essere integrata alle altre fonti, anche integrando quelle informazioni provenienti ‘dal basso’, ovvero create dagli stessi utilizzatori (informazione geografica ‘volontaria’). E’ inoltre indispensabile che il sistema pubblico possa lavorare in modo collaborativo, ottimizzando i finanziamenti a disposizione, razionalizzando la produzione e la gestione di tali informazioni, evitando la creazione di duplicati da parte di enti/istituzioni differenti.</p>
	<p>Un’altra peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere posseduta e mantenuta tra numerosi soggetti. E’ fondamentale incoraggiare la costituzione di infrastrutture per accrescere l’accesso e la disponibilità di geo-dati, la cui organizzazione sia basata sulla co-operazione: per l’integrazione e l’armonizzazione dei dati, per condividere le policy riguardanti la loro distribuzione. Occorre individuare modi che aiutino il ri-uso delle informazioni geo-riferite e la valorizzazione delle applicazioni della geomatica per tutte le sfide che attendono la nostra società, (ICT per l’ambiente, assistenza medica sostenibile, promozione della diversità culturale, e<em>Government</em>, mobilità di persone e merci, …).</p>
	<p>Infine, una terza peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere essenziale per far prosperare la ricerca e l’innovazione del comparto: realizzare nuovi prodotti e servizi legati all’intrattenimento, alla mobilità individuale e collettiva, all’assistenza alle persone, ecc.; per la corretta comprensione dei fenomeni che avvengono nella realtà; per creare nuove professionalità e nuove occupazioni. Rafforzare il dialogo tra il mondo della <em>Geographic Information</em> e l’ICT nella sua globalità può generare nuove idee per la ricerca e orientare le strategie per attuare servizi in scenari futuri, in contesti di complessità crescente, coinvolgendo i cittadini, soprattutto per rispondere alle esigenze delle giovani generazioni.</p>
	<p>Il mondo dell’Informazione Geografica deve partecipare e contribuire –uno tra tutti- come portatore d’interesse per la costruzione di una prospettiva condivisa per l’Italia e per un cambio effettivo nella politica dell’innovazione, verso la realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasce dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, è principalmente rivolta.</p>
	<p><strong>Perché discuterne in <em>Stati Generali Innovazione</em> </strong></p>
	<p>A partire dall’epoca napoleonica fino agli anni ottanta del secolo scorso la gestione delle informazioni geografiche di una nazione sono state governate prevalentemente da soggetti statali: ad esempio Ordnance Survey &#8211; UK, Service du Cadastre &#8211; Francia; gli enti cartografici militari e catastali, dell’Italia unitaria).</p>
	<p>Questa soluzione organizzativa ha assolto le esigenze per il governo del territorio sino a quando l’incremento della produzione di cartografica da parte di altri enti, soprattutto a livello regionale e locale, indotto da un maggiore fabbisogno di dati territoriali e di migliore qualità, supportata dall’avvento di nuove tecnologie, hanno fatto emergere l’esigenza di definire nuove modalità organizzative.</p>
	<p>Dall’inizio degli anni novanta è iniziata la ricerca di soluzioni per razionalizzare la produzione dei dati territoriali tra i diversi livelli della Pubblica Amministrazione, originariamente in un’ottica molto pragmatica: ridurre l’impegno economico e garantire un uso più efficiente delle risorse per acquisire e gestire i dati geospaziali. Si deve alla presidenza Clinton la costituzione della <em>National Spatial Data Infrastructure</em>, nel 1994: una deliberazione per promuovere le relazioni intergovernative, coinvolgendo i governi statale e locale nella produzione di dati geospaziali e migliorare le prestazioni del governo federale. A seguire, altri Paesi hanno avviato progetti analoghi (Australia, Canada, Giappone, …). Nel 2002 la Commissione europea ha lanciato un progetto, denominato INSPIRE, che mira a creare una <em>Spatial Data Infrastructure</em>  europea.</p>
	<p>Nel tempo, gli obiettivi di queste infrastrutture sono stati ampliati: si è fatta strada anche la promozione dell&#8217;uso dei dati geospaziali e del loro riutilizzo per molteplici scopi, non solo in ambito pubblico ma anche con crescente attenzione verso il settore privato, stante l’incremento di prodotti e applicazioni rivolte al mercato <em>consumer</em>.</p>
	<p>Mentre questo processo è ancora in corso, nuovi temi sono apparsi, e influiscono sull’implementazione delle <em>Spatial Data Infrastructure</em>: espressi dal mercato (“l’uragano” Google <em>maps</em>), tecnologici (il <em>semantic web</em>, <em>Internet of things</em>, il <em>cloud computing</em>, …), sociali (<em>Volunteered  Geographic Information</em>), del settore pubblico (<em>Open Government</em>).</p>
	<p>Dato per scontato il coinvolgimento del mondo della geomatica in questo scenario, le sue implicazioni e le sue diramazioni offrono lo spunto <strong>per ampliare ad altri ambiti la discussione e il confronto sulle prospettive, le opportunità che si prospettano, come sfruttarle, come affrontare e risolvere le problematiche e le criticità che si presenteranno</strong>.</p>
	<p>Ho volutamente affrontato l’argomento prendendolo “da distante”. Le scelte per soddisfare i bisogni di informazioni geografiche di un Paese, sono state prese in passato (remoto e recente) dal livello politico, e non vi è ragione di immaginare un approccio differente: l’Informazione Geografica oggi, come le mappe in passato, sono un pilastro per il governo e lo sviluppo di un Paese. Proprio in ragione di ciò, essa è anche patrimonio della collettività. Seguendo l’invito di <em>Stati Generali dell’Innovazione,</em> l’estensione a un più ampio spettro di portatori d’interesse il dialogo sull’informazione geografica potrebbe dare contributi alla classe dirigente per attuare scelte rivolte “alla realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasce dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, è principalmente rivolta.”
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/11/02/ma-l%e2%80%99informazione-geografica-e-soltanto-per-gli-addetti-ai-lavori/">Ma l’Informazione Geografica è soltanto per gli addetti ai lavori?</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>E’ quello che è</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 21:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[inspire]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo di questo post non è altro che la sintesi della mia reazione emotiva dopo aver ascoltato le conclusioni del quarto e ultimo episodio di Geospatial Revolution Project. All’epoca stavo seguendo –insieme al consiglio scientifico ASITA- un’iniziativa così detta “nata dal basso”. Quelle conclusioni possono valere anche per l’Italia?]]></description>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=E%E2%80%99+quello+che+%C3%A8&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=News&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2011-08-28&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2011/08/28/e%e2%80%99-quello-che-e/&amp;rft.language=English"></span>
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	<p><strong><a href="http://www.agendadigitale.org/">Agenda Digitale.org</a></strong>, è un’iniziativa promossa da un centinaio di personalità del mondo dell’ICT nazionale: dell’accademia, delle imprese e professionisti del settore. Lo scorso 31 gennaio costoro, autotassandosi, pubblicarono un appello sul <em>Corriere della Sera</em>, rivolto a tutte le forze politiche, <strong>“per</strong> <strong>sollecitare il loro impegno a porre concretamente il tema della strategia digitale al centro del dibattito politico nazionale”</strong>.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/08/background.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4021" style="margin: 0px 10px;" title="background" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/08/background-254x300.gif" alt="" width="254" height="300" /></a>Proposta lodevole, che ha ricevuto in poco tempo più di ventimila adesioni (speriamo anche di molti lettori di TANTO), ha innescato un processo partecipativo molto vivace e ha ottenuto il momento di massima visibilità pubblica in occasione del <strong><a href="http://iniziative.forumpa.it/expo11/convegni/il-percorso-della-digital-agenda-italia">Forum PA</a></strong>, svoltosi a Roma in maggio.</p>
	<p>I 100 giorni che sono intercorsi tra la comparsa della pagina sul Corriere e il convegno romano sono stati utilizzati dai coordinatori e animatori dell’iniziativa per raccogliere proposte organiche per un’<strong><em>Agenda Digitale per l’Italia</em></strong>. Lapalissiano il nesso con l’<strong><a href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/informazione/agenda_digitale_video_it.htm">Agenda Digitale per l’Europa</a></strong>. Va chiarito che AD.org non nasce per scrivere alcun documento strategico: chiede alla politica (ai nostri rappresentanti politici) di provvedere. In quest’ottica, le proposte raccolte hanno semplicemente valore d’idee e suggerimenti.</p>
	<p>Tra i “ventimila” aderenti, sono comparsi anche i nomi di alcuni componenti del consiglio scientifico di ASITA: un’opportunità quindi per seguirne insieme i progressi. Così, il 21 marzo, in  occasione di un incontro organizzato a Milano per “lanciare” questo percorso partecipativo aperto a tutti gli interessati, ASITA ha espresso la volontà di adoperarsi per concorrere al buon esito dell’iniziativa. Seguendo quindi le istruzioni fornite, abbiamo stilato e sottoposto agli organizzatori tre proposte come associazioni del mondo dell’Informazione Geografica nazionale, riferite a tre degli <strong>otto <em>pillar</em></strong> su cui si basa l’azione strategica della Commissione Europea.</p>
	<p>La prima fa riferimento a: “<strong><a href="http://ec.europa.eu/information_society/newsroom/cf/pillar.cfm?pillar_id=44&amp;pillar=Interoperability%20and%20Standards">Interoperabilità e Standard</a></strong>”. Si propone che un documento strategico per lo sviluppo del settore ICT nazionale richiami ruolo e compiti delle strutture istituzionali dell’Informazione Geografica già operative e costituite per seguire il processo di recepimento della direttiva <strong><a href="http://inspire.jrc.ec.europa.eu/">INSPIRE</a></strong> (<em>Infrastructure for Spatial Information in Europe</em>).</p>
	<p>Il secondo suggerimento ha per argomento lo sviluppo delle <strong>Infrastrutture per i Dati Territoriali</strong> (IDT) sub-nazionali. Esso è rivolto al <em>pillar</em> “<strong><a href="http://ec.europa.eu/information_society/newsroom/cf/pillar.cfm?pillar_id=49&amp;pillar=ICT%20for%20Social%20Challenges">ICT per le sfide sociali</a></strong>”, ovvero a quelle azioni che colgono i vantaggi offerti dall’ICT alla società.</p>
	<p>Infine, abbiamo voluto dire la nostra anche nei riguardi di un terzo “pilastro” dell’Agenda Digitale europea, riferito a un tema ‘di una certa attualità’, di cui leggiamo spesso, anche sulla stampa quotidiana: “<strong><a href="http://ec.europa.eu/information_society/newsroom/cf/pillar.cfm?pillar_id=47&amp;pillar=Research%20and%20Innovation">Ricerca e Innovazione</a></strong>”. Con quest’ultima proposta abbiamo presentato un invito agli estensori di un’eventuale Agenda Digitale per l’Italia, perché siano promosse e incoraggiate “azioni di diffusione e sensibilizzazione nei confronti dell’Informazione Geografica quale base comune di dato digitale, strategica per lo sviluppo di prodotti/servizi innovativi nonché di ricerche avanzate nel campo dell’analisi e della pianificazione del territorio”.</p>
