26 ottobre, 2010 | di in » Entropia

Lentamente -ma inesorabilmente- il nostro modello culturale sta subendo un cambiamento radicale, per affrontare l’evoluzione dell’umanità nel XXI secolo.

I dialoghi, le discussioni, sull’Open Data e sul Government 2.0 (per es. qui) mi hanno persuaso a riprendere in mano una nota, scritta qualche anno fa.

Ero stato invitato a tenere una lezione sulla Geographic Information nell’ambito di un master di Logistica. L’obiettivo che mi era stato assegnato prevedeva, in sintesi, la consegna di una sorta di “borsa degli attrezzi della GI”, che potesse essere di ausilio ai futuri professionisti, come bagaglio di conoscenze da portare con sé e recuperare quando si fosse presentata un’esigenza.

Interagendo con gli organizzatori del corso, rilevammo insieme diverse analogie tra le due discipline. Imparai che le attuali teorie della materia non considerano più una catena di fornitura a compartimenti stagni, anzi la Logistica oggi è intesa per governare tutte le fasi di un processo produttivo, anche esterno all’azienda, secondo una visione sistemica. Insomma, si è affermato un approccio di management di una supply chain in cui la singola azienda è nodo di una rete di entità organizzative che interagiscono per fornire prodotti, servizi e informazioni che creano valore per il cliente. Sia la Logistica, sia l’Informazione Geografica sono materie complesse: entrambe stanno cercando di dare risposte ai nostri bisogni, nel contesto dei temi contemporanei: globalizzazione, sviluppo sostenibile, società della conoscenza, … .

Certamente l’Informazione Geografica assicura strumenti, metodi e conoscenze per parecchi campi di applicazione della Logistica: GPS, Location Based Services, Location Based Intelligence, RFID, GIS/Enterprise Resource Planning, Geomarketing, Geo-Data Mining, … e si potrebbe continuare. Forse –a saper vedere- anche concetti, argomenti e saperi della Logistica potrebbero fornire spunti e contributi nella creazione … della Digital Earth. In fin dei conti, non può anche un set di geo-dati essere identificato come “materia prima”, potenzialmente disponibile per categorie di utenti perché sia usato per creare prodotti e servizi, i quali libereranno nuovi set di geo-dati, pronti per essere utilizzati e quindi trasformati da altri utenti ancora, in un processo senza limiti?

Accompagnato da questi pensieri, oltre a preparare il materiale da mettere nella “borsa degli attrezzi”, cercai di scrivere qualcosa che parlasse dell’”Informazione Geografica” ai non addetti ai lavori, cercando d’incuriosirli, sperando così di stimolare la fantasia e incoraggiare la creatività del lettore.

Per scrivere la nota che leggerete, presi spunto da un’intuizione che ascoltai proprio in quel periodo: “Oggigiorno un progetto, una scelta strategica –in generale- un’azione si può considerare innovativa, cioè in grado di contribuire al progresso della collettività, se aderisce contemporaneamente ai seguenti tre paradigmi: sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà”. Non è un teorema che debba essere dimostrato, mi è solo sembrata un’affermazione condivisibile e con questa idea in testa, ho tentato di fare emergere cosa possa significare per una qualsiasi iniziativa nel campo dell’Informazione Geografica l’adesione a ognuno di quei tre valori.

Non è ciò che si va dicendo e scrivendo, riferendolo al fenomeno dell’Open Data? Forse ricordarci di una stella di mare, di nome Agrippa, che per colpa dell’acqua che non sta mai ferma, deve sempre capovolgersi per mangiare, potrà aiutare in qualche modo.

Non è difficile avvicinare l’Informazione Geografica al paradigma della sostenibilità. Pragmaticamente, possiamo rendere l’idea immaginando un ciclo, in analogia con quello dell’acqua.

Tutti sappiamo che l’acqua del mare evaporando sale sino a formare le nubi; quindi, queste -trasportate dai venti- raggiungono la terraferma. Le nuvole sono poi la causa delle piogge, della neve, ecc.

L’acqua che cade al suolo si raccoglie nei fiumi e -pochi o molti chilometri dopo- ritorna al mare, così che la stessa acqua è pronta per ricominciare il ciclo.

