1 gennaio, 2010 | di in » Entropia

Un paio di persone a me care scrivono racconti. Giocano con le parole, i tempi, i luoghi, le facce e i sentimenti. Creatori di impossibili mondi possibili.
Non usano quasi mai acido lisergico, e se lo fanno sfruttano le proprie scorte naturali. Il loro nutrimento è più tipicamente ciò che hanno intorno, ciò a cui possono attingere e avere accesso. Quando scrivono di gnomi e pensano a morbide colline verdi, e l’ispirazione non li supporta, cercano e trovano scintille molto facilmente. Lo facevano anche prima di internet, quando creavano mash-up analogici, ed i mash-up non esistevano ancora.

Il prossimo premio giornalistico internazionale potrebbe essere assegnato ad un giornalista per un report da Kibera, la più grande baraccopoli africana (a Nairobi, in Kenya). E’ abitata da più di un milione di persone, ma era soltanto un’area “vuota” in una mappa. Adesso grazie al progetto Map Kibera, creato dallo Humanitarian Team di OpenStreetMap, sarà più facile raccontare di un luogo così lontano e “difficile”, ed illustrarne meglio le condizione di vita. Senza la conoscenza di base della geografia di Kibera, sarebbe stato impossibile aprire una discussione su come migliorare il quotidiano dei residenti. I dati su un’entità e l’accesso a questi, ancora una volta consentono di creare un valore aggiunto, e di rendere visibile l’invisibile.

Diversi governi del mondo, ed in prima fila quello degli Stati Uniti, stanno spingendo per una politica in cui la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione abbiano un ruolo importante, mai avuto prima. Il governo presieduto da Barak Obama ha ad esempio emesso una direttiva, che obbliga ogni agenzia governativa ad aprire le proprie porte ed i propri dati ad i cittadini.
Tim Berners Lee – santo subito – è tra i promotori di linked data, un termine coniato per descrivere delle buone pratiche per la pubblicazione, la condivisione e la connessione di dati, informazioni e conoscenza, nel contesto del Web Semantico.
Un esempio concreto che concilia la politica del governo USA con i linked data è quello di Open Energy Info.

L’Ordnance Survey, l’analogo dell’Istituto Geografico Militare per la Gran Bretagna, ha da poco annunciato che consentirà (intorno ad Aprile del 2010) il libero accesso ad alcuni dei prodotti cartografici digitali (raster e vector) che produce. In questo modo i dati “can be used for digital innovation and to support democratic accountability“. Mica male.

Il 2010 sarà probabilmente un anno in cui il tema dell’accesso ai dati sarà tra quelli “forti” sia in termini di discussione, che in quelli di risorse messe in gioco (umane ed economiche), che per risultati ottenuti. Riceverà attenzione non soltanto (e come ovvio) da parte dei cittadini, ma anche (e finalmente) da chi governa il pianeta e prende decisioni. Sentiremo sempre più spesso parlare (aiutooo) di web 3.0.

Se la previsione di sopra si avvererà, sarà più facile raccontare storie: romanzi, racconti, report giornalistici, blog, cinguettii, video, mappe, e chi più ne ha (in testa) più ne metta.
Il mio augurio per il prossimo anno è che tutto ciò si realizzi (e che nel tempo si rafforzi). Dovrà essere un futuro non uguale, ma il più omogeneo possibile per tutti: che se ne fa un cittadino di Nairobi di Map Kibera, se non ha una connessione internet (e magari nemmeno il pc, e mi fermo)? Ma il digital divide è problema molto più diffuso di quanto ci si possa immaginare: in Italia soltanto il 47,3% dei cittadini ha un accesso ad Internet.

Se l’attenzione verso le politiche open si rafforzerà, sarà obbligatorio innovare continuamente, e di conseguenza migliorerà la qualità della vita di ciascuno.

Raccontare storie per fare sognare, evadere, informare, formare e per esaltare le capacità degli altri; “ispirare altre persone e fare brillare i loro occhi” (è una citazione da qui).

Buon 2010 da tutta la redazione di TANTO

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  2. feb 3, 2010: L’unita’ di tutte le scienze e’ trovata nella geografia « map freely

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