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Mancano  poco meno di 100 giorni all’inaugurazione della XIV edizione della Conferenza ASITA. Il Consiglio Scientifico della Federazione con questo post vorrebbe  aprire un filo diretto con il mondo della Rete, partendo da TANTO e –magari attraverso gli imperscrutabili e imprevedibili legami che si creano nel www-  arrivare sulle  tante homepage, blog, riviste digitali che compongono la ragnatela della comunità geomatica italiana.

2010-08-04 11h32_30Vorremmo raccontare anche un po’  cosa avviene “dietro le quinte”, un po’ del lavoro svolto dal  Consiglio Scientifico (CS) della Federazione, coinvolto, ormai da quasi tre lustri a partire da ogni mese di aprile, secondo un calendario cadenzato dalle classiche  deadline e incombenze organizzative. Forse potrà interessare la comunità mettere in risalto qualche dato, qualche notizia, giusto per prendere confidenza con il mondo di ASITA. Approfittando del mio ruolo di presidente pro-tempore di questo organismo e coadiuvato dai miei colleghi, partiremo proprio dalle pagine di TANTO.

Questa è la prima edizione della conferenza curata da un consiglio potenziato e in parte rinnovato nei suoi componenti. Ne abbiamo dato notizia qui. Quello è un primo comunicato in cui abbiamo riportato le motivazioni che hanno indotto le quattro associazioni che costituiscono la Federazione a questa scelta e in cui è espresso un proposito. Questo post è un primo effetto di tale intendimento.

Il programma preliminare della conferenza è stato pubblicato sul sito ASITA e diffuso pochi giorni fa: lo trovate qui.

Riportiamo alcuni dati riguardanti le proposte di contributi tecnico-scientifici pervenuti al CS. In totale sono stati inviati circa 370 abstract. Suddivisi per discipline  o macro-temi, circa 85 riguardano argomenti  relativi alla topografia e alla fotogrammetria;  65 trattano di temi  prettamente cartografici, mentre circa 80 sono relativi al telerilevamento; infine, circa 140 espongono argomenti riguardanti i sistemi informativi geografici. graficoSono valori che rispecchiano, sia nel totale, sia nella distribuzione appena  esposta, quanto già riscontrato nelle ultime edizioni.  Naturalmente, sono numeri puramente indicativi della loro distribuzione perché spesso i progetti, gli studi e le applicazioni presentati abbracciano aspetti, tecnologie o comunque nozioni riferibili a più di una disciplina, concorrendo tutti a comporre “lo spazio” dell’Informazione Geografica nazionale.

Immergendoci allora in questo spazio, è forse più interessante portare in evidenza qualche elemento di novità  o qualche curiosità emersa dall’analisi della distribuzione per temi. Ad esempio, quest’anno vi è stato un exploit dei lavori relativi alla cartografia storica. Gli studiosi e gli appassionati di questa branca della cartografia, potranno seguire sia una sessione dedicata a questo tema, sia assistere alla presentazione di una ricca esposizione di poster su questo argomento.

Un altro tema per il quale quest’anno si è avuto un incremento significativo di proposte pervenute è quello dell’energia o, più specificatamente, dell’utilizzo della geomatica nell’ambito dell’impiego delle energie rinnovabili: la valutazione del potenziale sfruttabile, l’individuazione dei siti idonei, la gestione delle  installazioni, ecc. . Anche per questo argomento, il complesso delle proposte raccolte ha permesso di inserire nel programma sia una sessione orale, sia una poster.

Infine, per concludere questo nostro primo contributo sulla Rete, per la Rete, osserviamo che alcuni temi proposti nel “call for paper”, non hanno ottenuto riscontri. A titolo di esempio, non sono stati presentati lavori riguardanti i Location Based Services, come pure contributi relativi all’integrazione dell’Informazione Geografica con i sistemi Enterprise, oppure applicazioni di Location Business Intelligence. Forse questa osservazione meriterà un approfondimento nei  prossimi scritti, chissà,  grazie anche a qualche spunto, qualche riflessione  inviata dai lettori di questo post.

Vi diamo appuntamento per i primi di Settembre e auguriamo ai fortunati che iniziano le ferie estive…  un fantastico agosto.

