12 settembre, 2008

Non so per quale motivo non abbia scritto finora un post su una delle cose che mi piacciono TANTO: il geocaching.

Forse perché ho pensato banalmente che tutti coloro che lavorano con GIS e cartografia digitale possiedano un dispositivo GPS, e per la regola della transizione che costoro conoscano anche il geocaching.

Nata nel 2000, all’indomani della fatidica caduta della “selective availability”, si tratta di una sorta di grande caccia al tesoro mondiale, alla quale possono partecipare i possessori di un GPS e di una gran voglia di cercare scatolette nascoste da loro simili.

Unico indizio, ovviamente, una coppia di coordinate rigorosamente espresse in WGS84. Lo scopo è dunque quello di recarsi nel luogo indicato e cercare il tesoro (cache), consistente in una scatola con dimensioni che possono andare dal contenitore per rullini a quelle di un secchio (sic!).

Cosa c’è dentro? Ci trovate sempre almeno un log book, sul quale registrare il proprio nome e la data del ritrovamento, perchè come avrete intuito, i cache non vanno mai portati via. Come optional potreste trovare oggetti collocati dal proprietario o dai “geocacher” che l’hanno trovato. Tra questi i più curiosi sono i “trackables“, oggetti tra i più vari che hanno un codice univoco e dunque tracciabili nel loro viaggio incessante da un geocache all’altro. Ogni cacher che trova un trackable ha l’onere e l’onore di ricollocarlo in un altro cache. Ce ne sono alcuni che hanno fatto il giro del mondo.

Per un geocacher, oltre all’entusiasmo di trovare e loggare il maggior numero di cache, c’è anche quello di collocarne tante, in posti curiosi, dai più affollati delle grandi città (nella sola Milano ce ne sono a decine), a quelli lontani dalle rotte migratorie turistiche.

Personalmente trovo affascinante attrarre gente in luoghi che ritengo belli da visitare, insoliti o interessanti da tanti punti di vista. Eppoi ci sono tanti tipi di cache, e per trovarli bisogna saper cercare, o risolvere dei piccoli rompicapo. Un tipo speciale è ad esempio l’Earthcache, ovvero un luogo singolare dal punto di vista geologico (c.d. geosito), al quale viene sempre associata un’attività didattica da effettuare per poter “loggare”, ovvero registrare la propria visita. Ci sono poi alcuni geocacher puristi che non usano nemmeno il GPS, ma solo carte topografiche in puro sile “orienteering”.

E’ facile intuire la grande valenza che il geocaching ha dal punto di vista ambientale. Il rispetto dei luoghi nei quali si trovano i cache è fondamentale, regola non scritta è quella di portar via eventuali rifiuti che vebgono trovati.

Il geocaching poi è uno sport fantastico da fare in compagnia ma soprattutto soli, io veramente lo adoro per questo. Anche perchè la strana abitudine che i geocacher hanno di partire alla ricerca di una scatoletta, all’improvviso, nel bel mezzo di una gitarella è difficilmente comprensibile da parte di amici che magari vi accompagnano. Cacciare di tasca il GPS, guardarsi intorno, dire: “torno subito” e stare via un tempo interminabile per poi tornare con un sorriso di soddisfazione stampato sul volto, giustificarlo col fatto che avete trovato il “cache”, e magari pure un Travel Bug, è un “FTF”, e dovete correre a “loggarlo” al piu’ presto… No, sarebbe decisamente troppo per i vostri amici.

Durante la mia recente vacanza in Abruzzo sono a malincuore passato davanti a 4 geocache perchè nessuno della compagnia voleva assecondarmi in questa passione… Ma per uno, almeno per uno, ho piantato in asso famiglia e amici ad Anversa degli Abruzzi, ho preso la macchina e ho detto loro: “Ci vediamo tra un paio d’ore!”. Mi sono inerpicato su su per raggiungere un paesino, Castrovalva, e cercare un cache vicino a una chiesetta sbattuta su un crinale… il fantastico panorama, da solo, valeva la ricerca.

Ecco perchè amo questo sport: ti porta e ti fa portare gente in luoghi unici. E’ l’ebbrezza della ricerca, del perchè quella scatoletta è stata messa proprio lì.

