25 aprile, 2010
Tempo fa scrissi un articolo su ArcGIS Server 9.3 soffermandomi sui servizi REST e le API Javascript ed accennando al fatto che ESRI mette a disposizione delle estensioni per le API di Google Maps e per quelle di Bing Maps.
Ultimamente ho lavorato un po’ con le prime e ne ho avuto complessivamente una buona impressione. Tuttavia, durante lo sviluppo, ho riscontrato un problema nella misurazione delle distanze e delle aree che merita di essere messo in evidenza, soprattutto perché gli esempi della documentazione ESRI non lo fanno a dovere ed anzi, secondo me, risultano leggermente fuorvianti.
Terminata la premessa, prima di andare avanti con l’articolo, voglio ringraziare Domenico Ciavarella, che mi ha dato un supporto fondamentale per arrivare ad una soluzione che altrimenti starei ancora cercando.
La proiezione di Google Maps

Effetto di distorsione delle aree
Google Maps, Bing Maps ed altri provider (come OpenStreetMap, Yahoo e, di recente, la stessa ESRI) utilizzano una proiezione nota come Spherical Mercator, derivata dalla proiezione di Mercatore. Il codice EPSG ufficiale è 3785, anche se prima della sua definizione molti software hanno utilizzato l’ufficioso 900913. L’identificativo per i software ESRI, tra cui ovviamente ArcGIS Server, è invece 102113.
Questa proiezione considera la Terra come una sfera e consente di includerne completamente la superficie all’interno di un quadrato.
Quando però si rappresenta una superficie curva su di un piano, come un foglio di carta o il monitor di un computer, si introducono delle deformazioni. In questo caso, man mano che ci si allontana dall’equatore le aree cartografate subiscono un pesante stiramento sia in senso verticale che orizzontale e diventano, quindi, via via più esagerate verso i poli (la Groenlandia, per esempio, sembra più grande dell’Africa). Questa proiezione evidentemente non è fatta per minimizzare la deformazione delle aree (la proiezione di Mercatore è conforme infatti), ma risulta vantaggiosa per l’uso attraverso il web perché consente di applicare un modello efficiente di tassellamento e caching.
Il problema…
Ammettiamo di voler creare un’applicazione di webmapping con le sopracitate estensioni delle API Javascript di ArcGIS Server per Google Maps.
La prima cosa da fare è creare un mapservice in grado di esporre i nostri dati spaziali con la medesima proiezione delle basi cartografiche di Google. Come spiegato nel post dedicato ad ArcGIS Server (linkato all’inizio di questo articolo) un mapservice “aggancia” e pubblica un progetto redatto in ArcMap (il classico .mxd), quindi basta assegnare al dataframe del progetto il sistema di riferimento appropriato (che si trova nella lista dei sistemi proiettati, alla voce WGS 84 Web Mercator, con identificativo 102113), salvare il tutto e pubblicarlo con ArcGIS Server. Niente di difficile insomma.
Focalizziamoci ora sullo sviluppo del client: tra i tanti strumenti che oggi ci si aspetta di trovare in una applicazione WebGIS ci sono i “righelli” che consentono di disegnare spezzate e poligoni e di misurarne poi lunghezza ed area. ESRI lo sa, ed ha giustamente incluso un esempio per mostrare come creare questi tool nella documentazione delle sue API.
Abbiamo detto però che l’uso della proiezione Spherical Mercator provoca una deformazione crescente man mano che ci si spinge verso i poli e, tracciando una spezzata per misurare un oggetto al suolo di dimensioni note, come uno stadio di calcio, ci si accorge dell’inghippo: è più lungo di quanto dovrebbe essere (circa 146 metri invece di 105-110).
L’esempio fornito da ESRI non considera la deformazione e può indurre gli sviluppatori all’errore. E’ vero che una persona con le adeguate conoscenze di geomatica può arrivare ad intuire il rischio insito nell’uso della proiezione di Google, ma è anche vero che il webmapping è terra di confine tra “gissologi” e sviluppatori informatici “puri”, senza particolari cognizioni tipiche del mondo gis. Non è per nulla detto, quindi, che chi sviluppa abbia i mezzi per immaginare il problema prima di averci sbattuto il muso e personalmente credo che aver pubblicato un esempio del genere nella documentazione ufficiale, senza neanche accennare alla questione della deformazione, sia stata una leggerezza.
