E’ ormai da qualche mese che ESRI, con ArcGIS.com è ufficialmente con la testa tra le nuvole. Giovanni Allegri ha già dato notizia di GISCloud in un precedente articolo, in effetti il primo servizio applicativo di GIS “evoluto” e abbastanza maturo totalmente utilizzabile via web.
I tempi, la tecnologia e il mercato per parlare di GIS in the cloud – come aveva teorizzato Vector One due anni fa – sono dunque ormai maturi, e la scelta di ESRI di lanciare la sua applicazione webGIS quasi assieme alla prossima release di ArcGIS 10 è quindi “dovuta”. Tanto più che la stessa ESRI ha stretto una partnership con Amazon Web Servicesgrazie alla quale è possibile “affittare” ArcGIS Server sulla piattaforma di cloud computing di Amazon.
A mio avviso però, ArcGIS.com va in totale controtendenza con le strategie alla base di progetti come appunto GISCloud o anche CloudMade e GeoCommons e in genere quelli basati su svariate soluzioni tecnologiche, volte a garantire l’interoperabilità tra i dati seguendo le specifiche dell’Open Geospatial Consortium.
Un GIS “in the cloud” dovrebbe essere “aperto” per definizione, almeno per quanto riguarda la possibilità per l’utente di utilizzare dati e servizi di mappa via web provenienti da svariate fonti. Certo, può non esserlo per la parte applicativa, come proprio GISCloud, mentre invece CloudMade offre risorse di sviluppo, e ancora GeoCommons offre servizi business ad-hoc. Bene, ArcGIS.com non lo è nè dal punto di vista dei dati utilizzabili, nè tanto meno applicativo (avevamo dubbi?), anzi è “ESRIcentrico” in una maniera oserei dire “ottusa”. Gli unici contenuti che è possibile caricare nel proprio account non sono, tanto per dire, nemmeno shapefile (sic!) ma formati proprietari ESRI come ad esempio Map Package e Layer Package, mentre tra i servizi di mappa via web si possono importare solo quelli erogati mediante ArcGIS Server… e non certo con formati OGC (WMS, WFS, ecc)!
Qui sotto potete “ammirare” una mappa che ho realizzato utilizzando esclusivamente dati erogati dalla Provincia di Trapani e dalla Regione Siciliana, ovviamente mediante ArcGIS Server. In realtà i dati della Provincia sono esposti in maniera un pò confusa, e lo si può notare consultando i singoli servizi nella relativa pagina di ArcGIS Server. In sostanza sono stati messi troppi layer assieme, spesso ripetendoli da servizio a servizio. Quelli della Regione invece sono organizzati con un singolo layer per ogni singolo servizio, e dunque meglio utilizzabili in ArcGIS.com. In realtà mettere più layer insieme in un solo servizio non è affatto sbagliato, anzi, a patto che lo si faccia seguendo il criterio di realizzare una “vista” o mappa, ovvero rendendo gli strati visivamente compatibili (trasparenze, ordine di sovrapposizione, ecc).
La mappa, incorporabile in pagine web mediante <iframe>, risulta estremamente scarna, con la possibilità di impostare solo la dimensione e metterci o meno un tool di zoom. L’obiettivo è quello di indurre l’utente a visualizzarla direttamente su ArcGIS.com cliccando sul link “Visualizza una mappa più grande”. E magari fargli aprire un account…
Insomma, il cloud GIS secondo ESRI è chiuso, sia dal punto di vista applicativo (e questo ci può pure stare) sia dell’interoperabilità con i dati. E di questo francamente non ne vedo proprio la necessità, visto che la sua posizione dominante – almeno nei segmenti business e pubblico – è sempre molto salda, e non sarebbe di certo stata intaccata dando la possibilità di utilizzare dati vettoriali come shapefile (non dico PostGIS) e importare servizi di mappa via web con standard OGC.
Post correlati:
- GIS Cloud – il cloud computing per il webgis
- GeoCommons contest… “Yes We Map”!
- ArcGIS Server 9.3: impressioni di utilizzo
- ArcGIS Server e Google Maps: come misurare correttamente le distanze
- Google Maps: modificare i percorsi con il mouse
I contenuti potrebbero non essere più adeguati ai tempi!









Pietro Blu Giandonato Risposta:
agosto 18th, 2011 alle 14:15
Innanzitutto vorrei sottolineare che l’articolo era volto a mettere in evidenza le scelte che ESRI ha posto alla base del servizio arcgis.com. Ribadisco infatti, a mio modesto avviso, che rendere la piattaforma blindata ai soli servizi ESRI sia una scelta discutibile, per i motivi già da me esposti. La possibilità di importare ora anche servizi WMS penso sia piuttosto recente, e probabilmente è dovuta al fatto di essersi resi conto di una iniziale scelta troppo autarchica. In un mondo dove si parla da anni di standard OGC e in un’Europa dove INSPIRE è sempre più imperativa per gli Stati membri, questa scelta mi sembrava sensata sin dall’inizio. Meglio tardi che mai.
La citazione dei servizi della Provincia di Trapani è del tutto incidentale, e se i toni nei confronti dei colleghi sono sembrati in qualche modo eccessivamente critici, me ne dispiace sinceramente, ma non c’era la minima volontà di sminuire il lavoro che molti enti locali fanno, spesso con grandi difficoltà sia di ordine tecnico che burocratico.
La mia intenzione era quella di sottolineare come molte Province e Regioni purtroppo non curano a dovere la composizione dei servizi di mappa via web, ed è una situazione molto diffusa. Si trattava dunque di una critica costruttiva, e spero venga valutata come tale.
Riguardo l’affidabilità dei servizi WMS, faccio presente che l’articolo è vecchio di più di un anno, le cose evolvono e ben venga il tuo commento che ci conferma come tutto ora funzioni.
Ancora, circa l’accusa di essere talebani per quanto mi riguarda non sono affatto legato ad un software piuttosto che un altro. Il mio obiettivo è quello di risolvere i problemi dei clienti nella maniera più efficace possibile, per loro come per me. Il vincolo lo danno loro, con i prodotti che utilizzano già. D’altro canto, non mi sembra una buona cosa affermare che una soluzione open sia più “spartana” e più complicata da usare, o meno personalizzabile. Anche qui, dipende tutto dalle necessità che l’ente o l’utente hanno.
Infine, riguardo la curva di apprendimento, anche qui tutto dipende dalla situazione di partenza, ovvero se l’utente usa o meno già uno specifico software GIS. Nell’ambito del mio lavoro di formazione, posso dire che chi non ha precedenti esperienze, apprende QGIS come ArcGIS con gli stessi tempi e difficoltà. Mentre chi usa già uno o l’altro con soddisfazione, molto difficilmente vorrà spendere del tempo per approfondire anche altre soluzioni.
E’ un discorso analogo alla scelta del sistema operativo per le proprie macchine. Chiedere a un utente che usa soluzioni Windows o Mac di “convertirsi” a Linux, nel 95% dei casi lo manda nel panico. Anche qui, la scelta è di opportunità: gli conviene? Se si, allora lo farà, altrimenti rimarrà dov’è. E qui potremmo aprire una enorme parentesi riguardo l’accezione di “convenienza”, con tutte le relative implicazioni di ordine etico e ideologico, ma non è la sede opportuna.
Insomma, onore a chi lavora duro, ma non trinceriamoci dietro scelte di campo oltranziste. Solo la discussione onesta e aperta fa bene a tutti…
[Rispondi]