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5 febbraio, 2011 | di

La nostra società nel 2030. Uno studio per indicarci come sarà: se sapremo conquistarcelo. Rubo un titolo, nelle conclusioni si capirà perché.

Ho ricevuto recentemente la segnalazione di questo rapporto: Envisioning Digital Europe 2030: Scenarios for ICT in Future Governance and Policy Modelling. E’ un documento che riporta i risultati della ricerca svolta dall’Unità “Information Society” dell’Institute for Prospective Technological Studies del JRC, lavoro svolto nell’ambito del progetto CROSSROAD, A Participative Roadmap on ICT research on Electronic Governance and Policy Modelling.

“Forse non tutti sanno che…” con Governance and Policy Modelling il Settimo Programma Quadro della Commissione Europea per la R&S nel settore ICT ha voluto sollecitare l’esecuzione di progetti di ricerca in due campi complementari. E’ assai prevedibile –si legge nel Work Programme 2009-2010- che gli strumenti per la collaborazione on-line in futuro consentiranno a una percentuale ampia della popolazione di esprimere simultaneamente opinioni e punti di vista su problemi sociali (grandi o piccoli). Mentre tale scenario è già immaginabile, non esistono ancora modelli di governance, process flows e tool di analisi appropriati per comprendere, interpretare, rappresentare e valorizzare quelle forme di partecipazione collettiva al bene pubblico. Lo sviluppo di strumenti che abbraccino entrambi questi ambiti dell’ICT può contribuire a migliorare il processo decisionale pubblico, far sì che le politiche siano più efficaci, la governance più intelligente, anche grazie alle possibilità di arricchire continuamente le competenze, attraverso un apprendimento continuo nel corso dei processi di applicazione delle politiche stesse.

L’obiettivo generale di CROSSROAD ha riguardato quindi l’identificazione di tecnologie emergenti, di nuovi modelli di governance e di scenari di applicazione innovativi nel campo dell’ICT per la governance e la policy modelling. Gli scopi di questa ricerca sono riferibili all’Agenda digitale per l’Europa, l’iniziativa di punta della strategia UE 2020. Il progetto ha voluto fornire ai decisori politici impegnati nell’attuazione dell’Agenda uno strumento di consultazione, utile anche per contribuire alla definizione di una roadmap della ricerca ICT che vada oltre lo stato dell’arte e sia condivisa dalla comunità dei ricercatori e dalle comunità di pratica.

Per stimolarci a curiosare in un nostro futuro, non lontano, soprattutto su cui possiamo agire, gli autori c’invitano a riflettere, ci ricordano che quanto oggi è realtà poteva sembrare frutto di fantasia quando nasceva internet; di più:

Se uno avesse previsto poi che, nel 2010, i bambini avrebbero potuto accedere liberamente alle immagini satellitari di ogni luogo della Terra, interagire con persone di tutto il mondo e effettuare ricerche tra trilioni di dati con un semplice click sul loro PC, sarebbe stato preso per pazzo” (pag. 9).

Ecco, di creativa follia mi sembra pervaso questo documento. Esso presenta una visione dell’Europa Digitale tra vent’anni, di una società in cui le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione a supporto della governance e delle politiche potranno avere un ruolo rilevante e positivo. Evidenzia le principali linee di ricerca nel settore dell’ICT che dovranno essere guardate con attenzione e con quali modalità dovranno essere sviluppate per costruire una Europa Digitale aperta, innovativa e inclusiva nel 2030. Mostra anche come fronteggiare i rischi che potrebbero derivare da un uso improprio dell’ICT in quest’ambito.

Opportunità e minacce evidenziate attraverso quattro differenti scenari, riguardanti quella che potrà essere la società in cui vivranno i cittadini europei nel 2030, individuati seguendo una rappresentazione schematica rispetto a due variabili, ossia quale potrebbe essere:

  • il sistema di valori sociali esistente, vale a dire più inclusivo, aperto e trasparente oppure esclusivo, fratturato e restrittivo,
  • la risposta all’impiego delle tecniche di policy intelligence (parziale o completa; proattiva o reattiva), cioè come verranno utilizzati (e da quali soggetti) gli strumenti -abilitati dall’ICT- per l’elaborazione dei dati, la modellazione, la visualizzazione e la simulazione a supporto di strategie politiche pubbliche basate su valutazioni il più possibile razionali e critiche  (evidence-based).

I quattro scenari individuati e analizzati in CROSSROAD sono graficamente indicati attraverso gli assi cartesiani del diagramma riportato qui a fianco. Spero di avervi incuriosito e avervi indotto almeno a una rapida lettura del rapporto. Sembrerebbe che lo scenario “Open Governance” sia da preferire, ma anch’esso presenta delle criticità, come riportato nella tabella di pag. 59.

La società reale europea nel 2030 non corrisponderà quindi a nessuno dei quattro scenari, così come sono stati descritti. Grazie però a questo esercizio, CROSSROAD ha elaborato una visione dell’Europa digitale tra vent’anni, proposta nel documento come una società in cui l’ICT per la governance e la policy modelling potrebbe giocare un ruolo positivo importante.

Penso che il capitolo di maggiore interesse per la Comunità Geomatica possa essere quello conclusivo. E’ la sezione del rapporto in cui, dopo aver chiarito quali saranno le principali problematiche che dovranno essere affrontate nei prossimi vent’anni nell’elaborazione e attuazione delle politiche pubbliche, sono esposti alcuni possibili indirizzi della ricerca nel settore dell’ICT per la governance e la policy modelling: ricerche che siano utili per orientare la società europea verso scenari auspicabili, evitando quelli meno desiderabili.

Un primo ambito dell’ICT su cui indirizzare la ricerca riguarda le tecnologie e le applicazioni per la gestione e l’analisi delle informazioni, per monitorare e simulare in tempo reale il comportamento di entità reali e virtuali (persone, cose, dati e informazioni). Gli autori ci ricordano che alcune compagnie di assicurazioni, avvalendosi di tali tecnologie, propongono ai propri clienti l’installazione a bordo delle auto di apparati che consentono poi di stabilire premi assicurativi basati sul comportamento del guidatore, piuttosto che sulla sua età, o sul suo sesso oppure ancora, la residenza. E’ plausibile -e auspicabile- che soluzioni analoghe siano adottate in altri domini, ad esempio legate alle politiche di assistenza sociale, dei trasporti, dell’energia, o altre ancora. Il settore pubblico potrebbe utilizzare questi strumenti per esaminare scelte differenti, in base al comportamento simulato o all’individuazione dei desideri d’individui, gruppi o della società nel suo insieme. Essi potrebbero quindi aiutare nella comprensione dei possibili risultati delle proposte politiche e dell’attuazione di alternative.

Un secondo campo della ricerca dovrebbe porre l’attenzione sulla crescente fruibilità di dati derivanti dall’enorme uso di sensori miniaturizzati e cablati in strutture fisiche (strade, case, ecc.). Quando tale disponibilità d’informazione sia abbinata a modalità di visualizzazione evolute, essa può avere sui decisori un impatto incredibile sulla percezione tempestiva dell’evoluzione di fenomeni d’interesse. Alcune applicazioni per incrementare la comprensione di situazioni in tempo reale, abbinate a tecniche di visualizzazione dei dati raccolti sono già utilizzate nel campo della logistica, per intervenire sulle rotte di trasporto delle merci, evitare –ad esempio- situazioni di congestione e quindi ridurre i costi di consegna. In conclusione, il rapporto raccomanda lo sviluppo di ricerche che –attraverso queste tecnologie- mirino a sfruttare l’enorme patrimonio di dati e fonti di conoscenze collettive del settore pubblico europeo.

