27 ottobre, 2014 | di

Preso dalle tante sollecitazioni arrivate dall’emergenza maltempo a Genova, Parma e Alessandria, ho pensato di iniziare a raccogliere dati e informazioni legate al Rischio idrogeologico in terra di Sicilia.
Ho constatato una barriera di accesso alle informazioni sui siti ufficiali della Pubblica Amministrazione, e anche le notizie reperibili attraverso articoli giornalistici, non riescono a dare una risposta chiara ad una domanda semplice: sono in pericolo?

Fornire gli strumenti per dare una risposta, significa fare una buona informazione civica, un obiettivo alto e stimolante per chi gestisce la cosa pubblica, ma che alle volte non è nemmeno abbozzato.

Per valutare il mio rischio devo rispondere almeno ad altre due domande:

  • vivo vicino ad un rischio naturale?
  • se sì, quanto è elevato?

I contenuti utili a definire la cosa sono disponibili, ma non permettono di passare dalla propria e personale conoscenza del territorio alla sua rappresentazione istituzionale.

Ho concentrato la mia ricerca sul rischio idrogeologico e sono “caduto” in questo articolo del Giornale di Sicilia: nella mia regione ci sarebbero 22 mila aree a rischio.
Il progetto di riferimento è il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), “lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la  difesa dal rischio idrogeologico del territorio siciliano“.
Il sito web ufficiale è http://www.sitr.regione.sicilia.it/pai/, tenuto aggiornato nel tempo e ricco di pagine contenenti numerosi allegati (essenzialmente file PDF, compressi in file .zip). Mi aiuta a rispondere alle questioni poste sopra?

Non credo, salvo non conoscere ad esempio i nomi dei bacini idrografici locali, cosa ignota al 99 % delle persone che frequento. Ma anche sapendo il nome del bacino – ad esempio “Torrente Saponara, Area Territoriale tra i bacini T.te Saponara e F.ra Niceto” – ci si trova davanti a barriere di comunicazione come quella dell’immagine di sotto.

pai_folder

Qual è il significato del nome di questi file? Ne apro qualcuno, guardo un po’ dentro e cerco di capire? Non credo possa essere così, e sicuramente non può essere solo così.

Dati come questi devono essere pubblicati anche in maniera immediatamente comprensibile e leggibile da tutti: me, mia mamma, un giornalista, un pittore, un tecnico comunale, mio nipote il grande, il vicino di casa e financo da Gerlando.
Solo come esempio, per quell’insieme di persone che ha accesso al web, una semplice mappa come questa dà un’informazione che è subito comprensibile ad una platea vasta: dovo sono le aree a rischio frana in Sicilia, e qual è il grado di rischio.

sicilia_rischio_frane_pai_t

Non scrivo tutto questo per fare una critica al PAI, è un progetto che non conosco e che immagino essere di qualità.

La barriera non è la presenza/assenza delle informazioni ma il loro scarso grado di utilizzabilità civica. Sarebbe auspicabile una collaborazione con la cittadinanza per trovare le modalità per superarla. Il risultato può essere proprio una mappa facilmente comprensibile da tutti.
Si tratta di un problema molto più semplice di quello del rischio idrogeologico, cionondimeno affrontarlo e risolverlo sarebbe una scelta politica con benefici a catena per tutti.

Invito la Regione Siciliana a costruire sul tema del rischio idrogeologico (e sul rischio in generale) una strategia di comunicazione e di informazione civica di qualità, senza barriere e ad ampio spettro.
Ad aprire di più e meglio i dati relativi, in modo che possano essere realizzate analisi e rappresentazioni del tema che oggi nemmeno immaginiamo. La carta interattiva di sopra, è stata implementata grazie a 2 servizi aperti: quello messo a disposizione dal Geoportale Regione Siciliana (special thanks ad Agostino) e l’ortofoto RealVista.

Una delle conseguenze dell’apertura dei dati è proprio quella di creare le precondizioni per raccontare meglio il proprio il territorio, in ciò per cui brilla e in ciò per cui è a rischio.
E io di queste storie vorrei poterne leggere tante.

NdR: questo articolo è pubblicato anche sul blog di Open Data Sicilia.

26 luglio, 2013 | di

Oggi questo blog festeggia il suo ottavo compleanno!