	<p>Queste tre proposte, insieme a tutte quelle pervenute (34 in tutto), sono state pubblicate <strong><em><a href="http://www.agendadigitale.org/contributi/">on line</a></em></strong> l’11 maggio sul sito di Agenda Digitale e sono state inviate agli esponenti politici che hanno manifestato interesse per l’iniziativa e disponibilità a sostenerne le istanze (100 giorni dalla pubblicazione dell’appello!).</p>
	<p>Prescindendo dai risultati, che forse scontano un po’ lo stato di emergenza in cui si trova il Paese (ma questa è un’altra storia), è stata un’esperienza stimolante e istruttiva per diversi aspetti. Ha osservato un organizzatore: “<em>Penso che portare critiche sia semplice, così come anche fare affermazioni generiche di proposte non specificate (&#8220;bisognerebbe fare così&#8230;&#8221;).  Molto difficile è invece metterle per iscritto in modo organico e coordinato e scadenzato nel tempo. Il risultato mi sembra di rilievo, soprattutto se si considera che proviene dal basso, senza alcuna struttura organizzata”</em>.</p>
	<p>Per noi del consiglio scientifico di ASITA è stato un esperimento per verificare se e come si possa interagire e collaborare con comunità e <em>network</em> più vaste ed eterogenee, in termini di campi d’interesse, discipline, professionalità e competenze.</p>
	<p>In questo senso, i contenuti delle proposte formulate, vogliono essere esempi d’istanze specifiche del nostro settore che però concorrono sia all’eliminazione dei diversi <em>digital divide, </em>sia a sviluppare la cultura digitale, in quanto esse fanno riferimento a tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di interagire, con le persone e con ciò che ci circonda. Esse sono d’interesse generale e potrebbero quindi essere accolte in un documento strategico dell’ICT nazionale.</p>
	<p>Ma partecipare a iniziative promosse in contesti più ampi e raramente frequentati possono avere anche un’ulteriore stimolante risvolto. Possono aiutarci ad amplificare il dibattito sul ruolo dell’Informazione Geografica, portandolo anche fuori dai confini del nostro settore, apportando nuova linfa, aggiungendo punti di vista mai esplorati, creando feconde contaminazioni: in sintonia con le valutazioni, le indicazioni e i suggerimenti esposti al  <strong><em><a href="http://inspire.jrc.ec.europa.eu/events/conferences/inspire_2011/?page=plenaries">Panel Discussion: E-government and the Digital Agenda</a></em></strong>, svoltasi nell’ambito della Conferenza INSPIRE 2011 (ad esempio da<strong> <a href="http://inspire.jrc.ec.europa.eu/events/conferences/inspire_2011/presentations/plenaries/fri/1100_DeVriendt_Pent_Fri.pdf">Karel De Vriendt</a> </strong>o <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AXmfuU8uf4s">G. Pichler</a></strong>).</p>
	<p>Sarebbe forse interessante se questa breve e circoscritta “sperimentazione” del consiglio scientifico ASITA –ad esempio in termini di metodo appreso ed esperienza partecipativa acquisita- si estendesse a più ampi spazi della comunità geomatica nazionale. Negli ultimi tempi sono emersi alcuni segnali stimolanti, in diversi contesti -“fisici e virtuali”-, forse ancora un po’ acerbi, che manifestano comunque un desiderio di “fare sistema” per promuovere l’Informazione Geografica.</p>
	<p>In fondo, dipende da ognuno di noi: le occasioni in rete e nei luoghi fisici non mancheranno di certo. Mi tornano alle orecchie le frasi conclusive pronunciate dagli esperti di <em>Geospatial Revolution Project</em>: “Stiamo facendo questo insieme …”. Cosa ne pensano i lettori di TANTO?</p>
	<p>Excelsior!
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/08/28/e%e2%80%99-quello-che-e/">E’ quello che è</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Allegro, ma non troppo (poco)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 23:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Entropia]]></category>
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		<description><![CDATA[La nostra società nel 2030. Uno studio per indicarci come sarà: se sapremo conquistarcelo. Rubo un titolo, nelle conclusioni si capirà perché.]]></description>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Allegro%2C+ma+non+troppo+%28poco%29&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Entropia&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2011-02-05&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2011/02/05/allegro-ma-non-troppo-poco/&amp;rft.language=English"></span>
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	<p>Ho ricevuto recentemente la segnalazione di questo rapporto: <strong><em><a href="http://ipts.jrc.ec.europa.eu/publications/pub.cfm?id=3879">Envisioning Digital Europe 2030: Scenarios for ICT in Future Governance and Policy Modelling</a></em></strong><em>.</em> E’ un documento che riporta i risultati della ricerca svolta dall’Unità “Information Society” dell’<em>Institute for Prospective Technological Studies</em> del JRC, lavoro svolto nell’ambito del progetto <strong><a href="http://www.crossroad-eu.net/">CROSSROAD</a></strong>, <em>A Participative Roadmap on ICT research on Electronic Governance and Policy Modelling</em>.</p>
	<p>“Forse non tutti sanno che…” con <strong><em>Governance and Policy Modelling</em></strong> il Settimo Programma Quadro della Commissione Europea per la R&amp;S nel settore ICT ha voluto sollecitare l’esecuzione di progetti di ricerca in due campi complementari. E’ assai prevedibile –si legge nel <em>Work Programme </em>2009-2010- che gli strumenti per la collaborazione <em>on-line</em> in futuro consentiranno a una percentuale ampia della popolazione di esprimere simultaneamente opinioni e punti di vista su problemi sociali (grandi o piccoli). Mentre tale scenario è già immaginabile, non esistono ancora modelli di <em>governance,</em> <em>process flows</em> e <em>tool</em> di analisi appropriati per comprendere, interpretare, rappresentare e valorizzare quelle forme di partecipazione collettiva al bene pubblico. Lo sviluppo di strumenti che abbraccino entrambi questi ambiti dell’ICT può contribuire a migliorare il processo decisionale pubblico, far sì che le politiche siano più efficaci, la <em>governance</em> più intelligente, anche grazie alle possibilità di arricchire continuamente le competenze, attraverso un apprendimento continuo nel corso dei processi di applicazione delle politiche stesse.</p>
	<p>L’obiettivo generale di CROSSROAD ha riguardato quindi l’identificazione di tecnologie emergenti, di nuovi modelli di <em>governance</em> e di scenari di applicazione innovativi nel campo dell’ICT per la <em>governance</em> e la <em>policy modelling</em>. Gli scopi di questa ricerca sono riferibili all’<strong><a href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/informazione/agenda_digitale_video_it.htm">Agenda digitale per l’Europa</a></strong>, l&#8217;iniziativa di punta della strategia <strong><a href="http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm">UE 2020</a></strong>. Il progetto ha voluto fornire ai decisori politici impegnati nell’attuazione dell’Agenda uno strumento di consultazione, utile anche per contribuire alla definizione di una <em>roadmap</em> della ricerca ICT che vada oltre lo stato dell’arte e sia condivisa dalla comunità dei ricercatori e dalle comunità di pratica.</p>
	<p>Per stimolarci a curiosare in un nostro futuro, non lontano, soprattutto su cui possiamo agire, gli autori c’invitano a riflettere, ci ricordano che quanto oggi è realtà poteva sembrare frutto di fantasia quando nasceva internet; di più:</p>
	<p>“<em>Se uno avesse previsto poi che, nel 2010, i bambini avrebbero potuto accedere liberamente alle immagini satellitari di ogni luogo della Terra, interagire con persone di tutto il mondo e effettuare ricerche tra trilioni di dati con un semplice click sul loro PC, sarebbe stato preso per <strong>pazzo</strong></em>” (pag. 9).</p>
	<p>Ecco, di creativa follia mi sembra pervaso questo documento. Esso presenta una visione dell’Europa Digitale tra vent’anni, di una società in cui le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione a supporto della <em>governance</em> e delle politiche potranno avere un ruolo rilevante e positivo. Evidenzia le principali linee di ricerca nel settore dell’ICT che dovranno essere guardate con attenzione e con quali modalità dovranno essere sviluppate per costruire una Europa Digitale aperta, innovativa e inclusiva nel 2030. Mostra anche come fronteggiare i rischi che potrebbero derivare da un uso improprio dell’ICT in quest’ambito.</p>
	<p>Opportunità e minacce evidenziate attraverso quattro differenti scenari, riguardanti quella che potrà essere la società in cui vivranno i cittadini europei nel 2030, individuati seguendo una rappresentazione schematica rispetto a due variabili, ossia quale potrebbe essere:</p>
	<ul>
	<li>il sistema di valori sociali esistente, vale a dire più inclusivo, aperto e trasparente oppure esclusivo, fratturato e restrittivo,</li>
	<li>la risposta all’impiego delle tecniche di <em>policy intelligence</em> (parziale o completa; proattiva o reattiva), cioè come verranno utilizzati (e da quali soggetti) gli strumenti -abilitati dall’ICT- per l’elaborazione dei dati, la modellazione, la visualizzazione e la simulazione a supporto di strategie politiche pubbliche basate su valutazioni il più possibile razionali e critiche  (<em>evidence-based</em>).</li>
	</ul>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/02/Scenarios-for-Digital-Europe-2030_l.jpg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3425 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Scenarios for Digital Europe 2030" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/02/Scenarios-for-Digital-Europe-2030.bmp" alt="" width="320" height="208" /></a>I quattro scenari individuati e analizzati in CROSSROAD sono graficamente indicati attraverso gli assi cartesiani del diagramma riportato qui a fianco. Spero di avervi incuriosito e avervi indotto almeno a una rapida lettura del rapporto. Sembrerebbe che lo scenario “Open Governance” sia da preferire, ma anch’esso presenta delle criticità, come riportato nella tabella di pag. 59.</p>
	<p>La società reale europea nel 2030 non corrisponderà quindi a nessuno dei quattro scenari, così come sono stati descritti. Grazie però a questo esercizio, CROSSROAD ha elaborato una visione dell’Europa digitale tra vent’anni, proposta nel documento come una società in cui l’ICT per la <em>governance</em> e la <em>policy modelling</em> potrebbe giocare un ruolo positivo importante.</p>
	<p>Penso che il capitolo di maggiore interesse per la Comunità Geomatica possa essere quello conclusivo. E’ la sezione del rapporto in cui, dopo aver chiarito quali saranno le principali problematiche che dovranno essere affrontate nei prossimi vent’anni nell&#8217;elaborazione e attuazione delle politiche pubbliche, sono esposti alcuni possibili indirizzi della ricerca nel settore dell’ICT per la <em>governance</em> e la <em>policy modelling</em>: ricerche che siano utili per orientare la società europea verso scenari auspicabili, evitando quelli meno desiderabili.</p>
	<p>Un primo ambito dell’ICT su cui indirizzare la ricerca riguarda <strong>le tecnologie e le applicazioni per la gestione e l’analisi delle informazioni, per monitorare e simulare in tempo reale il comportamento di entità reali e virtuali (persone, cose, dati e informazioni)</strong>. Gli autori ci ricordano che alcune compagnie di assicurazioni, avvalendosi di tali tecnologie, propongono ai propri clienti l’installazione a bordo delle auto di apparati che consentono poi di stabilire premi assicurativi basati sul comportamento del guidatore, piuttosto che sulla sua età, o sul suo sesso oppure ancora, la residenza. E’ plausibile -e auspicabile- che soluzioni analoghe siano adottate in altri domini, ad esempio legate alle politiche di assistenza sociale, dei trasporti, dell’energia, o altre ancora. Il settore pubblico potrebbe utilizzare questi strumenti per esaminare scelte differenti, in base al comportamento simulato o all’individuazione dei desideri d’individui, gruppi o della società nel suo insieme. Essi potrebbero quindi aiutare nella comprensione dei possibili risultati delle proposte politiche e dell’attuazione di alternative.</p>
