Anni fa ho creato un aggregatore di feed RSS, con l’obiettivo di raccogliere le notizie provenienti dai blog italiani a tema GIS. L’ho fatto come “utilizzatore finale” (giuro che non è satira politica), per avere una fonte unica – e in particolare un solo feed RSS – da cui leggere notizie a tema. Gli associai anche un nome di fantasia: Blog GIS Italia.
Successivamente, quando TANTO era ancora un blog monoautore, l’ho inserito nel flusso di notizie di una delle colonne laterali del blog, e nel tempo ne ho curato (malamente) la manutenzione, l’aggiornamento del “motore” e quello delle fonti.
La sua ultima versione – che con un tocco di presunzione avevo classificato come “0.3” – era basata su Yahoo! Pipes e ne sfruttava pochissime funzioni (soltanto un po’ di regex sul titolo delle sorgenti degli RSS).
E’ uno strumento che mi è sempre stato utile, su cui desideravo investire un po’ di nuove risorse e dare finalmente vita alla versione “0.4”. Il momento è arrivato e nasce oggi, come progetto della redazione di TANTO, “Planet GIS Italia 0.4” (ebbene sì un nome un po’ diverso).
Planet GIS Italia 0.4
E’ una finestra sul mondo delle tecnologie e della cultura geospaziali, un punto di accesso e di scoperta centralizzato. Nulla di nuovo.
Esistono infatti già diversi aggregatori legati al mondo dei GIS. Tre esempi noti:
Planet OSGeo, is a window into the world, work and lives of OSGeo members, hackers and contributors;
Planet Geospatial, is a window into the world of geospatial technology;
geoblogger.eu, is a feed aggregator of European geo-blogs and should serve as index and leverage networking for geo-minded people in that region.
Il nome è cambiato perché sono cambiati i criteri di selezione: ci sembrava riduttivo quello di aggregare “soltanto” le notizie/post/articoli provenienti dal mondo dei blog. Sono la fonte principale, ma non sono l’unica, né sempre la più ricca.
Ogni aggregatore sottostà a dei criteri di selezione, e quello principale di Planet GIS Italia (da qui in poi PGI) è “spaziale”: i contributi raccolti vengono dal nostro Paese (non sempre in senso stretto). Un altro criterio è ovviamente quello tematico.
Il risultato è un sito snello, un piccolo “televideo” tematico, che per scelta editoriale non ingloba interamente i post originali, ma soltanto una piccola parte.
Una piccola/grande novità di questo aggregatore, che lo differenzia ad esempio dai tre famosi di cui sopra, è il suo essere “geografico” non soltanto per i temi trattati, ma anche nel suo “cuore”. Infatti sugli elementi dei feed RSS sorgenti viene eseguita una procedura di geoparsing, con l’obiettivo di estrarre le informazioni spaziali eventualmente presenti in essi. Si tratta essenzialmente di una “caccia al
toponimo” che (se va a buon fine) consente di arricchire il dato originale con un’informazione che inizialmente (quasi sempre) non era presente: la posizione sulla Terra.
Uno degli output è ovviamente una mappa, in cui vengono raccolti – ed eventualmente aggregati in cluster – gli elementi archiviati in PGI.
Non crediamo però che l’elemento geografico sia il più importante. Ci piace infatti pensare che questo spazio possa essere soprattutto una fonte di scoperta e un ponte tra persone, esperienze e professionalità. Nel lavoro di redazione, nel raccogliere e proporre gli elementi da aggregare qui, noi stessi abbiamo letto per la prima volta dell’esistenza di alcuni siti, abbiamo appreso nuovi concetti e siamo entrati in contatto con delle belle persone.
Come funziona Planet GIS Italia
Planet GIS Italia è basato su MANAGING NEWS, un motore open source per l’aggregazione di notizie con le seguenti caratteristiche di base:
Aggrega da sorgenti RSS/Atom a scelta
Mostra le notizie come lista o su una mappa
Consente di eseguire delle ricerche
Da la possibilità di raggruppare le notizie in canali
Esegue il geotagging delle notizie
Espone i contenuti raccolti via RSS (e GeoRSS)
Consente di condividere i contenuti su Facebook, Twitter o per email
Managing News è un prodotto (da febbraio del 2011) di Phase2 Technology, basato a sua volta su una personalizzazione di alto livello di Drupal 6, con alle spalle moduli che ci piacciono tanto, tra i quali OpenLayers. Il gruppo che ha originariamente sviluppato il prodotto è quello (fantastico) di Development Seed (per inciso una delle più belle homepage di tutti i tempi), e se ne ha evidenza nell’uso di MapBox come layer di base dell’interfaccia cartografica.