…e la soluzione
Non molto tempo fa sul blog di ArcGIS Server è comparso un interessante post che mette in evidenza il problema della misurazione delle distanze e spiega come comportarsi per risolverlo.
Il servizio che in ArcGIS Server è incaricato di calcolare lunghezze ed aree, il Geometry Service, è in grado di svolgere diverse altre operazioni, tra cui la proiezione al volo delle geometrie.
Il “trucco” consiste nel riproiettare la geometria tracciata dall’utente nel sistema di riferimento più adatto alla zona mappata prima di effettuarne la misurazione e stampare a schermo il risultato.
Purtroppo lo snippet di codice fornito da ESRI è pronto all’uso solo per le API Javascript, mentre per le estensioni di Google Maps bisogna fare da soli e il discorso è un po’ meno semplice.
Al posto di questa funzione:
var sr = new esri.SpatialReference({wkid:32610});
geometryService.project([graphic], sr, function(projectedGraphic) {
geometryService.areasAndLengths(projectedGraphic, function(result) {
var perimeter = result.lengths[0];
var area = result.areas[0];
});
});
abbiamo bisogno di questa:
var geometryService = new esri.arcgis.gmaps.Geometry("http://sampleserver1.arcgisonline.com/ArcGIS/rest/services/Geometry/GeometryServer");
function calculateLengths() {
//Parametri per la riproiezione
var params = new esri.arcgis.gmaps.ProjectParameters();
params.geometries = [polyline];
params.inSpatialReference = 4326;
params.outSpatialReference = 3004; //Gauss-Boaga fuso Est
//Riproiezione e funzione di callback
geometryService.project(params, getLengths);
}
function getLengths(projectResults){
var url = "http://sampleserver1.arcgisonline.com/ArcGIS/rest/services/Geometry/GeometryServer/lengths";
var parameters = {
polylines: projectResults.geometries,
sr: 3004
};
esri.arcgis.gmaps.JSONRequest(url, test, parameters);
}
function test(result) {
alert(result.lengths[0]+" m");
}
Ho realizzato un veloce esempio che mostra i risultati ottenuti dal codice proposto da ESRI nella propria documentazione a confronto con quelli ottenuti dalla riproiezione con il Geometry Service e dalle semplici API di Google Maps, che hanno dei metodi propri per la misura di linee e poligoni.
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1 marzo, 2010
Era da un po’ che avevo in mente di dedicare un articolo a jQuery, finalmente – complici l’influenza che mi ha tenuto a riposo forzato e l’ispirazione tratta da Linfiniti – sono riuscito nell’intento.
Per chi non lo sapesse, jQuery è un framework Javascript open source molto potente, caratterizzato da una sintassi snella e di facile comprensione.
Il framework è rilasciato con doppia licenza: MIT e GPL.
I motivi per usare jQuery nei propri progetti non mancano di certo: comunità attiva, disponibilità di molti temi e ottimi plugin, compatibilità e leggerezza sono i primi che mi vengono in mente.
In questo articolo vedremo come costruire una mappa online sfruttando jQuery UI e OpenLayers.
Il risultato della “fusione” è un client dotato di funzionalità di base come zoom, pan, misurazione delle distanze e vari layer di sfondo intercambiabili.
Si tratta, in pratica, di un template da cui partire per sviluppare applicazioni di web-mapping vere e proprie.

Per creare il client dell’esempio abbiamo bisogno di:
Ho già raccolto il tutto in questo archivio .zip. Qui dentro, oltre alle librerie, si trova la totalità dei file che compongono il client. Vi basta quindi cliccare sul link per avere il template sul vostro computer, pronto all’uso e/o ad essere trasformato come volete.
Vi invito però a dare lo stesso un’occhiata alla pagina di download di jQuery UI: noterete che è possibile modificare radicalmente il pacchetto prima di scaricarlo. Potete includere le sole componenti utili ai vostri scopi e scegliere tra vari temi già pronti o uno composto da voi con ThemeRoller.
