21 luglio, 2011 | di in » Dati

Lo scorso giugno è stato approvato dalla Giunta Regionale pugliese un terzo disegno di legge sull’open source, dal titolo “Norme sul software libero, accessibilità di dati e documenti ed hardware documentato”, che va ad affiancarne altri due, uno a firma di alcuni consiglieri datato 16/02/2011 e l’altro del 11/02/2011 sempre proposto dalla G.R. e del quale avevo parlato in un precedente articolo, tentando di suggerire alcune modifiche volte ad integrare il provvedimento con il concetto di “dati aperti” e la loro conseguente valorizzazione e sostegno da parte della amministrazione regionale. Ad oggi, nonostante siano stati contattati tutti i consiglieri e lo stesso Presidente Vendola, non abbiamo ricevuto alcun cenno di riscontro.

Arriva ora questo terzo DdL (scaricabile da qui), abbastanza differente nella sua impostazione rispetto ai due precedenti, e sotto molti aspetti migliore. Provo a spiegare brevemente perché.

L’articolo 4 definisce come “archivi elettronici” tutti i dati digitali della PA regionale, la quale deve permetterne l’accesso gratuito mediante protocolli e formati aperti e specifiche libere, così come l’estrazione di dati e il relativo riuso (questione sollevata da Lorenzo Benussi in un suo precedente commento). Interessante poi l’ultimo comma, che esclude la possibilità di avvalersi di soluzioni di “cloud computing” se non sotto il diretto controllo della stessa PA. E in un momento come questo, nel quale i dubbi proprio sui servizi “in the cloud” sono parecchi, è una decisione comprensibile.

Nell’articolo 5 viene espressamente definita la “esclusività” dell’utilizzo da parte della PA di formati aperti e liberi così come la promozione dell’impiego di software open source. A tale proposito, al successivo articolo 7 vengono esplicitamente adottate le licenze GPLv3 e AGPLv3. Sebbene per quanto riguarda i dati, non ci sia ancora una licenza aperta accettata universalmente, nella proposta di legge non si fa alcun riferimento alla controversa IODL, sostenuta anche se non con specifici provvedimenti legislativi dal Governo italiano.

Secondo l’articolo 8 la Regione predispone un “Piano triennale di informatizzazione” che definisca le strategie dell’Ente in ambito informatico e individua una struttura di progetto (con tutta probabilità la società in-house Innova Puglia SpA) che si occuperà dell’attuazione del piano, come pure del rispetto degli obblighi previsti dalla stessa legge.

Altro strumento interessante previsto dall’articolo 11 è il Programma triennale promosso dalla Regione, finalizzato alla promozione di progetti di ricerca, sviluppo e produzione relativi al software libero e all’hardware documentato (singolare concetto introdotto con l’art. 14 e del quale francamente non mi è chiaro il significato) coinvolgendo il mondo delle imprese e della ricerca.

E con l’articolo 12 la Regione vuole favorire, promuovere e incentivare, nei limiti delle proprie competenze, i principi stessi della Legge Regionale e la promozione del software libero, la formazione al suo utilizzo e la diffusione dei valori etici e culturali ad esso legati. Azioni che vanno a supportare il concetto di “cittadinanza attiva”, che secondo il successivo articolo 13 la Regione Puglia intende sostenere proprio mediante l’uso di software libero e accesso ai dati.

In conclusione, mi pare di poter dire che questo terzo DdL sia di gran lunga migliore rispetto ai due precedenti, e che abbia di fatto recepito il concetto di dato aperto e libero, costituito nell’articolo 3 dall’insieme delle tre definizioni “specifica libera”, “protocollo libero” e “formato libero”. Allo stesso modo, il principio di “riuso” – sebbene tra le definizioni dell’art. 3 sia riferito al solo software – come ho già accennato prima riguardo l’articolo 4 viene chiaramente esteso anche ai dati.

Ciò che possiamo ora augurarci è che questo DdL possa superare il vaglio delle Commissioni Consiliari, giungere in Consiglio Regionale e venire approvato e convertito in legge nel più breve tempo.

Ovviamente il DdL è perfettibile, e ci piacerebbe che TANTO possa diventare un luogo di discussione nel quale poter raccogliere eventuali suggerimenti utili al suo miglioramento, magari da poter poi sottoporre all’attenzione della stessa Giunta Regionale pugliese con una audizione in Commissione Consiliare. Per chi fosse interessato, è possibile seguire l’iter del provvedimento sulla specifica pagina del Consiglio Regionale pugliese.

Attenzione! Questo è un articolo di almeno un anno fa!
I contenuti potrebbero non essere più adeguati ai tempi!