Un terzo filone delle ricerche ICT nel campo della Governance and Policy modelling dovrebbe essere rivolto verso la crescente capacità di internet nel sostenere processi decisionali e pianificatori sempre più complessi e più a lungo termine. Il rapporto evidenzia che a questo fenomeno corrisponde la crescita di requisiti tecnologici connessi alle enormi risorse di archiviazione e elaborazione, associate ai sistemi software evoluti per la visualizzazione grafica delle analisi dei dati. Sono riportati due esempi riguardanti settori in cui queste potenzialità sono materia di ricerca. Il primo si riferisce ai possibili miglioramenti delle attività estrattive degli idrocarburi, grazie all’impiego di vaste reti di sensori, diffuse capillarmente nella crosta terrestre. L’altro pone l’accento sui benefici del monitoraggio dei parametri salienti di malati cronici, mentre questi continuano a condurre la loro vita normale: ciò può consentire ai medici di diagnosticare l’insorgere di situazioni critiche prima che queste s’aggravino.

In tale ambito, definito Policy intelligence and ICT-driven decision analytics, dovrebbero essere promosse ricerche riguardanti il web semantico, così come l’ottimizzazione degli strumenti ICT che agevolino la traduzione automatica, la modellazione dei processi, il data mining, la pattern recognition, le simulazioni basate sulla Teoria dei Giochi, gli strumenti di forecasting e back-casting,  le tecniche di ottimizzazione goal-based.

La quarta traccia risultante dallo studio effettuato in CROSSROAD, definita come Automated mass collaboration platforms and real-time opinion visualization, rivolge l’attenzione sugli strumenti e le tecnologie ICT basate ed estrapolate dalla social computing e altre tecnologie future per la collaborazione in rete. Le ricerche in quest’ambito dell’ICT dovranno riguardare -ad esempio- strumenti che consentano di condividere informazioni e conoscenze, superando gli ostacoli dovuti a culture e a lingue diverse. Per favorire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali dovranno essere disponibili strumenti in grado di assicurare la capacità di monitorare l’intero processo del settore pubblico e controllare se, e come, i contributi proposti sono stati poi considerati. Processi che –grazie a queste tecnologie- potranno anche fare riferimento a modelli di governance collaborativi, strutturalmente e organizzativamente innovativi, in grado di consentire a gruppi d’interesse di formarsi, creare e aggregare informazione; imparare e condividere la conoscenza di gruppo accumulata, tenendone traccia. Tale complessità d’interazione tra singoli e gruppi –anche nella realtà virtuale- dovrà essere supportata da strumenti in grado di assicurare la gestione delle identità (anche multiple, pseudonimi, ecc.), la privacy, prevenire frodi, accessi non autorizzati, ecc.: insomma tenere conto dei requisiti necessari perché chi usa questi strumenti avverta fiducia in essi, ma nello stesso tempo sia orientato verso un loro uso responsabile.

Il quinto filone, denominato ICT-enabled data and process optimisation and control, prende spunto dalla possibilità di convertire dati (e analisi sui dati stessi) in istruzioni che -attraverso reti di attuatori- provvedono a modificare i processi. Come i sistemi che regolano i sistemi complessi rendono in molti casi superfluo l’intervento umano, si ipotizza che si possa aumentare l’efficienza e l’efficacia dei processi di governance e dei servizi rilasciati seguendo questa linea di sviluppo dell’ICT. Ciò avverrà ad esempio in maniera sempre più capillare  nell’ambito della distribuzione di risorse energetiche o dell’acqua, attraverso l’installazione di contatori “smart” che mostreranno agli utenti in tempo reale l’andamento dei consumi e i relativi costi, consentendo una gestione dei prezzi più dinamica e orientando l’utilizzo consapevole di tali preziose risorse.

Infine, l’ultimo ambito dell’ICT verso cui le ricerche dovrebbero rivolgersi riguarda le applicazioni per la rilevazione di condizioni imprevedibili e l’attuazione di risposte immediate, tramite sistemi automatizzati che riproducono le reazioni umane, anche con livelli di prestazione notevolmente migliori. Tecnologie che si riferiscono a questo campo della ricerca, denominato Complex dynamic societal modelling systems, sono già applicate, ad esempio, dall’’industria automobilistica per lo sviluppo di sistemi in grado di rilevare il pericolo di collisioni imminenti e di evitare l’impatto. Alcune aziende ed enti di ricerca stanno sperimentando “piloti automatici” per i veicoli in rete, guidati in schemi coordinati a velocità autostradale. In altri settori si stanno testando sciami di robot in grado di manutenere strutture o ripulire ambienti da rifiuti tossici. Tutte questi sforzi hanno l’obiettivo di migliorare la sicurezza, ridurre rischi e costi. Mentre leggevo questo documento sono finito qua (giusto per non citare la solita Google car). Il rapporto evidenzia che alcune di queste tecnologie saranno già mature nei prossimi anni e potranno essere quindi utilizzate anche per applicazioni nell’ambito della governance e della creazione delle politiche pubbliche.

Le tecnologie, le discipline e quindi le competenze del mondo ICT coinvolte in questa prima roadmap sono veramente diverse e complesse. Come gli autori precisano, essa non rappresenta neppure un quadro esaustivo: quanto sia vasto il dominio della Governance e Policy Modelling si comprende sfogliando le pagine della sezione “Tassonomia” in Gov2Pedia, prezioso strumento per orientarsi in tale universo.

La lettura di questo rapporto aiuta a scoprire cosa c’è dietro (e anche oltre) la Digital Agenda for Europe. Per esempio, mi ha aiutato a comprendere meglio il commento di David Osimo al recente (15 dicembre scorso) European eGovernment Action Plan 2011-2015 (dalla stessa pagina si può accedere alla versione in italiano), piano per lo sviluppo di servizi digitali per gli europei, secondo concezioni innovative e a supporto della Digital Agenda.

Sì, va be’, e la Geographic Information? Non sarà sfuggita un’evocazione leggendo già le prime righe (le immagini satellitari accessibili liberamente anche ai bambini). Nel seguito, l’ho rinvenuta “incorporata” negli applicativi e nei servizi che potranno essere resi disponibili per tutte le aree dell’ICT segnalate come promettenti per la governance e la policy modelling.

Ciò che ora mi piacerebbe leggere, sarebbe un esame del posizionamento della Geoscience rispetto alla visione della Digital Europe nel 2030 proposta in questo documento, un’indagine sui contributi specifici della Geographic Information rispetto agl’indirizzi della ricerca nel settore dell’ICT illustrati nel rapporto. M’interesserebbe anche un approfondimento dei riflessi eventuali di tale visione sugli sviluppi del nostro settore (in risposta a nuovi requisiti, circa aspettative degli utenti, …). Quest’ultimo forse potrebbe essere utile per segnalare ulteriori idee per la ricerca, orientare le strategie per l’implementazione dei servizi, rendere anche più consapevole il nostro lavoro quotidiano.

Nel più recente Programma di Lavoro 2011-2012 del 7° Programma Quadro il tema governance e policy modelling è stato riproposto, sollecitando contributi che aiutino a affrontare “scenari futuri che coinvolgono complessità ancora maggiori e il coinvolgimento dei cittadini, in particolare rispondere alle esigenze delle giovani generazioni”. Può essere un’altra opportunità (il bando si è chiuso lo scorso 18 gennaio) per creare occasioni di dialogo tra il mondo dell’ICT nella sua globalità e il “regno” della GI, i cui confini si stanno dilatando (giusto qui una suggestione per l’urban planning policy, citato nel Work Programme 2011-2012). Potremo comprendere meglio in che modo la Geographic Information sia necessaria per implementare molte soluzioni per tale tema. Ma anche, per il presente, come seguire (e favorire) l’attuazione dell’eGovernment Action Plan anche “nel regno della GI”.