Io ho fatto solo qualche semplice modifica al tema UI-Darkness (in questo periodo non mi piacciono i bordi arrotondati…) ma, come dicevo, si può fare molto di più. Provare per credere.
Ora un po’ di anatomia.
Scompattato l’esempio, è bene posare lo sguardo su alcune delle directory e dei file compresi al suo interno.
jsLib
E’ la directory contenente tutte le librerie elencate in precedenza, necessarie al funzionamento del template.
index.html
Nella sezione header sono referenziate le librerie utilizzate, i fogli di stile e i file javascript.
Nel body è possibile notare che l’attributo class di molti degli elementi della pagina (div, button, span, ecc.) è parecchio popolato. Questo è il metodo con cui jQuery UI e jQueryUI.Layout si “ancorano” alla pagina web.
Per comprendere meglio vi rimando alla pagina degli esempi di jQuery UI.Layout e a questo articolo che spiega in maniera egregia la composizione della toolbar e dei suoi pulsanti.
jsFunc/mappa.js
Contiene la mappa realizzata con OpenLayers.
Nella funzione di inizializzazione (initMap) richiamata al caricamento della pagina, ci sono, tra le altre cose, i controlli collegati ai bottoni della toolbar.
jsFunc/layout.js
In questo script, con poco più di 40 righe di codice, jQuery UI e i suoi plugin definiscono Il layout dell’applicazione, il tema, il comportamento e l’aspetto di bottoni e tooltip.
Css/style.css
A parte qualche piccola “frivolezza” come queste (a mio giudizio) bellissime icone, in questo foglio di stile sono descritte le regole fondamentali per la corretta presentazione del layout e della toolbar creati tramite jQuery UI.
Ecco, questo è grossomodo ciò che bisogna sapere per iniziare a studiare i mille modi di mescolare le potenzialità di jQuery a quelle di OpenLayers.
Fondamentale, come sempre, è il ricorso alla documentazione ufficiale dei vari progetti e al supporto offerto dalla comunità.
Per chiudere segnalo anche due guide in italiano, estremamente ben fatte ed utilissime per avvicinarsi a jQuery e jQuery UI. Entrambe sono firmate HTML.it:
Guida a jQuery
Guida a jQuery UI
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23 aprile, 2009
Come prima cosa vorrei ringraziare Andrea per avermi dato la possibilità di contribuire, nel mio piccolo, a TANTO, scusandomi con lui per tutto il tempo (davvero troppo) passato da quando gli ho promesso questo tutorial ad oggi!
In questo breve articolo-tutorial cercherò di fare una panoramica sulla componente client di MapFish, un framework open source basato su ExtJs e OpenLayers, grazie al quale è possibile realizzare delle applicazioni webgis in pieno stile web 2.0 con poco sforzo una volta compreso il funzionamento degli “ingranaggi”.
Innanzitutto va detto che la parte relativa al mapping vero e proprio può essere gestita esattamente come in OpenLayers che, come già ricordato, è compreso all’interno di MapFish.
Si ha quindi a disposizione tutta la flessibilità di OpenLayers (layer WMS, WFS, Google, Yahoo, ecc.) e se si sanno già realizzare mappe online con questa ottima libreria, il passaggio a MapFish consiste semplicemente nel comprendere come gestire layout ed eventi alla maniera di ExtJs (l’altra componente del framework) e nello scoprire gli utili widget che MapFish mette a disposizione dello sviluppatore.
L’utilizzo di questi widget è simile a quello dei controlli di OpenLayers, con la differenza che in questo caso viene sfruttata la potenza di ExtJs per aggiungere un’interfaccia utente avanzata al controllo. I widget che necessitano del solo codice lato client sono:
- Toolbar – una barra degli strumenti con dei tasti preimpostati (full-extent, pan, zoombox, zoom out) che è possibile espandere con nuovi bottoni sapendosi muovere un minimo con OL;
- Layer Tree – si tratta di una “toc”, simile al layer switcher di OL, ma molto più configurabile, con la possibilità di includere facilmente icone e di annidare e raggruppare i layer a proprio piacimento;
- Scorciatoie – liste a discesa con possibilità di autocompletamento del testo inserito (come avviene in Google suggest, per capirci) che centrano la mappa sulle coordinate corrispondenti al luogo/elemento scelto;
- Stampa – un semplice controllo da includere per stampare la porzione di mappa visualizzata.