Insomma il mio invito, da entusiasta geocacher, è quello di provarci anche voi… Date un’occhiata al sito ufficiale e quello della comunità italiana, individuate le cache più vicine a dove siete con il mashup di Google Maps o con il Geocache browser di Google Earth (bisogna iscriversi su geocaching.com per scaricarlo) e fatevi prendere dalla voglia di cercarle!

GC_Puglia

Non rimane che augurare buona caccia a tutti.. nel senso più pacifico possibile.

17 luglio, 2008

La grande ambizione del progetto OneGeology.org è quella di creare e mettere a disposizione di tutti la grande carta geologica digitale del mondo intero

Si tratta di un’iniziativa internazionale, promossa dalla rete dei Servizi Geologici di numerosi Paesi, dalle Americhe all’Europa, dall’Africa fino all’Asia. L’Italia è rappresentata dall’Agenzia per i Servizi Tecnici Nazionali (APAT), che anni fa ha fagocitato il glorioso e compianto Servizio Geologico d’Italia.

Ah, giusto per completezza, pare che il nuovo Governo voglia diluire ulteriormente il ruolo dell’APAT accorpandola con l’ICRAM e INFS, per costituire l’Istituto di Ricerca per la Protezione Ambientale (IRPA)… a voi le riflessioni.

Gli obiettivi di OneGeology sono essenzialmente:

  • Rendere accessibili le carte geologiche esistenti in qualsiasi formato digitale siano disponibili in ogni Paese.
  • Trasferimento di know-how a coloro che ne hanno bisogno, adottando un approccio che riconosca che le diverse nazioni hanno differenti capacità di partecipazione.
  • Stimolare un rapido aumento dell’interoperabilità, attraverso lo sviluppo e l’uso del “GeoSciML”, un Geography Markup Language per le geoscienze. Per saperne di più fare clic qui.

Le carte geologiche fornite dai Paesi partecipanti possono essere ammirate grazie al geoportale del progetto, mediante una semplice applicazione webgis che riesce a mosaicare i dataset geologici. E’ possibile esportare le mappe costruite nel geoportale in KML o WMC per poterle ammirare in Google Earth o in altre applicazioni che supportano questi formati.

portal_onegeology

Insomma… una iniziativa davvero interessante e lungimirante, soprattutto nell’ottica di rendere accessibili in maniera semplice ed aperta dati che altrimenti rimarrebbero disponibili solo ad una stretta cerchia di addetti ai lavori.

Dimenticavo… vi consiglio vivamente di visitare ora e in futuro, perchè in continuo aggiornamento, la sezione OneGeology eXtra con curiosi riferimenti all’influenza che la Geologia ha avuto in numerosi altri campi dello scibile umano (Culture), risorse fantastiche per la didattica (OneGeology4Youngsters) e uno Showcase con i migliori esempi di utilizzo della cartografia geologica digitale…

Up the Geology!!

3 novembre, 2007

Il servizio Geologico americano (USGS) e la NASA, tra il 1971 ed il 1998, hanno prodotto delle bellissime carte Geologiche dei pianeti del nostro sistema solare. La cosa che mi ha colpito è che non sembrano carte geologiche, ma sperimentazioni di un grafico giapponese di grido.

Alcune mappe: La Luna, Mercurio, Marte, Venere, Io (una luna di Giove), Ganymede e Callisto.

 

Digital Geologic Maps of the Planets

20 ottobre, 2007

Il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) – insieme alla’Associazione dei Geologi dello Stato Americano (ASGS) – ha pubblicato un nuovo schema di colori, associato all’ultima revisione revisione della scala geocronologica. Lo schema verrà usato dai geologi americani per standardizzare l’uso dei colori per tutta la cartografia geologica prodotta. E’ stato pubblicato anche il seguente podcast correlato, dal titolo “Geologic Maps—The World Beneath Your Feet”.

[audio:http://www.usgs.gov/corecast/podcasts/audio/ep12/geologic_map.mp3]

Una standardizzazione simile sta avvenendo anche in Italia nel contesto del Progetto CARG (CARtografia Geologica): “avviato nel 1988, prevede la realizzazione dei 652 fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 per la copertura dell’intero territorio nazionale.”

usgs time scale

Qui il pdf.


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