Qui in Italia si continua a “miagolare” nel buio (sempre Quelo), con un Governo che continua a tagliare come un forsennato, aumentando tasse e incapace di rilanciare realmente l’economia, gli enti locali che devono cominciare a stringere la cinghia, e a farla stringere a noi di conseguenza, per finire a imprenditori e industria che hanno sempre meno risorse, e quando le hanno talvolta le usano male.
E in un tale disastroso panorama, probabilmente proprio da un settore per gran parte “immateriale” come quello della IT potrebbero nascere nuove opportunità di crescita, sostenibile peraltro. Ma bisogna partire da un ingrediente fondamentale, del quale qui a TANTO parliamo spesso e in svariati contesti: gli open data.
Non è per fare i soliti esterofili, ma proprio guardando al di fuori del proprio giardino si potrebbero trarre degli spunti interessanti per cominciare a risolvere qualche problema qui da noi.
Dicevamo, gli ingredienti sono open data disponibili, strumenti di sviluppo e una buona idea, il risultato è un’applicazione che può contribuire da un lato a migliorare la conoscenza, l’informazione – e in alcuni casi la vita – di tutti, dall’altro creare un nuovo e dinamico settore della IT potenzialmente senza limiti.
E’ quel che, in un periodo appunto di grossa crisi, ha voluto fare il governo USA con Challenge.gov – ne aveva parlato già Antonio Falciano nel suo fantastico articolo Where to sleep in Turin – un progetto con il quale vengono esortati i cittadini e le pubbliche amministrazioni a proporre e creare applicazioni basate sui dai aperti e liberi detenuti dalle agenzie e dai soggetti pubblici statunitensi. E’ in quell’ambito che nasce Apps for the Environment, un contest promosso dall’Agenzia USA per la Protezione Ambientale (EPA) al quale partecipano 38 idee/applicazioni che potranno essere votate dal pubblico fino al 7 ottobre prossimo. I vincitori non avranno premi in denaro, ma un pubblico riconoscimento e la possibilità di farsi “ospitare” la propria applicazione sul sito web dell’EPA.
Tra le più interessanti, a mio avviso, ci sono Locus eWell un’app per iOS per la raccolta di dati in campagna sui pozzi, Air Quality Data Explorer che come è facile immaginare restituisce grafici sui trend di parametri monitorati da stazioni di monitoraggio, Environs Now un’app per iOS e Android che mostra i parametri monitorati dalle stazioni di monitoraggio dell’EPA nei nostri dintorni, infine The Green Gumshoe un’applicazione che consente di segnalare siti nei quali si verifica un’emergenza ambientale di qualunque genere.
Un altro aspetto di Challenge.gov che mi ha colpito molto è il coinvolgimento diretto che ci si aspetta dagli stessi funzionari pubblici, che hanno la possibilità di lanciare a cittadini e imprese vere e proprie sfide (challenge appunto) da risolvere. Qui la directory di quelle lanciate ad oggi, per alcune delle quali ci sono anche premi in denaro.
In questo modo è possibile generare un circolo virtuoso, che consenta a chiunque di mettersi in gioco con le proprie risorse, senza necessariamente essere degli sviluppatori o degli smanettoni impenitenti. La cosa fondamentale è avere buone idee… e ovviamente dati aperti e liberi da poter utilizzare. Questo è hacktivismo.
E allora mi auguro davvero che nello stesso governo italiano vi sia qualche mente illuminata, che al di là di promuovere cose come la IODL e MiaPA, includa finalmente nel CAD gli open data e creda seriamente che dare un impulso forte e imponente all’apertura dei dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni possa contribuire a far risollevare l’economia nazionale.
In tal modo, da un lato verranno create opportunità per chi ha idee innovative e cerca un’occasione per metterle in atto, dall’altro la stessa PA sarà più trasparente verso i cittadini, guadagnandone notevolmente in termini di immagine e fiducia.
Il titolo di questo post non è altro che la sintesi della mia reazione emotiva dopo aver ascoltato le conclusioni del quarto e ultimo episodio di Geospatial Revolution Project. All’epoca stavo seguendo –insieme al consiglio scientifico ASITA- un’iniziativa così detta “nata dal basso”. Quelle conclusioni possono valere anche per l’Italia?