	<p>Un secondo campo della ricerca dovrebbe porre l’attenzione sulla crescente <strong>fruibilità di dati</strong> derivanti dall’enorme uso di <strong>sensori miniaturizzati e cablati in strutture fisiche</strong> (strade, case, ecc.). Quando tale disponibilità d’informazione sia abbinata a <strong>modalità di visualizzazione evolute,</strong> essa può avere sui decisori un impatto incredibile sulla percezione tempestiva dell’evoluzione di fenomeni d’interesse. Alcune applicazioni per incrementare la comprensione di situazioni in tempo reale, abbinate a tecniche di visualizzazione dei dati raccolti sono già utilizzate nel campo della logistica, per intervenire sulle rotte di trasporto delle merci, evitare –ad esempio- situazioni di congestione e quindi ridurre i costi di consegna. In conclusione, il rapporto raccomanda lo sviluppo di ricerche che –attraverso queste tecnologie- mirino a sfruttare l’enorme patrimonio di dati e fonti di conoscenze collettive del settore pubblico europeo.</p>
	<p>Un terzo filone delle ricerche ICT nel campo della <em>Governance and Policy modelling</em> dovrebbe essere rivolto verso la crescente capacità di internet nel sostenere processi decisionali e pianificatori sempre più complessi e più a lungo termine. Il rapporto evidenzia che a questo fenomeno corrisponde la crescita di requisiti tecnologici connessi alle enormi risorse di archiviazione e elaborazione, associate ai sistemi <em>software</em> evoluti per la visualizzazione grafica delle analisi dei dati. Sono riportati due esempi riguardanti settori in cui queste potenzialità sono materia di ricerca. Il primo si riferisce ai possibili miglioramenti delle attività estrattive degli idrocarburi, grazie all’impiego di vaste reti di sensori, diffuse capillarmente nella crosta terrestre. L’altro pone l’accento sui benefici del monitoraggio dei parametri salienti di malati cronici, mentre questi continuano a condurre la loro vita normale: ciò può consentire ai medici di diagnosticare l’insorgere di situazioni critiche prima che queste s’aggravino.</p>
	<p>In tale ambito, definito <strong><em>Policy intelligence and ICT-driven decision analytics</em></strong>, dovrebbero essere promosse ricerche riguardanti il <em>web</em> semantico, così come l&#8217;ottimizzazione degli strumenti ICT che agevolino la traduzione automatica, la modellazione dei processi, il <em>data mining</em>, la <em>pattern recognition</em>, le simulazioni basate sulla Teoria dei Giochi, gli strumenti di <em>forecasting</em> e <em>back-casting</em>,  le tecniche di ottimizzazione <em>goal-based</em>.</p>
	<p>La quarta traccia risultante dallo studio effettuato in CROSSROAD, definita come <strong><em>Automated mass collaboration platforms and real-time opinion visualization</em></strong>, rivolge l’attenzione sugli strumenti e le tecnologie ICT basate ed estrapolate dalla <em>social computing</em> e altre tecnologie future per la collaborazione in rete. Le ricerche in quest’ambito dell’ICT dovranno riguardare -ad esempio- strumenti che consentano di condividere informazioni e conoscenze, superando gli ostacoli dovuti a culture e a lingue diverse. Per favorire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali dovranno essere disponibili strumenti in grado di assicurare la capacità di monitorare l&#8217;intero processo del settore pubblico e controllare se, e come, i contributi proposti sono stati poi considerati. Processi che –grazie a queste tecnologie- potranno anche fare riferimento a modelli di <em>governance</em> collaborativi, strutturalmente e organizzativamente innovativi, in grado di consentire a gruppi d’interesse di formarsi, creare e aggregare informazione; imparare e condividere la conoscenza di gruppo accumulata, tenendone traccia. Tale complessità d’interazione tra singoli e gruppi –anche nella realtà virtuale- dovrà essere supportata da strumenti in grado di assicurare la gestione delle identità (anche multiple, pseudonimi, ecc.), la <em>privacy</em>, prevenire frodi, accessi non autorizzati,<em> </em>ecc.: insomma tenere conto dei requisiti necessari perché chi usa questi strumenti avverta fiducia in essi, ma nello stesso tempo sia orientato verso un loro uso responsabile.</p>
	<p>Il quinto filone, denominato <strong><em>ICT-enabled data and process optimisation and control</em></strong>, prende spunto dalla possibilità di convertire dati (e analisi sui dati stessi) in istruzioni che -attraverso reti di attuatori- provvedono a modificare i processi. Come i sistemi che regolano i sistemi complessi rendono in molti casi superfluo l’intervento umano, si ipotizza che si possa aumentare l’efficienza e l’efficacia dei processi di <em>governance</em> e dei servizi rilasciati seguendo questa linea di sviluppo dell’ICT. Ciò avverrà ad esempio in maniera sempre più capillare  nell’ambito della distribuzione di risorse energetiche o dell’acqua, attraverso l’installazione di contatori “smart” che mostreranno agli utenti in tempo reale l’andamento dei consumi e i relativi costi, consentendo una gestione dei prezzi più dinamica e orientando l’utilizzo consapevole di tali preziose risorse.</p>
	<p>Infine, l’ultimo ambito dell’ICT verso cui le ricerche dovrebbero rivolgersi riguarda le applicazioni per la rilevazione di condizioni imprevedibili e l’attuazione di risposte immediate, tramite sistemi automatizzati che riproducono le reazioni umane, anche con livelli di prestazione notevolmente migliori. Tecnologie che si riferiscono a questo campo della ricerca, denominato <strong><em>Complex dynamic societal modelling systems</em></strong>, sono già applicate, ad esempio, dall’’industria automobilistica per lo sviluppo di sistemi in grado di rilevare il pericolo di collisioni imminenti e di evitare l’impatto. Alcune aziende ed enti di ricerca stanno sperimentando “piloti automatici” per i veicoli in rete, guidati in schemi coordinati a velocità autostradale. In altri settori si stanno testando sciami di robot in grado di manutenere strutture o ripulire ambienti da rifiuti tossici. Tutte questi sforzi hanno l’obiettivo di migliorare la sicurezza, ridurre rischi e costi. Mentre leggevo questo documento sono finito <strong><a href="http://www.repubblica.it/motori/sicurezza/2011/01/20/news/tutti_in_fila_e_l_auto_va_da_sola_ecco_l_hi-tech_che_salva_la_vita-11429792/">qua</a></strong> (giusto per non citare la solita Google <em>car</em>). Il rapporto evidenzia che alcune di queste tecnologie saranno già mature nei prossimi anni e potranno essere quindi utilizzate anche per applicazioni nell’ambito della <em>governance</em> e della creazione delle politiche pubbliche.</p>
	<p>Le tecnologie, le discipline e quindi le competenze del mondo ICT coinvolte in questa prima <em>roadmap</em> sono veramente diverse e complesse. Come gli autori precisano, essa non rappresenta neppure un quadro esaustivo: quanto sia vasto il dominio della <em>Governance</em> e <em>Policy Modelling</em> si comprende sfogliando le pagine della sezione “Tassonomia” in <strong><a href="http://www.gov2pedia.com/">Gov2Pedia</a></strong>, prezioso strumento per orientarsi in tale universo.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/02/Leviathan.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3439" style="margin: 10px;" title="Leviathan" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2011/02/Leviathan-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>La lettura di questo rapporto aiuta a scoprire cosa c’è dietro (e anche oltre) la <strong><em>Digital Agenda for Europe</em></strong>. Per esempio, mi ha aiutato a comprendere meglio il <strong><a href="http://saperi.forumpa.it/story/51130/egov-europeo-abbastanza-open-david-osimo-su-action-plan-2011-2015">commento di David Osimo</a></strong> al recente (15 dicembre scorso) <strong><em>European eGovernment Action Plan 2011-2015</em></strong> (dalla stessa pagina si può accedere alla versione in italiano), piano per lo sviluppo di servizi digitali per gli europei, secondo concezioni innovative e a supporto della <em>Digital Agenda</em>.</p>
	<p>Sì, va be’, e la <strong><em>Geographic Information</em></strong>? Non sarà sfuggita un’evocazione leggendo già le prime righe (le immagini satellitari accessibili liberamente anche ai bambini). Nel seguito, l’ho rinvenuta “incorporata” negli applicativi e nei servizi che potranno essere resi disponibili per tutte le aree dell’ICT segnalate come promettenti per la <em>governance</em> e la <em>policy modelling</em>.</p>
	<p>Ciò che ora mi piacerebbe leggere, sarebbe un esame del posizionamento della <em>Geoscience</em> rispetto alla visione della <em>Digital Europe</em> nel 2030 proposta in questo documento, un’indagine sui contributi specifici della <em>Geographic Information</em> rispetto agl’indirizzi della ricerca nel settore dell’ICT illustrati nel rapporto. M’interesserebbe anche un approfondimento dei riflessi eventuali di tale visione sugli sviluppi del nostro settore (in risposta a nuovi requisiti, circa aspettative degli utenti, …). Quest’ultimo forse potrebbe essere utile per segnalare ulteriori idee per la ricerca, orientare le strategie per l’implementazione dei servizi, rendere anche più consapevole il nostro lavoro quotidiano.</p>
	<p>Nel più recente <strong><a href="http://cordis.europa.eu/fp7/ict/">Programma di Lavoro 2011-2012</a></strong> del 7° Programma Quadro il tema <em>governance</em> e <em>policy modelling</em> è stato riproposto, sollecitando contributi che aiutino a affrontare “scenari futuri che coinvolgono complessità ancora maggiori e il coinvolgimento dei cittadini, in particolare rispondere alle esigenze delle giovani generazioni”. Può essere un’altra opportunità (il bando si è chiuso lo scorso 18 gennaio) per creare occasioni di dialogo tra il mondo dell’ICT nella sua globalità e il “regno” della GI, i cui confini si stanno dilatando (giusto <strong><a href="http://www.unibas.it/utenti/murgante/ctp_11/Themes.html">qui</a></strong> una suggestione per l’<em>urban planning policy</em>, citato nel <em>Work Programme </em>2011-2012). Potremo comprendere meglio in che modo la <em>Geographic Information</em> sia necessaria per implementare molte soluzioni per tale tema. Ma anche, per il presente, come seguire (e favorire) l’attuazione dell’<em>eGovernment</em> <em>Action Plan </em>anche “nel regno della GI”.</p>
	<p>Parafrasando la raccomandazione assai condivisibile di Osimo ai nostri concittadini a Bruxelles “siate ambasciatori delle istanze italiane in Europa e siate disseminatori delle innovazioni europee in Italia”, vale anche un “presentiamo le istanze dell’Informazione Geografica italiane nel contesto dell’Agenda Digitale e siamo disseminatori delle innovazioni digitali nel nostro campo”. Sia in Europa, sia all’interno di una <strong>strategia digitale italiana, <a href="http://www.agendadigitale.org/">http://www.agendadigitale.org/</a></strong>.</p>
	<p>Il diagramma degli scenari dell’Europa Digitale nel 2030 mi ha ricordato un altro grafico. Lo storico <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Maria_Cipolla">C.M. Cipolla</a></strong> (1922 -2000) nel suo <em>Allegro ma non troppo</em>, proponeva un diagramma per classificare gl’individui in base al loro comportamento. Suggerì di assegnare all’asse delle ascisse la misura dei danni o dei vantaggi che l’individuo procura a sé stesso (vantaggio positivo, danno negativo); mentre indicò che i danni o i vantaggi procurati agli altri fossero assegnati all’asse delle ordinate. Propose di chiamare l’insieme degli individui le cui azioni inducono valori positivi per entrambi tali parametri, come <strong>Intelligenti</strong>.
