E’ in versione Beta, ma sembra promettere bene. GIS Stack Exchange: Domande e risposte sui GIS, fuori dai canali classici delle community e delle mailing-list, hanno a disposizione un nuovo canale. Fuoriuscito dal calderone di Q&A dell’ Area 51, si propone come un’alternativa agile e reattiva allle richieste più varie del vasto mondo GIS.
L’aspetto che ritengo particolarmente interessante, è la sua natura (almeno a prima vista) libera da schieramenti di gusto o culturali (proprietario vs free/open source, esri vs resto_del_mondo, ecc.). Una sorta di “duty free” della conoscenza, che offre un luogo di scambio e di aggiornamento su pratiche e tecnologie che magari non abbiamo modo (o interesse) di utilizzare, ma che sono sempre una fonte di arricchimento.
A mio modesto vedere, GIS Stack Exchange dovrebbe rimanere uno strumento per richieste rapide e circoscritte e, spero, che non si limitino solo agli aspetti strettamente tecnicistici. Del resto esistono già community e canali dedicati, che offrono il supporto più adatto ai prodotto specifici e un’utenza specialistica più vasta di quanta, probabilmente, ne potrà attrarre questo canale.
Insomma, staremo a vedere come evolverà. Intanto mi sono fatto un giretto tra le ultime domande, e mi sembra che l’attività comincia a entrare a regime…
Si tratta di un sistema di cloud computing dedicato a servizi webgis che, in linea col concetto di “software as a service” , permette di sfruttare risorse hardware a software distribuite per realizzare servizi GIS online.
Tra le numerose funzionalità, offre la possibilità di creare progetti online, di caricare, gestire, editare, esportare, ecc. dati raster e vector di tutti i principali formati noti. Oltre a diverse librerie proprietarie, GIS Cloud si appoggia anche a GDAL e OGR, a garanzia di un’alta interoperabilità.
I layer, una volta caricati e impostati, possono essere pubblicati sia tramite il loro flash viewer, che coe servizi WMS/WFS, nonché di fungere da client di servizi OGC, offrendo così la possibilità di realizzare anche mashup e servizi a cascata. Non poteva mancare il supporto ai servizi Openstreetmap, Google Maps, e simili.
Sono presenti inoltre alcuni semplici strumenti di analisi GIS e statistica, come esempio delle ulteriori funzioni che saranno rese disponibili in futuro…
Insomma, un oggetto da tenere d’occhio. In attesa di ricevere il vostro Free Account (che offre tutte le funzionalità ma in un ambiente non dedicato, con risorse condivise tra tutti gli utenti gratuiti e quindi non garantite) vi invito a fare un giro tra i video della loro sua gallery.
Vittorio Paola mi ha segnalato questo evento che si terrà a Cork il 21 ed il 22 Giugno, e con piacere rigiro la cosa qui. Questi i temi:
Environmental data and applications have some peculiar features that make them distinct from the typical application in applied computer science. During recent years, this has led to the emergence of Environmental Informatics or Enviromatics (Environmental Information and Decision Support Systems). This is a novel field of Applied Informatics which is concerned with the application of computer science techniques to environmental problems. The same methodological and conceptual framework is shared by Computational Sustainability: “an interdisciplinary field that aims to apply techniques from computer science, information science, operations research, applied mathematics, and statistics for balancing environmental, economic, and societal needs for sustainable development”. The ultimate aim of these new and evolving areas of modern research is to develop computational and mathematical models to support decision making in challenging real world problems denoted by the often misused or vaguely defined concept of “sustainability”.
The colloquium will provide cutting-edge data analysis and modeling tools for a variety of practical applications by presenting concepts, algorithms, and case studies related to environmental problems. Attendees can expect a series of presentations on spatio-temporal data organization, analysis, modelling.
The colloquium will be useful for beginning users as well as advanced researchers.
“I vostri dati fanno schifo” di Pietro Blu Giandonato è caduto a fagiolo proprio mentre stavo riflettendo su come concludere il mio intervento inserito in scaletta al convegno ”La condivisione dei dati geografici in Europa”. Troverete tutte le informazioni riguardanti questa iniziativa sul sito istituzionale del progetto GIS4EU, qui. Da questo indirizzo si può inoltre accedere ai documenti riguardanti l’attività svolta.
Ipotizzo che il lettore interessato sia andato a dare una sbirciatina sul sito ed abbia letto di cosa si è occupato questo progetto. Per i più pigri traduco così: “Proviamo a vedere cosa significa e cosa comporta applicare le regole della direttiva INSPIRE ai dataset esistenti”.