Il servizio di geoparsing è basato su Yahoo! Placemaker, un servizio che consente di sviluppare applicazioni location-aware, identificando i luoghi presenti in contenuti non strutturati (feed, pagine web, news, aggiornamenti di stato, ecc.) e restituendo i metadati geografici correlati.
Ad ogni luogo individuato viene associato un identificatore univoco WOEID(Where On Earth Identifiers), un tipo (una categorizzazione di base, per definire ad esempio se il luogo è una città o uno stato), un nome “formale” ed una coppia di coordinate.
Immaginiamo ad esempio che su su Planet GIS Italia venga raccolto il seguente contributo:
“Opendata, donazioni, Baviera: conti e racconti”
Il motore di PGI lo invia a Yahoo! Placemaker che lo processa e gli restituisce (se viene individuato un luogo) queste informazioni:
woeId : 2345482 → gli associa un ID
type : State → lo classifica
name : Bavaria, DE → gli associa un nome formale
centroid → ne restituisce la posizione del centroide
latitude : 48.9172
longitude : 11.408
Questo è l’output completo che viene restituito. Se volete “giocarci” un po’, lo strumento più comodo e didattico è sicuramente la console YQL. Da questo link potrete aprirla precaricata con una query sintatticamente corretta e basata sulla stringa di sopra (una volta aperta la pagina, dovrete fare click sul tasto “TEST” che si trova sotto la query).
Se il processing geografico restituisce valori, questi vengono associati agli elementi dei feed in due modalità principali:
l’associazione di un tag con il nome del/i toponimo/i individuati (vedi immagine sottostante)
l’associazione di una (o più) coppia di coordinate in modo da poter rappresentare la notizia su una mappa
Le notizie per le quali non è individuato un luogo vengono inserite comunque nel sito, ma non potranno essere mappate. Se le fonti originarie contengono però nativamente delle informazioni geografiche in forma di GeoRSS, queste vengono utilizzate automaticamente per posizionare la notizia sulla mappa, anche nel caso in cui il geoprocessing non abbia prodotto risultati.
Con in nomi dei luoghi e con le lingue le cose però non sono così facili. Perché c’è Prato e anche prato. Grazie a PGI ho scoperto anche che c’è una destinazione di viaggio a Hong Kong che da molto fastidio all’analisi dei testi italiani: “CheHa”. Ma mi fermo perché il tema è molto specialistico, ed è necessaria un’altra penna e un altro post.
Per familiarizzare con l’interfaccia del sito abbiamo preparato una breve videoguida, che ne illustra le caratteristiche principali.
Sui feed
Se fai una indagine su tre classi dell’ultimo anno delle superiori, su 70 studenti di 18 anni nessuno sa cos’è Google Reader, 2 si informano in rete sui siti dei grandi giornali, e 70, cioé tutti usano Facebook.[1]
Un po’ tutti noi di TANTO siamo Feed RSS/Atom dipendenti. Se ne può “fare uso” nelle modalità più svariate, e l’elenco delle ricette che trovate sul meraviglioso ifttt ne è una prova. Purtroppo sono forse ancora visti (e utilizzati) come strumento di nicchia, mentre dovrebbero essere quasi per definizione uno strumento “pop”.
Anche i colossi dell’informatica ci mettono lo zampino, e in browser come Mozilla Firefox e Google Chrome il tasto per iscriversi ad un feed non fa parte della dotazione standard, ma è attivabile soltanto tramite un’estensione.
Un po’ di cura dovremmo mettercela anche noi che creiamo e diffondiamo RSS: i feed di TANTO ad esempio non superano ancora la validazione W3C. Costruendo questo spazio ho constatato anche che alcuni grossi siti del settore pubblicano i loro RSS con un corredo povero di informazioni (senza alcun tag e/o categorie).