9 Responses to “Software e dati liberi in Puglia, presto realtà?”

  1. By napo on lug 23, 2011

    e per fortuna che non si fa riferimento alla IODL :) I dati governativi dovrebbero essere tutti public domain, piantiamola con queste licenze per i dati con effetto “share a like”

  2. By Pietro Blu Giandonato on lug 23, 2011

    La mancanza di licenza per i dati, in questo caso, è dovuta soprattutto alla scarsa percezione della sua importanza. A mio avviso sempre meglio averne una, piuttosto che un disclaimer nebuloso, che non ti fa capire cosa puoi farci dei dati, come è il caso del SIT Puglia. Il paradigma “open” attualmente è ancora fermo al solo software, nell’opinione pubblica e non solo, mentre per i dati non è percepito affatto. E anche una licenza perfettibile come IODL può servire a smuovere le acque.

  3. By napo on lug 24, 2011

    capisco il problema ma continuerò ad oppormi alla IODL
    Queste le mie motivazioni:
    - le clausole in stile “share a like” le condivido quando si tratta di dati prodotte da comunità di appassionati (vedi osm), ma quando si tratta di dati raccolti su finanziamento, allora ritengo che sia un ulteriore limite.
    Preferisco l’esempio americano, come descritto nell’introduzione a Science Commons
    http://www.creativecommons.it/ScienceCommons
    vedi “Le tradizioni statunitensi”

    - le CC, dalla versione 3.0, dichiarano apertamente che non proteggono i dati, e IODL si dichiara compatibile con la licenza CC ma, nei fatti non può esserlo. Mi sembra il “magic box” da cui posso trasformare le cose.
    http://creativecommons.it/3.0
    vedi “Rinuncia al diritto sui generis sulle banche dati”

    quindi, se non hanno ancora deciso, vediamo di farli fare le cose più semplici pos

  4. By Pietro Blu Giandonato on lug 24, 2011

    Napo, siamo d’accordissimo sul fatto che la IODL crei più confusione che altro (vedi commenti dell’altro articolo). Ma non per questo l’assenza assoluta di licenza (come purtroppo è tuttora per moltissimi dataset pubblici) sia da preferire ad essa.

    Appunto, cerchiamo di fare pressione affinché intanto si prenda coscienza dell’importanza di dotare di licenze d’uso anche i dati (e non solo il software), e nel contempo cerchiamo di capire quale sia la più idonea.

    Non sei d’accordo?

  5. By napo on lug 27, 2011

    L’ideale sarebbe spingere verso una “non licenza” ossia una dichiarazione di pubblico dominio.
    Semplice e efficace.
    Basterebbe una cosa tipo “tranne nei casi di violazione delle privacy o di segreto statistico o militare o di protezione flora e fauna; tutti i dati sono rilasciati come pubblico dominio”
    Capisco che la frase e’ forte, basterebbe (forse) aggiungere un “- se non specificato – ” dopo la parola “dati”.
    Comunque concordo: una regoletta che stabilisce cosa fare con i dati ci vorrebbe.

    PS: leverei la clausola “NC” nei post di questo blog :)

  6. By Pietro Blu Giandonato on lug 27, 2011

    L’ideale sarebbe spingere verso una “non licenza” ossia una dichiarazione di pubblico dominio.
    Semplice e efficace.

    E certo, sarebbe l’ideale… ma farebbe troppa paura alle PA :)

    PS: leverei la clausola “NC” nei post di questo blog

    Ci rincresce, ma non è il caso di farlo… già ora abbiamo grossi problemi con terzi che “riprendono” i nostri contenuti senza andare troppo per il sottile, usando largamente ctrl+c ctrl+v, e senza nemmeno citare la fonte.

  7. By napo on lug 27, 2011

    Mah … il Piemonte rilascia tutto in CC0 (=pubblico dominio) tranne alcuni casi.
    World Bank (che non e’ p.a.) rilascia in CC0.
    Non spaventa la p.a. ma qualche dinosauro, basta saperlo spiegare e poi qualcosa cambia.

    Riguardo il mio “ps”, non proseguo per non uscire dal seminato. Se non citano pero e’ il caso di ricordaglielo. Immagino ci abbiate gia’ provato.

  8. By Pietro Blu Giandonato on lug 27, 2011

    Ma noi infatti scriviamo TANTO proprio perché le cose vogliamo spiegarle anche ai dinosauri :)

    Ciò non toglie che la realtà vada sempre guardata in faccia, i dinosauri esistono ancora, e chiunque abbia lavorato in una PA lo sa bene. Tempo ci vuole, ma ce la faremo.

    Riguardo ancora i nostri contenuti, quando è stato necessario abbiamo fatto presente eccome che, prima ancora della licenza, ciò che va rispettato è il lavoro degli altri. E il nostro lo facciamo perché ci piace, non ci paga nessuno, e la miglior moneta sono i commenti e i pareri.

    Proprio come i tuoi Napo.

  9. By Pietro Blu Giandonato on mag 28, 2012

    La proposta di legge di cui si parla nell’articolo è stata finalmente approvata dalla Commissione Affari Generali (comunicato stampa) a distanza di quasi un anno.

    Pare il testo sia stato modificato, speriamo presto venga reso disponibile sul sito del Consiglio Regionale.

    Il prossimo passo sarà l’approvazione in Consiglio e conversione in Legge.

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