Ciò premesso, posso entrare nel merito dell’argomento che mi era stato affidato, cioèla prospettiva degli utenti sulle SDI: dall’analisi delle esigenze all’utilizzo dei risultati.
In sintesi, si è trattato di esporre i risultati di due analisi effettuate nel corso del progetto. La prima ha riguardato l’individuazione dei bisogni degli utenti di un’Infrastruttura di Dati Territoriali, lavoro svolto nella fase iniziale del progetto. La seconda indagine ha inteso raccogliere informazioni relative all’impatto dei risultati del progetto, coinvolgendo i partner con un ruolo di produttori e fornitori di geodati, ovvero gestori di una SDI.
Ho riassunto l’esito di queste indagini nella slide riportata qui a fianco. Per quanto riguarda i bisogni degli utenti di una SDI, oltre alle esigenze di carattere tecnico (requisiti di standardizzazione e armonizzazione dei dati nonché indicazioni per migliorare i servizi di fruizione dei dati stessi) sono emerse esigenze non tecniche, come il miglioramento delle modalità di comunicazione e di dialogo tra data provider e utenti, la riduzione dei vincoli per l’accesso ai dati, il miglioramento della gestione dei metadati, l’aggiornamento più frequente dei dati, politiche di accesso (licenze e prezzi) ai dati minori (in numero) e più chiare. E’ stata anche indicata la necessità di debellare il digital divide esistente all’interno delle pubbliche amministrazioni tra addetti ai lavori e chi ha ruoli di decision maker. Risultato in qualche modo scontato: i limiti segnalati contribuiscono a penalizzare i contenuti di origine pubblica ed il loro impiego per tante applicazioni consumer, ma non solo.
Meno prevedibile il risultato della valutazione che i data provider coinvolti in GIS4EU hanno espresso nei confronti dell’esperienza sviluppata e dei risultati conseguiti. In generale, la metodologia individuata per rendere fruibili i propri dataset secondo le regole INSPIRE è ritenuta adeguata allo scopo. Sussistono sicuramente problematiche legate ai costi della sua applicazione, in particolare, costi da sostenere per la formazione del personale (ad es. per fare propria la complessa documentazione tecnica e mantenersi aggiornati) e per adeguamenti organizzativi: ma è anche ragionevole supporre che questi decresceranno nel tempo, potendo anche immaginare una sempre maggiore diffusione, assimilazione e condivisione delle conoscenze essenziali nel mondo della geomatica. E’ stato certamente incoraggiante –rispetto al punto di vista degli utenti- rilevare che il processo GIS4EU è ritenuto utile per favorire la fruibilità dei dati, soprattutto grazie al miglioramento della compatibilità tra dataset, alla disponibilità di data model ed al salto di qualità nella possibilità di condividere fonti di origine differente. I tecnici interpellati, sollecitati a fornire indicazioni sugli effetti dell’esperienza acquisita secondo diversi aspetti (rispetto alle ricadute operative per le organizzazioni, al valore sociale, a quello strategico e politico), hanno comunque sempre rimarcato –tra i diversi motivi di miglioramento indotti da GIS4EU- la capacità di comunicazione e l’adozione di modalità di collaborazione in rete.
In conclusione: i risultati di GIS4EU possono concorre a soddisfare i bisogni degli utenti delle SDI. Quindi, come evitare che questo risultato si dissolva, come valorizzare l’esperienza acquisita?
E’ stato chiesto ai Data Provider di esprimersi anche riguardo ad una disponibilità per assistere eventuali SDI interessate ad applicare il processo GIS4EU ai propri dataset. L’esito è stato tradotto in termini di “visione”, utile per orientare le persone coinvolte e per comunicare questo proposito anche a progetto terminato.
L’obiettivo dei partner è quello di “Supportare la più attiva ed efficiente cooperazione tra i fornitori di geodataset, gli enti cartografici e altri gestori di dati geografici, nonché per offrire proposte e fornire piani per sostenere la rapida creazione di un’infrastruttura armonizzata di dati geografici europea”.
Ma sarà raggiunto questo obiettivo? Certamente i dati e l’informazione geografica sono di grande interesse, nei più diversi campi, e i produttori di dati sono un riferimento indispensabile per tanti operatori … e sulla Rete si trovano tanti dati … ma… Ecco, qui Pietro Blu mi è venuto in aiuto: segnala l’avvertimento di Paul Ramsey di OpenGeo recentemente lanciato al congresso Where2.0.