Possiamo identificare ogni molecola o goccia d’acqua come un dato geografico. Un certo numero di questi, grazie a una sorta di energia -come l’energia del Sole per l’acqua del mare- e raggruppati insieme, diventano un set d’informazioni geografiche (le geo-nuvole). Queste informazioni possono essere trasformate dalle persone in conoscenza geografica, grazie alla loro capacità di usarle per i loro scopi: proprio come l’acqua che cade dalle nuvole può diventare una sorgente di vita per le creature viventi, avendone esse la capacità di usarla. Comunque, sia la geo-conoscenza (come l’acqua usata dalle creature viventi), sia le geo-informazioni (quelle catturate direttamente dai fiumi) devono ritornare al “geo-mare”, cioè possono essere riutilizzate.

Il ciclo dell’acqua è un esempio di ciclo sostenibile: varia da un posto all’altro e dovrebbe essere facile creare analogie, per esempio, tra i deserti e le foreste tropicali e situazioni dove le informazioni geografiche sono più o meno disponibili.

Sappiamo anche che il comportamento dell’uomo sta modificando la qualità di questo liquido fondamentale per la nostra vita. In altri termini, abbiamo bisogno di quantitativi sempre maggiori di acqua per le nostre attività ma, nello stesso tempo, noi stessi la stiamo inquinando, rendendola inservibile. E’ lo stesso quando produciamo geo-dati senza alcuna connessione tra loro: potremmo definirli “geo-dati usa e getta”. Mentre un servizio di approvvigionamento è l’equivalente dell’energia solare per l’acqua di mare, è l’energia che rende i geo-dati utilizzabili quante volte è necessario.

Stiamo infine anche capendo quanto sia difficile usare l’acqua consapevolmente e risparmiarla piuttosto che spendere un sacco di quattrini per purificare quella ormai inquinata. Allo stesso modo dobbiamo imparare a organizzare le informazioni geografiche ricordandoci i costi per generarle e permettendone l’utilizzo ogniqualvolta serve, a ogni utilizzatore: il nostro impegno deve essere quello di creare cicli di informazioni geografiche sostenibili!

Come può essere messa in relazione un’organizzazione per l’Informazione Geografica con il principio di sussidiarietà? Il miglior modo da questo punto di vista è quello di pensare a un’organizzazione come a un sistema olonico.

Il termine olonico fu introdotto per la prima volta da Koestler (Koestler, A., 1971), per descrivere un’organizzazione di unità base nei sistemi sociali e biologici. Poiché parlare di caratteristiche oloniche sarebbe un po’ noioso, mi aiuto con uno degli esempi di sistema olonico più citato: la stella di mare[1].

Come sappiamo tutti, questo grazioso animale, vive sulla sabbia o sulle rocce, vicino alla costa. La sua bocca è posta direttamente in corrispondenza del suo stomaco: ciò permette alla stella di mare di mangiare piccoli molluschi e crostacei. Le cinque braccia e il suo corpo, spesso dai colori brillanti, sono conosciuti da chiunque fin dall’infanzia. Mentre i principi che guidano i suoi movimenti sono meno noti.

Per sopravvivere una stella di mare deve sempre mantenere il suo corpo a pancia in giù ed è costretta a ribaltarsi ogni volta che le onde la capovolgono. Quando ciò avviene, una delle cinque braccia inizia a muoversi per prima, su e giù indipendentemente dalle altre, assumendo il ruolo di leader. Questo braccio stimola e guida i movimenti delle altre quattro e permette alla stella marina di tornare nella posizione giusta.

Quale delle cinque braccia debba muoversi per prima e assumere la leadership del movimento non è determinato a priori. Sembra che la guida del movimento sia presa dal braccio nella miglior posizione per fare da perno e consentire all’animale di capovolgersi.

Questo processo non solo accade quando la stella di mare deve ribaltarsi ma anche quando inizia a camminare. Per quest’azione i numerosi peduncoli ambulacrali presenti in ogni braccio si muovono inizialmente in modo casuale, per poi gradualmente integrarsi nel movimento del braccio nel suo insieme.

Questo meccanismo cooperativo dipende dai centri di attività delle cellule nervose che sono alla congiunzione dei cinque bracci collegati insieme da fibre nervose chiamate “anelli neurali” e che si scambiano informazioni reciprocamente.