Soltanto una ricorrenza, l’occasione per voltarsi indietro e poi guardare avanti. Una piccola festa per un gruppo di persone sparso in tutta Italia, che dietro questo spazio virtuale coltiva la passione per la geomatica e un rapporto personale speciale. Questo spazio, come già scritto (probabilmente) in altre occasioni, lo chiamiamo il “Bar dietro al router”. Perché incontrarsi frontalmente è difficile, ma lo si fa molto spesso come se avessimo una birra in mano, mescolando serio e faceto, passando dalla “supercazzola” al come raccontare storie con una mappa.

Qualche settimana fa alcuni di noi si sono “incontrati” al bar per caso, ed in piena entropia qualcuno ha detto: “avete visto che con Flipboard finalmente si possono creare magazine a più mani?”. Le persone lo usano per leggere e raccogliere notizie sui temi a cui sono più interessati, “curando” le loro storie preferite nelle proprie riviste.

Queste cose ci piacciono e da lì a poco abbiamo pensato di creare un TANTO su Flipboard. Si trattava però di una risorsa leggibile soltanto sulla App per smartphone. Da tre giorni invece tutti i magazine generati su questa piattaforma sono finalmente consultabili anche tramite browser e TANTO magazine lo trovate qui: http://bit.ly/FlipTANTO.

Cosa sarà non lo abbiamo ancora definito bene. Ci saranno sicuramente tutti i nostri post “regolari”, ma soprattutto le segnalazioni di tutti quegli elementi che ci sembrano stimolanti e degni di nota, per cui non si ha purtroppo il tempo di fare molto di più di una condivisione “curata”. Le differenze che contraddistinguono i frequentatori di questo bar dovrebbero essere il valore aggiunto.

Aldilà del compleanno, e del nostro magazine, Flipboard merita una menzione speciale per la sua capacità di rendere la lettura delle più svariate fonti web più bella, ricca e immediatamente condivisibile con chi si vuole. Provate a sfogliare il vostro dashboard twitter con questo strumento, e vi sembrerà di vedere qualcosa di apparentemente nuovo e di grande interesse. I magazine di gruppo aggiungono la possibilità stimolante di costruire insieme qualcosa a cui si tiene.

Buona lettura!

tanto_flippato

21 novembre, 2011 | di

L’uccellino è quello di Twitter, uno dei più famosi servizi di social networking e di microblogging. Nasce nel 2006  e in Italia è diventato uno strumento di massa da poco tempo, ma continua ad essere meno utilizzato e soprattutto meno capito rispetto ad altri servizi concorrenti. Ovviamente sto pensando a Facebook.

E’ un strumento con cui gli utenti pubblicano messaggi di testo (non più lunghi di 140 caratteri) su ciò che sta avvenendo nella loro vita, con link a cose che ritengono interessanti, divertenti o utili; per se stessi e per i follower (l’analogo di quello che in altre piattaforme viene infelicemente definito “amici”). Le persone lo usano in vario modo, come una fonte di news seguendo certi utenti e network di utenti, come chat-room o come piattaforma di (micro)blog. Tutto sommato potrebbe sembrare qualcosa di più di un SMS, ma non è così.

E’ uno degli strumenti di “passaparola” più efficaci sia in termini di numeri, che di sostanza. Ma qui i numeri contano meno, perché anche se hai soltanto 10 follower, il tuo messaggio promozionale, la tua richiesta di aiuto, la tua battaglia politica, potranno raggiungere migliaia e migliaia di utenti. Perché su Twitter segui le persone e non i contenuti, e se un utente che “mi piace” segnala qualcosa, la leggerò con occhi diversi e probabilmente la rilancerò a mia volta, dando vita ad un effetto domino di cui non posso conoscere le dimensioni.

E questo per dire dell’uccellino.

ASITA 2011 è invece  la quindicesima Conferenza Nazionale ed EXPO della “Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali”. Sulla pagina dedicata all’evento si legge

[...]l’Informazione Geografica rivesta un ruolo di infrastruttura abilitante per tanti settori di intervento pubblico, dall’efficienza energetica alla mobilità, dal monitoraggio ambientale alla comunicazione con i cittadini e alla promozione turistica e quanto le tecnologie geomatiche possano contribuire alla realizzazione di servizi innovativi a partire dal primo livello di governo costituito dai Comuni italiani.[...]

Questi temi ci sembravano (e ci sembrano) importanti e per questo con Pietro Blu e Sergio abbiamo discusso sull’idea di utilizzare il web per dare voce all’evento, per farlo vivere sul web, per creare uno spazio virtuale di incontro e confronto sui temi delle varie giornate.