Parafrasando la raccomandazione assai condivisibile di Osimo ai nostri concittadini a Bruxelles “siate ambasciatori delle istanze italiane in Europa e siate disseminatori delle innovazioni europee in Italia”, vale anche un “presentiamo le istanze dell’Informazione Geografica italiane nel contesto dell’Agenda Digitale e siamo disseminatori delle innovazioni digitali nel nostro campo”. Sia in Europa, sia all’interno di una strategia digitale italiana, http://www.agendadigitale.org/.

Il diagramma degli scenari dell’Europa Digitale nel 2030 mi ha ricordato un altro grafico. Lo storico C.M. Cipolla (1922 -2000) nel suo Allegro ma non troppo, proponeva un diagramma per classificare gl’individui in base al loro comportamento. Suggerì di assegnare all’asse delle ascisse la misura dei danni o dei vantaggi che l’individuo procura a sé stesso (vantaggio positivo, danno negativo); mentre indicò che i danni o i vantaggi procurati agli altri fossero assegnati all’asse delle ordinate. Propose di chiamare l’insieme degli individui le cui azioni inducono valori positivi per entrambi tali parametri, come Intelligenti.

24 gennaio, 2011 | di

La materia è quella della tutela della privacy in ambito lavorativo: in sostanza, si tratta di stabilire quanto e a quali condizioni si possa spingere l’autonomia organizzativa del datore di lavoro quando vengono coinvolti i diritti primari del lavoratore.

Sempre più spesso l’esigenza di ottimizzare il lavoro aziendale spinge l’imprenditore a far uso di tutte quelle tecnologie che consentono di monitorare in tempo reale la dislocazione dei propri mezzi e dei dipendenti sul territorio. D’altro canto tali esigenze non possono violare i diritti inviolabili del lavoratore, il quale, nell’espletamento degli incarichi affidati, ha il pieno diritto a non veder violata la propria privacy.
In tal senso, nel presente articolo ci è sembrato utile e opportuno, non solo illustrare il caso concreto sottoposto all’Autorià Garante per la tutela dei dati personali, ma anche inserire in calce un piccolo vademecum degli adempimenti da rispettare.

Ci sia consentita un’ultima notazione di carattere generale (per altro di estrema attualità): al di là del rispetto formale della normativa – che deve essere un adempimento ineludibile, necessario e preliminare in ipotesi di tal genere – è sempre importante coinvolgere fattivamente i lavoratori nell’attività produttiva dell’azienda. Tale coinvolgimento può essere raggiunto solo attraverso una reale e adeguata comunicazione delle esigenze e delle strategie aziendali.
Casi, come quello di seguito descritto, costituiscono, a volte e al di là del rispetto formale della normativa, l’indice di un malessere lavorativo che le norme, da sole, non possono eliminare.

Il caso trae origine da una segnalazione effettuata da un dipendente di una azienda telefonica al Garante per la Privacy, in merito all’installazione, a bordo di alcuni autoveicoli in dotazione al personale della stessa, di un sistema di localizzazione satellitare a tecnologia gps.

In particolar modo il dipendente evidenziava il fatto che tale installazione “sarebbe avvenuta in assenza di preventiva informativa ai lavoratori e senza spiegarne le funzioni né lo scopo del suo utilizzo. Peraltro, soltanto dopo diversi giorni la società avrebbe messo a conoscenza i dipendenti dell’avvenuta installazione dei dispositivi in esame, giustificandone l’utilizzo solo per scopi produttivi”.

L’azienda – che in relazione alla segnalazione effettuata aveva presentato le proprie controdeduzioni all’Authority circa la correttezza del proprio operato – aveva commissionato ad una società esterna di installare dei dispositivi che avrebbero consentito:

  • di localizzare i veicoli in dotazione in tempo reale  su mappa cartografica (con possibilità, tra le altre, di ricerca dei mezzi più vicini ad un determinato indirizzo);
  • di verificare il percorso effettuato (con possibilità anche di controllare la velocità sostenuta, la percorrenza chilometrica del mezzo, i tempi di guida e le soste effettuate);
  • di controllare gli “eventi” verificatisi lungo il percorso (soste o spostamenti in orari non previsti, arrivo in aree predeterminate, ecc.), con eventuale ricezione di una comunicazione di avviso via sms;
  • di comunicare costantemente con il conducente;
  • di gestire i c.d. “punti di interesse” (indirizzi riferiti alla clientela, ai magazzini, agli impianti, ecc.), con possibilità di verificare mediante report sintetici le soste ivi effettuate e i relativi tempi di fermata;
  • di gestire la manutenzione ordinaria e straordinaria del veicolo.

Il caso in oggetto presenta diversi aspetti rilevanti sotto il profilo della materia giuslavoristica, commerciale e di tutela dei dati personali.

In questa sede riteniamo di soprassedere dalle, pur interessanti, considerazioni concernenti il diritto dell’imprenditore di gestire la propria impresa come meglio ritiene opportuno, e ciò  anche con riferimento alla materiale organizzazione del lavoro dei propri dipendenti (artt. 2082, 2086, 2104  c.c.). Tale diritto, comunque, deve essere pur sempre contemperato con il rispetto dell’art. 4 della Legge 300/1970 (c.d. Statuto dei Lavoratori) il quale prevede che:

È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi al possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’ispettorato del lavoro, dettando ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti
”.

Nel caso di specie distinguiamo, quindi:

  1. Aspetti relativi all’organizzazione produttiva dell’impresa;
  2. Aspetti relativi all’attività di controllo del lavoro espletato dai dipendenti;
  3. Aspetti relativi al diritto dei lavoratori a non essere lesi nella propria dignità, libertà e riservatezza.

Questi elementi sono stati sempre oggetto di un ampio dibattito legislativo e dottrinale.
Varia, numerosa e copiosa, nel corso del tempo, è stata la produzione giurisprudenziale circa la valutazione della liceità o meno del comportamento del datore di lavoro con riferimento al controllo aziendale relativo: all’installazione di apparecchi audiovisivi sui posti di lavoro, al monitoraggio delle connessioni internet sui pc aziendali,  all’installazione di apparecchi di rilevazione delle telefonate ingiustificate, alla localizzazione dei propri dipendenti.

In generale possiamo dire che l’orientamento della Corte di Cassazione, cui sono giunti in ultimo grado i vari ricorsi, è stato quello di distinguere tra controlli offensivi e controlli difensivi.
Offensivo è il controllo atto ad una sorveglianza del dipendente che lede i diritti primari dell’individuo;  lecito, invece, sarebbe il c.d. controllo difensivo. All’interno di quest’ultima categoria la giurisprudenza ha distinto – con varie ed oscillanti pronunce -tra:

  • controlli diretti ad accertare possibili comportamenti illeciti dei lavoratori in relazione all’esatto adempimento delle obbligazioni lavorative;
  • controlli che riguardano la tutela di beni estranei al rapporto lavorativo.

Tuttavia il caso in questione si muove su una linea di confine tra l’ottimizzazione del lavoro ed il controllo dei lavoratori.
Infatti, come sopra evidenziato, i dispositivi gps in questione non solo erano montati sui veicoli aziendali e non sulla persona dei lavoratori, ma, inoltre, le finalità di tale installazione era quella di una migliore e più efficiente organizzazione del lavoro.