Analizzando il moto della stella marina si è osservato che:

  • tutte le cellule nervose hanno la stessa natura, funzione e identico status;
  • tutte le cellule nervose agiscono in maniera autonoma;
  • esistono dei sistemi d’interazione più forti tra gruppi di cellule contigue, che si trovano sull’anello.

In altre parole, ogni cellula compie azioni individuali e autonome e, attraverso sottosistemi di relazione più intensa con altre cellule contigue, contribuisce, in modo armonico, ai movimenti dell’intero animale. Pertanto, l’insieme delle azioni autonome consente di mantenere stabile il modello di comportamento. Per le stelle di mare nessun comportamento premeditato avviene senza un’attività autonoma: la scelta delle opzioni di comportamento possibili, e dell’attivazione delle sequenze di azioni elementari, dipende unicamente dall’interazione tra le informazioni e il loro scambio.

Quando pensiamo a un’organizzazione per la gestione dell’informazione geografica di un determinato territorio (locale, regionale, …), possiamo immaginarla come una rete complessa, o meglio: nidi di reti, legate tra loro, a formare una infrastruttura a rete di un livello superiore. Infatti, sappiamo che i produttori/utenti di dati geografici possono essere pubbliche amministrazioni e utilities, imprese private e ONLUS, istituti di ricerca e anche i singoli individui: qualsiasi organizzazione costituita da singoli, squadre, uffici, reparti e così via. Seguendo la metafora della stella marina -creatura capace di vivere anche senza il cervello- allo stesso modo se un sistema organizzativo dedicato all’Informazione Geografica vuole rispettare il principio di sussidiarietà deve avere le caratteristiche di una rete olonica.

Non sembri strano mettere in relazione l’informazione geografica al principio di solidarietà. La solidarietà è la capacità di un sistema di aiutare i suoi elementi meno dotati perché siano messi in grado di contribuire allo sviluppo del sistema stesso, per mezzo di meccanismi che valorizzino le loro peculiarità.

Tutti ricordiamo l’apologo di Menenio Agrippa (il console romano, vissuto tra il VI – V secolo a.C.), il lampo di genio con cui è stato in grado di ripristinare un dialogo tra le componenti della società romana in conflitto.

Nella sua favola morale, le braccia –entrate in sciopero perché stanche di lavorare per lo stomaco, visto come un fannullone e parassita- dovettero rapidamente rendersi conto che erano le prime vittime della loro protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma tutto il corpo, senza cibo.

Possiamo paragonare l’informazione geografica al corpo umano. Questo è un sistema complesso e consente di estendere la metafora. Per esempio, possiamo assegnare al settore pubblico dell’informazione geografica le funzioni del sistema digestivo. Così come esso riceve il cibo e si preoccupa di scomporlo nelle sostanze necessarie alla vita di tutto il corpo, il settore pubblico raccoglie i dati geografici riguardanti il territorio ed è responsabile della loro trasformazione in informazioni utili a tutti gli utilizzatori (naturalmente, esso compreso). Il ruolo delle imprese private del settore potrebbe essere identificato con il sistema respiratorio: come quest’ultimo provvede a fornire l’ossigeno per portare nutrimento vitale a tutto il corpo, le imprese della Geographic Information distribuiscono tecnologie abilitanti, per tutti gli utenti, in vari modi.

Chi osserva il mondo esterno e orienta il comportamento del corpo? L’apparato dei sensi è il sistema deputato a queste funzioni e possiamo attribuire questo ruolo al settore della ricerca. Infine, come per il corpo umano il cervello rappresenta la “sala di commando”, ed è anche la sede del pensiero, possiamo identificare con esso la componente più complessa dell’Informazione Geografica: l’infrastruttura[2], nella quale si vanno ad accumulare conoscenze ed esperienze.

Seguendo le conclusioni della favola di Agrippa, è il buon comportamento complessivo che garantisce la sopravvivenza di ogni sua parte. Ogni elemento è a disposizione di ogni altro e non si può rifiutare di collaborare per la salute del corpo.

Partecipando all’infrastruttura dell’informazione geografica dobbiamo accettare l’impegno di far parte di un sistema, e questo ci vincola a un comportamento altruistico. La lezione che dobbiamo imparare dall’apologo di Agrippa è che esso diventa falso, appunto quando si sente la necessità di doverlo raccontare.