Agenda Digitale.org, è un’iniziativa promossa da un centinaio di personalità del mondo dell’ICT nazionale: dell’accademia, delle imprese e professionisti del settore. Lo scorso 31 gennaio costoro, autotassandosi, pubblicarono un appello sul Corriere della Sera, rivolto a tutte le forze politiche, “persollecitare il loro impegno a porre concretamente il tema della strategia digitale al centro del dibattito politico nazionale”.
Proposta lodevole, che ha ricevuto in poco tempo più di ventimila adesioni (speriamo anche di molti lettori di TANTO), ha innescato un processo partecipativo molto vivace e ha ottenuto il momento di massima visibilità pubblica in occasione del Forum PA, svoltosi a Roma in maggio.
I 100 giorni che sono intercorsi tra la comparsa della pagina sul Corriere e il convegno romano sono stati utilizzati dai coordinatori e animatori dell’iniziativa per raccogliere proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia. Lapalissiano il nesso con l’Agenda Digitale per l’Europa. Va chiarito che AD.org non nasce per scrivere alcun documento strategico: chiede alla politica (ai nostri rappresentanti politici) di provvedere. In quest’ottica, le proposte raccolte hanno semplicemente valore d’idee e suggerimenti.
Tra i “ventimila” aderenti, sono comparsi anche i nomi di alcuni componenti del consiglio scientifico di ASITA: un’opportunità quindi per seguirne insieme i progressi. Così, il 21 marzo, in occasione di un incontro organizzato a Milano per “lanciare” questo percorso partecipativo aperto a tutti gli interessati, ASITA ha espresso la volontà di adoperarsi per concorrere al buon esito dell’iniziativa. Seguendo quindi le istruzioni fornite, abbiamo stilato e sottoposto agli organizzatori tre proposte come associazioni del mondo dell’Informazione Geografica nazionale, riferite a tre degli otto pillar su cui si basa l’azione strategica della Commissione Europea.
La prima fa riferimento a: “Interoperabilità e Standard”. Si propone che un documento strategico per lo sviluppo del settore ICT nazionale richiami ruolo e compiti delle strutture istituzionali dell’Informazione Geografica già operative e costituite per seguire il processo di recepimento della direttiva INSPIRE (Infrastructure for Spatial Information in Europe).
Il secondo suggerimento ha per argomento lo sviluppo delle Infrastrutture per i Dati Territoriali (IDT) sub-nazionali. Esso è rivolto al pillar “ICT per le sfide sociali”, ovvero a quelle azioni che colgono i vantaggi offerti dall’ICT alla società.
Infine, abbiamo voluto dire la nostra anche nei riguardi di un terzo “pilastro” dell’Agenda Digitale europea, riferito a un tema ‘di una certa attualità’, di cui leggiamo spesso, anche sulla stampa quotidiana: “Ricerca e Innovazione”. Con quest’ultima proposta abbiamo presentato un invito agli estensori di un’eventuale Agenda Digitale per l’Italia, perché siano promosse e incoraggiate “azioni di diffusione e sensibilizzazione nei confronti dell’Informazione Geografica quale base comune di dato digitale, strategica per lo sviluppo di prodotti/servizi innovativi nonché di ricerche avanzate nel campo dell’analisi e della pianificazione del territorio”.
Queste tre proposte, insieme a tutte quelle pervenute (34 in tutto), sono state pubblicate on line l’11 maggio sul sito di Agenda Digitale e sono state inviate agli esponenti politici che hanno manifestato interesse per l’iniziativa e disponibilità a sostenerne le istanze (100 giorni dalla pubblicazione dell’appello!).
Prescindendo dai risultati, che forse scontano un po’ lo stato di emergenza in cui si trova il Paese (ma questa è un’altra storia), è stata un’esperienza stimolante e istruttiva per diversi aspetti. Ha osservato un organizzatore: “Penso che portare critiche sia semplice, così come anche fare affermazioni generiche di proposte non specificate (“bisognerebbe fare così…”). Molto difficile è invece metterle per iscritto in modo organico e coordinato e scadenzato nel tempo. Il risultato mi sembra di rilievo, soprattutto se si considera che proviene dal basso, senza alcuna struttura organizzata”.
Per noi del consiglio scientifico di ASITA è stato un esperimento per verificare se e come si possa interagire e collaborare con comunità e network più vaste ed eterogenee, in termini di campi d’interesse, discipline, professionalità e competenze.