Il Consiglio Scientifico ASITA


E’ in versione Beta, ma sembra promettere bene. GIS Stack Exchange: Domande e  risposte sui GIS, fuori dai canali classici delle community e delle mailing-list, hanno a disposizione un nuovo canale. Fuoriuscito dal calderone di Q&A dell’ Area 51, si propone come un’alternativa agile e reattiva allle richieste più varie del vasto mondo GIS.

L’aspetto che ritengo particolarmente interessante, è la sua natura (almeno a prima vista) libera da schieramenti di gusto o culturali (proprietario vs free/open source, esri vs resto_del_mondo, ecc.). Una sorta di “duty free” della conoscenza, che offre un luogo di scambio  e di aggiornamento su pratiche e tecnologie che magari non abbiamo modo (o interesse) di utilizzare, ma che sono sempre una fonte di arricchimento.

A mio modesto vedere, GIS Stack Exchange dovrebbe rimanere uno strumento per richieste rapide e circoscritte e, spero, che non si limitino solo agli aspetti strettamente tecnicistici. Del resto esistono già community e canali dedicati, che offrono il supporto più adatto ai prodotto specifici e  un’utenza specialistica più vasta di quanta, probabilmente, ne potrà attrarre questo canale.

Insomma, staremo a vedere come evolverà. Intanto mi sono fatto un giretto tra le ultime domande, e mi sembra che l’attività comincia a entrare a regime…


E’ ormai da qualche mese che ESRI, con ArcGIS.com è ufficialmente con la testa tra le nuvole. Giovanni Allegri ha già dato notizia di GISCloud in un precedente articolo, in effetti il primo servizio applicativo di GIS “evoluto” e abbastanza maturo totalmente utilizzabile via web.

I tempi, la tecnologia e il mercato per parlare di GIS in the cloud – come aveva teorizzato Vector One due anni fa – sono dunque ormai maturi, e la scelta di ESRI di lanciare la sua applicazione webGIS quasi assieme alla prossima release di ArcGIS 10 è quindi “dovuta”. Tanto più che la stessa ESRI ha stretto una partnership con Amazon Web Servicesgrazie alla quale è possibile “affittare” ArcGIS Server sulla piattaforma di cloud computing di Amazon.

A mio avviso però, ArcGIS.com va in totale controtendenza con le strategie alla base di progetti come appunto GISCloud o anche CloudMade e GeoCommons e in genere quelli basati su svariate soluzioni tecnologiche, volte a garantire l’interoperabilità tra i dati seguendo le specifiche dell’Open Geospatial Consortium.

Un GIS “in the cloud” dovrebbe essere “aperto” per definizione, almeno per quanto riguarda la possibilità per l’utente di utilizzare dati e servizi di mappa via web provenienti da svariate fonti. Certo, può non esserlo per la parte applicativa, come proprio GISCloud, mentre invece CloudMade offre risorse di sviluppo, e ancora GeoCommons offre servizi business ad-hoc. Bene, ArcGIS.com non lo è nè dal punto di vista dei dati utilizzabili, nè tanto meno applicativo (avevamo dubbi?), anzi è “ESRIcentrico” in una maniera oserei dire “ottusa”. Gli unici contenuti che è possibile caricare nel proprio account non sono, tanto per dire, nemmeno shapefile (sic!) ma formati proprietari ESRI come ad esempio Map Package e Layer Package, mentre tra i servizi di mappa via web si possono importare solo quelli erogati mediante ArcGIS Server… e non certo con formati OGC (WMS, WFS, ecc)!