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2011/02/05/allegro-ma-non-troppo-poco/">Allegro, ma non troppo (poco)</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Scenarios for Digital Europe 2030</media:title>
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		<title>L&#8217;Informazione Geografica deve essere all&#8217;altezza dei paradigmi del XXI Secolo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 08:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Entropia]]></category>
		<category><![CDATA[government 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Lentamente -ma inesorabilmente- il nostro modello culturale sta subendo un cambiamento radicale, per affrontare l’evoluzione dell'umanità nel XXI secolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	
	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=L%26%238217%3BInformazione+Geografica+deve+essere+all%26%238217%3Baltezza+dei+paradigmi+del+XXI+Secolo&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Entropia&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-10-26&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/10/26/linformazione-geografica-deve-essere-allaltezza-dei-paradigmi-del-xxi-secolo/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2010/10/26/linformazione-geografica-deve-essere-allaltezza-dei-paradigmi-del-xxi-secolo/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2010/10/26/linformazione-geografica-deve-essere-allaltezza-dei-paradigmi-del-xxi-secolo/" data-text="L&#8217;Informazione Geografica deve essere all&#8217;altezza dei paradigmi del XXI Secolo" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>Lentamente -ma inesorabilmente- il nostro modello culturale sta subendo un cambiamento radicale, per affrontare l’evoluzione dell&#8217;umanità nel XXI secolo.</em></p>
	<p>I dialoghi, le discussioni, sull’<strong><em><a href="../2010/07/12/i-pionieri-dellopen-data-in-italia/">Open Data</a></em> </strong>e sul <strong><em>Government 2.0</em></strong> (per es. <a href="http://saperi.forumpa.it/story/48477/audio-degli-interventi-su-innovation-without-permission-dialogo-con-osimo-fpa">qui</a>) mi hanno persuaso a riprendere in mano una nota, scritta qualche anno fa.</p>
	<p>Ero stato invitato a tenere una lezione sulla <em>Geographic Information</em> nell’ambito di un master di <strong>Logistica</strong>. L’obiettivo che mi era stato assegnato prevedeva, in sintesi, la consegna di una sorta di “borsa degli attrezzi della GI”, che potesse essere di ausilio ai futuri professionisti, come bagaglio di conoscenze da portare con sé e recuperare quando si fosse presentata un’esigenza.</p>
	<p>Interagendo con gli organizzatori del corso, rilevammo insieme diverse analogie tra le due discipline. Imparai che le attuali teorie della materia non considerano più una catena di fornitura a compartimenti stagni, anzi la Logistica oggi è intesa per governare tutte le fasi di un processo produttivo, anche esterno all’azienda, secondo una visione sistemica. Insomma, si è affermato un approccio di <em>management</em> di una <em>supply chain</em> in cui la singola azienda è nodo di una rete di entità organizzative che interagiscono per fornire prodotti, servizi e informazioni che creano valore per il cliente. Sia la Logistica, sia l’Informazione Geografica sono materie complesse: entrambe stanno cercando di dare risposte ai nostri bisogni, nel contesto dei temi contemporanei: globalizzazione, sviluppo sostenibile, società della conoscenza, … .</p>
	<p>Certamente l’Informazione Geografica assicura strumenti, metodi e conoscenze per parecchi campi di applicazione della Logistica: GPS, <em>Location Based Services</em>, <em>Location Based Intelligence</em>, RFID, GIS/<em>Enterprise Resource Planning</em>, G<em>eomarketing</em>, G<em>eo-Data Mining</em>, … e si potrebbe continuare. Forse –a saper vedere- anche concetti, argomenti e saperi della Logistica potrebbero fornire spunti e contributi nella creazione … della <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Earth">Digital Earth</a></em></strong>. In fin dei conti, non può anche un set di geo-dati essere identificato come “materia prima”, potenzialmente disponibile per categorie di utenti perché sia usato per creare prodotti e servizi, i quali libereranno nuovi set di geo-dati, pronti per essere utilizzati e quindi trasformati da altri utenti ancora, in un processo senza limiti?</p>
	<p>Accompagnato da questi pensieri, oltre a preparare il materiale da mettere nella “borsa degli attrezzi”, cercai di scrivere qualcosa che parlasse dell’”Informazione Geografica” ai non addetti ai lavori, cercando d’incuriosirli, sperando così di stimolare la fantasia e incoraggiare la creatività del lettore.</p>
	<p>Per scrivere la nota che leggerete, presi spunto da un’intuizione che ascoltai proprio in quel periodo: “Oggigiorno un progetto, una scelta strategica –in generale- un’azione si può considerare innovativa, cioè in grado di contribuire al progresso della collettività, se aderisce contemporaneamente ai seguenti tre paradigmi: <strong>sostenibilità</strong>, <strong>sussidiarietà</strong> e <strong>solidarietà</strong>”. Non è un teorema che debba essere dimostrato, mi è solo sembrata un’affermazione condivisibile e con questa idea in testa, ho tentato di fare emergere cosa possa significare per una qualsiasi iniziativa nel campo dell’Informazione Geografica l’adesione a ognuno di quei tre valori.</p>
	<p>Non è ciò che si va dicendo e scrivendo, riferendolo al fenomeno dell’<strong><em>Open Data</em></strong>? Forse ricordarci di una stella di mare, di nome Agrippa, che per colpa dell’acqua che non sta mai ferma, deve sempre capovolgersi per mangiare, potrà aiutare in qualche modo.</p>
	<p><strong><em>N</em><em>on è difficile avvicinare l’Informazione Geografica al paradigma della sostenibilità. Pragmaticamente, possiamo rendere l’idea immaginando un ciclo, in analogia con quello dell’acqua.</em></strong></p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/ciclo-acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2882" style="margin: 10px; border: 0pt none;" title="ciclo acqua" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/ciclo-acqua-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a> Tutti sappiamo che l&#8217;acqua del mare evaporando sale sino a formare le nubi; quindi, queste -trasportate dai venti- raggiungono la terraferma. Le nuvole sono poi la causa delle piogge, della neve, ecc.</p>
	<p>L&#8217;acqua che cade al suolo si raccoglie nei fiumi e -pochi o molti chilometri dopo- ritorna al mare, così che la stessa acqua è pronta per ricominciare il ciclo.</p>
	<p>Possiamo identificare ogni molecola o goccia d&#8217;acqua come un dato geografico. Un certo numero di questi, grazie a una sorta di energia -come l&#8217;energia del Sole per l&#8217;acqua del mare- e raggruppati insieme, diventano un set d’informazioni geografiche (le geo-nuvole). Queste informazioni possono essere trasformate dalle persone in conoscenza geografica, grazie alla loro capacità di usarle per i loro scopi: proprio come l&#8217;acqua che cade dalle nuvole può diventare una sorgente di vita per le creature viventi, avendone esse la capacità di usarla. Comunque, sia la geo-conoscenza (come l&#8217;acqua usata dalle creature viventi), sia le geo-informazioni (quelle catturate direttamente dai fiumi) devono ritornare al “geo-mare”, cioè possono essere riutilizzate.</p>
	<p>Il ciclo dell&#8217;acqua è un esempio di ciclo sostenibile: varia da un posto all&#8217;altro e dovrebbe essere facile creare analogie, per esempio, tra i deserti e le foreste tropicali e situazioni dove le informazioni geografiche sono più o meno disponibili.</p>
	<p>Sappiamo anche che il comportamento dell&#8217;uomo sta modificando la qualità di questo liquido fondamentale per la nostra vita. In altri termini, abbiamo bisogno di quantitativi sempre maggiori di acqua per le nostre attività ma, nello stesso tempo, noi stessi la stiamo inquinando, rendendola inservibile. E&#8217; lo stesso quando produciamo geo-dati senza alcuna connessione tra loro: potremmo definirli “<strong>geo-dati usa e getta</strong>”. Mentre un servizio di approvvigionamento è l&#8217;equivalente dell&#8217;energia solare per l&#8217;acqua di mare, è l’energia che rende i geo-dati utilizzabili quante volte è necessario.</p>
	<p>Stiamo infine anche capendo quanto sia difficile usare l’acqua consapevolmente e risparmiarla piuttosto che spendere un sacco di quattrini per purificare quella ormai inquinata. Allo stesso modo dobbiamo imparare a organizzare le informazioni geografiche ricordandoci i costi per generarle e permettendone l&#8217;utilizzo ogniqualvolta serve, a ogni utilizzatore: il nostro impegno deve essere quello di creare cicli di informazioni geografiche <strong>sostenibili</strong>!</p>
	<p><strong><em>Come può essere messa in relazione un’organizzazione per l&#8217;Informazione Geografica con il principio di sussidiarietà? Il miglior modo da questo punto di vista è quello di pensare a un&#8217;organizzazione come a un sistema olonico.</em></strong><em> </em></p>