In questo senso, i contenuti delle proposte formulate, vogliono essere esempi d’istanze specifiche del nostro settore che però concorrono sia all’eliminazione dei diversi digital divide, sia a sviluppare la cultura digitale, in quanto esse fanno riferimento a tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di interagire, con le persone e con ciò che ci circonda. Esse sono d’interesse generale e potrebbero quindi essere accolte in un documento strategico dell’ICT nazionale.
Ma partecipare a iniziative promosse in contesti più ampi e raramente frequentati possono avere anche un’ulteriore stimolante risvolto. Possono aiutarci ad amplificare il dibattito sul ruolo dell’Informazione Geografica, portandolo anche fuori dai confini del nostro settore, apportando nuova linfa, aggiungendo punti di vista mai esplorati, creando feconde contaminazioni: in sintonia con le valutazioni, le indicazioni e i suggerimenti esposti al Panel Discussion: E-government and the Digital Agenda, svoltasi nell’ambito della Conferenza INSPIRE 2011 (ad esempio daKarel De Vriendto G. Pichler).
Sarebbe forse interessante se questa breve e circoscritta “sperimentazione” del consiglio scientifico ASITA –ad esempio in termini di metodo appreso ed esperienza partecipativa acquisita- si estendesse a più ampi spazi della comunità geomatica nazionale. Negli ultimi tempi sono emersi alcuni segnali stimolanti, in diversi contesti -“fisici e virtuali”-, forse ancora un po’ acerbi, che manifestano comunque un desiderio di “fare sistema” per promuovere l’Informazione Geografica.
In fondo, dipende da ognuno di noi: le occasioni in rete e nei luoghi fisici non mancheranno di certo. Mi tornano alle orecchie le frasi conclusive pronunciate dagli esperti di Geospatial Revolution Project: “Stiamo facendo questo insieme …”. Cosa ne pensano i lettori di TANTO?
Lo scorso giugno è stato approvato dalla Giunta Regionale pugliese un terzo disegno di legge sull’open source, dal titolo “Norme sul software libero, accessibilità di dati e documenti ed hardware documentato”, che va ad affiancarne altri due, uno a firma di alcuni consiglieri datato 16/02/2011 e l’altro del 11/02/2011 sempre proposto dalla G.R. e del quale avevo parlato in un precedente articolo, tentando di suggerire alcune modifiche volte ad integrare il provvedimento con il concetto di “dati aperti” e la loro conseguente valorizzazione e sostegno da parte della amministrazione regionale. Ad oggi, nonostante siano stati contattati tutti i consiglieri e lo stesso Presidente Vendola, non abbiamo ricevuto alcun cenno di riscontro.
Arriva ora questo terzo DdL (scaricabile da qui), abbastanza differente nella sua impostazione rispetto ai due precedenti, e sotto molti aspetti migliore. Provo a spiegare brevemente perché.
L’articolo 4 definisce come “archivi elettronici” tutti i dati digitali della PA regionale, la quale deve permetterne l’accesso gratuito mediante protocolli e formati aperti e specifiche libere, così come l’estrazione di dati e il relativo riuso (questione sollevata da Lorenzo Benussi in un suo precedente commento). Interessante poi l’ultimo comma, che esclude la possibilità di avvalersi di soluzioni di “cloud computing” se non sotto il diretto controllo della stessa PA. E in un momento come questo, nel quale i dubbi proprio sui servizi “in the cloud” sono parecchi, è una decisione comprensibile.
Nell’articolo 5 viene espressamente definita la “esclusività” dell’utilizzo da parte della PA di formati aperti e liberi così come la promozione dell’impiego di software open source. A tale proposito, al successivo articolo 7 vengono esplicitamente adottate le licenze GPLv3 e AGPLv3. Sebbene per quanto riguarda i dati, non ci sia ancora una licenza aperta accettata universalmente, nella proposta di legge non si fa alcun riferimento alla controversa IODL, sostenuta anche se non con specifici provvedimenti legislativi dal Governo italiano.
Secondo l’articolo 8 la Regione predispone un “Piano triennale di informatizzazione” che definisca le strategie dell’Ente in ambito informatico e individua una struttura di progetto (con tutta probabilità la società in-house Innova Puglia SpA) che si occuperà dell’attuazione del piano, come pure del rispetto degli obblighi previsti dalla stessa legge.
Altro strumento interessante previsto dall’articolo 11 è il Programma triennale promosso dalla Regione, finalizzato alla promozione di progetti di ricerca, sviluppo e produzione relativi al software libero e all’hardware documentato (singolare concetto introdotto con l’art. 14 e del quale francamente non mi è chiaro il significato) coinvolgendo il mondo delle imprese e della ricerca.