Sorpresa e serendipità
If we’re going to encourage more innovation, it’s not enough for us to just dig in and work harder. We also need to encourage surprise and serendipity. We need to play each other’s instruments.[2]
Due delle emozioni tipiche nella quotidiana lettura dei feed RSS/Atom, sono per noi della redazione di TANTO lo spunto per farvi e farci dei grandi auguri per l’anno che verrà. Sorpresa e serendipità non bastano da soli a rendere un anno migliore di un altro, ma possono essere una delle scintille per fare partire quelle reazioni a catena che nel 2011 non si sono innescate.
Buon anno a tutti!
Grazie a Costantino, Massimo e Maurizio per avere seguito con attenzione ed interesse la nascita di PGI
L’uccellino è quello di Twitter, uno dei più famosi servizi di social networking e di microblogging. Nasce nel 2006 e in Italia è diventato uno strumento di massa da poco tempo, ma continua ad essere meno utilizzato e soprattutto meno capito rispetto ad altri servizi concorrenti. Ovviamente sto pensando a Facebook.
E’ un strumento con cui gli utenti pubblicano messaggi di testo (non più lunghi di 140 caratteri) su ciò che sta avvenendo nella loro vita, con link a cose che ritengono interessanti, divertenti o utili; per se stessi e per i follower (l’analogo di quello che in altre piattaforme viene infelicemente definito “amici”). Le persone lo usano in vario modo, come una fonte di news seguendo certi utenti e network di utenti, come chat-room o come piattaforma di (micro)blog. Tutto sommato potrebbe sembrare qualcosa di più di un SMS, ma non è così.
E’ uno degli strumenti di “passaparola” più efficaci sia in termini di numeri, che di sostanza. Ma qui i numeri contano meno, perché anche se hai soltanto 10 follower, il tuo messaggio promozionale, la tua richiesta di aiuto, la tua battaglia politica, potranno raggiungere migliaia e migliaia di utenti. Perché su Twitter segui le persone e non i contenuti, e se un utente che “mi piace” segnala qualcosa, la leggerò con occhi diversi e probabilmente la rilancerò a mia volta, dando vita ad un effetto domino di cui non posso conoscere le dimensioni.
E questo per dire dell’uccellino.
ASITA 2011 è invece la quindicesima Conferenza Nazionale ed EXPO della “Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali”. Sulla pagina dedicata all’evento si legge
[...]l’Informazione Geografica rivesta un ruolo di infrastruttura abilitante per tanti settori di intervento pubblico, dall’efficienza energetica alla mobilità, dal monitoraggio ambientale alla comunicazione con i cittadini e alla promozione turistica e quanto le tecnologie geomatiche possano contribuire alla realizzazione di servizi innovativi a partire dal primo livello di governo costituito dai Comuni italiani.[...]
Questi temi ci sembravano (e ci sembrano) importanti e per questo con Pietro Blu e Sergio abbiamo discusso sull’idea di utilizzare il web per dare voce all’evento, per farlo vivere sul web, per creare uno spazio virtuale di incontro e confronto sui temi delle varie giornate.
Twitter c’è sembrato lo strumento più giusto, ma non ci siamo inventati nulla, anzi abbiamo provato a mettere in pratica e sperimentare quello che si fa in tutto il mondo: scegliere un hashtag, farlo conoscere, sperare che venga utilizzato ed alimentarlo un po’.
L’hashtag è un’etichetta che si può utilizzare per contrassegnare parole chiave in un Tweet, in modo da poterli organizzare e raggruppare. Gli hashtag sono preceduti dal simbolo “#” e possono essere inseriti in qualsiasi parte di un messaggio. Ogni etichetta verrà trasformata in un collegamento ad una pagina che raggruppa gli ultimi Tweet che la contengono, e potrà anche essere usata per fare ricerche tra tutti i post pubblicati su Twitter.
Un esempio pratico, triste ed attuale e quello #tahrir: si tratta dell’hashtag scelto dalla rete, per ciò che sta avvenendo in Egitto. Un altro più leggero è #sopravvalutati.