Qui sotto potete “ammirare” una mappa che ho realizzato utilizzando esclusivamente dati erogati dalla Provincia di Trapani e dalla Regione Siciliana, ovviamente mediante ArcGIS Server. In realtà i dati della Provincia sono esposti in maniera un pò confusa, e lo si può notare consultando i singoli servizi nella relativa pagina di ArcGIS Server. In sostanza sono stati messi troppi layer assieme, spesso ripetendoli da servizio a servizio. Quelli della Regione invece sono organizzati con un singolo layer per ogni singolo servizio, e dunque meglio utilizzabili in ArcGIS.com. In realtà mettere più layer insieme in un solo servizio non è affatto sbagliato, anzi, a patto che lo si faccia seguendo il criterio di realizzare una “vista” o mappa, ovvero rendendo gli strati visivamente compatibili (trasparenze, ordine di sovrapposizione, ecc).
Visualizza una mappa più grande

La mappa, incorporabile in pagine web mediante <iframe>, è estremamente scarna, con la possibilità di impostare solo la dimensione e metterci o meno un tool di zoom. L’obiettivo è quello di indurre l’utente a visualizzarla direttamente su ArcGIS.com cliccando sul link “Visualizza una mappa più grande”. E magari fargli aprire un account…

La mappa, incorporabile in pagine web mediante <iframe>, è estremamente scarna, con la possibilità di impostare solo la dimensione e metterci o meno un tool di zoom. L’obiettivo è quello di indurre l’utente a visualizzarla direttamente su ArcGIS.com cliccando sul link “Visualizza una mappa più grande”. E magari fargli aprire un account…

Insomma, il cloud GIS secondo ESRI è chiuso, sia dal punto di vista applicativo (e questo ci può pure stare) sia dell’interoperabilità con i dati. E di questo francamente non ne vedo proprio la necessità, visto che la sua posizione dominante – almeno nei segmenti business e pubblico – è sempre molto salda, e non sarebbe di certo stata intaccata dando la possibilità di utilizzare dati vettoriali come shapefile (non dico PostGIS) e importare servizi di mappa via web con standard OGC.


E’ appena trascorso un mese dall’entrata in esercizio del primo portale Open Data italiano, dati.piemonte.it, il quale è stato accolto favorevolmente dagli entusiasti sostenitori italiani del movimento Open Data ed addirittura classificato come portale governativo di prima categoria dal gruppo PSI (Public Sector Information) della Commissione Europea, in quanto garantisce l’accesso diretto ai dati, analogamente a data.gov.

Pur trattandosi di una versione beta, rappresenta indubbiamente una pietra miliare che dimostra la fattibilità dell’Open Data anche in Italia, nonostante le difficoltà di cui si accennava in questo recente post.

Ma vediamo in dettaglio di cosa si tratta. La pagina di accesso al portale si presenta con una grafica semplice ed accattivante su cui campeggia in primo piano il principio di fondo dell’iniziativa, una vera e propria dichiarazione di intenti in perfetto stile Government 2.0 ed in completo accordo con il senso della Direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo:

I dati pubblici sono di tutti
I dati in possesso della Pubblica Amministrazione sono un patrimonio informativo prezioso per la società e l’economia. La Regione Piemonte intende metterli a disposizione di cittadini e imprese per stimolare un nuovo rapporto fra pubblico e privato e favorire lo sviluppo di iniziative imprenditoriali.

A valle di questa esaltante premessa, seguono immediatamente pochi ma efficaci menù che rimandano ai contenuti del portale, dopodiché si va direttamente al sodo, accedendo direttamente ad un piccolo assaggio dei dati grezzi finora messi a disposizione, ad un estratto delle discussioni più recenti nel blog ed, infine, ad una sezione dedicata al riuso dei dati pubblici, dotata di una presentazione multimediale esplicativa sull’argomento.

Curiosando all’interno della sezione Dati, è possibile osservare che:

  • al momento sono presenti solo alcuni set di dati, tuttavia assicurano che a questi se ne aggiungeranno progressivamente degli altri, anche su richiesta degli utenti;
  • i dati grezzi sono descritti da metadati (informazioni sui dati);
  • sono resi disponibili in formato CSV e, di conseguenza, sono consultabili mediante un qualsiasi editor di testo;
  • sono aggregati a scala provinciale e, talvolta, comunale;
  • è facile verificare come siano indicizzati nei principali motori di ricerca e quindi siano di facile reperibilità anche all’esterno del portale;
  • infine, sono corredati di un contratto di licenza in cui si afferma chiaramente che la Regione Piemonte ne detiene la titolarità e ne “autorizza la libera e gratuita consultazione, estrazione, riproduzione e modifica [...] da parte di chiunque vi abbia interesse per qualunque fine, ovvero secondo i termini della licenza Creative Commons – CC0 1.0 Universal” (dominio pubblico).