	<p>Il termine olonico fu introdotto per la prima volta da Koestler (Koestler, A., 1971), per descrivere un&#8217;organizzazione di unità base nei sistemi sociali e biologici. Poiché parlare di caratteristiche oloniche sarebbe un po&#8217; noioso, mi aiuto con uno degli esempi di sistema olonico più citato: la stella di mare<a href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/Stella-marina.png"><img class="alignright size-medium wp-image-2883" style="margin: 10px; border: 0pt none;" title="Stella marina" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/Stella-marina-300x250.png" alt="" width="300" height="250" /></a>Come sappiamo tutti, questo grazioso animale, vive sulla sabbia o sulle rocce, vicino alla costa. La sua bocca è posta direttamente in corrispondenza del suo stomaco: ciò permette alla stella di mare di mangiare piccoli molluschi e crostacei. Le cinque braccia e il suo corpo, spesso dai colori brillanti, sono conosciuti da chiunque fin dall&#8217;infanzia. Mentre i principi che guidano i suoi movimenti sono meno noti.</p>
	<p>Per sopravvivere una stella di mare deve sempre mantenere il suo corpo a pancia in giù ed è costretta a ribaltarsi ogni volta che le onde la capovolgono. Quando ciò avviene, una delle cinque braccia inizia a muoversi per prima, su e giù indipendentemente dalle altre, assumendo il ruolo di leader. Questo braccio stimola e guida i movimenti delle altre quattro e permette alla stella marina di tornare nella posizione giusta.</p>
	<p>Quale delle cinque braccia debba muoversi per prima e assumere la <em>leadership</em> del movimento non è determinato <em>a priori</em>. Sembra che la guida del movimento sia presa dal braccio nella miglior posizione per fare da perno e consentire all’animale di capovolgersi.</p>
	<p>Questo processo non solo accade quando la stella di mare deve ribaltarsi ma anche quando inizia a camminare. Per quest’azione i numerosi peduncoli ambulacrali presenti in ogni braccio si muovono inizialmente in modo casuale, per poi gradualmente integrarsi nel movimento del braccio nel suo insieme.</p>
	<p>Questo meccanismo cooperativo dipende dai centri di attività delle cellule nervose che sono alla congiunzione dei cinque bracci collegati insieme da fibre nervose chiamate “anelli neurali” e che si scambiano informazioni reciprocamente.</p>
	<p>Analizzando il moto della stella marina si è osservato che:</p>
	<ul>
	<li> tutte le cellule nervose hanno la stessa natura, funzione e identico status;</li>
	<li>tutte le cellule nervose agiscono in maniera autonoma;</li>
	<li> esistono dei sistemi d’interazione più forti tra gruppi di cellule contigue, che si trovano sull’anello.</li>
	</ul>
	<p>In altre parole, ogni cellula compie azioni individuali e autonome e, attraverso sottosistemi di relazione più intensa con altre cellule contigue, contribuisce, in modo armonico, ai movimenti dell&#8217;intero animale. Pertanto, l’insieme delle azioni autonome consente di mantenere stabile il modello di comportamento. Per le stelle di mare nessun comportamento premeditato avviene senza un&#8217;attività autonoma: la scelta delle opzioni di comportamento possibili, e dell&#8217;attivazione delle sequenze di azioni elementari, dipende unicamente dall&#8217;interazione tra le informazioni e il loro scambio.</p>
	<p>Quando pensiamo a un’organizzazione per la gestione dell’informazione geografica di un determinato territorio (locale, regionale, &#8230;), possiamo immaginarla come una rete complessa, o meglio: nidi di reti, legate tra loro, a formare una infrastruttura a rete di un livello superiore. Infatti, sappiamo che i produttori/utenti di dati geografici possono essere pubbliche amministrazioni e <em>utilities</em>, imprese private e ONLUS, istituti di ricerca e anche i singoli individui: qualsiasi organizzazione costituita da singoli, squadre, uffici, reparti e così via. Seguendo la metafora della stella marina -creatura capace di vivere anche senza il cervello- allo stesso modo se un sistema organizzativo dedicato all’Informazione Geografica vuole rispettare il principio di sussidiarietà deve avere le caratteristiche di una rete olonica.</p>
	<p><em><strong>Non sembri strano mettere in relazione l’informazione geografica al principio di solidarietà. La solidarietà è la capacità di un sistema di aiutare i suoi elementi meno dotati perché siano messi in grado di contribuire allo sviluppo del sistema stesso, per mezzo di meccanismi che valorizzino le loro peculiarità.</strong> </em></p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/Menenio-Agrippa.png"><img class="size-medium wp-image-2884 alignleft" style="margin: 10px; border: 0pt none;" title="Menenio Agrippa" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/10/Menenio-Agrippa-216x300.png" alt="" width="216" height="300" /></a>Tutti ricordiamo l&#8217;apologo di Menenio Agrippa (il console romano, vissuto tra il VI &#8211; V secolo a.C.), il lampo di genio con cui è stato in grado di ripristinare un dialogo tra le componenti della società romana in conflitto.</p>
	<p>Nella sua favola morale, le braccia –entrate in sciopero perché stanche di lavorare per lo stomaco, visto come un fannullone e parassita- dovettero rapidamente rendersi conto che erano le prime vittime della loro protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma tutto il corpo, senza cibo.</p>
	<p>Possiamo paragonare l’informazione geografica al corpo umano. Questo è un sistema complesso e consente di estendere la metafora. Per esempio, possiamo assegnare al settore pubblico dell’informazione geografica le funzioni del sistema digestivo. Così come esso riceve il cibo e si preoccupa di scomporlo nelle sostanze necessarie alla vita di tutto il corpo, il settore pubblico raccoglie i dati geografici riguardanti il territorio ed è responsabile della loro trasformazione in informazioni utili a tutti gli utilizzatori (naturalmente, esso compreso). Il ruolo delle imprese private del settore potrebbe essere identificato con il sistema respiratorio: come quest’ultimo provvede a fornire l’ossigeno per portare nutrimento vitale a tutto il corpo, le imprese della <em>Geographic Information</em> distribuiscono tecnologie abilitanti, per tutti gli utenti, in vari modi.</p>
	<p>Chi osserva il mondo esterno e orienta il comportamento del corpo? L’apparato dei sensi è il sistema deputato a queste funzioni e possiamo attribuire questo ruolo al settore della ricerca. Infine, come per il corpo umano il cervello rappresenta la “sala di commando”, ed è anche la sede del pensiero, possiamo identificare con esso la componente più complessa dell’Informazione Geografica: l’<strong>infrastruttura</strong><a href="#_ftn2">[2]</a>, nella quale si vanno ad accumulare conoscenze ed esperienze.</p>
	<p>Seguendo le conclusioni della favola di Agrippa, è il buon comportamento complessivo che garantisce la sopravvivenza di ogni sua parte. Ogni elemento è a disposizione di ogni altro e non si può rifiutare di collaborare per la salute del corpo.</p>
	<p>Partecipando all’infrastruttura dell’informazione geografica dobbiamo accettare l&#8217;impegno di far parte di un sistema, e questo ci vincola a un <strong>comportamento altruistico</strong>. La lezione che dobbiamo imparare dall’apologo di Agrippa è che esso diventa falso, appunto quando si sente la necessità di doverlo raccontare.</p>
	<p><strong><em>L’innovazione è tutta qui</em></strong></p>
	<p>Insomma, ho provato a guardare l’Informazione Geografica in tre forme: come un ciclo, una rete olonica e un’infrastruttura. Per ottenere un miglioramento dinamico di ogni processo di sviluppo del settore, si potrebbe immaginare che tutte queste tre caratteristiche debbano coesistere. In altri termini, quando si voglia intraprendere un’attività seguendo il nuovo modello culturale dobbiamo fare aderire la nostra iniziativa a questi tre paradigmi: sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà. <strong>Contemporaneamente</strong>.</p>
	<p>Singole organizzazioni e individui, tutti siamo chiamati a condividere queste idee, per diventare pienamente organizzazioni e cittadini del XXI secolo. L’Informazione Geografica, grazie alle dimensioni dello &#8220;spazio&#8221; (tecnologico, disciplinare e orientato alle applicazioni, organizzativo) in cui operiamo, rappresenta un’arena ideale in cui scendere in campo e valutare le nostre attitudini e capacità di accettare la sfida della nostra epoca.</p>
	<hr size="1" /><a href="#_ftnref1">[1]</a> La similitudine della stella di mare l’ho presa da: <strong>Merli G., Saccani C</strong>.,<em> </em>“L’Azienda Olonico-Virtuale”, Il Sole 24Ore –Libri, Milano 1994.</p>
	<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Per Infrastruttura di Informazione Geografica s’intende l’insieme delle politiche, accordi, tecnologie, dati e persone che rendono possibile condividere e utilizzare i geo-dati in maniera efficiente.
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2010/10/26/linformazione-geografica-deve-essere-allaltezza-dei-paradigmi-del-xxi-secolo/">L&#8217;Informazione Geografica deve essere all&#8217;altezza dei paradigmi del XXI Secolo</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il ghiaccio è stato rotto: ASITA è in rete</title>
		<link>http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/</link>
		<comments>http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 06:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.spaziogis.it/?p=2624</guid>
		<description><![CDATA[Agosto è trascorso e, com’è consuetudine, senza attendere il ritorno degli amanti delle vacanze settembrine, anche il Consiglio Scientifico ASITA ritorna ai propri compiti. Gli autori hanno ormai inviato gli articoli e così potranno essere definiti i programmi delle singole sessioni (orali e poster) della Conferenza. 