Per ASITA 2011, non siamo stati particolarmente creativi, abbiamo scelto #ASITA11. Un hashtag non è in realtà scelto da nessuno, perché non basta trovare la parola giusta; è necessario, come dicevo sopra, che si instauri una piccola reazione catena, e non è detto che avvenga. In questo caso siamo partiti da qui, e poi “poco poco, piano piano” la cosa è cresciuta. Niente di imponente, ma seguirne l’evoluzione e la crescita è stato divertente e didattico.
I primi giorni sono stati un po’ fiacchi e per un po’ abbiamo pensato che non sarebbe partita nessuna reazione a catena. Dopo i primi due, a manifestazione ancora ferma, la cosa ha iniziato a prendere vita, con 25 Tweet il primo giorno. La punta si è raggiunta il penultimo giorno con 85 messaggi, sia perché il “passaparola” cresceva, sia perché coincide spesso con il giorno con più presenze.
Tutti i Tweet sono accessibili online, tramite Twitter. Per comodità di chi legge, li ho comunque pubblicati qui. In corrispondenza dell’id del messaggio ho inserito un collegamento ipertestuale che consente di accedere al messaggio originale. Ci sono anche gli aggregati da cui ho ricavato i due grafici di sopra.
In questa settima di osservazione ho notato alcuni elementi interessanti:
utenti che non usavano Twitter da diversi mesi – vedi Sergio – hanno ripreso ad utilizzarlo per l’occasione, e sembra abbiano preso voglia di continuare a farlo
aziende come la mia, che nemmeno avevano un account, l’hanno creato in questa settimana. Questo il minimale debutto
una rivista del settore, che sino ad #ASITA11 non aveva quasi mai usato un hashtag su twitter, lo ha iniziato a fare intensamente, contribuendo non poco all’effetto domino
chi, come me, non era presente a Parma ha potuto seguire un po’ della manifestazione
per alcuni è stato un modo per conoscersi un po’ meglio, per farsi compagnia e magari due risate
ci si è confrontati su alcuni temi anche in modo netto
è stato lo strumento usato per fare da “moltiplica” ad alcune voci critiche, che si sono espresse in rete (qui e qui)
Si tratta di uno strumento poco conosciuto ed intrinsecamente non controllabile. Probabilmente quando gli organizzatori della manifestazione guarderanno il risultato di questo test, proporranno di replicarlo ufficialmente per l’anno venturo e con il giusto supporto organizzativo.
Non ero presente in situ, ma il tema del web 2.0 (Twitter è uno dei mille esempi) e quello dell’open (non solo source), sono sembrati abbastanza laterali e lontani da ASITA. L’informazione geografica, non ne può più fare a meno.
L’accesso ai dati, ai dati “grezzi”, è stato una chiave di volta. Senza poter scaricare le informazioni su tutti i cinguettii, non sarei riuscito a scrivere questo post: sono stati ispiratori e propedeutici per la creazione di alcuni degli “oggetti” creati per l’occasione. L’accesso ai dati consente potenzialmente agli utenti di sviluppare superpoteri, e per questo deve essere sempre di più un tema soprattutto politico. Per fortuna sembra che stia accadendo.
Ho provato a raccontare tutto questo in modo visuale, cercando ove possibile di mantenere sempre coerente il filo temporale. Qui sotto il risultato, che potrete pure vedere a schermo intero (VE LO CONSIGLIO!).
In ultimo ringrazio Pietro Blu Giandonato, per avere contribuito a realizzare tutto questo. Buona visione.
Letture consigliate (la prima è per me straordinaria):
Unce upon a time there was a hot summer and dark room. And there was a lazy nerdy Sunday morning. I remember quite well that weekend.
The time was up to try to develop something on Android. In the past I had tried to develop applications on Zaurus, on Dell Axim, on some Nokia smartphone, but the results had been disappointing every time. There had to be something easier, where one could throw his ideas and make simple applications out of it… in one weekend.
The nerdy Sunday, wakeup call at 6, checking emails with coffe’ and cookies, seemed to be inspiring. A couple of days before an email had arrived about a new book, available in “review-reading” mode as pdf version: Unlocking Android, a developer’s guide by Ableson et alter. I decided to give it a possibility.
Well, I found the book so easy to read through, that I gave the first application a try. I really wanted to create a lightweight application that would help out in field surveys and would have those features, that the tablet pc field mapping application didn’t have. Above all the possibility to record the orientation of the pictures taken during the survey, so that they would show the direction of the snapshot when imported on a map. And I really liked the idea of having a mapping device always in my pocket. The motto has always been: “Gather as much information as you can. Always. The GIS will then help you to sort it out.”
