Archivio per la categoria ‘Up close and personal’
2 febbraio, 2010
L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia. Il significato della geografia è che essa presenta la terra come la sede duratura delle occupazioni dell’uomo. (John Dewey)
Alle elementari avevo un maestro che insegnava geografia e che tirava giù una carta geografica del mondo davanti alla lavagna. Avevo un compagno di classe al sesto anno che un giorno ha alzato la mano e ha indicato la costa orientale del Sudamerica; poi ha indicato la costa occidentale dell’Africa e ha chiesto: «Sono state mai unite?». E il maestro ha risposto: «Certo che no, è una cosa ridicola!». Lo studente cominciò a fare uso di droghe e sparì. L’insegnante è diventato consigliere scientifico dell’attuale amministrazione (ndr Bush). (dal film documentario statunitense del 2006 “Una scomoda verità”, diretto da Davis Guggenheim).
Nella mia geografia ancora sta scritto che tra Catanzaro e il mare si trovano i Giardini delle Esperidi. (George Robert Gissing, da Sulle rive dello Jonio).
L’arma del giornalista è la penna o la macchina da scrivere. L’arma del giornalista sotto vetro smerigliato è la bacchetta o la carta geografica. (Sergio Saviane).
Lungo la costa dell’Africa del Sud-Ovest, delimitato da montagne di origine vulcanica da una parte e dall’Atlantico dall’altra, si stende uno dei più antichi e selvaggi deserti della terra. I geografi chiamano questa zona la Costa degli Scheletri, perché le sue spiagge sono disseminate dei relitti delle navi che vi hanno fatto naufragi. (Ronald Schiller da “Nel mondo dei diamanti”).
A partire dal settembre 2010, secondo le intenzioni del Governo ed in assenza di ulteriori sviluppi, dovrebbe prendere il via la riforma della scuola superiore.
In tal senso il Ministero della Pubblica Istruzione ha predisposto degli appositi siti web per comunicare la riforma dei Licei, degli Istituti Tecnici e dei Professionali.
Nell’intento di fornire una informazione chiara, trasparente e per quanto possibile completa, segnaliamo i tre DPR sopra menzionati appositamente recuperati dal sito del Senato e pubblicati su Scribd.
Da informazioni che abbiamo raccolto su internet, sappiamo che i quadri orario allegati ai suddetti DPR sono stati ulteriormente aggiornati la settimana scorsa, purtroppo in senso peggiorativo. La Gilda degli Insegnanti di Venezia ha messo a disposizione tali versioni “ufficiose” dei quadri orario per i Licei – che al 95% pare costituiranno le versioni definitive – oltre a delle note che aiutano a comprendere le modifiche introdotte.
Di seguito riteniamo utile riportare sinteticamente le cifre riguardanti la riduzione della Geografia alle scuole superiori, confrontando le ore attualmente insegnate con quelle previste dalla riforma Gelmini. Innanzitutto è utile ricordare come questa riorganizzi i Licei, i Tecnici e i Professionali, tentando di razionalizzare la pletora di sperimentazioni che sono state attivate grazie all’autonomia della quale godono le singole scuole. Intento meritorio certamente, ma difficilmente potrà sfuggire il reale obiettivo del Governo, ovvero la riduzione della spesa nella scuola mediante la drastica riduzione del monte ore di circa il 5% sul totale. Riduzione che ovviamente va a colpire alcune materie, tra queste la Geografia e le Scienze.
Per quanto riguarda i Licei, la situazione sembra in verità ancora molto confusa. Sul sito del Ministero i quadri orario del Classico, delle Scienze Umane e del Linguistico mantengono ancora la Geografia con 2 ore a settimana nel biennio, mentre quella ufficiosa diffusa dalla Gilda la vede accorpata alla Storia. Per lo Scientifico e tutti gli altri indirizzi invece l’accorpamento è cosa certa.
Questa operazione ridimensionerebbe dunque la Geografia dalle attuali 2 ore settimanali nel biennio a una condivisione con la Storia, a discrezione dell’insegnante.
La situazione diventa drammatica invece per gli Istituti Tecnici, con una pressoché totale scomparsa della Geografia che non avrà il “paracadute” dell’accorpamento come accade nei Licei. Attualmente questa viene insegnata per 3 ore a settimana nel biennio degli Industriali e 6 e 4 ore rispettivamente nel biennio degli Aeronautici e Nautici, mentre sparirà totalmente nella riforma Gelmini.
Negli Istituti del settore Economico la Geografia viene attualmente insegnata per 6/8 ore nel triennio a seconda degli indirizzi dei Tecnici Commerciali e Turistici. La riforma Gelmini, invece, ne prevede 6 di ore nel biennio, più altrettante nel triennio dell’indirizzo Turismo. Apparentemente una situazione migliorativa, ma si tratta dei quadri orario ufficiali, non sappiamo cosa è previsto in quelli che sono stati modificati la settimana scorsa.