Benissimo! Siamo certamente ancora distanti dalla mole impressionante di contenuti presenti in data.gov e data.gov.uk, tuttavia sono largamente rispettate in sostanza le indicazioni del Manifesto stilato da The Guardian, contenente a mio avviso un insieme minimo di principi pienamente condivisibile.

Il rilascio dei dati grezzi prodotti dalla PA – in formato aperto e con licenze che ne consentono il riuso – può produrre effetti benefici tanto nella trasparenza dei processi decisionali delle amministrazioni, quanto nella qualità dei servizi e nell’economia immateriale che vi ruoterebbe attorno. In particolare, i raw data costituiscono una risorsa dall’enorme potenziale nascosto, che è possibile far venire allo scoperto sfruttando le relazioni esistenti tra i dati in maniera originale e creativa in fase di produzione di nuovi servizi, magari ottenendo applicazioni assolutamente impensabili da parte degli stessi produttori di dati.

TANTO si occupa ormai da diverso tempo di sensibilizzare i suoi lettori verso l’utilizzo creativo ed appassionato dei vari strumenti del web 2.0 disponibili in rete, sottolineando come essi possano rappresentare un importante mezzo di sviluppo e di crescita sia per chi si occupa di geomatica, che per l’intera collettività. A tal fine, mi piace riportare alcuni stralci di un commento di Pietro Blu Giandonato relativo a questo interessante post:

esiste ormai sul web una messe di strumenti, applicazioni, servizi, fonti di dati formidabile, che sta crescendo vertiginosamente, e della quale non resta altro che coglierne le opportunità a piene mani. [...] In un paio d’ore, tra progettazione e realizzazione, è possibile tirare su un mashup potente, semplice e veloce per mettere in strada dati reperiti altrove da più fonti, o addirittura originali! [...] E’ necessario cambiare il paradigma della geomatica in Italia, passando dal GIS come unico strumento per la rappresentazione e gestione dei dati, arrivando a una sorta di “cloudmapping” realizzato con le decine di strumenti web 2.0 che esistono in giro. Una strada peraltro che richiede essenzialmente fantasia, creatività e intuito, che permette di costruire grandi cose con piccole azioni. Il problema è ovviamente immaginarle…

Così, mi sono chiesto: è possibile visualizzare i raw data piemontesi all’interno di una piccola applicazione di web mapping facendo in modo che i risultati delle interrogazioni siano dei bei grafici, piuttosto che noiosi numeri? Certamente! Ho scelto quindi i dati relativi alle dotazioni ICT presso i cittadini e ne ho effettuato il download accettandone le condizioni di utilizzo. Trattandosi di dati in forma tabellare, li ho semplicemente importati all’interno di un foglio di calcolo di Google Docs e poi pubblicati in modo tale che “chiunque abbia accesso a Internet possa trovarli e visualizzarli“, ottenendo la struttura seguente:

I dati prescelti possono essere analizzati secondo differenti chiavi di lettura (query). Ad esempio, è possibile risalire alle dotazioni ICT per provincia e per anno, così come alla singola dotazione per provincia negli anni 2005-2009. Mi sono posto pertanto il seguente obiettivo: individuare lo strumento web 2.0 più agevole per interrogare la tabella come all’interno di un database, in modo da poter estrarre di volta in volta solo i dati necessari per ottenere il grafico corrispondente ad una particolare query. Dopo vari tentativi con Yahoo! Pipes ed YQL (Yahoo! Query Language), peraltro abbastanza ben riusciti (li trovate qui), ho individuato nel Query Language delle Google Visualisation API un’alternativa relativamente semplice ed efficiente, tale da scongiurare la necessità di dover configurare un web server e risolvere le beghe informatiche dovute alle cross-domain restrictions. Si tratta praticamente delle stesse API che consentono di ottenere dei grafici a partire dai dati.

A proposito della componente geografica, ho deciso di utilizzare come client OpenLayers (di cui si parla spesso qui su TANTO) per via della sua enorme versatilità e semplicità d’uso, un servizio TMS (Tile Map Service) di OpenStreetMap come layer di base ( i “linked data” per eccellenza!), ed i confini ISTAT delle province reperibili qui, utilizzabili per scopi non commerciali a patto di citarne la fonte. Questi ultimi sono stati convertiti nel formato GML ed opportunamente trasformati nel sistema WGS84 (EPSG:4326).