Affinché gli altri widget di MapFish (stampa complessa, ricerca nel db, ecc.) funzionino, è necessario che sia installata la componente server del framework che, però, non tratteremo in questo articolo (anche perché, non avendoci mai lavorato, rischierei di scrivere una montagna di cavolate!).
ExtJs semplifica la creazione di layout, anche molto complessi, che risultano accattivanti per l’utente e cross-browser. Con poche righe di codice è possibile creare interfacce a schede (tab), menu accordion, form avanzati, ecc… avendo la sicurezza che l’applicazione verrà correttamente visualizzata su tutti i browser più diffusi in circolazione. Con ExtJs possiamo ottenere rapidamente delle belle GUI in cui “infilare” le nostre applicazioni webgis. Insomma, sono assicurati un risultato di tutto rispetto e un bel risparmio di diottrie e bile (è risaputo che quella di rendere cross-browser delle appicazioni web “complesse” sia una delle attività che più contribuiscono alla creazione di nuovi tipi di imprecazioni…
).
Fatta questa introduzione, passiamo al tutorial vero e proprio!
Tutorial MapFish
Creeremo una semplice applicazione webgis, munita di una toolbar e di un layer tree, con cui sarà possibile visualizzare la localizzazione degli utenti GRASS su due mappe di base alternative.
Le informazioni che mostreremo provengono da diversi server WMS (Nasa, Metacarta, Grass).
Utilizzeremo la versione 1.1 del framework MapFish, scaricabile da qui come archivio compresso in formato tar.gz (se state lavorando in ambiente Windows, vi consiglio di procurarvi l’ottimo 7zip per estrarne il contenuto).
Il primo passaggio consiste ovviamente nello scompattare quanto abbiamo scaricato in modo da ottenere una cartella (MapFish-1.1) che contiene tutto il necessario per creare la nostra applicazione d’esempio.
Utilizzando la sola parte client non abbiamo bisogno di rendere visibile il tutto ad un eventuale webserver e possiamo posizionare la directory di cui sopra dove più ci aggrada nel filesystem…
Tuttavia, per mantenere un certo ordine, consiglio di creare una ulteriore cartella, che chiameremo “EsempioMF”, e di lavorare al suo interno.
Creiamo anche un file index.html, un file myMapFish.js e spostiamo anche loro nella cartella di lavoro “EsempioMF”.
A questo punto, quindi, la situazione dovrebbe essere la seguente:
EsempioMF
|
– MapFish-1.1
|
– index.html
|
– myMapfish.js
Ora che siamo organizzati in modo più o meno ordinato, è il momento di riempire il file index.html.
Ecco come:
<html>
<head>
<title>Esempio MapFish by TANTO</title>
<!-- link ai CSS della componente ExtJS
(è possibile scaricare temi dal sito di extjs e sostituire default.css con il foglio di stile del tema scaricato... ce ne sono un paio che meritano) -->
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/resources/css/ext-all.css" />
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/resources/css/default.css" />
<!-- Inserisco i riferimenti agli script Javascript necessari al funzionamento del framework MapFish -->
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/openlayers/lib/OpenLayers.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/adapter/ext/ext-base.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/ext-all.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/mapfish/MapFish.js"></script>
<!-- Inserisco il riferimento allo script Javascript myMapFish.js -->
<script type="text/javascript" src="myMapFish.js"></script>
</head>
<body>
<!-- Nel body creo i div che faranno da contenitori per la mappa vera e propria, per la toolbar e per il layer tree -->
<div id="map"></div>
<div id="buttonbar"></div>
<div id="tree"></div>
</body>
</html>
I commenti indicano cosa è stato inserito nell’header.Quindi possiamo chiudere index.html e iniziare a lavorare sullo script myMapFish.js.
Questo script conterrà due porzioni ben distinte:
- la prima servirà a definire il layout dell’applicazione (codice ExtJs);
- la seconda definirà la mappa vera e propria (codice OpenLayers) ed i widget MapFish che utilizzeremo.
