Archivio per la categoria ‘Entropia’

2 agosto, 2010

E’ in versione Beta, ma sembra promettere bene. GIS Stack Exchange: Domande e  risposte sui GIS, fuori dai canali classici delle community e delle mailing-list, hanno a disposizione un nuovo canale. Fuoriuscito dal calderone di Q&A dell’ Area 51, si propone come un’alternativa agile e reattiva allle richieste più varie del vasto mondo GIS.

L’aspetto che ritengo particolarmente interessante, è la sua natura (almeno a prima vista) libera da schieramenti di gusto o culturali (proprietario vs free/open source, esri vs resto_del_mondo, ecc.). Una sorta di “duty free” della conoscenza, che offre un luogo di scambio  e di aggiornamento su pratiche e tecnologie che magari non abbiamo modo (o interesse) di utilizzare, ma che sono sempre una fonte di arricchimento.

A mio modesto vedere, GIS Stack Exchange dovrebbe rimanere uno strumento per richieste rapide e circoscritte e, spero, che non si limitino solo agli aspetti strettamente tecnicistici. Del resto esistono già community e canali dedicati, che offrono il supporto più adatto ai prodotto specifici e  un’utenza specialistica più vasta di quanta, probabilmente, ne potrà attrarre questo canale.

Insomma, staremo a vedere come evolverà. Intanto mi sono fatto un giretto tra le ultime domande, e mi sembra che l’attività comincia a entrare a regime…

29 luglio, 2010

Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha emanato pochi giorni fa le Linee guida per i siti web delle pubbliche amministrazioni. Nel comunicato stampa ufficiale - in fondo al quale troviamo i link ai vari documenti – si afferma:

Il loro obiettivo è quello di suggerire criteri e strumenti utili alla razionalizzazione dei contenuti online, riducendo al tempo stesso il numero dei siti web pubblici ormai obsoleti. Tra gli obiettivi di una PA di qualità vi è infatti anche l’esigenza di fornire tramite web informazioni corrette, puntuali e sempre aggiornate nonché di erogare servizi sempre più fruibili a cittadini e imprese.

La cosa interessante è che si parla anche di dati aperti. Mi piace citare testualmente la quinta sezione, dedicata a “Criteri di indirizzo e strumenti per il trattamento dei dati, della documentazione pubblica e per la loro reperibilità”:

I dati e i contenuti prodotti e gestiti dalla pubblica amministrazione nell’esercizio delle proprie attività, rappresentano una risorsa strategica da un punto di vista sociale, politico, economico e culturale. Si tratta di un enorme patrimonio di conoscenza, che non sempre è facilmente accessibile da parte degli utenti. L’adeguata diffusione di queste informazioni (dati statistici e territoriali, rapporti socio-economici e ambientali, normativa, ecc.) può rappresentare un importante elemento per favorire la crescita economica e produttiva, la ricerca, l’innovazione, la competitività e per incoraggiare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, dando loro la possibilità di valutare l’efficacia dell’attività dell’ente, nel rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità.

Ma vediamo cosa c’è di concreto in queste linee guida.

Classificazione e semantica (Cap. 5.1)

Richiamando il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che delinea  il principio di generale disponibilità in rete dei dati pubblici mediante la “possibilità di accedere ai dati senza restrizioni non riconducibili a esplicite norme di legge”, le linee guida definiscono le modalità attraverso le quali devono essere garantite reperibilità, interoperabilità e semplicità di consultazione dei dati stessi. Si parla di semantica!

I sistemi di classificazione utilizzati per le risorse dei siti web della pubblica amministrazione devono consentire l’interoperabilità semantica, ovvero la possibilità di individuare in modo omogeneo gli attributi che caratterizzano una risorsa (metadati) e i valori che gli attributi possono assumere (vocabolari) quando si descrivono i contenuti.

E si fa esplicito riferimento al Dublin Core per quanto riguarda i metadati, si sottolinea la necessità di utilizzare “vocabolari” condivisi tra le PA per favorire l’integrazione delle loro risorse, facilitare e rendere più efficace la ricerca dei dati nei repository pubblici da parte dei cittadini. Repository che dovrebbero inoltre ispirarsi alla politica di accesso aperto ai documenti prodotti, secondo un modello simile a quello sviluppato in ambito accademico tramite il movimento Open Access. Si parla poi di classificazione semantica multidimensionale a faccette, un paradigma dell’architettura dell’informazione piuttosto interessante, che è possibile approfondire in questo interessante articolo di Trovabile, rivista online al cui feed RSS bisognerebbe assolutamente abbonarsi.