In definitiva, il funzionamento dell’applicazione è molto semplice ed intuitivo: scelta una delle opzioni (query) poste in basso, per interrogare una delle province piemontesi occorre semplicemente cliccare sulla corrispondente entità vettoriale che la rappresenta in mappa. Comparirà successivamente un popup contenente la denominazione della provincia, il titolo del grafico ed il grafico stesso (dotato di legenda, se necessaria). Questo è il mashup risultante:

Per concludere, ho alcune interessanti novità da segnalare. Nel frattempo, negli altri Paesi il modello di Open Government procede inesorabilmente la sua marcia. In particolare, nel Regno Unito è stata appena istituita una Commissione per la Trasparenza nel Settore Pubblico con il compito di guidare l’agenda sulla Trasparenza del Governo, rendendola un elemento cardine di ogni sua attività e assicurando che tutti i Dipartimenti presso Whitehall rispettino le scadenze fissate per il rilascio di nuovi dataset pubblici. Inoltre, è responsabile della definizione di standard sui dati aperti per l’intero settore pubblico, recependo ciò che è richiesto dal pubblico e assicurando l’apertura dei dataset più richiesti. Un primo importante compito della Commissione attualmente in itinere consiste nella definizione dei Principi di Trasparenza dei Dati Pubblici mediante il diretto coinvolgimento degli utenti.

Un’altra novità di rilievo è la nascita del portale italiano CKAN, un progetto ad opera della Open Knowledge Foundation. Si tratta di un catalogo di dati e contenuti aperti creato allo scopo di facilitarne la ricerca, l’uso e il riuso, al quale è possibile contribuire liberamente, fornendo informazioni sulle banche dati (metadati), quali l’URL della risorsa, l’autore e il soggetto che detiene la titolarità dei dati, la versione e la licenza d’uso.

Sempre in Italia, un’altra notizia che fa ben sperare: il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, durante un’intervista a Frontiers of Interaction 2010, ha annunciato la creazione di un data.gov italiano entro la fine dell’anno. In particolare, la pubblicazione dei dati pubblici dovrebbe servire da contromisura ai fenomeni di corruzione legati agli appalti. Finalmente! ;)


Ho la fortuna di avere un amministratore di sistema  dalle “buone letture”. E’ anche e soprattutto un amico, e qualche volta mi segnala degli articoli da leggere. Lo fa con l’obiettivo di farmi un piccolo regalo e/o per stimolarmi dal punto di vista umano e professionale. L’ultima volta qualche giorno fa con “Cos’è una mappa (per bambini)“.

E’ un bel post del blog “Mappa Mundi – carte e geopolitica“: “si parla di mappe e geopolitica (e di cartografia) prendendo spunto dall’attualità internazionale e si parla di attualità internazionale prendendo spunto da carte rintracciate in Rete o su altre fonti”.

Per il nome del blog è sufficiente scomodare wikipedia:

Mappa mundi (plurale mappae mundi) è il termine con cui in generale si indicano le mappe del mondo di epoca medievale.

L’autore è Alfonso Desiderio – giornalista di National Geographic Italia e  Limes, rivista italiana di geopolitica – e leggerlo è stato una bella scoperta.

Cos’è una mappa (per bambini)

Cos’è una mappa (per bambini)

Nel post che ho citato sopra, racconta dell’impresa di far comprendere, a dei bambini di una (fortunata) scuola materna,  il significato ed il valore di una mappa. Si è spinto oltre, ed è riuscito anche a fare creare delle mappe a questi cuccioli d’uomo. Tra queste, una mappa del tesoro che consentisse ad una delle maestre coinvolte, di trovare un pacco di biscotti ben nascosto nell’aula dove si è svolto l’incontro.  Il resto lo leggerete nel suo post.

Mappa Mundi è nato quest’anno a Febbraio e mi dispiace non averlo incontrato prima; mi sembra già un vecchio amico.

Buona lettura

Tag: bambini


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