Cominciamo, quindi, dalla prima parte dello script ed inseriamo quanto segue:
//Layout dell'applicazione
//************************
Ext.onReady(function() {
new Ext.Viewport({
layout:'border',
items:[{
region:'north',
margins:'4 4 4 4',
height: 63,
html: '<img src="http://blog.spaziogis.it/wp-content/themes/blacknwhite/blacknwhite/images/TANTO_logo.png"/>',
bodyStyle:'padding:2px;'
},{
region:'center',
layout:'border',
margins:'0 4 4 4',
items:[{
region:'north',
border:false,
contentEl:'buttonbar',
height:26
},{
region:'center',
contentEl:'map',
border:false
}]
},{
title:'Layer tree',
region:'east',
margins:'0 4 4 0',
width:350,
contentEl:'tree',
collapsible:true
},{
region:'south',
margins:'0 4 4 4',
height:20,
html:'Esempio realizzato per TANTO',
bodyStyle:'padding:2px;font-size:12px;font-family:tahoma,arial,helvetica'
}]
});
});
questa porzione di codice definisce completamente la webgui, non c’è bisogno di altro.
In sintesi, dopo aver inizializzato ExtJs con il metodo Ext.onReady, abbiamo creato un oggetto Viewport per dire ad ExtJs di utilizzare tutta la finestra del browser (dimenticavo… vogliamo che la nostra applicazione sia a tutto schermo
) e poi abbiamo inserito un layout di tipo ‘border’ all’interndo del quale (nel pannello ‘center’) abbiamo annidato un secondo layout dello stesso tipo.
Ogni layout di tipo border può contenere 5 panneli (‘region’), detti north, center, east, west, south. Di questi solo ‘center’ è obbligatorio.
Ad ogni modo vi rimando all’esplorazione del sito di ExtJs per scoprire come complicare a piacimento i vostri layout. Il sito è molto ben fatto, pieno di tutorial ed esempi.
Passiamo ora alla mappa e ai mapfish widget.
Sempre all’interno del file myMapFish.js inseriamo questo pezzo di codice sotto al precedente:
//Mappa e Widget
//************************
function initMap(){
//Creo la mappa e definisco alcuni controlli di base
var map = new OpenLayers.Map('map',{controls:[
new OpenLayers.Control.Navigation(),
new OpenLayers.Control.PanZoomBar()
]});
//Definisco l'extent che utilizzerò come vista iniziale
var bounds = new OpenLayers.Bounds(5,36,21,50);
//Definisco i layer WMS, due di base (alternativi) e uno di overlay
var jpl_wms = new OpenLayers.Layer.WMS("NASA_Global_Mosaic",
"http://t1.hypercube.telascience.org/cgi-bin/landsat7",{layers: "landsat7"});
var ol_wms = new OpenLayers.Layer.WMS("OpenLayers_WMS",
"http://labs.metacarta.com/wms/vmap0",{layers: 'basic'});
var grass_users = new OpenLayers.Layer.WMS.Untiled("Utenti_grass",
"http://mapserver.gdf-hannover.de/cgi-bin/grassuserwms?",
{layers: 'GRASS-Users',transparent:true, format:'image/png'},
{isBaseLayer:false});
//Aggiungo i layer alla mappa
map.addLayers([jpl_wms,ol_wms,grass_users]);
//Aggiungo il toolbar widget di MapFish:
//**************************************
//Creo la toolbar
var toolbar = new mapfish.widgets.toolbar.Toolbar({map: map, configurable:true});
//Scelgo di renderizzare la toolbar in un div con id = buttonbar
toolbar.render('buttonbar');
//Aggiungo i bottoni/controlli
toolbar.addControl(new OpenLayers.Control.ZoomBox(), {iconCls: 'zoomin',toggleGroup: 'map'});
toolbar.addControl(new OpenLayers.Control.ZoomOut(), {iconCls: 'zoomout',toggleGroup: 'map'});
toolbar.addControl(new OpenLayers.Control.DragPan({isDefault: true}),{iconCls: 'pan', toggleGroup: 'map'});
//Attivo la toolbar
toolbar.activate();
//Layer tree
//***************************************
//Creo un modello per il layer tree, distribuendo i layer in due nodi espandibili distinti (Mappe di base e Overlay)
var model = [{
text: "Mappe di base",
expanded: true,
children: [{
checked:true,
text:"Nasa Global Mosaic",
layerName:"NASA_Global_Mosaic"
},{
checked:false,
text:"OpenLayers WMS",
layerName:"OpenLayers_WMS"
}]},{
text: "Overlay",
expanded: true,
children: [{
checked:false,
text:"Utenti GRASS",
layerName:"Utenti_grass"
}]
}];
//Inserisco il widget vero e proprio indicando
var tree = new mapfish.widgets.LayerTree({
map: map, el: 'tree',
model: model,
border:false, autoHeight:true
});
tree.render();
//Centro la mappa sull'extent definito in precedenza
map.zoomToExtent(bounds);
} //fine della funzione init()
Anche qui i commenti dovrebbero essere abbastanza chiari.