E con l’articolo 12 la Regione vuole favorire, promuovere e incentivare, nei limiti delle proprie competenze, i principi stessi della Legge Regionale e la promozione del software libero, la formazione al suo utilizzo e la diffusione dei valori etici e culturali ad esso legati. Azioni che vanno a supportare il concetto di “cittadinanza attiva”, che secondo il successivo articolo 13 la Regione Puglia intende sostenere proprio mediante l’uso di software libero e accesso ai dati.
In conclusione, mi pare di poter dire che questo terzo DdL sia di gran lunga migliore rispetto ai due precedenti, e che abbia di fatto recepito il concetto di dato aperto e libero, costituito nell’articolo 3 dall’insieme delle tre definizioni “specifica libera”, “protocollo libero” e “formato libero”. Allo stesso modo, il principio di “riuso” – sebbene tra le definizioni dell’art. 3 sia riferito al solo software – come ho già accennato prima riguardo l’articolo 4 viene chiaramente esteso anche ai dati.
Ciò che possiamo ora augurarci è che questo DdL possa superare il vaglio delle Commissioni Consiliari, giungere in Consiglio Regionale e venire approvato e convertito in legge nel più breve tempo.
Ovviamente il DdL è perfettibile, e ci piacerebbe che TANTO possa diventare un luogo di discussione nel quale poter raccogliere eventuali suggerimenti utili al suo miglioramento, magari da poter poi sottoporre all’attenzione della stessa Giunta Regionale pugliese con una audizione in Commissione Consiliare. Per chi fosse interessato, è possibile seguire l’iter del provvedimento sulla specifica pagina del Consiglio Regionale pugliese.
Oggi ho potuto seguire a Bari il seminario organizzato da DigitPA dal titolo “Il nuovo CAD: opportunità per i cittadini, adempimenti per le amministrazioni”.
Fa parte di un ciclo di incontri nell’ambito del Programma Operativo di Assistenza Tecnica Società dell’Informazione (POAT-SI) con il quale si vogliono presentare le opportunità e gli obblighi insiti nel nuovo CAD.
E’ stato un interessante momento di confronto, durante il quale i circa 60 presenti, tra funzionari delle PA, operatori del settore dell’informazione e qualche curioso come me, hanno tempestato di domande e posto molti dubbi ai relatori.
Per quanto mi riguarda, dopo aver ascoltato la prima presentazione “Gli elementi fondamentali della riforma del CAD” di Elena Tabet (qui il PDF delle slide), ho fatto un intervento sottolineando che il Codice (artt. 52 e 68) di fatto parla di “formati aperti” come modalità di interscambio tra le amministrazioni pubbliche, trascurando la necessità – se non proprio obbligo – da parte della PA di rendere disponibili i propri dati, sempre in formati aperti, al pubblico.
Ho comunque spezzato una lancia a favore del MiPA, sottolineando come la definizione della IODL sia un ottimo passo avanti. Ma ho anche fatto notare come tra i gruppi di lavoro (vedi slide 28-34) che si occuperanno di elaborare le regole tecniche sulle numerose questioni annoverate dal CAD in seno a DigitPA, nessuno di fatto si occuperà di open data.
Mi è stato risposto che in effetti al momento non sono previste azioni che vadano a definire regole tecniche o tempi che le PA dovranno rispettare per aprire i dati al pubblico.
Ma proprio questa mancanza di fatto lascia la realizzazione dell’open government alla totale discrezione delle singole PA che lo hanno tra i propri obiettivi prioritari. Molto poche al momento, come abbiamo già accennato sempre qui su TANTO (Piemonte pionieri e Puglia in stand-by), e talvolta in maniera alquanto farraginosa, come racconta Gerlando Gibilaro in un suo approfonditissimo articolo, parlando della Regione Siciliana.
It’s a long way to the top if you wanna open data…
La legislazione sul software aperto e libero (FOSS o FLOSS che dir si voglia) in Italia è piuttosto indietro, con un Disegno di Legge (il n. 1188) presentato nel lontano febbraio 2002 da un manipolo di senatori (primo firmatario Fiorello Cortiana dei Verdi) e da allora incagliato in esame alla 1a Commissione Affari Costituzionali. Ben otto anni dunque, e nulla lascia sperare che qualcosa possa cambiare.