That Sunday experiment went way better than I had ever hoped, by the evening I had great satisfaction with my simple, new and most of all GPS logging application. It was already able to take text notes and track lines. I got really excited about the possibilities to create a small version of BeeGIS… well, at that point I knew the time was up for Geopaparazzi.
From that moment on things went quite smooth. We started developing a simple OpenStreetMap based view, we created an import tool for Geopaparazzi in BeeGIS. We were using it in our daily job, and that was simply awesome. As we usually do at HydroloGIS we open sourced the application and published it on the market, in the hope that people would buy it and through that act support our other open source projects: JGrasstools, JGrass, BeeGIS and uDig.
The first Geopaparazzi
The thing we were most proud of, was that it would handle shooting direction:
The compass tracks the picture shooting direction, when the user keeps the phone in "taking picture" mode.
which, once imported into BeeGIS, would result in geonotes containing the picture and showing through a small arrow the direction in which the photo had been taken:
Geopaparazzi survey data imported into BeeGIS. The small arrows show the direction of the snapshot, the note itself contains the image.
As time passes by and as open source software works, one starts to exploit components other teams are specialized in.
So at some point Geopaparazzi decided to remove the compass view to present the much more user friendly dashboard. The android system makes it very easy to call views from other applications. geopaparazzi therefore chose to present a compass button that calls the compass view from the Status GPS project, which is freely available in the market.
The Status GPS compass view
At that point Geopaparazzi 2 was released, which brought a new, more userfriendly dashboard view:
The main view of Geopaparazzi 2
From the beginning Geopaparazzi only wanted to deal with data collection, which is why with the time the possibilities to describe the data to collect were enhanced. The new form based tags were introduces, through which it is possible to describe the data structure as forms that appear as tag buttons:
The form file description is loaded as a set of buttons that call the actual form
Once the button is pushed, the form is generated from a user created description:
A form, generated on the fly from a user defined text
Geopaparazzi 2 also brought the integration with the osmdroid project, a project that supplies a map view that caches OSM map tiles that can be accessed also in offline mode. This gave the possibility to enhance a bit the usability of the map view, also adding the bookmarks facility:
The osmdroid based map view, with Geopaparazzi's measure tool, bookmarks and notes tools
That more or less brings us to where we are now. Some interest has grown around Geopaparazzi and that makes us very happy.
The Osaka Water General Service together with the Osaka University has adapted it to use it for the collection of information about water-supply infrastructure to promote post-disaster recovery for water supply under the guidance of Venkatesh Raghavan.
The Japanese localized Geopaparazzi adaption used in the Disaster Management Information System of the city of Osaka
We worked on a customized version of Geopaparazzi to keep waste management information uptodate. Through the trashmapper it is possible to sample and update information out in the field and then syncronize the data with a central database/webgis.
Since in this project the new generation tablets are being used, we got to tweak it for better user experience on tablet screens:
The TrashMapper application that helps collecting data about waste management
Arrived to that point, it was about time to move to the next level. Geopaparazzi has always been a free and open source application. It was sold in the android market but the code has always been accessible. What we want to achieve now that it is a stable product, is to attract some developers to cooperate on the project and enhance its functionalities. That is why from today on Geopaparazzi can be found in the market for free. From today on it is not only free as in speech, but also as in beer.
A few final considerations: the new generation tablets are more or less like pcs and maybe the idea to avoid too much mapping capabilities in Geopaparazzi might be a decision that it is time to review. Maybe instead it is time Geopaparazzi starts to slowly take over the job of old and heavy BeeGIS, with new data and connectivity functionalties and mapping capabilities. The doors are open, even if the main paradigma has to be kept strickt in mind: the tools needs to stay as simple and usable as possible. If you are interested to contribute, feel free to stop by at our mailinglist and have a chat with us. If you want to try it out, simply access the market and search for geopaparazzi.