Abbiamo creato una mappa esattamente come se stessimo lavorando con buon vecchio OpenLayers e, in più, abbiamo inserito nel codice due MapFish widget.
Prima di vedere il risultato del nostro lavoro dobbiamo fare due piccole modifica al file index.html:
- inserire un evento onload a livello del tag per fare in modo che la mappa venga caricata all’apertura della pagina (esattamente come in OL);
- inseire alcune regole CSS necessarie per la corretta visualizzazione dei MapFish widget
Ecco come deve apparire index.html modificato a dovere:
<html>
<head>
<title>Esempio MapFish by TANTO</title>
<!-- link ai CSS della componente ExtJS
(è possibile scaricare temi dal sito di extjs e sostituire default.css con il foglio di stile del tema scaricato... ce ne sono un paio che meritano) -->
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/resources/css/ext-all.css" />
<link rel="stylesheet" type="text/css" href="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/resources/css/default.css" />
<!-- Inserisco i riferimenti agli script Javascript necessari al funzionamento del framework MapFish -->
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/openlayers/lib/OpenLayers.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/adapter/ext/ext-base.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/ext/ext-all.js"></script>
<script type="text/javascript" src="MapFish-1.1/client/mfbase/mapfish/MapFish.js"></script>
<!-- Inserisco il riferimento allo script Javascript myMapFish.js -->
<script type="text/javascript" src="myMapFish.js"></script>
</head>
<body onload="initMap()">
<!-- Nel body creo i div che faranno da contenitori per la mappa vera e propria, per la toolbar e per il layer tree -->
<div id="map"></div>
<div id="buttonbar"></div>
<div id="tree"></div>
</body>
</html>
<style type="text/css">
/* Icone dei bottoni della toolbar */
.zoomin {
background-image:url(MapFish-1.1/client/mfbase/mapfish/img/icon_zoomin.png) !important;
height:20px !important;
width:20px !important;
}
.zoomout {
background-image:url(MapFish-1.1/client/mfbase/mapfish/img/icon_zoomout.png) !important;
height:20px !important;
width:20px !important;
}
.pan {
background-image:url(MapFish-1.1/client/mfbase/mapfish/img/icon_pan.png) !important;
height:20px !important;
width:20px !important;
}
/* Dimensioni del Layer tree */
#tree {
height: 100%;
width: 100%;
}
</style>
Adesso apriamo index.html col borwser e il risultato dovrebbe essere questo.
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21 maggio, 2007
Notepad++ è un eccellente editor di testo opensource, che consiglio a chiunque abbia a che fare con la scrittura di codice. Ne parlo qui, perché può essere utile anche a chi si occupa di cartografia online, ed in particolare a chi scrive i file di configurazione di MapServer (ovvero i file .map).
Ho lavorato in questi giorni su diversi file .map, con altri editor di testo, ma non ero soddisfatto ed avrei voluto usare Notepad++. Questo editor non ha nativamente il syntax highlighting dei file .map, ma per fortuna è molto semplice creare il file di configurazione necessario ad attivare questa funzione. Ho trovato qui la guida per crearlo, ed ho anche creato un video che illustra il risultato ottenuto.
Allego anche il file di configurazione creato. E’ ancora molto incompleto e sarebbe carino completarlo insieme. Qualche idea su come e dove condividere il lavoro?
Per installarlo, se non avete creato altri file di configurazione per altri linguaggi, basterà estrarlo nella cartella “\Dati applicazioni\Notepad++\” presente nel vostro profiloWindows.
__
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