Per completezza espositiva, riportiamo le conclusioni del Garante (il cui provvedimento – doc. web n. 1763071 – è reperibile qui), il quale ha censurato il comportamento dell’azienda solo in relazione al non corretto rispetto dell’iter procedimentale atto alla installazione dei suddetti dispositivi gps, ritenendo, invece legittime le finalità del montaggio di tali apparecchiature sui veicoli aziendali.
Tale precisazione è dovuta a fronte di titoli delle rassegne giornalistiche e dei blog più o meno specializzati, del tenore: “bloccata la localizzazione dei dipendenti con GPS”.

Vogliamo, allora, fornire una breve sintesi degli adempimenti da conoscere e rispettare in casi analoghi a quello esaminato:


1. Effettuare una istanza al Garante (ufficio territoriale competente) di verifica e di autorizzazione al trattamento dei dati.
L’art. 17 D.Lgs 196/2003, infatti  prevede:
Trattamento che presenta rischi specifici
1. Il trattamento dei dati diversi da quelli sensibili e giudiziari che presenta rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità dell’interessato, in relazione alla natura dei dati o alle modalità del trattamento o agli effetti che può determinare, è ammesso nel rispetto di misure ed accorgimenti a garanzia dell’interessato, ove prescritti.
2. Le misure e gli accorgimenti di cui al comma 1 sono prescritti dal Garante in applicazione dei principi sanciti dal presente codice, nell’ambito di una verifica preliminare all’inizio del trattamento, effettuata anche in relazione a determinate categorie di titolari o di trattamenti, anche a seguito di un interpello del titolare.
In tal senso è necessario corredare la richiesta con tutti gli elementi che caratterizzano il trattamento. Da non sottovalutare la determinazione dei tempi di conservazione dei dati acquisiti per il tramite dei dispositivi, commisurandoli, ove necessario, alle effettive necessità di conservazione in rapporto alle specifiche finalità concretamente perseguite. E’ opportuno segnalare che, qualora si tratti di dispositivi gps installati su mezzi aziendali, oltre alle specifiche e tecniche esigenze temporali di conservazione dei dati, vi sono da valutare i tempi per la notifica da parte dell’Autorità delle infrazioni. In tal senso ricordiamo che La multa stradale deve essere notificata al trasgressore (o presunto tale dall’Autorità) entro 90 giorni (in caso di residenza in Italia)

2. Notificare al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere.
In particolar modo con riferimento agli adempimenti previsti dagli artt. 37 e ss del titolo VI del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. L’art. 37 cit. infatti prevede che il titolare notifica al Garante il trattamento di dati personali cui intende procedere, solo se il trattamento riguarda dati genetici, biometrici o dati che indicano la posizione geografica di persone od oggetti mediante una rete di comunicazione elettronica.

3. Ottenuta l’autorizzazione, procedere alla stipula di un accordo con le rappresentanze sindacale Aziendali ovvero, in caso di assenza di queste ottenere l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

4. Effettuare una corretta e completa informativa ai lavoratori nella quale devono essere riportate le finalità del trattamento dei dati localizzazione;

5. Il consenso dei lavoratori al detto trattamento, seppur auspicabile, non risulta necessario.
Infatti, secondo quanto previsto dall’art. 24, comma 1, lettera g) del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 il quale prevede che  Il consenso non è richiesto, oltre che nei casi previsti nella Parte II, quando il trattamento  è necessario, nei casi individuati dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge, per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, anche in riferimento all’attività di gruppi bancari e di società controllate o collegate, qualora non prevalgano i diritti e le libertà fondamentali, la dignità o un legittimo interesse dell’interessato (c.d bilanciamento degli interessi di cui parlavamo nel corpo del presente articolo).

6. Designare gli incaricati del trattamento.
Ovvero i soggetti che, in ragione delle mansioni svolte, risultino effettivamente legittimati ad accedere alle informazioni acquisite per il tramite dei dispositivi di localizzazione satellitare

7. Adottare tutte le necessarie misure di sicurezza previste dal Codice della Privacy.
E ciò con particolare riferimento agli artt. da 33 ( Capo II – Misure minime di sicurezza) a 37  (Titolo VI – Adempimenti) ed all’Allegato B, D.Lgs. 196/2003 (disciplinare tencico in materia di misure minime di sicurezza).


Link:

Provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali del 07.10.2010
Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

30 dicembre, 2010 | di

Non dimenticherò facilmente il 2010 per mille ragioni; alcune (importanti) sono legate a TANTO.

Nel luglio di quest’anno questo blog ha festeggiato il suo quinto compleanno (per questo trovate le cinque candeline in alto a destra in homepage da diverso tempo), ed esserne stato il fondatore mi riempe di orgoglio e soprattutto mi fa stare bene.
Come ho già scritto, tutto è iniziato per la mia voglia di testare una delle migliori piattaforme open-source di blogging mai creata: WordPress. All’inizio era un blog autoreferenziale (lo sono “giustamente” un po’ tutti i diari, anche quelli online), il cui tema di fondo era (ed è) parlare de “le cose che mi piacciono …TANTO”. Ci presi gusto subito, ma più passava il tempo, più mi rendevo conto che fosse necessario fissare dei limiti alla varietà dei temi da sviluppare. Scelsi quelli legati (in maniera un po’ larga) alla mia professione: i sistemi informativi geografici si impossessarono definitivamente di questo spazio, che oggi è (credo) il blog italiano più longevo che parli di questi temi.
Il tempo che passa è da solo poca cosa. Per essere un blog senza sponsor, per lo sforzo di qualità che c’è alle spalle e per l’affetto dei lettori, anche gli anni di vita sono comunque una piccola medaglia.

Tante cose sono cambiate anno dopo anno, ma nel 2010 c’è stato un salto: si è infatti consolidato il gruppo di autori e tra noi parliamo (prendendoci forse troppo sul serio) di “redazione di TANTO”. Questo è avvenuto per diverse ragioni, e lungo strade differenti.
Nel 2010 si sono aggiunti tre nuovi autori. In ordine di pubblicazione: Lorenzo PeroneGiovanni Allegri e Antonio Falciano. La ricchezza di questo blog sono le persone, e questi ingressi ne sono stati ancora una volta una prova robusta.
Siamo diventati nove: persone con storie personali, professionali e geografiche spesso molto diverse, ma con un grande piacere nell’incontrarsi “al bar dietro al router”. Definiamo così il nostro modo di stare insieme, perché non ci incontriamo (quasi) mai di persona, e ci “parliamo” (quasi) esclusivamente per posta elettronica. Parliamo di bar, perché sono incontri veloci pieni di leggerezza (nell’accezione positiva del termine), con i capelli un po’ spettinati e con il giornale in mano, con la voglia di discutere di massimi sistemi e magari parlare di arancine sicilianeAlessio Di Lorenzo ha creato a metà del 2009 una mailing list per questi incontri al bar, e l’utilizzo che ne abbiamo fatto, dà una chiara idea di quanto siano cambiate le cose in quest’ultimo anno: in sei mesi del 2009 ci siamo scambiati circa 200 messaggi, mentre nel solo novembre del 2010 sono stati circa 300; veramente “straordinerio”.
La quantità e la qualità dei contributi hanno aumentato la complessità del sistema e anche per questa ragione – circa sei mesi fa - Gerlando Gibilaro ha scritto il nucleo principale di quello che è diventato il regolamento di TANTO. Il processo che ha portato alla stesura finale di questo documento è stato un esempio del flusso di lavoro “tipo” che sta dietro a (quasi) tutto ciò che vedete sul sito: si lancia una proposta nel modo più dettagliato possibile, si apre su questa una discussione, l’autore della proposta recepisce (eventualmente) alcune delle modifiche/integrazioni/correzione ricevute, propone una nuova versione e si ricomincia il giro. Così facendo alle volte ci perdiamo in vortici quasi senza uscita, ma è di per sé un fatto raro; inoltre anche le discussioni apparentemente più noiose, spesso nascondono dentro piccole/grandi risorse, delle noci da mangiare successivamente, al risveglio dal letargo. Avere delle regole non è un peso;  tutto è più leggero perché abbiamo uno strumento che ci consente di trovare una soluzione nei momenti difficili, e che soprattutto definisce il flusso di lavoro della redazione. Ad oggi non abbiamo mai usato il regolamento, e per farvi capire quale sia il nostro habitat citerò l’articolo 12 del regolamento:

Per qualunque controversia possa nascere in ordine alla gestione di TANTO avrà sempre ragione chi pronuncia la frase “Se ti segni un otto, entri in una valle di lacrime [...] La valle di lacrime”, citando film, personaggio, attore, regista e numero di scena. Se la frase viene detta durante un litigio, colui contro il quale viene pronunziata deve segnare zero.