I nostri più assidui lettori sicuramente ricorderanno un “vecchio” post di Andrea Borruso dal titolo“Il tasto destro per alleggerire un po’ il lavoro di chi si occupa di GIS (su Windows e su Linux)”, un evergreen del nostro blog tra i più visitati di sempre. Ebbene, in accordo con la postilla che scriviamo in calce ai nostri post dopo un anno dalla loro pubblicazione (ci teniamo a ricordarlo!), il post di Andrea, pur sempre attualissimo, merita un aggiornamento in virtù del fatto che il software Open++ da lui brillantemente recensito ha subito di recente alcune evoluzioni significative tali da rendere inefficaci le istruzioni scritte all’epoca (…ben due anni e mezzo fa!).
In particolare, Andrea ci mostrava come configurare Open++ in modo da “automatizzare” l’utilizzo di alcune utility dello swiss knife geospaziale per eccellenza: la libreria GDAL. Cercheremo pertanto di ottenere lo stesso risultato di allora, utilizzando stavolta l’ultima release di Open++ (v. 1.5.1).
Partiamo innanzitutto dal notare che la struttura della finestra di dialogo di Open++ è leggermente cambiata rispetto al passato. In luogo della scheda Language, ora ne sono presenti altre due: Install/Uninstall e About. Tralasciando l’ovvio significato di quest’ultima, la scheda Install/Uninstall è stata introdotta in sostituzione del vecchio installer, rendendo quindi l’applicazione portabile (può essere eseguita su una semplice chiavetta USB). La scheda principale (Commands) è apparentemente rimasta invariata rispetto al passato. Tuttavia, come ci fa notare Chiara (una lettrice che di recente ha commentato il post di Andrea, sollevando il problema), qualcosa è cambiato nella versione 1.5.1 (probabilmente anche prima): si tratta essenzialmente delle variabili utilizzabili nella casella di testo in cui andiamo a configurare i nostri comandi e, in particolare, quella degli argomenti (Arguments), come mostrato nella figura seguente.
Tali variabili, per quanto siano di una chiarezza quasi disarmante, risultano però meno flessibili da gestire rispetto alle versioni precedenti specie quando, come nel caso delle utility della libreria GDAL, il nostro comando accetta due o più parametri basati sul nome del file in ingresso. Fortunatamente, ci viene in soccorso l’unica FAQ presente nell’help file di Open++ (abbastanza criptico, in verità…) in cui è mostrato l’utilizzo di un ciclo for in linguaggio batch all’interno degli argomenti. Dunque, se è possibile usare il linguaggio batch, è altrettanto possibile usare anche i parametri batch e trarne così beneficio nel gestire i nomi dei file con o senza le loro estensioni. Ovviamente un ciclo for è applicabile anche su un singolo file e quindi il gioco è fatto!
Andando al sodo, per prima cosa consiglio di aggiungere la cartella dei binari di GDAL (o di FWTools, se preferite) all’interno della variabile PATH di sistema. Così potrete facilmente eseguire qualsiasi tool di GDAL all’interno di una qualsivoglia cartella, senza la necessità di dover riscrivere il suo percorso. In questo altro post sempre di Andrea (lo “swiss knife” di TANTO ) è descritto come fare. Nel seguito, assumerò che lo abbiate fatto.
Quindi aggiungiamo un separatore delle opzioni di menù nella scheda Commands di Open++ e proviamo a configurare l’utility relativamente più semplice tra quelle trattate da Andrea: gdalinfo. Per prima cosa, scriviamo “GDALinfo” come titolo. Poi, trattandosi di una utility che si esegue da riga di comando, il programma da utilizzare sarà %ComSpec%, ovvero il nome della variabile di ambiente usata da Windows per indicare l’interprete da linea di comando (CLI), solitamente cmd.exe. Fin qui nulla di nuovo rispetto al post di Andrea. Negli argomenti, invece, scriveremo:
/k gdalinfo %FilePath%
La spiegazione è piuttosto semplice: /k significa che vogliamo mantenere la finestra aperta dopo l’esecuzione del comando (altrimenti non riusciremmo a leggere le informazioni), gdalinfo è il nome dell’eseguibile dell’utility e, quindi, %FilePaths% è una variabile che rappresenta il vettore dei percorsi dei file passati come parametro. La directory di lavoro coincide con la directory del file stesso (%FileDir%), scegliamo eventualmente un’icona per rappresentare il comando, associamo il comando al singolo file e, infine, esplicitiamo le estensioni possibili del file in ingresso. Nulla di trascendentale, verrebbe da pensare.