Il nostro primo post sembra essere stato apprezzato. GEOMEDIA ne ha tratto un comunicato per il suo sito (grazie). Sono pervenuti due commenti di cui diamo conto nel seguito. Chi il ghiaccio (quello vero) non lo vuole rompere, anzi si adopera per conservarlo è… ma continuate a leggere.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	
	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Il+ghiaccio+%C3%A8+stato+rotto%3A+ASITA+%C3%A8+in+rete&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Eventi&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-09-13&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/" data-text="Il ghiaccio è stato rotto: ASITA è in rete" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>Agosto è trascorso e, com’è consuetudine, senza attendere il ritorno degli amanti delle vacanze settembrine, anche il Consiglio Scientifico ASITA ritorna ai propri compiti. Gli autori hanno ormai inviato gli articoli e così potranno essere definiti i programmi delle singole sessioni (orali e poster) della Conferenza. </em></p>
	<p><em>Il </em><a href="../2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/">nostro primo post</a><em> sembra essere stato apprezzato. <a href="http://www.rivistageomedia.it/">GEOMEDIA</a> ne ha tratto un comunicato per il suo sito (grazie). Sono pervenuti due commenti di cui diamo conto nel seguito. Chi il ghiaccio (quello vero) non lo vuole rompere, anzi si adopera per conservarlo è… ma continuate a leggere.</em></p>
	<p><a href="http://www.massimozotti.it/">Massimo Zotti</a> e <a href="http://www.geoforus.it/index.php?option=com_contact&amp;view=contact&amp;catid=2&amp;id=2:giovanni-biallo">Giovanni Biallo</a> hanno apprezzato l’iniziativa e hanno espresso la speranza che si prosegua, anche dopo la conferenza. Certamente il database gestito dal Consiglio Scientifico ASITA consentirà di fornire altri dati, su vari aspetti della produzione scientifica nazionale riguardante il nostro settore. A evento concluso, prevediamo di divulgare informazioni sui visitatori della Conferenza e forse questo interesserà ancora di più le aziende espositrici. Possiamo immaginare una distribuzione <strong>per settore di appartenenza,</strong> piuttosto che una <strong>per aree d’interesse</strong> o, ancora, rispetto alla <strong>posizione in azienda o nell’ente di appartenenza</strong>. Siccome siamo un po’ fanatici potremo presentare pure una distribuzione <strong>per provenienza geografica! </strong>Ciò sarà fattibile con il contributo della segreteria, che ci supporta con la sua presenza tanto discreta, quanto efficace. Ora che “il ghiaccio è stato rotto” speriamo di ricevere altri contributi e suggerimenti dal mondo delle imprese, così come dai visitatori (del passato e, ci auguriamo, dell’edizione 2010).</p>
	<p>Dobbiamo invece deludere Massimo (e anche Giovanni e forse molti altri): anche quest’anno per prendere parte ai lavori della Conferenza (non per visitare l’esposizione) sarà necessario pagare l’iscrizione. Il Consiglio Scientifico non ha competenze sugli aspetti economici dell’evento, però può certamente esprimere suggerimenti e, soprattutto, come sta tentando di fare attraverso questo blog, anche aiutare le diverse componenti della nostra comunità a indirizzare le istanze entro i canali di comunicazione e gestionali della vita associativa. <strong>E’ un invito appassionato</strong> perché, non solo prendendo spunto dalle pagine di TANTO, le questioni, le proposte e le critiche sulla Conferenza siano discusse e approfondite all’interno delle nostre associazioni e trovino poi possibilità di sintesi proprio presso la Federazione. Come Consiglio vorremmo allora provocare qualche ulteriore commento su questo argomento. Siamo sicuri che <strong>soltanto eliminando</strong> <strong>la quota d’iscrizione</strong> aumenterebbe la partecipazione alla conferenza? Chi ha interesse a seguire alcune sessioni concentrate in una giornata, e vuole visitare nello stesso giorno l&#8217;esposizione, deve sostenere un costo di 100 euro, importo che un lavoratore pubblico o privato non dovrebbe avere difficoltà a farsi rimborsare dal proprio superiore. Caso mai è il costo del viaggio, l’assenza per una (o più) giornate dal posto di lavoro che saranno messe sul piatto della bilancia dal libero professionista, come dal dipendente (e dal suo manager!). Chissà un’edizione futura della Conferenza non avrà più barriere all’ingresso… ma dovremo immaginare anche qualcosa “per l’altro piatto”. Ad esempio – allacciandoci all’opinione di Biallo circa i motivi della mancata presentazione di contributi sui <em>Location-Based Services</em> , sulla <em>Location Intelligence</em>, ecc.- non dover più (solo) migrare in altri contesti per sentire parlare di questi e tanti altri temi.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/09/Johannes-Vermeer-Allegoria-della-pittura.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2641" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; border: 0pt none;" title="Johannes Vermeer Allegoria della pittura" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/09/Johannes-Vermeer-Allegoria-della-pittura-207x300.png" alt="" width="207" height="300" /></a>Ritorniamo su alcuni temi del programma.  <a href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=120&amp;Itemid=182">Giuseppe Borruso</a>, più di altri del Consiglio, ha seguito una tra le “novità” dell’edizione 2010 della Conferenza ASITA: <strong>la presenza non indifferente di contributi legati alla cartografia storica</strong>. &lt;&lt;<em>Ricordando alcune cifre, della sessantina di contributi etichettati esplicitamente come legati alla “cartografia” </em>-sottolinea Giuseppe-<em> un terzo (20) fanno riferimento alla cartografia storica, in buona parte facenti capo a geografi provenienti dalle università italiane, da anni riuniti in ricerche su questi temi e sull’integrazione delle fonti informative storiche con gli strumenti di informazione geografica (segnatamente GIS e telerilevamento). Ciò ha spinto il CS a decidere di dedicare a tali temi una sessione orale, nonché uno spazio poster particolarmente nutrito. È forse superfluo ricordare che le fonti cartografiche storiche, o comunque pre-era digitale, riassumevano in un unico strumento – la carta – dati, informazioni e conoscenza del territorio, coniugando segni grafici, testi e rappresentazioni pittoriche, di fatto, costituendo <strong>veri e propri strumenti d’informazione geografica</strong>. Tale “novità” (volutamente virgolettata!) e presenza segnano quindi un importante punto di contatto di visioni del territorio inevitabilmente sempre più interrelate e capaci di accrescersi vicendevolmente</em>&gt;&gt;.</p>
	<p><a href="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/09/freighter-pushing-ice.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2643" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; border: 0pt none;" title="freighter pushing ice" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/09/freighter-pushing-ice-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Ritorniamo al ghiaccio, <strong>quello vero</strong>. <a href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=100&amp;Itemid=182">Maria Antonietta Dessena</a> anticipa un’altra interessante iniziativa inserita in questa edizione della Conferenza. &lt;&lt;<em>Il richiamo al “ghiaccio” di Sergio trova quest’anno un’interessante collocazione nel <strong>workshop dedicato alle terre estreme ed ai ghiacciai</strong> di grande attrattiva e suggestione, nonché importanti risorse naturali e indicatori ambientali delle variazioni climatiche. Anche quest’anno il gruppo geologi del CS e <a href="http://www.aitonline.it/index.cfm">l’Associazione Italiana Telerilevamento</a> intendono sensibilizzare il pubblico su temi d’attualità e su interessanti ricerche, passando tra le diverse discipline della geomatica (cartografia, telerilevamento ecc.). Nel passato le sessioni speciali si erano concentrate sul dissesto idrologico e per due anni consecutivi sulle problematiche delle coste, tema sentito su buona parte della nostra penisola. Gli interventi, che si susseguiranno con </em><em>chairman il Presidente di AIT <a href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=96&amp;Itemid=182">Ruggero Casacchia</a>, verteranno su esperienze concrete e risultati di ricerche in corso <strong>dalle Alpi al K2, fino alle Svalbard nel Mar Glaciale Artico</strong>. Il “ghiaccio” è ora quasi rotto e visto il successo delle precedenti edizioni <strong>venite al workshop numerosi</strong></em>&gt;&gt;.</p>
	<p style="text-align: right;">Il Consiglio Scientifico di ASITA</p>
	<p style="text-align: right;">
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2010/09/13/il-ghiaccio-e-stato-rotto-asita-e-in-rete/">Il ghiaccio è stato rotto: ASITA è in rete</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<media:thumbnail url="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/09/Johannes-Vermeer-Allegoria-della-pittura-150x150.png" />
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			<media:title type="html">Johannes Vermeer Allegoria della pittura</media:title>
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			<media:title type="html">freighter pushing ice</media:title>
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	</item>
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		<title>Stateve accuorti: la conferenza ASITA s&#8217;avvicina</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 12:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancano  poco meno di 100 giorni all’inaugurazione della XIV edizione della Conferenza ASITA. Il Consiglio Scientifico della Federazione  con questo post vorrebbe  aprire un filo diretto con il mondo della Rete, partendo da TANTO e –magari attraverso gli imperscrutabili e imprevedibili legami che si creano nel www-  arrivare sulle  tante homepage, blog, riviste digitali che compongono la ragnatela della comunità geomatica italiana. ]]></description>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Stateve+accuorti%3A+la+conferenza+ASITA+s%26%238217%3Bavvicina&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Eventi&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-08-09&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/" data-text="Stateve accuorti: la conferenza ASITA s&#8217;avvicina" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>Mancano  poco meno di 100 giorni all’inaugurazione della XIV edizione della Conferenza <strong><a href="http://www.asita.it/cms/">ASITA</a></strong>. Il <strong>Consiglio Scientifico della Federazione</strong> con questo post vorrebbe  aprire un filo diretto con il mondo della Rete, partendo da TANTO e –magari attraverso gli imperscrutabili e imprevedibili legami che si creano nel www-  arrivare sulle  tante homepage, blog, riviste digitali che compongono la ragnatela della comunità geomatica italiana. </em></p>
	<p><a title="programma ASITA 2010" href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=61&amp;Itemid=80&amp;lang=it" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2416" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; border: 0pt none;" title="2010-08-04 11h32_30" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/08/2010-08-04-11h32_30-166x300.png" alt="2010-08-04 11h32_30" width="200" height="340" /></a>Vorremmo raccontare anche un po’  cosa avviene “dietro le quinte”, un po’ del lavoro svolto dal  Consiglio Scientifico (CS) della Federazione, coinvolto, ormai da quasi tre lustri a partire da ogni mese di aprile, secondo un calendario cadenzato dalle classiche  <em>deadline</em> e incombenze organizzative. Forse potrà interessare la comunità mettere in risalto qualche dato, qualche notizia, giusto per prendere confidenza con il mondo di ASITA. Approfittando del mio ruolo di presidente pro-tempore di questo organismo e coadiuvato dai miei colleghi, partiremo proprio dalle pagine di TANTO.</p>
	<p>Questa è la prima edizione della conferenza curata da un consiglio potenziato e in parte rinnovato nei suoi componenti. Ne abbiamo dato notizia <a href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=127&amp;Itemid=88&amp;lang=it"><strong>qui</strong>.</a> Quello è un primo comunicato in cui abbiamo riportato le motivazioni che hanno indotto le quattro associazioni che costituiscono la Federazione a questa scelta e in cui è espresso un proposito. Questo post è un primo effetto di tale intendimento.</p>
	<p>Il programma preliminare della conferenza è stato pubblicato sul sito ASITA e diffuso pochi giorni fa: lo trovate <strong><a href="http://www.asita.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=61&amp;Itemid=80&amp;lang=it">qui</a></strong>.</p>
	<p>Riportiamo alcuni dati riguardanti le proposte di contributi tecnico-scientifici pervenuti al CS. In totale sono stati inviati circa 370 <em>abstract</em>. Suddivisi per discipline  o macro-temi, circa 85 riguardano argomenti  relativi alla topografia e alla fotogrammetria;  65 trattano di temi  prettamente cartografici, mentre circa 80 sono relativi al telerilevamento; infine, circa 140 espongono argomenti riguardanti i sistemi informativi geografici. <img class="alignright size-full wp-image-2453" style="margin: 10px 0px;" title="grafico" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/08/grafico1.png" alt="grafico" width="304" height="77" />Sono valori che rispecchiano, sia nel totale, sia nella distribuzione appena  esposta, quanto già riscontrato nelle ultime edizioni.  Naturalmente, sono numeri puramente indicativi della loro distribuzione perché spesso i progetti, gli studi e le applicazioni presentati abbracciano aspetti, tecnologie o comunque nozioni riferibili a più di una disciplina, concorrendo tutti a comporre “lo spazio” dell’Informazione Geografica nazionale.</p>
	<p>Immergendoci allora in questo spazio, è forse più interessante portare in evidenza qualche elemento di novità  o qualche curiosità emersa dall’analisi della distribuzione per temi. Ad esempio, quest’anno vi è stato un exploit dei lavori relativi alla <strong>cartografia storica</strong>. Gli studiosi e gli appassionati di questa branca della cartografia, potranno seguire sia una sessione dedicata a questo tema, sia assistere alla presentazione di una ricca esposizione di poster su questo argomento.</p>
	<p>Un altro tema per il quale quest’anno si è avuto un incremento significativo di proposte pervenute è quello dell’energia o, più specificatamente, dell’utilizzo della geomatica nell’ambito dell’impiego delle <strong>energie rinnovabili</strong>: la valutazione del potenziale sfruttabile, l’individuazione dei siti idonei, la gestione delle  installazioni, ecc. . Anche per questo argomento, il complesso delle proposte raccolte ha permesso di inserire nel programma sia una sessione orale, sia una poster.</p>