Nel 2010 la redazione ha iniziato a fare ordine sul blog (la strada è ancora lunga), partendo dalla riorganizzazione delle categorie. Fino a poco tempo fa TANTO ne aveva più di trenta, ed era sicuramente meno leggibile. Da settembre ne abbiamo soltanto sei: DatiDidatticaEventiEntropiaNewsRecensioni Strumenti. Il lavoro di aggregazione dei vecchi post in nuove categorie è stato lungo (specie per i vecchi autori :-) ), ma l’aspetto più interessante è stato quello editoriale: abbiamo discusso dell’anima di questo sito, dei temi che abbiamo sviluppato e di quelli che vorremmo provare a sviluppare, ed infine abbiamo fatto delle scelte.

Sul layout del sito abbiamo fatto piccole modifiche, la più importante delle quali è legata ancora una volta alle persone. Ci sembrava doveroso dare visibilità agli autori, e per ognuno è stata creata una pagina che contiene una piccola nota biografica, l’elenco degli ultimi post, l’indirizzo di posta elettronica e gli URL (eventuali) del cosiddetto web sociale.

Pagina autori su TANTO

Per accedervi basta cliccare sul nome dell’autore, che trovate riportato sotto il titolo di ogni post.

TANTO in versione mobileGrazie all’eccellente WPtouch TANTO è un sito ottimizzato per i dispositivi mobili, ed il layout è talmente ben fatto (non è opera nostra) da risultare quasi più leggibile di quello standard.
Un’altra piccola novità di impaginazione del 2010 sono i widget di twantotantobook, presenti nella colonna di destra. Su questi trovate traccia rispettivamente delle attività del canale Twitter e di quello Facebook di questo blog (sono un altro modo per seguirci). La vera novità in questo caso è in realtà l’utilizzo dei social network, di cui i widget rappresentano soltanto una modalità di output.
Il canale Twitter è quello che abbiamo scelto di usare più attivamente (è comunque replicato su quello Facebook): ci pubblichiamo piccole notizie sulle quali non riteniamo necessario (o non abbiamo il tempo di) scrivere un post, e che vogliamo comunque pubblicare e diffondere perché valutate interessanti. Da un po’ di tempo, in corrispondenza di ogni cinguettio, trovate nota di chi di noi lo ha “emesso”: questo è opera ad esempio di giohappy.

E’ stato un anno in cui grazie a Sergio Farruggia ho scoperto che vorrei vivere in un mondo un po’ più olonico, e leggere questo suo post è stato (ed è sempre) per me un momento di grande ristoro.
Abbiamo anche rischiato di diventare famosi grazie al già citato Antonio Falciano, ed ai suoi post: uno per tutti il bellissimo “Where to sleep in Turin”. Se ho imparato a conoscerlo, nel 2011 ne vedremo di migliori. :-)
Due di noi – Antonio Falciano e Pietro Blu Giandonato – sono stati invitati in veste di autori di questo blog, a fare da relatori all’ITN Expo- Infrastructure, Telematics & Navigation. E’ andato Pietro, che ha preparato e presentato l’interessantissimo “I luoghi degli “open data“.
Ci siamo anche “buttati in politica” e, al grido di “L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia”, abbiamo organizzato e realizzato una cosa abbastanza rara (almeno in Italia): fare in modo che nello stesso giorno quindici blog fossero una sola voce.

Ci sarebbero tante altre cose da elencare, ma voglio concludere raccontandovi la più bella.
A novembre di quest’anno, in occasione del GIS DAY, alcuni di noi hanno avuto la possibilità di incontrarsi per la prima volta. Io, Alessio, Antonio D’Argenio, Gerlando, Giovanni e Pietro Blu ci siamo trovati in un bar a mangiare arancine “bomba” e cannoli; altro che bar dietro al router.
Era la prima volta che incontravo molti di loro, ma ho avuto la sensazione di essere ad un riunione con i compagni di classe del liceo; ai tempi del liceo.
Fare TANTO mi ha dato la possibilità di arricchirmi molto dal punto di vista umano e professionale. Mai avrei pensato di trovare negli autori di questo normalissimo blog, dei compagni di vita.

L’augurio che faccio a tutti voi (ed anche a me stesso) è quello di riuscire a vivere nel 2011 alcune delle emozioni/incontri/occasioni come quelle che ho avuto nel 2010, di potere camminare accanto a belle persone con cui condividere ideali, pensieri, lotte, professione e … arancine.

Buon 2011 da tutti noi

1 dicembre, 2010 | di

Venerdì scorso Caterpillar, la nota trasmissione radiofonica di Radio 2, ha lanciato il Primo concorso fotografico di immondizia. Cirri e Solibello invitavano gli ascoltatori a chiamare e testimoniare la presenza di cumuli di spazzatura in ogni angolo di Napoli. Inutile dire che le telefonate sono state tantissime, e oggi sul sito web della trasmissione si possano già “ammirare” gli scatti che immortalano la drammatica situazione nella quale versa una delle città più belle al mondo.

A chi chiamava, i conduttori chiedevano anche di indicare il luogo nel quale i sacchetti di immondizia giacevano, oltre che di mandare per email una foto. A me, come sarebbe accaduto anche a voi dall’animo geografico, è subito balenata l’idea di immaginare una mappa che mostrasse la “distribuzione” di questi cumuli di immondizia, anche perchè in TV o in radio sentiamo spesso citare cifre riguardanti il “tonnellagio” di rifiuti in giro per Napoli, ma manca totalmente la rappresentazione spaziale di questo “fenomeno”.

L’idea di “Rifiutiamoci” mi è venuta leggendo Surplus cognitivo , l’ultimo libro di Clay Shirky, nel quale l’autore, parlando tra l’altro anche di Ushahidi, fa capire molto chiaramente perché i fenomeni di “crowdsourcing” funzionino così bene quando consentono alla gente di poter manifestare la propria gioia o il proprio disagio in maniera collettiva.

(Grazie a Napo per la segnalazione del video)

Giriamo per strada e siamo sempre più afflitti nel vedere cumuli di immondizia ad ogni angolo di strada, e non riusciamo a sfogare rabbia e frustrazione se non imprecando sul momento, tra passanti apparentemente rassegnati, oppure scattando una foto e mandando un twit geotaggato come faccio talvolta io…

E se lo facessimo in tanti? E se usassimo un hashtag per raccogliere implicitamente in un unico flusso comunicativo queste urla virtuali, queste segnalazioni? E se tutti geotaggassimo i twit e “qualcosa” consentisse di visualizzarli tutti su una mappa? E se tutte queste segnalazioni potessero diventare una sorta di patrimonio comune, per capire come sta evolvendo la situazione nel tempo, dove e quando i rifiuti non solo si accumulano, ma poi magari vengono portati via? Si tratta di hacktivismo, ne abbiamo parlato molte altre volte qui su TANTO.