E’ in questo contesto che vogliamo segnalarvi l’appello in favore dell’insegnamento della geografia, che, se vorrete, potete sottoscrivere.
Non vogliamo convincere nessuno dell’importanza dell’insegnamento della geografia. Non è necessario.
Vogliamo parlare dello studio della geografia come disciplina che educa alla libertà.
Il cuore di questa materia non risiede nell’indicazione della superficie di uno Stato, nel tratto dei rilievi montuosi o nell’elencazione delle principali città.
Noi crediamo che il cuore dell’insegnamento della geografia risieda nelle danze dei Dervishi, nelle rotte letterarie tra Melville e Kerouak e nei viaggi dei grandi esploratori, nel comprendere come si evolva l’avanzata dei talebani nel nord del Pakistan ovvero di come sia cambiata nel tempo la dislocazione delle forze statunitensi in Iraq, nella musica ascoltata e suonata dai popoli, nelle immagini di luoghi remoti, ma anche quali siano i problemi del proprio quartiere.
Tutto questo vuol dire apprendere la geografia: una scienza che dalla morfologia terrestre giunge a disegnare i tratti dell’uomo che la abita.
Ed è per questo che l’importanza di questo appello non si risiede solo in un mero calcolo matematico delle ore da dedicare nelle scuole allo studio della geografia, ma anche nella qualità didattica dello studio di questa materia che apre gli orizzonti, è il caso di dire, degli studenti ed educa il loro cuore e la loro mente alla conoscenza del diverso, alla comprensione delle proprie origini e del proprio territorio, delle realtà sociali, economiche e politiche che ci circondano cui nessuno può dirsi estraneo se vuole vivere una esistenza libera e, perché no, anche avventurosa e coraggiosa, come ognuno di noi si augura essere la vita propria e dei propri figli.
Non siamo da soli, ma insieme a:
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10 gennaio, 2010
Note personali a seguito dell’intervista di Andrea Borruso al prof. Franco Farinelli
Quando debbo presentarmi in rete, utilizzo sempre più o meno quest’affermazione: “Credo che l’Informazione Geografica sia uno degli ambiti più affascinanti della nascente Società della Conoscenza”. Sono affezionato all’aggettivo “nascente”, mi fa sentire particolarmente partecipe di una trasformazione, di una rivoluzione senza precedenti nella storia dell’umanità, al cui centro viene posto proprio ciò che ci rende consapevoli del nostro essere: la funzione cognitiva. Sento quindi come privilegio il vivere nell’epoca in cui alla società pastorale ed agricola, a quella industriale se ne aggiunge un’altra: quella della conoscenza.
In questa cornice, occuparsi di Informazione Geografica è un’opportunità speciale. Essa è:
- un crogiolo per un gran numero di tecnologie: GIS, RS (telerilevamento), ERP (sistemi informativi per la pianificazione delle risorse), GPS, RFID (tecnologie per l’identificazione a radio frequenza), BI (business intelligence), WEB(x.0), ecc., ecc., ecc.;
- “nidi” di network: reti di competenze discipline, saperi, domini applicativi; reti organizzative ancor prima che tecnologiche.
Penso ancora che tutto quello che si sperimenta, s’inventa, si realizza in questo quadro diventa stock di conoscenza, disponibile oltre i confini dell’Informazione Geografica: cioè è essa stessa conoscenza!
(continua…)
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1 gennaio, 2010
Un paio di persone a me care scrivono racconti. Giocano con le parole, i tempi, i luoghi, le facce e i sentimenti. Creatori di impossibili mondi possibili.
Non usano quasi mai acido lisergico, e se lo fanno sfruttano le proprie scorte naturali. Il loro nutrimento è più tipicamente ciò che hanno intorno, ciò a cui possono attingere e avere accesso. Quando scrivono di gnomi e pensano a morbide colline verdi, e l’ispirazione non li supporta, cercano e trovano scintille molto facilmente. Lo facevano anche prima di internet, quando creavano mash-up analogici, ed i mash-up non esistevano ancora.
Il prossimo premio giornalistico internazionale potrebbe essere assegnato ad un giornalista per un report da Kibera, la più grande baraccopoli africana (a Nairobi, in Kenya). E’ abitata da più di un milione di persone, ma era soltanto un’area “vuota” in una mappa. Adesso grazie al progetto Map Kibera, creato dallo Humanitarian Team di OpenStreetMap, sarà più facile raccontare di un luogo così lontano e “difficile”, ed illustrarne meglio le condizione di vita. Senza la conoscenza di base della geografia di Kibera, sarebbe stato impossibile aprire una discussione su come migliorare il quotidiano dei residenti. I dati su un’entità e l’accesso a questi, ancora una volta consentono di creare un valore aggiunto, e di rendere visibile l’invisibile.