L’innovazione è tutta qui

Insomma, ho provato a guardare l’Informazione Geografica in tre forme: come un ciclo, una rete olonica e un’infrastruttura. Per ottenere un miglioramento dinamico di ogni processo di sviluppo del settore, si potrebbe immaginare che tutte queste tre caratteristiche debbano coesistere. In altri termini, quando si voglia intraprendere un’attività seguendo il nuovo modello culturale dobbiamo fare aderire la nostra iniziativa a questi tre paradigmi: sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà. Contemporaneamente.

Singole organizzazioni e individui, tutti siamo chiamati a condividere queste idee, per diventare pienamente organizzazioni e cittadini del XXI secolo. L’Informazione Geografica, grazie alle dimensioni dello “spazio” (tecnologico, disciplinare e orientato alle applicazioni, organizzativo) in cui operiamo, rappresenta un’arena ideale in cui scendere in campo e valutare le nostre attitudini e capacità di accettare la sfida della nostra epoca.


[1] La similitudine della stella di mare l’ho presa da: Merli G., Saccani C., “L’Azienda Olonico-Virtuale”, Il Sole 24Ore –Libri, Milano 1994.

[2] Per Infrastruttura di Informazione Geografica s’intende l’insieme delle politiche, accordi, tecnologie, dati e persone che rendono possibile condividere e utilizzare i geo-dati in maniera efficiente.

Attenzione! Questo è un articolo di almeno un anno fa!
I contenuti potrebbero non essere più adeguati ai tempi!

3 Responses to “L’Informazione Geografica deve essere all’altezza dei paradigmi del XXI Secolo”

  1. By Andrea Borruso on ott 26, 2010

    Caro Sergio,
    il tuo è un contributo straordinario per qualità, completezza, chiarezza espositiva ed approccio.
    Io avevo già avuto l’onore di leggere la tua “vecchia” nota, e da allora quando cammino, butto avanti la prima gamba a caso: voglio essere olonico, e membro di un colonia olonica (colonico? :D ).
    Penso che stamperò questo tuo articolo (il tuo non è un post) e lo distribuirò ai presenti al prossimo GIS Day di Palermo; oltre ad essere stimolante è anche didattico.
    Rispetto alla prima lettura, ed alla prima versione della tua nota, la novità (la perla) è l’accostamento agli open data.
    Riusciranno i funzionari pubblici a comprendere che non si tratta di “svendere” i dati, e che anzi si “rischia” di dare forza a principi di sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà?
    Riusciremo noi cittadini a spingere in questa direzione?
    Riusciremo noi professionisti dell’informazione geografica a contribuire alla diffusione di buone pratiche, che stimolino il lavoro del funzionario e sostengano la spinta del cittadino?

    Sergio, grazie.

  2. By Antonio Falciano on ott 26, 2010

    Sergio, grazie per l’ottima lettura. Sono d’accordo con Andrea quando afferma che “il tuo non è un post”, ma molto di più…
    A proposito del “nuovo umanesimo” evocato nel corsivo iniziale, consiglio la lettura dell’intervista di eGov a Gianluigi Cogo, in cui sono forniti ulteriori ingredienti complementari alla ricetta da te sapientemente imbastita, come senso civico, trasparenza e coprogettazione. Senza la compresenza di questi altri elementi, difficilmente si potrà vincere la “sfida della nostra epoca”.

  3. By Sergio Farruggia on ott 28, 2010

    Caro Antonio, grazie per aver arricchito la “ricetta” con la segnalazione dell’intervista a Gianluigi Cogo: veramente interessante e istruttiva. Mi sono piaciuti gli accostamenti “senso civico/delazione” e “trasparenza/privacy”: aiutano a “tenere la rotta”. Un altro punto veramente utile mi è sembrato il richiamo all’ “ascolto” come “attitudine”, per rendere efficace il significato di co-progettazione. Tutte riflessioni che ci fanno anche rispondere alle domande che Andrea pone nel suo commento. Sì Andrea, come conclude Cogo, lentamente, lavorando in rete, tutti insieme -formiche della storia (citando il tuo concittadino Cosimo Scordato)- ci riusciremo.

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