In realtà, a livello governativo sono state avviate alcune azioni, ma che non hanno finora portato a risultati concreti. Sempre nel 2002 fu istituita con Decreto Ministeriale una apposita “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione” il cui lavoro portò alla pubblicazione di una “Indagine conoscitiva sul software open source“. Una successiva Direttiva del dicembre 2003 “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle PA” sancì la possibilità da parte della Pubblica Amministrazione di acquisire ed utilizzare programmi informatici “open source”. Da febbraio a luglio 2004 fu attivo poi un gruppo di lavoro, volto a proseguire i lavori della c.d. “Commissione Meo” del 2002 e che di fatto produsse un documento finale con proposte articolate tra le quali l’istituzione di un “Centro di competenza OSS per la PA” contretizzatosi nel famigerato “Osservatorio sull’open source” nato in seno al CNIPA (oggi DigitPA). Esso raccoglie le esperienze delle Pubbliche Amministrazioni italiane nell’uso di software open source, come pure una sorta di elenco dei “fornitori” di servizi legati al FOSS, al quale chiunque può registrarsi. Di fatto, ad oggi l’Osservatorio appare né più né meno che un mero elenco di “esperienze” e “fornitori”, informazioni peraltro non più aggiornate dal 2007.
Insomma, buone le intenzioni, ma davvero scarsi i risultati, almeno finora. E se andassimo a fare due conti su quanto saranno costati Commissione, Gruppo di lavoro e Osservatorio stesso, forse ci morderemmo anche le mani in qualità di contribuenti…
Una iniziativa da segnalare è senza dubbio quella attuata dal Formez con la Italian Open Data Licence (IODL) v1.0, nata nell’ambito del progetto MiaPA, l’applicazione di “social check-in” per segnalare la performance degli uffici pubblici da parte dei cittadini. Formez auspica l’uso della IODL da parte delle amministrazioni pubbliche che vogliano imboccare concretamente un percorso di open government.
Un ulteriore riferimento legislativo di fondamentale importanza per tutto quanto concerne i dati digitali – e del quale le iniziative legislative regionali devono tenere conto – è costituito dal D.Lgs. 07/03/2005 n. 82 e s.m.i. il cosiddetto Codice dell’Amministrazione Digitale, che purtroppo però trascura totalmente proprio la materia degli open data.
Ottime notizie da alcune Regioni… e non solo
Svariate illuminate Regioni hanno comunque deciso già da anni di dotarsi di leggi proprie per favorire l’uso del software open source. L’Emilia-Romagna ha emanato la L.R. 11/2004, il Friuli Venezia Giulia la L.R. 8/2006, l’Umbria la L.R. 11/2006, il Veneto la L.R. 19/2008, il Piemonte la L.R. 9/2009 e la Toscana la L.R. 54/2009. La Lombardia ha in essere un progetto di legge presentato a luglio del 2010, così come la Sardegna ha un proprio disegno di legge in cantiere risalente a ottobre 2008. Recente poi è la notizia (grazie Antonio) che addirittura il Consiglio Comunale di Fabriano ha deciso di “abbracciare” il software open source, dimostrando che anche una piccola amministrazione locale è capace di grandi rivoluzioni a livello gestionale.
Come riferimento per aggiornamenti riguardo la normativa, sia nazionale che regionale, potete prendere certamente a riferimento l’Associazione per il software libero.
Anche il Presidente Vendola nella mia Puglia ha annunciato mesi fa la presentazione di un disegno di legge sul pluralismo informatico, teso a promuovere e diffondere il FLOSS (così definito nel DdL) a livello regionale. Si tratta di una iniziativa che apparentemente stride, e anche parecchio, con il precedenteprotocollo d’intesa firmato da Vendola con Microsoft verso fine 2010 per la costituzione di un centro di competenza per promuovere l’innovazione. Il Partito Pirata italiano e l’Associazione per il Software Libero hanno sin da subito contestato l’accordo, chiedendo a Vendola di rispondere ad una lettera aperta. Cosa che lui ha fatto, motivando dal suo punto di vista le ragioni dell’iniziativa. Interessante notare come la vicenda abbia destato molti interessi e dubbi anche all’estero.