Le cose si complicano, invece, quando andiamo a mettere in pratica l’esempio di Andrea relativo a gdal_translate. La procedura è sostanzialmente identica al caso precedente, ad eccezione dell’argomento. Tuttavia, come anticipavo in precedenza, ci viene ottimamente in soccorso l’unica FAQ a disposizione. E, pertanto, l’argomento da scrivere per convertire in formato JPEG sarà:
/c for %i in (%FilePaths%) do start gdal_translate -of JPEG %~nxi %~ni.jpg
che, in pratica, significa che per tutti i file contenuti nel vettore dei percorsi %FilePaths% (nel nostro caso, contiene un unico percorso in quanto selezioneremo un unico file) esegue il comando gdal_translate -of JPEG %~nxi %~ni.jpg, dove %~nxi è il nome compreso di estensione del raster sorgente, mentre %~ni è il nome privo di estensione del raster di destinazione, seguito poi da .jpg.
E non è ancora tutto! Visto che usiamo un ciclo for come argomento e che Open++ prevede l’associazione dei suoi comandi anche ad un insieme di file, possiamo quindi rendere la conversione in JPEG in modalità batch. A tal fine, creeremo sostanzialmente una copia del Convert to JPEG in cui aggiungeremo solo il termine (batch) alla fine del titolo e poi cambieremo l’opzione Associate with da Single File a Multiple File. Possiamo quindi selezionare più file raster e da menù contestuale scegliere l’opzione Convert to JPEG (batch) per avere la conversione in blocco di tutti i file selezionati. E’ quindi adesso facile definire altri comandi di conversione verso altri formati raster supportati da GDAL …e non solo!
Per i più pigri, ecco il file di configurazione OpenXX.ini dei comandi descritti in precedenza. Basta copiarlo nella cartella contenente Open++, eseguirlo …et voilà …si otterrà la stessa identica configurazione. Si tratta di un metodo semplice e rapido per condividere le proprie raccolte di comandi con i colleghi.
Una nota a margine: in caso si decida di definire comandi per effettuare operazioni di coordinate, occorre aggiungere alla variabile PATH di sistema anche il percorso della cartella di GDAL (o eventualmente della libreria proj.4) che contiene le definizioni dei vari sistemi cartografici definiti da EPSG.
Infine, un grosso ringraziamento a Chiara per averci costretti a rivalutare un post obsoleto.
In un dopocena di un po’ di tempo fa, speso in letture web su python e gdal, ho “guardato” un po’ dentro l’archivio di Google code, ed in particolare tra i progetti etichettati con “gdal”. Sono soltanto 17 e tra questi l’occhio mi è “caduto” su MetaGETA: Metadata Gathering, Extraction and Transformation Application.
Si tratta di un’applicazione scritta in python, per estrarre e raccogliere metadati da dataset raster spaziali, in uno di questi formati:
Generic format (che legge tutti i formati “classici” di GDAL, incluso GDAL Virtual Raster)
EO1 ALI (L1G & L1R) e Hyperion (L1R)
ACRES ALOS AVNIR-2/PRISM/PALSAR
ASTER
ACRES Landsat CCRS/SPOT 1-4
Digital Globe
ECW
ECWP
ENVI
ESRI Bil
ESRI GRIDs
ACRES Landsat FastL7A
JPEG2000
Landsat geotiff
NetCDF
NITF
SPOT 1-4
SPOT DIMAP
La scelta è molto ampia, con formati “generici” ed altri “specializzati” tipici del mondo del remote sensing. L’architettura a plugin dell’applicazione consente comunque di aggiungere facilmente nuovi driver di lettura di metadati.
E’ uno strumento di grande utilità, perché l’estrazione di metadati strutturati consente di conoscere meglio le proprie basi dati e di dargli quindi più valore.
Si tratta di un software opensource multipiattaforma, installabile da codice sorgente e nel caso di Windows anche tramite un installer. Io ho testato soltanto quest’ultima versione.