Già, crediamo alle mappe e spesso le prendiamo come oro colato. Attraverso di esse produciamo altre informazioni, senza prendere alcuna precauzione. La conclusione di Ramsey è perentoria: “Produttori di dati controllate se e perché i vostri dati ‘fanno schifo’ e ditelo ai vostri utenti”.
L’impegno profuso durante questo biennio da tanti esperti GI, di SDI nazionali, regionali e locali, di diverse nazioni europee può essere raccolto per affermare: “I nostri dati saranno affidabili!”.
Perché prima dell’avvento del computer, il mercato “mapping” aveva caratteristiche affatto differenti ed al prodotto cartaceo si poteva anche perdonare d’invecchiare per anni prima di essere sostituito da una nuova edizione. Non è più così. Ma il mutamento del contesto comporta anche nuovi problemi: Ramsey dixit! Soprattutto: nessun ente cartografico o sistema informativo geografico può ormai lavorare da solo!
Per il settore pubblico questa è un’opportunità da cogliere al volo. Quanto ho imparato partecipando a questo progetto e quanto ho ascoltato dai relatori dell’incontro genovese va proprio nella direzione che segnalavo di ritorno dalla Global SDIConference di Rotterdam, l’anno passato: “Le SDI nascono e stanno crescendo più rapidamente, armoniosamente ed hanno maggior successo -cioè soddisfano i bisogni degli utenti (e sono loro a dichiararlo!)- dove è maggiore l’attitudine alla collaborazione, la cooperazione tra istituzioni”.
Non si può, non si deve interrompere la strada intrapresa.
Un cammino che dovrà essere percorso insieme: da soggetti pubblici, privati, del mondo della ricerca, come GIS4EU ha dimostrato. Valorizzando le comunità e le aggregazioni di singoli, come stiamo imparando nel word wide web.
D’altro canto –mi son chiesto- perché il direttore di OSGeo si è scatenato con un intervento “a gamba tesa” nell’arena più eterodossa ma anche più creativa della comunità IG internazionale?
Posso sbagliarmi, ma credo che ci sia lo zampino di questa norma: Open Government Directive (OGD, 12/2009). Le parole d’ordine su cui si basa sono: trasparenza, partecipazione e collaborazione (anche in Italia s’inizia a parlarne: a me, per esempio, è piaciuto questo). Mi pare che la “provocazione” di Paul voglia andare a parare lì, come dire: “Il futuro è l’OGD ed io ho la soluzione per aiutarvi ad implementare i suoi principi”. Leggo appunto, visitando il sito di OpenGeo, che propongono una soluzione per aiutare l’implementazione di questi tre principi: “OpenGeo Suite software is standards compliant, fostering collaboration that encourages partnerships and promotes cooperation within the Federal Government, across levels of government, and between governments and private institutions”. Questa è l’evoluzione dell’Open Source: TANTO se n’è interessato qui. Cioè si avvera quanto scriveva T. L. Friedman (Il Mondo è Piatto, Mondadori 2006, pag. 116) soltanto pochi anni fa: “Con il tempo, vedremo emergere un nuovo equilibrio all’interno del quale tutte le differenti forme di software troveranno la propria collocazione: il tradizionale software commerciale, in stile Microsoft o SAP, insieme al modello Business web del software in affitto, in stile Salesforce.com, e al software libero prodotto o da comunità finanziate o da individui ispirati”.
Le SDI saranno conformi ai principi dell’OpenGovernment Directive; formeranno reti cooperative di SDI, sapranno essere aggregatrici di conoscenze e competenze, guarderanno alla tecnologia come contenitore di soluzioni per le proprie esigenze e i propri obiettivi, senza preconcetti “ideologici”, consapevoli della complessità sempre crescente e dei ritmi di obsolescenza a cui sono soggette. E’ per questo che garantiranno dati affidabili.
E’ stata appena rilasciata la release 5.6 di MapServer. Come sempre tante le novità, ma una è quella che voglio mettere in evidenza qui: è stato definito uno schema XML con cui sarà possibile definire un mapfileanche in formato XML. I mapfile sono il cuore di questa applicazione: definiscono le relazioni tra gli oggetti, i percorsi in cui sono archiviati i layer e le regole per la loro rappresentazione grafica. La sintassi con cui si scrivono normalmente – qui un esempio di “vecchio” mapfile – non consente con facilità di creare degli editor dedicati.
Uno schema XML renderà molto più semplice la creazione di applicativi dedicati alla creazione, gestione e validazione di questo speciale formato di file.
Questa release ancora non lo legge e scrive nativamente; il file XSLT fornito con questa release consentirà però di convertire un file XML costruito con questo schema, in un “normale” mapfile di MapServer.
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