Diversi governi del mondo, ed in prima fila quello degli Stati Uniti, stanno spingendo per una politica in cui la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione abbiano un ruolo importante, mai avuto prima. Il governo presieduto da Barak Obama ha ad esempio emesso una direttiva, che obbliga ogni agenzia governativa ad aprire le proprie porte ed i propri dati ad i cittadini.
Tim Berners Lee – santo subito – è tra i promotori di linked data, un termine coniato per descrivere delle buone pratiche per la pubblicazione, la condivisione e la connessione di dati, informazioni e conoscenza, nel contesto del Web Semantico.
Un esempio concreto che concilia la politica del governo USA con i linked data è quello di Open Energy Info.
L’Ordnance Survey, l’analogo dell’Istituto Geografico Militare per la Gran Bretagna, ha da poco annunciato che consentirà (intorno ad Aprile del 2010) il libero accesso ad alcuni dei prodotti cartografici digitali (raster e vector) che produce. In questo modo i dati “can be used for digital innovation and to support democratic accountability“. Mica male.
Il 2010 sarà probabilmente un anno in cui il tema dell’accesso ai dati sarà tra quelli “forti” sia in termini di discussione, che in quelli di risorse messe in gioco (umane ed economiche), che per risultati ottenuti. Riceverà attenzione non soltanto (e come ovvio) da parte dei cittadini, ma anche (e finalmente) da chi governa il pianeta e prende decisioni. Sentiremo sempre più spesso parlare (aiutooo) di web 3.0.
Se la previsione di sopra si avvererà, sarà più facile raccontare storie: romanzi, racconti, report giornalistici, blog, cinguettii, video, mappe, e chi più ne ha (in testa) più ne metta.
Il mio augurio per il prossimo anno è che tutto ciò si realizzi (e che nel tempo si rafforzi). Dovrà essere un futuro non uguale, ma il più omogeneo possibile per tutti: che se ne fa un cittadino di Nairobi di Map Kibera, se non ha una connessione internet (e magari nemmeno il pc, e mi fermo)? Ma il digital divide è problema molto più diffuso di quanto ci si possa immaginare: in Italia soltanto il 47,3% dei cittadini ha un accesso ad Internet.
Se l’attenzione verso le politiche open si rafforzerà, sarà obbligatorio innovare continuamente, e di conseguenza migliorerà la qualità della vita di ciascuno.
Raccontare storie per fare sognare, evadere, informare, formare e per esaltare le capacità degli altri; “ispirare altre persone e fare brillare i loro occhi” (è una citazione da qui).
Buon 2010 da tutta la redazione di TANTO
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22 dicembre, 2009
E’ stata appena rilasciata la release 5.6 di MapServer. Come sempre tante le novità, ma una è quella che voglio mettere in evidenza qui: è stato definito uno schema XML con cui sarà possibile definire un mapfile anche in formato XML. I mapfile sono il cuore di questa applicazione: definiscono le relazioni tra gli oggetti, i percorsi in cui sono archiviati i layer e le regole per la loro rappresentazione grafica. La sintassi con cui si scrivono normalmente – qui un esempio di “vecchio” mapfile – non consente con facilità di creare degli editor dedicati.
Uno schema XML renderà molto più semplice la creazione di applicativi dedicati alla creazione, gestione e validazione di questo speciale formato di file.
Questa release ancora non lo legge e scrive nativamente; il file XSLT fornito con questa release consentirà però di convertire un file XML costruito con questo schema, in un “normale” mapfile di MapServer.
(continua…)
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11 dicembre, 2009
Mesi fa mi è capitato di leggere “Vento forte tra Lacedonia e Candela“, sottotitolo “Esercizi di paesologia”, di Franco Arminio. Questi due paesi a cavallo tra Irpinia e Puglia fanno ormai parte della mia vita da diversi anni, sebbene ci sia stato solo una volta nella mia vita.
Per uno che ama la geografia, i luoghi e le loro identità, la loro storia, un titolo e sottotitolo simili non possono che suscitare curiosità. Bene, il libro di Arminio si è subito rivelato un’autentico tesoro, ben al di là di ogni mia aspettativa. La paesologia – che nelle mia ignoranza ed evidente scarsa capacità immaginativa avevo pensato fosse l’arte esercitata da Arminio nel descrivere il suggestivo paesaggio del tratto della A16, appunto tra Lacedonia e Candela, perennemente flagellato dal vento e che io percorro ogni 15 giorni ormai da diversi anni – è invece un qualcosa a metà tra l’antropologia e la geografia umana, una vera e propria scienza – per Arminio è anche una malattia – dedita a descrivere i paesi dell’Irpinia e dell’Appennino meridionale, quelli che non vi capiterebbe mai di andare a visitare perchè sono fuori dalla lista dei 100 borghi più belli d’Italia.
(continua…)
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