Pur lasciando molto perplesso anche me, non voglio qui riprendere la discussione, già avviata nei contesti che vi ho segnalato. Sembra però che le critiche abbiano indotto Vendola a cercare di capirne un pò di più sulla questione. E’ infatti sempre di dicembre scorso la notizia riportata da Punto Informatico che Vendola abbia avuto un incontro con Richard Stallman, guru del software libero, per “fare un approfondimento con alcuni dei protagonisti più importanti della battaglia per il software libero” e addirittura abbia pensato di coinvolgerlo nella revisione proprio del DdL sul pluralismo informatico. Ad oggi però non sappiamo se l’incontro abbia avuto degli sviluppi di qualche tipo.
In Puglia si potrebbe osare di più…
Bene, con tali favorevoli presupposti e grande lungimiranza da parte di Vendola, mi viene spontaneo rilanciare e cogliere l’occasione per capire se a Nichi stia a cuore anche la grande questione riguardante i dati aperti.
Di open data se ne è parlato ampiamente, in varie forme e con illustri personaggi, anche durante il Festival dell’innovazione - ma soprattutto il contestuale Public Camp - entrambi organizzati proprio dalla Regione Puglia a Bari agli inizi di dicembre 2010.
Su TANTO seguiamo l’hype che ormai si è avviato sull’onda dell’open government e sugli open datada qualche tempo, e ovviamente come blogger cerchiamo non solo di far da volano a notizie e iniziative sul tema, ma anche di essere propositivi, con la realizzazione di mashup con dati aperti e liberi e la partecipazione diretta a eventi (ITN 2010 e il Gis Day 2010 di Palermo).
Ed è in quest’ottica che noi di TANTO vogliamo avanzare la proposta al Presidente Vendola e alla sua Giunta, di integrare il Disegno di Legge sul pluralismo informatico che stanno per presentare in Consiglio Regionale, con alcuni articoli che promuovano la diffusione di dati aperti e liberi nell’ambito dell’amministrazione regionale come pure in tutte le altre pubbliche amministrazioni pugliesi, dai Comuni alle Province. Penso ad esempio al grande valore aggiunto del quale potrebbero godere i cittadini con la diffusione in formato aperto e il libero utilizzo dei dati di monitoraggio delle componenti ambientali (aria, acqua, suolo) e dei grandi comparti come quello dei rifiuti. Del resto il Sistema Informativo Territoriale pugliese già consente da tempo lo scaricamento e la fruizione libera (sebbene manchi una chiara definizione della licenza d’uso) dei dati territoriali.
Perciò, qui di seguito proponiamo alcuni articoli da includere nel DdL sul pluralismo informatico, che riguardano proprio i dati aperti e liberi. Naturalmente si tratta di una proposta certamente perfettibile, ed è per questo che invitiamo tutti i nostri lettori e chiunque abbia interesse, ad avanzare proprie proposte per migliorarla. Il nostro obiettivo è quello di presentarle ufficialmente al Presidente Vendola, e se verranno mai accolte, la Regione Puglia sarebbe la prima a sancire legislativamente la diffusione di dati aperti e liberi. Il passo successivo sarebbe ovviamente quello di costruire un portale regionale, punto di riferimento istituzionale, analogamente a quanto fatto in maniera così lungimirante dalla Regione Piemonte con http://dati.piemonte.it
Gli emendamenti che proponiamo al DdL
Il testo del DdL n. 5 del 10/02/2011 “Norme in materia di pluralismo informatico, sull’adozione e la diffusione del free libre open source software e open hardware e sulla portabilità dei documenti nella pubblica amministrazione regionale e locale” proposto dalla Giunta della Regione Puglia è reperibile sul sito web del Consiglio Regionale, nella sezione “Proposte di Legge” con Atto Consiliare n. 68. Sul medesimo sito, per chi volesse, è possibile seguirne l’iter istitutivo.
Qui di seguito proponiamo in maniera molto asciutta ed essenziale le poche modifiche al testo in discussione, che potrebbero dargli obiettivi ancora più ampi, unendo in maniera sinergica la promozione dell’utilizzo del FLOSS con la liberazione dei dati pubblici, in possesso proprio delle Pubbliche Amministrazioni.
Art. 1 – Finalità
Dopo le parole “nel rispetto della normativa statale in materia di informatizzazione della Pubblica Amministrazione” inserire le seguenti parole “e in particolare da quanto disposto dal D.Lgs. 07/03/2005 n. 82 e s.m.i.“.