Ushahidi, ecco la soluzione!

Da tempo desideravo trovare un’occasione per cominciare a cimentarmi con la piattaforma basata su web di Ushahidi, ovvero Crowdmap.com e dunque, tornato a casa, ho subito creato il deployment che trovate su rifiutiamoci.crowdmap.com, che ho pensato come un progetto di crowdmapping sulla localizzazione dei cumuli di immondizia a Napoli, per dare “un volto” a questa piaga che attanaglia la città da sempre.

Niente di meglio per dare voce a frustrazione e rabbia del cittadino o del turista e canalizzare il desiderio di condividere questi due sentimenti in qualcosa di concreto.

Crowdmap è molto semplice da usare, consente di avere una mappa interattiva sulla quale visualizzare tutte le segnalazioni fatte, e di poterle poi “esplorare” usando criteri temporali, attraverso una timeline dinamica, impostando le date di inizio e di fine del periodo che ci interessa, infine visualizzare in tempo reale il succedersi degli eventi. Le segnalazioni possono anche essere esportate in formato csv, per poterle utilizzare in altri ambiti o analizzare i dati e produrre report.

Cosa troviamo in Rifiutiamoci?

Nel deployment di Rifiutiamoci, ad oggi trovate uno strato informativo denominato “Impianti” che raccoglie l’ubicazione delle discariche (in esercizio, dismesse, da riaprire, in progetto) e gli inceneritori (l’unico in esercizio di Acerra e gli altri tre in progetto). Purtroppo non sono riuscito a recuperare le date di apertura o dismissione delle discariche, pertanto le date delle rispettive segnalazioni sono errate. Né tanto meno il numero degli impianti vuole essere esaustivo, perché ne mancano ancora molti. Anzi, invito chi avesse notizie più aggiornate riguardo gli impianti presenti sul sito, a farlo all’indirizzo email del progetto o addirittura segnalarne di nuovi.

Oltre agli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, è possibile segnalare gli accumuli di immondizia sparsi per Napoli che giacciono abbandonati, o addirittura dove ci sono stati episodi di incendio degli stessi, o ancora (cosa positiva e da non trascurare assolutamente) i cumuli di rifiuti ritirati. Queste tre tipologie di segnalazioni, nel loro insieme, riusciranno a fornire nel tempo un quadro della situazione dinamico, chiaro e affidabile.

Infine, sebbene “nascosto”, il deployment Rifiutiamoci eroga anche le segnalazioni sotto forma di GeoRSS che è possibile riutilizzare in una miriade di modi diversi, tra i quali visualizzarlo direttamente in Google Maps…


Visualizzazione ingrandita della mappa

Come possiamo  effettuare quindi le segnalazioni?

Crowdmap/Ushahidi è nato con l’idea di consentire a tutti, ovunque ci si trovi, di fare segnalazioni. Dunque non solo via web o email, ma anche con dispositivi mobili, su piattaforme come Twitter , e perfino con un sempliceSMS da un vecchio cellulare.

Ogni segnalazione, a seconda del canale con il quale arriva, ha bisogno di più o meno lavoro di “back office” per essere validata, ovvero verificare che non sia un “fake” e trasformarla in un punto sulla mappa, cosa che può comportare del tempo in funzione della qualità delle informazioni sulla localizzazione fornite del segnalatore. La veridicità della segnalazione avviene in genere comprovandola con una foto, o indirettamente se la medesima situazione viene confutata da ulteriori segnalazioni mandate da altri cittadini. Ma in genere si fa affidamento alla buona fede… a meno che non si abbia a che fare con dei mitomani :D

Compilando il form web direttamente sul sito è possibile inserire tutte le informazioni utili a descrivere la situazione con poche parole, caricare una foto, linkare un video o anche una notizia, e ovviamente “geotaggarla” inserendo indirizzo e località. Tutto molto semplice e intuitivo.

Inviando una email a rifiutiamoci.crowdmap@gmail.com corredata di tutte le notizie utili e magari qualche foto, in “back office” i curatori del sito creeranno poi la segnalazione.

E poi la maniera più “web 2.0”, ovvero mentre magari vi imbattete in un cumulo di immondizia, dal vostro dispositivo mobile Android, iPhone o Windows usare Twitter per inviare un messaggio geotaggato con relativa foto scattata sul posto. Come assicurarsi che il twit vada a finire in Rifiutiamoci? Basta utilizzare l’apposito hashtag del progetto #rifiutiamoci, ed andrà a ingrossare le fila dello stream ad esso associato.

C’è anche la possibilità di mandare segnalazioni, come dicevo prima, via SMS. Ma al momento si è scelto di non adottare questa modalità, perché troppo onerosa dal punto di vista della gestione in back-office. Ciò non toglie che un domani, se le fila di volontari dietro Rifiutiamoci cresceranno, ci si possa pensare…

Ma che scopo ha Rifiutiamoci?

Rifiutiamoci non ha uno scopo di denuncia “a senso unico”, della serie: ecco dov’è l’immondizia, venite e prenderla! Il problema, come ben sappiamo, è dove metterla e soprattutto cosa farne (riciclo, riuso, per non parlare della teoria rifiuti zero). E le barricate di persone esasperate dalla famigerata sindrome NIMBY, quotidianamente protagoniste delle notizie lo dimostrano ampiamente.

Una quantificazione spaziale del problema, con una mappa costruita non dalle istituzioni (con tutti i problemi di attendibilità delle informazioni per motivi di sicurezza) ma in crowdsourcing dai cittadini, può dare un grande contributo al dimensionamento del fenomeno, alla sua analisi temporale. Un validissimo strumento alla base della pianificazione degli interventi per evitare rischi sanitari ed epidemiologici e per l’analisi di dinamiche estremamente mutevoli, che non potrebbero mai essere efficaci con un approccio che non tenga conto della dimensione spaziale. Ad esempio, diventa fondamentale anche segnalare i cumuli di rifiuti che vengono portati via, in modo tale da riuscire a seguire l’evoluzione della situazione nel suo complesso.

Il progetto ha anche un account Twitter @rifiutiamoci che, oltre ad essere un canale di comunicazione “ufficiale”, raccoglierà in maniera “automatica” il flusso dei twit con hashtag #rifiutiamoci generati dai cittadini hacktivisti. Naturalmente non poteva mancare anche una pagina Facebook.

Insomma, contribuire a Rifiutiamoci è davvero semplice, e potrete in questo modo trasformare la vostra rabbia e indignazione per ciò che sta accadendo a Napoli in qualcosa di costruttivo e utile: dare un volto, anzi una mappa, a un disastro che sta assumendo dimensioni che al momento è davvero difficile riuscire a visualizzare.

Infine, vorrei segnalare un altro interessante progetto di mappatura delle discariche e degli impianti per il trattamento dei rifiuti, avviato già da tempo, al quale ho attinto utilmente informazioni per la loro ubicazione. Chissà che un giorno non riusciremo ad unire le forze, si tratta di www.munnezza.info

Addendum: “Ma così Napoli sembrerà sempre sporca!”

E’ quanto hanno fatto notare alcuni utenti recentemente. Allo stato attuale del progetto Rifiutiamoci infatti, la città potrebbe sembrare più sporca di quanto non sia nella realtà, proprio perché la situazione cambia di giorno in giorno sia in peggio che in meglio. Ma ciò dipende dal tipo di segnalazioni che vengono fatte. Se a Montesanto è stato segnalato un cumulo di rifiuti un determinato giorno, la relativa comunicazione non deve essere cancellata dopo che magari successivamente verranno ritirati. Andrebbe fatta un’altra segnalazione, nello stesso luogo, che appunto testimonia il miglioramento. Del resto il sito consente di visualizzare anche in maniera separata le differenti tipologie di segnalazioni, dunque sia i rifiuti non ritirati che quelli ritirati.