	<p>Infine, per concludere questo nostro primo contributo sulla Rete, per la Rete, osserviamo che alcuni temi proposti nel “call for paper”, non hanno ottenuto riscontri. A titolo di esempio, non sono stati presentati lavori riguardanti i <em>Location Based Services</em>, come pure contributi relativi all’integrazione dell’Informazione Geografica con i sistemi <em>Enterprise</em>, oppure applicazioni di <em>Location Business Intelligence</em>. Forse questa osservazione meriterà un approfondimento nei  prossimi scritti, chissà,  <strong>grazie anche a qualche spunto, qualche riflessione  inviata dai lettori di questo post.</strong></p>
	<p>Vi diamo appuntamento per i primi di Settembre e auguriamo ai fortunati che iniziano le ferie estive…  un fantastico agosto.</p>
	<p style="text-align: right;"><strong><em>Il Consiglio Scientifico ASITA</em></strong></p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/">Stateve accuorti: la conferenza ASITA s&#8217;avvicina</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=Stateve+accuorti%3A+la+conferenza+ASITA+s%26%238217%3Bavvicina&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=Eventi&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-08-09&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/08/09/stateve-accuorti-la-conferenza-asita-savvicina/&amp;rft.language=English"></span>

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	</item>
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		<title>I nostri dati saranno affidabili!</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 08:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[geodata]]></category>
		<category><![CDATA[gi]]></category>
		<category><![CDATA[interoperabilità]]></category>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=I+nostri+dati+saranno+affidabili%21&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=News&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-05-03&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/&amp;rft.language=English"></span>
“I vostri dati fanno schifo” di Pietro Blu Giandonato è caduto a fagiolo proprio mentre stavo riflettendo su come concludere il mio intervento inserito in scaletta al convegno ”La condivisione dei dati geografici in Europa”. Troverete tutte le informazioni riguardanti questa iniziativa  sul sito istituzionale del progetto GIS4EU, qui. Da questo indirizzo  si può inoltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	
	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=I+nostri+dati+saranno+affidabili%21&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=News&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-05-03&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/" data-text="I nostri dati saranno affidabili!" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em><a href="../2010/04/10/i-vostri-dati-fanno-schifo/">“I vostri dati fanno schifo”</a> di Pietro Blu Giandonato è caduto a fagiolo proprio mentre stavo riflettendo su come concludere il mio intervento inserito in scaletta al convegno <strong>”La condivisione dei dati geografici in Europa”</strong>. Troverete tutte le informazioni riguardanti questa iniziativa  sul sito istituzionale del progetto GIS4EU, <a href="http://www.gis4eu.eu/default.asp?c=1&amp;s=1&amp;p=1&amp;l=4">qui</a>. <span style="text-decoration: underline;">Da questo indirizzo  si può inoltre accedere ai documenti riguardanti l’attività svolta</span>. </em></p>
	<p>Ipotizzo che il lettore interessato sia andato a dare una sbirciatina sul sito ed abbia letto di cosa si è occupato questo progetto. Per i più pigri traduco così: <strong>“Proviamo a vedere cosa significa e cosa comporta applicare le regole della direttiva INSPIRE ai <em>dataset</em> esistenti”</strong>.</p>
	<p>Ciò premesso, posso entrare nel merito dell’argomento che mi era stato affidato, cioè<strong> </strong>la prospettiva degli utenti sulle SDI: dall’analisi delle esigenze all’utilizzo dei risultati.</p>
	<p><a rel="attachment wp-att-2106" href="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/gis4eu-wp9-2-genova-conclusioni1/"><img class="alignright size-medium wp-image-2106" title="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni1" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/05/GIS4EU-WP9-2-Genova-Conclusioni1-300x225.jpg" alt="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni1" width="300" height="225" /></a>In sintesi, si è trattato di esporre  i risultati di due analisi effettuate nel corso del progetto. La  prima ha riguardato l’individuazione dei <strong>bisogni degli utenti </strong>di un’Infrastruttura di Dati Territoriali, lavoro svolto nella fase iniziale del progetto. La seconda indagine ha inteso raccogliere informazioni relative all’<strong>impatto dei risultati </strong>del progetto, coinvolgendo i partner con un ruolo di produttori e fornitori di <em>geodati</em>, ovvero gestori di una SDI.</p>
	<p>Ho riassunto l’esito di queste indagini nella <em>slide</em> riportata qui a fianco. Per quanto riguarda i bisogni degli utenti di una SDI, oltre alle esigenze di carattere tecnico (requisiti di standardizzazione e armonizzazione dei dati nonché indicazioni per migliorare i servizi di fruizione dei dati stessi) sono emerse esigenze non tecniche, come il miglioramento delle modalità di comunicazione e di dialogo tra <em>data provider</em> e utenti, la riduzione dei vincoli per l’accesso ai dati, il miglioramento della gestione dei metadati, l’aggiornamento più frequente dei dati, politiche di accesso (licenze e prezzi) ai dati minori (in numero) e più chiare.  E’ stata anche indicata la necessità di debellare il <em>digital divide</em> esistente all’interno delle pubbliche amministrazioni tra addetti ai lavori e chi ha ruoli di <em>decision maker</em>. Risultato in qualche modo scontato: i limiti segnalati contribuiscono a penalizzare i contenuti di origine pubblica ed il loro impiego per tante applicazioni <em>consumer</em>, ma non solo.</p>
	<p>Meno prevedibile il risultato della valutazione che i <em>data provider</em> coinvolti in GIS4EU hanno espresso nei confronti dell’esperienza sviluppata e dei risultati conseguiti. In generale, la metodologia individuata per rendere fruibili i propri <em>dataset</em> secondo le regole INSPIRE è ritenuta adeguata allo scopo. Sussistono sicuramente problematiche legate ai costi della sua applicazione, in particolare, costi da sostenere per la formazione del personale (ad es. per fare propria la complessa documentazione tecnica e mantenersi aggiornati) e per adeguamenti organizzativi: ma è anche ragionevole supporre che questi decresceranno nel tempo, potendo anche immaginare una sempre maggiore diffusione, assimilazione e condivisione delle conoscenze essenziali nel mondo della geomatica. E’ stato certamente incoraggiante –rispetto al punto di vista degli utenti- rilevare che il processo GIS4EU è ritenuto utile per favorire la fruibilità dei dati, soprattutto grazie al miglioramento della compatibilità tra <em>dataset</em>, alla disponibilità di <em>data model</em> ed al salto di qualità nella possibilità di condividere fonti di origine differente. I tecnici interpellati, sollecitati a fornire indicazioni sugli effetti dell’esperienza acquisita secondo diversi aspetti (rispetto alle ricadute operative per le organizzazioni, al valore sociale, a quello strategico e politico), hanno comunque  sempre rimarcato –tra i diversi motivi di miglioramento indotti da GIS4EU-  la capacità di comunicazione e l’adozione di modalità di collaborazione in rete.</p>
	<p>In conclusione: i risultati di GIS4EU possono concorre a soddisfare i bisogni degli utenti delle SDI.  Quindi, come evitare che questo risultato si dissolva, come valorizzare l’esperienza acquisita?</p>
	<p>E’ stato chiesto ai <em>Data Provider </em>di esprimersi anche riguardo ad una disponibilità per assistere eventuali SDI interessate ad applicare il processo GIS4EU ai propri <em>dataset</em>. L’esito è stato tradotto in termini di “visione”, utile per orientare le persone coinvolte e per comunicare questo proposito anche a progetto terminato.</p>
	<p><a rel="attachment wp-att-2107" href="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/gis4eu-wp9-2-genova-conclusioni2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2107" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni2" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/05/GIS4EU-WP9-2-Genova-Conclusioni2-300x134.jpg" alt="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni2" width="285" height="127" /></a>L’obiettivo dei partner è quello di  “Supportare la più attiva ed efficiente <strong>cooperazione</strong> tra i fornitori di <em>geodataset</em>, gli enti cartografici e altri gestori di dati geografici, nonché per offrire proposte e fornire piani per sostenere la rapida creazione di un’infrastruttura armonizzata di dati geografici europea”.</p>
	<p>Ma sarà raggiunto questo obiettivo?  Certamente i dati e l’informazione geografica sono di grande interesse, nei più diversi campi, e i produttori di <a rel="attachment wp-att-2108" href="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/gis4eu-wp9-2-genova-conclusioni4/"><img class="alignright size-medium wp-image-2108" style="margin: 5px;" title="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni4" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/05/GIS4EU-WP9-2-Genova-Conclusioni4-300x225.jpg" alt="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni4" width="300" height="225" /></a>dati sono un riferimento indispensabile per tanti operatori … e sulla Rete si trovano tanti dati … ma… Ecco, qui Pietro Blu mi è venuto in aiuto: segnala l’avvertimento di Paul Ramsey di <em>OpenGeo</em> recentemente lanciato al congresso Where2.0.</p>
	<p>Già, crediamo alle mappe e spesso le prendiamo come oro colato. Attraverso di esse produciamo altre informazioni, senza prendere alcuna precauzione. La conclusione di Ramsey è perentoria: “Produttori  di dati controllate se e perché i vostri dati ‘fanno schifo’ e ditelo ai vostri utenti”.</p>
	<p>L’impegno profuso durante questo biennio da tanti esperti GI, di SDI nazionali, regionali e  locali, di diverse nazioni europee può essere raccolto per affermare: “I nostri dati saranno affidabili!”.</p>
	<p>Perché prima dell’avvento del <em>computer</em>, il mercato “mapping” aveva caratteristiche affatto differenti ed al prodotto cartaceo si poteva anche perdonare d’invecchiare per anni prima di essere sostituito da una nuova edizione. Non è più così. Ma il mutamento del contesto comporta anche nuovi problemi: Ramsey dixit! Soprattutto: nessun ente cartografico o sistema informativo geografico può ormai lavorare da solo!</p>
	<p>Per il settore pubblico questa è un’opportunità da cogliere al volo. Quanto ho imparato partecipando a questo progetto e quanto ho ascoltato dai <a rel="attachment wp-att-2109" href="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/gis4eu-wp9-2-genova-conclusioni5/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2109" style="margin: 5px;" title="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni5" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/05/GIS4EU-WP9-2-Genova-Conclusioni5-300x225.jpg" alt="GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni5" width="300" height="225" /></a>relatori dell’incontro genovese va proprio nella direzione che <a href="../2009/07/08/una-gsdi-conference-in-italia/">segnalavo</a> di ritorno dalla <em>Global SDI</em> <em>Conference</em> di Rotterdam, l’anno passato:  “<em>L</em><em>e SDI nascono e stanno crescendo più rapidamente, armoniosamente ed hanno maggior successo -cioè soddisfano i bisogni degli utenti (e sono loro a dichiararlo!)- dove è maggiore l&#8217;attitudine alla collaborazione, la cooperazione tra istituzioni”</em>.</p>
	<p>Non si può, non si deve interrompere la strada intrapresa.</p>
	<p>Un cammino che dovrà essere percorso insieme: da soggetti pubblici, privati, del mondo della ricerca, come GIS4EU ha dimostrato. Valorizzando le comunità e le aggregazioni di singoli, come stiamo imparando nel <em><a href="../2008/09/30/foss4g-2008-la-prima-presentazione-per-me/">word wide web</a></em>.</p>
	<p>D’altro canto –mi son chiesto- perché  il direttore di <em>OSGeo</em> si è scatenato con un intervento “a gamba tesa” nell’arena più eterodossa ma anche più creativa della comunità IG internazionale?</p>
	<p>Posso sbagliarmi, ma credo che ci sia lo zampino di questa norma:  <em><a href="http://www.whitehouse.gov/omb/assets/memoranda_2010/m10-06.pdf">Open Government Directive</a></em> (OGD, 12/2009). Le parole d’ordine su cui si basa sono:  <strong>trasparenza</strong>, <strong>partecipazione</strong> e <strong>collaborazione </strong>(anche in Italia s’inizia a parlarne: a me, per esempio, è piaciuto <a href="http://saperi.forumpa.it/story/42414/riusciremo-mai-ad-andare-sulla-luna?utm_source=FORUMPANET&amp;utm_medium=2010-04-06">questo</a>). Mi pare che la “provocazione”  di Paul voglia andare a parare lì, come dire: “Il futuro è l&#8217;OGD ed io ho la soluzione per aiutarvi ad implementare i suoi principi”.  Leggo appunto, visitando il sito di <em>OpenGeo,</em> che propongono una soluzione per aiutare l’implementazione di questi tre principi: &#8220;<em>OpenGeo Suite</em> software is standards compliant, fostering collaboration that encourages partnerships and promotes cooperation within the Federal Government, across levels of government, and between governments and private institutions”. Questa è l’evoluzione dell’Open Source: TANTO se n’è interessato <a href="../2009/10/24/il-futuro-dell%E2%80%99economia-open-source/">qui</a>. Cioè si avvera quanto scriveva T. L. Friedman (Il Mondo è Piatto, Mondadori 2006, pag. 116) soltanto pochi anni fa: “Con  il tempo, vedremo emergere un nuovo equilibrio all’interno del quale tutte le differenti forme di <em>software</em> troveranno la propria collocazione: il tradizionale <em>software</em> commerciale, in stile Microsoft o SAP, insieme al modello <em>Business web</em> del <em>software</em> in affitto, in stile Salesforce.com, e al <em>software</em> libero prodotto o da comunità finanziate o da individui ispirati”.</p>
	<p>Le SDI saranno conformi ai principi dell’<em>Open</em> <em>Government Directive</em>; formeranno <a href="../2009/11/10/european-sdi-best-practice-awards-2009/">reti cooperative di SDI</a>, sapranno essere aggregatrici di conoscenze e competenze, guarderanno alla tecnologia come contenitore di soluzioni per le proprie esigenze e i propri obiettivi, senza preconcetti “ideologici”, consapevoli della complessità sempre crescente e dei ritmi di obsolescenza a cui sono soggette. E’ per questo che garantiranno dati affidabili.