Art. 3 – Definizioni
Inserire le seguenti definizioni:
q) per dati pubblici si intendono tutti i dati conoscibili da chiunque, così come definiti alla lett. n) del D.Lgs. 07/03/2005 n. 82 e s.m.i. I dati pubblici sono dati che non sono soggetti a limitazioni di privacy o sicurezza.
r) per dati aperti(o open data) si intendono quei dati organizzati in archivi che, nel rispetto delle condizioni così come definite alla lett. b), c) e d) del presente articolo, nonché al Capo V del D.Lgs. 07/03/2005 n. 82 e s.m.i., rispondono ai seguenti requisiti:
sono resi direttamente disponibili ai chiunque, senza necessità di identificazione informatica, come disposto dal comma 3 art. 54 del D.Lgs. 07/03/2005 e s.m.i.;
sono ricercabili per parole chiave o per ambito tematico mediante strumenti quali cataloghi o motori di ricerca;
sono pubblicati così come raccolti alla fonte, con il medesimo livello di definizione e di dettaglio, non in forma aggregata o modificata;
sono immediatamente disponibili, al fine di preservarne il valore, l’attendibilità e l’integrità;
sono strutturati in modo tale da consentire il loro trattamento automatizzato da parte di elaboratori e macchine;
sono disponibili in formati non proprietari, ovvero secondo standard aperti;
non devono essere soggetti a copyright, brevetti, marchi di fabbrica o regole sul segreto commerciale, eventuali limitazioni sulla privacy e/o la sicurezza possono essere ammesse come disciplinate dalle leggi vigenti;
indicano le metodologie di realizzazione adottate.
s) per formato proprietario (o chiuso) si intende qualsiasi formato di archivio dati le cui specifiche tecniche non siano di pubblico dominio o non siano disponibili gratuitamente, ovvero siano soggette a restrizioni basate su diritti d’autore.
Art. 6 – Raccolta e gestione dei dati da parte della Pubblica Amministrazione [in sostituzione degli artt. 6 e 6 bis]
1. Tutti i servizi telematici messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione Regionale e Locale devono rispettare rigorosi criteri atti a favorire i massimi livelli di accessibilità sia per i diversamente abili sia in termini di neutralità tecnologica.
2. La Pubblica Amministrazione Regionale e Locale, con riferimento ai dati pubblici dalla stessa raccolti e gestiti, adotta standard aperti, protocolli aperti e formati aperti, così come definiti alle lett. b), c) d) dell’art. 3, rispettando i criteri dei dati aperti così come definiti dalla lett. r) dell’art. 3.
3. La Pubblica Amministrazione Regionale e Locale in possesso di dati pubblici promuove la loro diffusione in forma di dati aperti, come definiti alla lettera r) dell’art. 3, con modalità che ne consentano la rintracciabilità dai motori di ricerca su internet e lo scaricamento dai siti web istituzionali delle Pubbliche Amministrazioni stesse assicurando la parità di trattamento tra gli utilizzatori.
4. La Pubblica Amministrazione Regionale e Locale si impegna affinché tutti i servizi messi a disposizione siano interoperabili, facciano uso di protocolli e formati aperti, e permettano, attraverso lo sviluppo di piattaforme applicative comuni, l’interazione e l’integrazione fra di loro.
5. La Pubblica Amministrazione responsabile dei dati, al fine di rendere effettivo l’utilizzo dei dati in suo possesso, designa il responsabile del procedimento per le richieste di utilizzazione dei dati e per rispondere alle denunce di violazioni dei principi di cui alla lettera r) dell’art. 3.
Art. 7 bis – Ulteriori obblighi della Pubblica Amministrazione allargata [nuovo articolo]
1. La Pubblica Amministrazione nella predisposizione dei bandi di gara, nonché nella selezione di progettisti, collaboratori e consulenti, richiede, con apposita clausola contrattuale, che il fornitore, il consulente o l’appaltatore del servizio fornisca i dati dallo stesso raccolti, nonché i pareri, le consulenze ed i progetti, oltre che nelle forme tradizionali, anche in formato digitale e con standard che ne consentano l’elaborazione da parte di elaboratori e la modificabilità da parte della Pubblica Amministrazione.
2. I dati detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni Regionali e Locali, così come definito alla lett. m) del D.Lgs. 07/03/2005 n. 82 e s.m.i., ivi compresi i dati prodotti da software sviluppato da terzi, memorizzati in un formato proprietario per il quale le Pubbliche Amministrazioni Regionali e Locali detengono tutti i diritti, saranno convertiti in formati aperti entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. I dati esistenti memorizzati in un formato proprietario, del quale la Pubblica Amministrazione Regionale e Locale non possiede i diritti, potranno continuare ad essere memorizzati ed elaborati in quel formato. Progetti e attività che continuano ad usare formati chiusi devono essere riesaminati ogni quattro anni, per determinare se il formato sia diventato aperto e, in caso contrario, se un formato appropriato aperto esista e possa essere adottato in luogo di quello proprietario.