Il problema dunque è che siamo all’inizio del progetto, e la stragrande maggioranza delle segnalazioni è di rifiuti non ritirati. Se un maggior numero di cittadini cominciasse a segnalare anche il miglioramento della situazione, allora il problema non si porrebbe più. L’ideale sarebbe che ogni cittadino attivo utilizzasse quotidianamente il sito, segnalando peggioramenti e miglioramenti nella zona in cui vive o lavora, sistematicamente, ogni giorno.

Il senso di Rifiutiamoci non è quello di mostrare solo il lato peggiore della situazione, ma anche la sua evoluzione in meglio. Ciò può avvenire solo coinvolgendo quanta più gente possibile nel raccontare ciò che accade. E un napoletano che ama la propria città non perderà certo l’occasione di mostrare che l’immondizia sta sparendo dalle strade.

26 ottobre, 2010 | di

Lentamente -ma inesorabilmente- il nostro modello culturale sta subendo un cambiamento radicale, per affrontare l’evoluzione dell’umanità nel XXI secolo.

I dialoghi, le discussioni, sull’Open Data e sul Government 2.0 (per es. qui) mi hanno persuaso a riprendere in mano una nota, scritta qualche anno fa.

Ero stato invitato a tenere una lezione sulla Geographic Information nell’ambito di un master di Logistica. L’obiettivo che mi era stato assegnato prevedeva, in sintesi, la consegna di una sorta di “borsa degli attrezzi della GI”, che potesse essere di ausilio ai futuri professionisti, come bagaglio di conoscenze da portare con sé e recuperare quando si fosse presentata un’esigenza.

Interagendo con gli organizzatori del corso, rilevammo insieme diverse analogie tra le due discipline. Imparai che le attuali teorie della materia non considerano più una catena di fornitura a compartimenti stagni, anzi la Logistica oggi è intesa per governare tutte le fasi di un processo produttivo, anche esterno all’azienda, secondo una visione sistemica. Insomma, si è affermato un approccio di management di una supply chain in cui la singola azienda è nodo di una rete di entità organizzative che interagiscono per fornire prodotti, servizi e informazioni che creano valore per il cliente. Sia la Logistica, sia l’Informazione Geografica sono materie complesse: entrambe stanno cercando di dare risposte ai nostri bisogni, nel contesto dei temi contemporanei: globalizzazione, sviluppo sostenibile, società della conoscenza, … .

Certamente l’Informazione Geografica assicura strumenti, metodi e conoscenze per parecchi campi di applicazione della Logistica: GPS, Location Based Services, Location Based Intelligence, RFID, GIS/Enterprise Resource Planning, Geomarketing, Geo-Data Mining, … e si potrebbe continuare. Forse –a saper vedere- anche concetti, argomenti e saperi della Logistica potrebbero fornire spunti e contributi nella creazione … della Digital Earth. In fin dei conti, non può anche un set di geo-dati essere identificato come “materia prima”, potenzialmente disponibile per categorie di utenti perché sia usato per creare prodotti e servizi, i quali libereranno nuovi set di geo-dati, pronti per essere utilizzati e quindi trasformati da altri utenti ancora, in un processo senza limiti?

Accompagnato da questi pensieri, oltre a preparare il materiale da mettere nella “borsa degli attrezzi”, cercai di scrivere qualcosa che parlasse dell’”Informazione Geografica” ai non addetti ai lavori, cercando d’incuriosirli, sperando così di stimolare la fantasia e incoraggiare la creatività del lettore.

Per scrivere la nota che leggerete, presi spunto da un’intuizione che ascoltai proprio in quel periodo: “Oggigiorno un progetto, una scelta strategica –in generale- un’azione si può considerare innovativa, cioè in grado di contribuire al progresso della collettività, se aderisce contemporaneamente ai seguenti tre paradigmi: sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà”. Non è un teorema che debba essere dimostrato, mi è solo sembrata un’affermazione condivisibile e con questa idea in testa, ho tentato di fare emergere cosa possa significare per una qualsiasi iniziativa nel campo dell’Informazione Geografica l’adesione a ognuno di quei tre valori.

Non è ciò che si va dicendo e scrivendo, riferendolo al fenomeno dell’Open Data? Forse ricordarci di una stella di mare, di nome Agrippa, che per colpa dell’acqua che non sta mai ferma, deve sempre capovolgersi per mangiare, potrà aiutare in qualche modo.

Non è difficile avvicinare l’Informazione Geografica al paradigma della sostenibilità. Pragmaticamente, possiamo rendere l’idea immaginando un ciclo, in analogia con quello dell’acqua.

Tutti sappiamo che l’acqua del mare evaporando sale sino a formare le nubi; quindi, queste -trasportate dai venti- raggiungono la terraferma. Le nuvole sono poi la causa delle piogge, della neve, ecc.

L’acqua che cade al suolo si raccoglie nei fiumi e -pochi o molti chilometri dopo- ritorna al mare, così che la stessa acqua è pronta per ricominciare il ciclo.

Possiamo identificare ogni molecola o goccia d’acqua come un dato geografico. Un certo numero di questi, grazie a una sorta di energia -come l’energia del Sole per l’acqua del mare- e raggruppati insieme, diventano un set d’informazioni geografiche (le geo-nuvole). Queste informazioni possono essere trasformate dalle persone in conoscenza geografica, grazie alla loro capacità di usarle per i loro scopi: proprio come l’acqua che cade dalle nuvole può diventare una sorgente di vita per le creature viventi, avendone esse la capacità di usarla. Comunque, sia la geo-conoscenza (come l’acqua usata dalle creature viventi), sia le geo-informazioni (quelle catturate direttamente dai fiumi) devono ritornare al “geo-mare”, cioè possono essere riutilizzate.

Il ciclo dell’acqua è un esempio di ciclo sostenibile: varia da un posto all’altro e dovrebbe essere facile creare analogie, per esempio, tra i deserti e le foreste tropicali e situazioni dove le informazioni geografiche sono più o meno disponibili.

Sappiamo anche che il comportamento dell’uomo sta modificando la qualità di questo liquido fondamentale per la nostra vita. In altri termini, abbiamo bisogno di quantitativi sempre maggiori di acqua per le nostre attività ma, nello stesso tempo, noi stessi la stiamo inquinando, rendendola inservibile. E’ lo stesso quando produciamo geo-dati senza alcuna connessione tra loro: potremmo definirli “geo-dati usa e getta”. Mentre un servizio di approvvigionamento è l’equivalente dell’energia solare per l’acqua di mare, è l’energia che rende i geo-dati utilizzabili quante volte è necessario.

Stiamo infine anche capendo quanto sia difficile usare l’acqua consapevolmente e risparmiarla piuttosto che spendere un sacco di quattrini per purificare quella ormai inquinata. Allo stesso modo dobbiamo imparare a organizzare le informazioni geografiche ricordandoci i costi per generarle e permettendone l’utilizzo ogniqualvolta serve, a ogni utilizzatore: il nostro impegno deve essere quello di creare cicli di informazioni geografiche sostenibili!

Come può essere messa in relazione un’organizzazione per l’Informazione Geografica con il principio di sussidiarietà? Il miglior modo da questo punto di vista è quello di pensare a un’organizzazione come a un sistema olonico.