Twitter c’è sembrato lo strumento più giusto, ma non ci siamo inventati nulla, anzi abbiamo provato a mettere in pratica e sperimentare quello che si fa in tutto il mondo: scegliere un hashtag, farlo conoscere, sperare che venga utilizzato ed alimentarlo un po’.

L’hashtag è un’etichetta che si può utilizzare per contrassegnare parole chiave in un Tweet, in modo da poterli organizzare e raggruppare. Gli hashtag sono preceduti dal simbolo “#” e possono essere inseriti in qualsiasi parte di un messaggio. Ogni etichetta verrà trasformata in un collegamento ad una pagina che raggruppa gli ultimi Tweet che la contengono, e potrà anche essere usata per fare ricerche tra tutti i post pubblicati su Twitter.
Un esempio pratico, triste ed attuale e quello #tahrir: si tratta dell’hashtag scelto dalla rete, per ciò che sta avvenendo in Egitto. Un altro più leggero è #sopravvalutati.

Per ASITA 2011, non siamo stati particolarmente creativi, abbiamo scelto #ASITA11.  Un hashtag non è in realtà scelto da nessuno, perché non basta trovare la parola giusta; è necessario, come dicevo sopra, che si instauri una piccola reazione catena, e non è detto che avvenga. In questo caso siamo partiti da qui, e poi “poco poco, piano piano” la cosa è cresciuta. Niente di imponente, ma seguirne l’evoluzione e la crescita è stato divertente e didattico.

Un po’ di numeri:

  • 224 tweet
  • 7 giorni di “vita”, dal 13 al 19 novembre
  • 31 utenti

Gli utenti più attivi sono stati @Benny_65, @TICONZER0, @rivistageomedia, @massimozotti e @pietroblu.

I primi giorni sono stati un po’ fiacchi e per un po’ abbiamo pensato che non sarebbe partita nessuna reazione a catena. Dopo i primi due, a manifestazione ancora ferma, la cosa ha iniziato a prendere vita, con 25 Tweet il primo giorno. La punta si è raggiunta il penultimo giorno con 85 messaggi, sia perché il “passaparola” cresceva, sia perché coincide spesso con il giorno con più presenze.

Tutti i Tweet sono accessibili online, tramite Twitter. Per comodità di chi legge, li ho comunque pubblicati qui. In corrispondenza dell’id del messaggio ho inserito un collegamento ipertestuale che consente di accedere al messaggio originale. Ci sono anche gli aggregati da cui ho ricavato i due grafici di sopra.

In questa settima di osservazione ho notato alcuni elementi interessanti:

  • utenti che non usavano Twitter da diversi mesi – vedi Sergio – hanno ripreso ad utilizzarlo per l’occasione, e sembra abbiano preso voglia di continuare a farlo
  • aziende come la mia, che nemmeno avevano un account, l’hanno creato in questa settimana. Questo il minimale debutto
  • una rivista del settore, che sino ad #ASITA11 non aveva quasi mai usato un hashtag su twitter, lo ha iniziato a fare intensamente, contribuendo non poco all’effetto domino
  • chi, come me, non era presente a Parma ha potuto seguire un po’ della manifestazione
  • per alcuni è stato un modo per conoscersi un po’ meglio, per farsi compagnia e magari due risate
  • ci si è confrontati su alcuni temi anche in modo netto
  • è stato lo strumento usato per fare da “moltiplica” ad alcune voci critiche, che si sono espresse in rete (qui e qui)

Si tratta di uno strumento poco conosciuto ed intrinsecamente non controllabile. Probabilmente quando gli organizzatori della manifestazione guarderanno il risultato di questo test, proporranno di replicarlo ufficialmente per l’anno venturo e con il giusto supporto organizzativo.
Non ero presente in situ, ma il tema del web 2.0 (Twitter è uno dei mille esempi) e quello dell’open (non solo source), sono sembrati abbastanza laterali e lontani da ASITA. L’informazione geografica, non ne può più fare a meno.

L’accesso ai dati, ai dati “grezzi”, è stato una chiave di volta. Senza poter scaricare le informazioni su tutti i cinguettii, non sarei riuscito a scrivere questo post: sono stati ispiratori e propedeutici per la creazione di alcuni degli “oggetti” creati per l’occasione. L’accesso ai dati consente potenzialmente agli utenti di sviluppare superpoteri, e per questo deve essere sempre di più un tema soprattutto politico. Per fortuna sembra che stia accadendo.