Il lancio si esegue (anche) da riga di comando con questa sintassi tipo:
>runcrawler.bat/sh arguments
Se non vengono forniti argomenti sufficienti, si aprirà la finestra di dialogo sottostante, in cui è possibile scegliere il percorso da analizzare, quello del file di output del processo, ed altre opzioni (tra cui quella di cercare anche nelle sottocartelle).
Gli output sono:
un file .xls con i metadati raccolti
la generazione (opzionale) di un’immagine di anteprima e di un thumbnail per ogni immagine dell’archivio
un quadro d’unione in formato ESRI Shapefile in coordinate geografiche (ma EPSG:4283, perché gli sviluppatori sono australiani, e gli piacciono i codici EPSG del paese loro), con in il bounding box di ogni immagine associato ai relativi metadati
Se volete un’idea dei contenuti del file .xls di output, potete fare click qui: le coordinate del bounding box, la risoluzione, il sistema di coordinate, il datatype, il tipo di compressione, le dimensioni, il numero di bande, ecc.. Ma ci sono anche campi tipici (come detto sopra) del remote sensing.
Ho invece pubblicato su GeoCommons uno shapefile di output di esempio. E’ il classico layer poligonale costituito dai bounding box degli strati informativi processati – analogo a quello di output di gdaltindex – arricchito dai metadati “intercettati” da MetaGETA.
Aggiunti nuovi file nel proprio archivio (e dopo un”eventuale rimozione di vecchi), possono essere eseguite nuove operazioni di indicizzazione che aggiorneranno i record del file .xls . Questo può essere facilmente convertito in XML secondo lo schema ANZLIC Profile (ISO 19139) e caricato ad esempio su GeoNetwork. E’ ancora una volta possibile personalizzare il processo, modificare lo schema di esportazione ed aggiungere anche nuovi campi.
MetaGETA però non fa miracoli e potrà estrarre soltanto i metadati associati ai vostri dati; in presenza di una “povera” coppia tif/tfw, non sarà in grado di determinarne il sistema di coordinate. Io l’ho trovato molto utile anche per questo: mi ha fatto scoprire diverse “falle” di alcune mie basi dati, ed evidenziato ancora una volta il grande valore del corredo informativo dei dati spaziali. Buon crawling!
Lezioni online per spiegare scienza e tecnologia Oilproject organizza con l’Istituto Italiano di Tecnologia una serie di lezioni divulgative su neuroscienze, nanotecnologie, farmacologia e macchine intelligenti, per raccontare al grande pubblico lo stato dell’arte della ricerca di base e applicata. Qui tutti i dettagli. Leggi tutto... (0)
Il GFOSS Day 2011 è a Foggia I prossimi 24 e 25 novembre l’Università degli Studi di Foggia ospiterà il GFOSS DAY 2011, organizzato come di consueto dall’Associazione Italiana per l’Informazione Geografica Libera GFOSS.it Leggi tutto... (1)
Mappali, denunciali e... tassa.li Tassa.li è una interessante startup realizzata da un gruppo di giovani tecnologi, con l’intento di rendere facile la denuncia di esercizi commerciali che non rilasciano il regolare scontrino fiscale. E in un periodo nero come questo, molta gente avrà una gran voglia di partecipare. Grazie a una applicazione disponibile sia per iOS che Android, è infatti possibile in pochi clic geotaggare l’esercizio e riportare la somma dello scontrino non emesso. Il tutto in maniera assolutamente anonima. E questi ragazzi dimostrano di vedere molto lontano, perché presto rilasceranno i dati raccolti in forma totalmente aperta e libera. (6)
E' online il nuovo Oilproject! Oilproject è una scuola gratuita in diretta online di attualità in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare. I talkshow-lezioni sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse. E’ il primo “YouTube” dedicato alla formazione in cui sono già presenti oltre 700 video. Chiunque può registrare lezioni, letture di tesine, ricerche, interventi e inviarli in formato audio/video a Oilproject. E’ un sito web dove le comunità di tutta Italia (sia di attivismo civile, sia studentesco) possono promuovere le iniziative che organizzano nel mondo reale. (0)
Il significato di “essere umano" (GRP ep. 2) Il titolo, forse un pò pretenzioso, richiama le battute finali del secondo episodio di Geospatial Revolution Project, finalmente disponibile con i sottotitoli in italiano alla cui traduzione abbiamo lavorato tutti noi di TANTO.
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