Il termine olonico fu introdotto per la prima volta da Koestler (Koestler, A., 1971), per descrivere un’organizzazione di unità base nei sistemi sociali e biologici. Poiché parlare di caratteristiche oloniche sarebbe un po’ noioso, mi aiuto con uno degli esempi di sistema olonico più citato: la stella di mare[1].

Come sappiamo tutti, questo grazioso animale, vive sulla sabbia o sulle rocce, vicino alla costa. La sua bocca è posta direttamente in corrispondenza del suo stomaco: ciò permette alla stella di mare di mangiare piccoli molluschi e crostacei. Le cinque braccia e il suo corpo, spesso dai colori brillanti, sono conosciuti da chiunque fin dall’infanzia. Mentre i principi che guidano i suoi movimenti sono meno noti.

Per sopravvivere una stella di mare deve sempre mantenere il suo corpo a pancia in giù ed è costretta a ribaltarsi ogni volta che le onde la capovolgono. Quando ciò avviene, una delle cinque braccia inizia a muoversi per prima, su e giù indipendentemente dalle altre, assumendo il ruolo di leader. Questo braccio stimola e guida i movimenti delle altre quattro e permette alla stella marina di tornare nella posizione giusta.

Quale delle cinque braccia debba muoversi per prima e assumere la leadership del movimento non è determinato a priori. Sembra che la guida del movimento sia presa dal braccio nella miglior posizione per fare da perno e consentire all’animale di capovolgersi.

Questo processo non solo accade quando la stella di mare deve ribaltarsi ma anche quando inizia a camminare. Per quest’azione i numerosi peduncoli ambulacrali presenti in ogni braccio si muovono inizialmente in modo casuale, per poi gradualmente integrarsi nel movimento del braccio nel suo insieme.

Questo meccanismo cooperativo dipende dai centri di attività delle cellule nervose che sono alla congiunzione dei cinque bracci collegati insieme da fibre nervose chiamate “anelli neurali” e che si scambiano informazioni reciprocamente.

Analizzando il moto della stella marina si è osservato che:

  • tutte le cellule nervose hanno la stessa natura, funzione e identico status;
  • tutte le cellule nervose agiscono in maniera autonoma;
  • esistono dei sistemi d’interazione più forti tra gruppi di cellule contigue, che si trovano sull’anello.

In altre parole, ogni cellula compie azioni individuali e autonome e, attraverso sottosistemi di relazione più intensa con altre cellule contigue, contribuisce, in modo armonico, ai movimenti dell’intero animale. Pertanto, l’insieme delle azioni autonome consente di mantenere stabile il modello di comportamento. Per le stelle di mare nessun comportamento premeditato avviene senza un’attività autonoma: la scelta delle opzioni di comportamento possibili, e dell’attivazione delle sequenze di azioni elementari, dipende unicamente dall’interazione tra le informazioni e il loro scambio.

Quando pensiamo a un’organizzazione per la gestione dell’informazione geografica di un determinato territorio (locale, regionale, …), possiamo immaginarla come una rete complessa, o meglio: nidi di reti, legate tra loro, a formare una infrastruttura a rete di un livello superiore. Infatti, sappiamo che i produttori/utenti di dati geografici possono essere pubbliche amministrazioni e utilities, imprese private e ONLUS, istituti di ricerca e anche i singoli individui: qualsiasi organizzazione costituita da singoli, squadre, uffici, reparti e così via. Seguendo la metafora della stella marina -creatura capace di vivere anche senza il cervello- allo stesso modo se un sistema organizzativo dedicato all’Informazione Geografica vuole rispettare il principio di sussidiarietà deve avere le caratteristiche di una rete olonica.

Non sembri strano mettere in relazione l’informazione geografica al principio di solidarietà. La solidarietà è la capacità di un sistema di aiutare i suoi elementi meno dotati perché siano messi in grado di contribuire allo sviluppo del sistema stesso, per mezzo di meccanismi che valorizzino le loro peculiarità.

Tutti ricordiamo l’apologo di Menenio Agrippa (il console romano, vissuto tra il VI – V secolo a.C.), il lampo di genio con cui è stato in grado di ripristinare un dialogo tra le componenti della società romana in conflitto.

Nella sua favola morale, le braccia –entrate in sciopero perché stanche di lavorare per lo stomaco, visto come un fannullone e parassita- dovettero rapidamente rendersi conto che erano le prime vittime della loro protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma tutto il corpo, senza cibo.

Possiamo paragonare l’informazione geografica al corpo umano. Questo è un sistema complesso e consente di estendere la metafora. Per esempio, possiamo assegnare al settore pubblico dell’informazione geografica le funzioni del sistema digestivo. Così come esso riceve il cibo e si preoccupa di scomporlo nelle sostanze necessarie alla vita di tutto il corpo, il settore pubblico raccoglie i dati geografici riguardanti il territorio ed è responsabile della loro trasformazione in informazioni utili a tutti gli utilizzatori (naturalmente, esso compreso). Il ruolo delle imprese private del settore potrebbe essere identificato con il sistema respiratorio: come quest’ultimo provvede a fornire l’ossigeno per portare nutrimento vitale a tutto il corpo, le imprese della Geographic Information distribuiscono tecnologie abilitanti, per tutti gli utenti, in vari modi.

Chi osserva il mondo esterno e orienta il comportamento del corpo? L’apparato dei sensi è il sistema deputato a queste funzioni e possiamo attribuire questo ruolo al settore della ricerca. Infine, come per il corpo umano il cervello rappresenta la “sala di commando”, ed è anche la sede del pensiero, possiamo identificare con esso la componente più complessa dell’Informazione Geografica: l’infrastruttura[2], nella quale si vanno ad accumulare conoscenze ed esperienze.

Seguendo le conclusioni della favola di Agrippa, è il buon comportamento complessivo che garantisce la sopravvivenza di ogni sua parte. Ogni elemento è a disposizione di ogni altro e non si può rifiutare di collaborare per la salute del corpo.

Partecipando all’infrastruttura dell’informazione geografica dobbiamo accettare l’impegno di far parte di un sistema, e questo ci vincola a un comportamento altruistico. La lezione che dobbiamo imparare dall’apologo di Agrippa è che esso diventa falso, appunto quando si sente la necessità di doverlo raccontare.

L’innovazione è tutta qui

Insomma, ho provato a guardare l’Informazione Geografica in tre forme: come un ciclo, una rete olonica e un’infrastruttura. Per ottenere un miglioramento dinamico di ogni processo di sviluppo del settore, si potrebbe immaginare che tutte queste tre caratteristiche debbano coesistere. In altri termini, quando si voglia intraprendere un’attività seguendo il nuovo modello culturale dobbiamo fare aderire la nostra iniziativa a questi tre paradigmi: sostenibilità, sussidiarietà e solidarietà. Contemporaneamente.

Singole organizzazioni e individui, tutti siamo chiamati a condividere queste idee, per diventare pienamente organizzazioni e cittadini del XXI secolo. L’Informazione Geografica, grazie alle dimensioni dello “spazio” (tecnologico, disciplinare e orientato alle applicazioni, organizzativo) in cui operiamo, rappresenta un’arena ideale in cui scendere in campo e valutare le nostre attitudini e capacità di accettare la sfida della nostra epoca.


[1] La similitudine della stella di mare l’ho presa da: Merli G., Saccani C., “L’Azienda Olonico-Virtuale”, Il Sole 24Ore –Libri, Milano 1994.

[2] Per Infrastruttura di Informazione Geografica s’intende l’insieme delle politiche, accordi, tecnologie, dati e persone che rendono possibile condividere e utilizzare i geo-dati in maniera efficiente.


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