4 luglio, 2016 | di in » Entropia

Da settimane vedevo rimbalzare su Facebook condivisioni di post a dir poco preoccupanti, che dipingevano una costa abruzzese dalle acque putride, in cui anche solo pensare di fare il bagno sarebbe stato masochismo puro, quasi un tentativo di suicidio! Foto di topi morti in spiaggia, di fiumane marroni, cariche di non meglio specificati “fanghi tossici” e i racconti dell’amico del cugino di un amico, a cui erano spuntate le più strane eruzioni cutanee dopo aver messo un piede in acqua, si susseguivano senza sosta. Dopo un po’ stavo iniziando a notare che questi argomenti, man mano che si stava entrando nel vivo della stagione estiva, stavano migrando dal mondo virtuale dei social a quello reale, e facevano sempre più spesso capolino nei discorsi di amici e conoscenti.
Personalmente, ho sempre fatto il bagno nel mare davanti casa e, pur riconoscendo che non si tratta di un mare dalle acque cristalline, come quello che si vede nelle classiche foto che ritraggono le località turistiche della Sicilia o della Sardegna (sfido io, si parla di un tratto di costa del medio Adriatico, di natura principalmente sabbiosa!), devo dire che non ho mai contratto strane malattie riconducibili al contatto con l’acqua di mare, né sono andato a sbattere contro carogne decomposte di animali mentre nuotavo. Al massimo mi sono beccato qualche puntura da meduse e tracine, che erano sicuramente vive e vegete… e decisamente reali!
Possibile che la situazione, di colpo, sia precipitata a tal punto? Non sarà, forse, che si viene in contatto con delle “notizie” da fonti non proprio autorevoli, si sbircia superficialmente qualche fake che spunta sui social e a furia di sentir parlare di certe cose se ne dà per certa la veridicità un po’ troppo facilmente?

Così ho fatto la cosa teoricamente più ovvia del mondo: una ricerca su Google. In non più di 10 minuti ho rinvenuto, sul sito dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA), le informazioni che volevo. Tutto era riportato negli allegati della D.G.R. 148 del 10/03/2016 e in un’applicazione web della stessa ARTA, da cui era possibile scaricare i risultati delle analisi in formato Excel e PDF.
Entusiasta di questa scoperta ho subito pensato di realizzare un’applicazione di web mapping, di quelle che “mi piacciono TANTO”, per facilitare la lettura dei dati messi a disposizione dall’ARTA. Il mio entusiasmo, però, si è smorzato non poco quando ho notato che l’unico file in cui erano riportate le coordinate dei limiti dei tratti di costa analizzati e dei punti di prelievo era il PDF della D.G.R.
Storcendo un po’ il naso, l’ho scaricato, ho estratto le pagine con i dati e, dopo un paio di tentativi poco fortunati di tirarne fuori in maniera (semi)automatica qualcosa di utilizzabile con dei programmi OCR online, mi sono rassegnato a ricopiare a mano le righe che riguardavano la mia provincia (Pescara) in un file di testo che ho poi salvato in CSV. Usando questo file parziale ho creato una mappa tematica semplicissima con Google My Maps e l’ho condivisa, molto poco soddisfatto del risultato, su Facebook, dicendomi: “Meglio di niente!”. Nonostante non fossi soddisfatto a livello tecnico, l’obiettivo si poteva dire raggiunto: i risultati delle analisi dicono che l’acqua è sostanzialmente pulita, addirittura di qualità eccellente lungo gran parte della costa. Alla faccia del disfattismo e del qualunquismo da tastiera.

Discorso chiuso? Sembrava di sì, anche perché nel frattempo avevo scritto una mail all’ARTA chiedendo gli stessi dati del PDF, ma in un formato diverso, senza ricevere alcuna risposta. Come al solito, però, Andrea è stato in grado di darmi un suggerimento fondamentale:

commento

Grazie ai dati del Portale Acque, distribuiti sotto licenza CC per mezzo di una serie di servizi ReST (per quanto non sia ancora riuscito a capire fino in fondo come sono strutturati) la musica è cambiata radicalmente e, realizzando uno script in PHP per il recupero dei dati in cross origin e un client Javascript basato sull’ottimo Bootleaf, ho sviluppato una sorta di clone dell’applicazione di web mapping ufficiale, con la differenza che la mia considera i soli dati sulla costa abruzzese e che la tematizzazione della mappa non si limita a classificare le zone indagate secondo una scala di due colori (verde/rosso = aperto/chiuso) ma riprende una scala più fine che, sul Portale Acque, è espressa da un simbolo colorato visibile solo accedendo con un clic al pannello di dettaglio di ogni zona. La potete vedere all’opera cliccando qui, mentre qui trovate il repository con il codice su GitHub.


A lavoro ultimato ho pubblicato un nuovo post sui canali social e stavolta, non so se per il maggior “impatto estetico” della nuova applicazione o per la più immediata leggibilità rispetto al tentativo precedente, in poche ore ho ottenuto diversi commenti con richieste di dettagli, svariate condivisioni e sono stato anche contattato telefonicamente da una persona che mi voleva far intervistare da una sua collaboratrice per un quotidiano locale.
Insomma, mi posso ritenere soddisfatto del risultato perché probabilmente, oggi, c’è in giro qualche persona in più che, anche grazie alla mia piccola opera di divulgazione e a un po’ di sano passaparola (perché basato su dati oggettivi), sa che può andare al mare in Abruzzo e fare il bagno avendo delle buone probabilità di portare a casa la pelle.

In chiusura, mi preme sottolineare quanto sia importante rendere accessibili e divulgare nel modo più chiaro possibile dati di interesse pubblico come questi, evitando di dare respiro alle chiacchiere, al disfattismo e ai facili allarmismi, che al giorno d’oggi corrono veloci sulla rete, attecchiscono più facilmente e sono più duri da sradicare dell’erba cattiva!

 

2 Responses to “Non fare il bagno in Abruzzo! Lo dicono gli amici dei miei amici di Facebook!”

  1. By Elena84 on ago 31, 2016

    Ciao Alessio, hai fatto davvero un bellissimo lavoro, spinto dalla tua voglia di respingere al massimo le false notizie che giravano in rete in merito alle acque della costa abruzzese. Ebbene si, nel tuo articolo parlavi di post a dir poco virali su Facebook. Purtoppo c’è gente che non sa nemmeno quale sia il reale utilizzo dei social e come tale, pensa solo a sporcarli riempendoli di sciocchezze e bufale al solo scopo di catturare l’attenzione del visitatore medio. In bocca al lupo per tutto!

  2. By Alessio on ago 31, 2016

    Ciao Elena,

    capita che i social network facciano da cassa di risonanza per le fesserie più disparate. Non si verifica ciò che si legge (sempre se lo si legge) e si rilancia anche solo perché chi ha postato quel qualcosa sta simpatico o perché “lo dicono tutti”.
    Grazie per il tuo commento!

    PS: quest’anno ho fatto una decina di nuotate e sono ancora qui, in discreta salute, per raccontarlo :)

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