Ho provato a raccontare tutto questo in modo visuale, cercando ove possibile di mantenere sempre coerente il filo temporale. Qui sotto il risultato, che potrete pure vedere a schermo intero (VE LO CONSIGLIO!).

In ultimo ringrazio Pietro Blu Giandonato, per avere contribuito a realizzare tutto questo. Buona visione.


Letture consigliate (la prima è per me straordinaria):

  1. «mom, this is how twitter works. | not just for moms!», S.d., http://www.jhische.com/twitter/.
  2. «Internazionale » L’arte del tweet», S.d., http://www.internazionale.it/l%E2%80%99arte-del-tweet/.
  3. «Twitter for beginners», S.d., http://www.slideshare.net/onlinejournalist/twitter-for-beginners-1012050?type=powerpoint.

Strumenti utilizzati:

  1. The Archivist Desktop, per scaricare Tweet con l’hashtag #ASITA11
  2. Google Docs, per il foglio elettronico online con tabelle pivot e grafici
  3. Storify, per raccontare una storia a partire da varie schegge di web

14 aprile, 2008 | di

Uno dei sentieri meno battuti dei dati geografici è quello relativo alla loro comunicazione. E’ davvero difficile, se non impossibile, trovare soluzioni, plugin o applicazioni capaci di tirare fuori prodotti multimediali utili a facilitare la divulgazione di dati spaziali, soprattutto quando la dimensione tempo è fondamentale.

Mostrare efficacemente i trend evolutivi di dati demografici, epidemiologici, ambientali, facendo uso di animazioni è tutt’altra cosa rispetto ad una monotona, fredda sequenza di diapositive di mappe o grafici.

Ed ecco che ci viene in soccorso UUorld, geniale quanto semplice applicazione a metà strada tra GIS e produzione multimediale… in realtà molto più GIS. UUorld è in effetti un viewer di dati geografici con funzionalità estremamente semplici rispetto ai suoi “colleghi”, ma ha un target molto specifico: quello di facilitare e rendere efficace la comunicazione dei dati.

Il punto di forza di UUorld è quello di essere un viewer GIS “4D”, con la possibilità di creare “mappe animate” nelle quali vengono mostrati i trend evolutivi di uno specifico dato, legato ad unità di aggregazione spaziali, come ad esempio le singole nazioni. Così potremo capire ad esempio in che modo si è diffuso l’uso di internet in Europa dal 1990 al 2004, o mettere in evidenza il tasso di analfabetismo a livello mondiale negli ultimi 30 anni.

UUorld_1

Una volta selezionato il dato che si vuole analizzare e l’area di riferimento (Europa, Africa, Asia, Americhe o il mondo intero) si potrà scegliere la modalità con la quale visualizzarlo, tra poligoni estrusi che vanno su e giù, gradienti di colore o entrambe. Non resta che inquadrare l’area da visualizzare aggiustando tilt/zoom e cliccare Play, potrete dunque osservare con una efficacissima animazione cosa è successo nel mondo in un determinato periodo di tempo.

Naturalmente è possibile esportare il risultato in diversi formati multimediali, dalla semplice immagine statica al filmato con encoding MPEG-1, MPEG-4, Flash Video e AVI.

L’applicazione è scaricabile ed utilizzabile liberamente, ed è fornita con un set di dati “embedded” di tipo demografico, sociologico, epidemiologico aggregati a livello nazionale, messi insieme dal gruppo di sviluppatori di UUorld. Il dato raster di base usato come riferimento è il classicissimo Blue Marble global mosaic.

Sebbene UUorld sia freeware, è di fatto sviluppato da una software house che basa il suo business sull’assistenza e la consulenza alla realizzazione di applicazioni ad hoc. E il suo limite purtroppo sta proprio in questo. Al momento non è possibile infatti importare dati dall’esterno, e si può solo sperare che questa funzionalità venga presto implementata.

UUorld rimane quindi per ora un bell’applicativo, non customizzabile con dati esterni, ma semplice nell’uso ed efficace nella rappresentazione delle informazioni. Lo vedo particolarmente utile come strumento di analisi delle questioni globali a scuola. Non rimane che sperare il team di sviluppatori sia magnanimo e con le prossime release possa essere possibile importare dati.


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