4. In caso di progetti impegnati a convertire dati già esistenti da un formato proprietario in un altro formato, per quest’ultimo deve essere scelto un formato di dati aperto, a meno che non vi siano motivi tecnici o giuridici che lo impediscano.
5. In caso vengano resi pubblici dati esistenti, questi devono essere convertiti in formati aperti, tenendo conto delle situazioni descritte nei commi precedenti.
“Open data, tutti ne parlano, ma come si fa?”
Per rispondere a questa domanda, l’Associazione italiana per l’Open Government ha da poco messo online le “Linee guida per l’open data”, una sorta di vademecum indirizzato a tutti i soggetti che hanno seriamente intenzione di liberare i dati in loro possesso. Una agile cassetta degli attrezzi nella quale troviamo le definizioni fondamentali di open data e open government, perché passare agli open data, quali aspetti tecnici affrontare e le questioni giuridiche ad essi collegate.
Un’altra indispensabile risorsa da tenere presente è Making Your Data Open: a Guide di Open Data Commons, un progetto della Open Knowledge Foundation che ha come obiettivi proprio la diffusione del concetto di open data e il supporto per la loro adozione.
Da poco è stato inoltre lanciato APPSFORITALY, un contest organizzato da Associazione Italiana per l’Open Government, IWA e TopIXper la realizzazione di applicazioni basate su dati pubblici rilasciati da amministrazioni pubbliche. Ma se gli open data disponibili sono ancora così pochi, sarà difficile avere un buon numero di partecipanti.
Insomma, gli ingredienti ci sono tutti, le opportunità anche, la gente non manca… Quale migliore occasione dunque per la Regione Puglia affinché approvi il DdL e contribuisca concretamente a scatenare la creatività di tutti gli hacktivisti che ci sono in giro per l’Italia?
Quinte Giornate Italiane di gvSIG a Como Le Giornate Italiane di gvSIG, giunte alla quinta edizione, si svolgeranno dal 27 al 29 giugno 2012, presso l’Aula Magna del Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Como, via Castelnuovo, 7 a Como. L’evento è organizzato dal Laboratorio di Geomatica del Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Como e dall’Associazione gvSIG, e rappresenta l’ormai classico punto d’incontro e di scambio di esperienze tra utenti e sviluppatori italiani di gvSIG.
Sono ancora aperte le iscrizioni alle Quinte Giornate Italiane di gvSIG, completamente gratuite, ed è richiesta solo la compilazione dell’apposito formulario. E’ possibile condividere le vostre esperienze professionali partecipando anche come relatori. Occorre semplicemente inviare un riassunto (abstract) al seguente indirizzo email: giornate.italiane@gvsig.org entro il 23 maggio 2012 (consultare le norme per le presentazioni). Affrettatevi!
Lezioni online per spiegare scienza e tecnologia Oilproject organizza con l’Istituto Italiano di Tecnologia una serie di lezioni divulgative su neuroscienze, nanotecnologie, farmacologia e macchine intelligenti, per raccontare al grande pubblico lo stato dell’arte della ricerca di base e applicata. Qui tutti i dettagli. Leggi tutto... (0)
Il GFOSS Day 2011 è a Foggia I prossimi 24 e 25 novembre l’Università degli Studi di Foggia ospiterà il GFOSS DAY 2011, organizzato come di consueto dall’Associazione Italiana per l’Informazione Geografica Libera GFOSS.it Leggi tutto... (1)
Mappali, denunciali e... tassa.li Tassa.li è una interessante startup realizzata da un gruppo di giovani tecnologi, con l’intento di rendere facile la denuncia di esercizi commerciali che non rilasciano il regolare scontrino fiscale. E in un periodo nero come questo, molta gente avrà una gran voglia di partecipare. Grazie a una applicazione disponibile sia per iOS che Android, è infatti possibile in pochi clic geotaggare l’esercizio e riportare la somma dello scontrino non emesso. Il tutto in maniera assolutamente anonima. E questi ragazzi dimostrano di vedere molto lontano, perché presto rilasceranno i dati raccolti in forma totalmente aperta e libera. (6)
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