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2010/05/03/i-nostri-dati-saranno-affidabili/">I nostri dati saranno affidabili!</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>INDOVINA INDOVINELLO, QUAL PAESE SARÀ MAI QUELLO?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 19:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Farruggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cartografia]]></category>
		<category><![CDATA[franco farinelli]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
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		<description><![CDATA[	
	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=INDOVINA+INDOVINELLO%2C+QUAL+PAESE+SAR%C3%80+MAI+QUELLO%3F&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=News&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-03-27&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/&amp;rft.language=English"></span>
“Lo spunto è giocondo, ma l’argomento è molto, assai serio” Incontro il professore Robert Laurini in occasione di una riunione del progetto GIS4EU e m’informa: “Il 4 marzo sarò a Genova: terrò un seminario al DISI (Dipartimento d’Informatica e Scienze dell’Informazione)”:  un grazie alla prof.ssa De Floriani per aver invitato il suo collega a Genova. [...]]]></description>
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	<span class="Z3988" title="ctx_ver=Z39.88-2004&amp;rft_val_fmt=info%3Aofi%2Ffmt%3Akev%3Amtx%3Adc&amp;rfr_id=info%3Asid%2Focoins.info%3Agenerator&amp;rft.title=INDOVINA+INDOVINELLO%2C+QUAL+PAESE+SAR%C3%80+MAI+QUELLO%3F&amp;rft.aulast=Farruggia&amp;rft.aufirst=Sergio&amp;rft.subject=News&amp;rft.source=TANTO&amp;rft.date=2010-03-27&amp;rft.type=blogPost&amp;rft.format=text&amp;rft.identifier=http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/&amp;rft.language=English"></span>
<div class="socialize-in-content" style="float:right;"><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/&amp;layout=box_count&amp;show_faces=false&amp;width=50&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light&amp;height=65" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:50px !important; height:65px;" allowTransparency="true"></iframe></div><div class="socialize-in-button socialize-in-button-right"><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/" data-text="INDOVINA INDOVINELLO, QUAL PAESE SARÀ MAI QUELLO?" data-count="vertical" data-via="socializeWP" ><!--Tweetter--></a></div></div>	<p><em>“Lo spunto è giocondo, ma l’argomento è molto, assai serio”</em></p>
	<p><em><br />
</em></p>
	<p>Incontro il professore <a href="http://lisi.insa-lyon.fr/%7Elaurini/index.htm">Robert Laurini</a> in occasione di una riunione del progetto <a href="http://www.gis4eu.eu/">GIS4EU</a> e m’informa: “Il 4 marzo sarò a Genova: terrò un <a href="http://www.disi.unige.it/eventsandseminars/expand-seminar?id_seminar=233">seminario al DISI</a> (Dipartimento d’Informatica e Scienze dell’Informazione)”:  un grazie alla prof.<sup>ssa </sup>De Floriani per aver invitato il suo collega a Genova.</p>
	<p><a rel="attachment wp-att-1877" href="http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/corema-pertanto/"><img class="alignright size-full wp-image-1877" title="corema pertanto" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/03/corema-pertanto.JPG" alt="corema pertanto" width="333" height="283" /></a>Il ricercatore francese non ha certo bisogno di presentazione presso la comunità geomatica italiana. Viene spesso in Italia, per tenere lezioni  e seminari. Collabora con diversi centri universitari  e non pochi esperti  nazionali hanno trascorso un periodo della loro formazione all’<em>Institut National des Sciences Appliquées </em> (INSA) di Lione.  Penso che molti  lettori di TANTO avranno già avuto occasione di ascoltare direttamente dalla sua voce cosa rappresenta l’immagine qui riprodotta (Mi spiace, questi fortunati sono esclusi dal gioco!!).</p>
	<p>Allora, riconoscete l’area geografica raffigurata con il <strong>COREMA</strong> riprodotto in figura? Ma cos’è un corema? C’informa il Nostro che il termine  non è nuovo,  è stato introdotto dal prof. Brunet, dell’Università di Montpellier per indicare una rappresentazione schematica del territorio, effettuata utilizzando un raccolta di simboli codificati, utili per eliminare ogni dettaglio superfluo per la comunicazione (e quindi la comprensione) di quanto si vuole raffigurare con la mappa.  All’INSA studiano l’applicazione di questi concetti sia per individuare nuovi modi di descrivere le <strong>conoscenze geografiche</strong>, sia  come strumento per accedere ai <em>data base</em> geografici.  Il primo filone attiene al tema del <em>Data Mining </em>geografico e quindi si concentra sulle modalità di individuazione di <em>pattern</em> geografici significativi e sulla loro estrazione per la rappresentazione di conoscenze geografiche contenute in un DB geografico.  L’altro filone riguarda lo studio su come sfruttare le mappe corematiche per rendere più efficiente la fruizione dei contenuti  di un Data Base geografico.  Se vogliamo, questa parte della ricerca può essere vista come l’applicazione speculare della precedente: una volta che ho individuato la modalità di rappresentazione globale dei contenuti di un DB geografico , quindi ho ottenuto <strong>sunti visuali dei contenuti del DB</strong> stesso a diversi livelli gerarchici (per es. nazionale, regionale, provinciale, …),  si possono studiare tecniche per accedere alle informazioni contenute nel DB, in funzione del  grado di approfondimento e di dettaglio che interessa riprodurre.</p>
	<p>Spero di avere incuriosito chi ancora non conosceva l’argomento. Chi fosse interessato può recuperare <strong><a href="http://lisi.insa-lyon.fr/%7Elaurini/resact/Coremi.pdf">qui</a> </strong>una collezione delle <em>slide</em> proiettate da Laurini anche a Genova:  gli appassionati di linguaggi penso valuteranno interessante la struttura in più livelli del linguaggio <strong>ChorML</strong>. Personalmente, ho trovato anche istruttiva l’esposizione di come si sta affrontando il problema dell’accesso ai DB geografici: resto sempre attratto dagli esempi di contaminazione  tra differenti ambiti scientifici.</p>
	<p><a rel="attachment wp-att-1878" href="http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/kandiskij-pertanto/"><img class="alignleft size-full wp-image-1878" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="kandiskij pertanto" src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/uploads//2010/03/kandiskij-pertanto.JPG" alt="kandiskij pertanto" width="300" height="261" /></a>Mentre il professore parlava, mi sono venute in mente alcune considerazioni di <a href="../2009/10/05/le-parole-di-franco-farinelli-un-dono-per-tutti-noi/">Franco Farinelli</a> su come ancora usiamo esaminare le mappe, cioè come se fossero pagine scritte; non le guardiamo come immagini. E –se ho inteso bene- come riflettendo su questa seconda modalità di osservazione, la mappa potrebbe darci nuove informazioni sul mondo, cioè sul Globo. Di fantasia in fantasia ho immaginato che un DB geografico possa essere come quel labirinto di cui parla Farinelli. In effetti, ad esempio il paradigma della <em>Digital Earth</em> è sferico e non piano, è profondo e non piatto,  non è statico ma sta nel tempo.  Insomma, ho pensato che sarebbe appassionante ascoltare questi due scienziati chiacchierare tra di loro, raccontarsi i loro studi, le loro riflessioni, i risultati e le domande ancora aperte. Sogno? Chissà forse un giorno … perTANTO…   la mappa, come l’Arte parafrasando Kandiskij,  “<em>oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro</em>”.
</p>
<p style="border-radius:5px;-moz-border-radius:5px;-webkit-border-radius:5px;background-color:#ddd;border:1px solid #ccc;padding:5px;">L'articolo <a href="http://blog.spaziogis.it/2010/03/27/indovina-indovinello-qual-paese-sara-mai-quello/">INDOVINA INDOVINELLO, QUAL PAESE SARÀ MAI QUELLO?</a> &egrave; apparso originariamente su <a href="http://blog.spaziogis.it">TANTO</a>. Rispettane le <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">condizioni di licenza</a>.</p>]]></content:encoded>
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