Formati aperti (Cap. 5.2)

Dopo una generica introduzione su “cos’è un formato aperto” e “perchè utilizzarlo”, il Ministero della PA si spinge a elencarne alcuni, che vi riporto qui sotto:

  • HTML/XHTML per la pubblicazione di informazioni pubbliche su Internet;
  • PDF con marcatura (secondo standard ISO/IEC 32000-1:2008);
  • XML per la realizzazione di database di pubblico accesso ai dati;
  • ODF e OOXML per documenti di testo;
  • PNG per le immagini;
  • OGG per i file audio;
  • Theora per file video.

Certo non sono esaustivi, e alcuni anche un pò limitanti sotto certi versi, ma è bene farsi intendere chiaramente proprio dalle PA, e gli esempi come questi sono necessari.

Contenuti aperti (Cap. 5.3)

E si arriva alle licenze di distribuzione dei contenuti, che il Ministero raccomanda garantiscano il riuso delle informazioni per fini non commerciali. A tale riguardo si spinge decisamente verso le licenze Creative Commons, raccomandando più in generale:

  • l’eventuale rilascio attraverso licenze l’uso che ne favoriscano la diffusione verso i cittadini e incoraggino il loro riutilizzo presso le imprese;
  • l’utilizzo di Internet come canale di comunicazione primario, in quanto il più accessibile e meno oneroso, attraverso il quale diffondere i flussi informativi;
  • la sicurezza dei dati;
  • l’utilizzo di formati aperti, standardizzati e interoperabili.
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L’avvento del cittadino “hacktivista”

Queste linee guida contribuiscono a creare i presupposti affinchè la strada verso i dati aperti, liberi, accessibili (e speriamo grezzi) detenuti dalle PA venga spianata. Ma la loro emanazione non comporta in sè un cambiamento immediato e automatico, non almeno qui in Italia. Purtroppo nel nostro Paese, per raggiungere obiettivi concreti spesso è necessario ricorrere a provvedimenti normativi che impongano scadenze e stabiliscano in dettaglio gli aspetti tecnici, anche se questo ha i suoi pro e i suoi contro, come ha recentemente dimostrato il recepimento della Direttiva INSPIRE da parte del nostro Governo.

Il processo di riforma delle modalità con le quali le PA organizzano e rendono disponibili ai cittadini le informazioni che li interessano, passa infatti anche attraverso il ripensare il ruolo del cittadino come attivo e con diritto al loro accesso, oltre che attraverso una ridefinizione e standardizzazione degli aspetti tecnologici. E’ chiaro che rendere disponibili i dati con formati e contenuti aperti non basta. Dal suo canto, è lo stesso cittadino che deve rendersi consapevole di cosa può fare con i dati, c’è dunque bisogno di un suo ruolo attivo. Stiamo parlando del cittadino hacktivista.

Il termine “hacktivismo” deriva dalla fusione dell’inglese “hack” con “attivismo”. A questa idea o movimento si ispirano tutti coloro che ritengono fondamentale poter accedere liberamente ai dati e alle informazioni, per poterli poi utilizzare in svariati ambiti, andando oltre la loro semplice e diretta diffusione “tal quale”. L’hacker viene spesso associato erroneamente alla pirateria informatica, e confuso con il “cracker“, figura questa per molti versi negativa.

L’hacker è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita. (da Wikipedia)

Insomma, da un lato abbiamo la PA che lentamente va verso la liberazione dei dati. Dall’altro il cittadino che non sempre è consapevole di quanto accade, o comunque della portata di una rivoluzione del genere. In mezzo ci siamo noi, blogger, professionisti e appassionati di dati, a cui piace “smanettare” con essi e creare nuovi oggetti, nuove applicazioni, “cablando” il dato economico e sociale con quello geografico, per dare vita a nuovi atlanti che sappiano raccontare il nostro mondo in modi nuovi. E il nostro desiderio ultimo è quello che chiunque abbia un interesse e un minimo di voglia di mettersi in gioco e imparare, possa farlo con il minore sforzo possibile. Spesso qui su TANTO presentiamo esperimenti basati su strumenti – in genere web – che consentono l’elaborazione e la rappresentazione dei dati in maniera molto intuitiva, che non richiedono capacità da “programmatore”. In fondo l’unico limite è la fantasia, la capacità di immaginare cosa poter fare con dei dati aperti, liberi e grezzi.

Il percorso è lungo, ma molti hanno già cominciato a camminare, e sapere che anche il Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha deciso di rivestire un ruolo trainante, non può che far sperare per il meglio.

28 gennaio, 2010

Una citazione del genere appare certamente velleitaria in un Paese come il nostro, dove la Geografia viene talmente sottovalutata e ridicolizzata da dover sparire dalle nostre scuole, relegata a materia di serie B, indegna di essere insegnata in maniera decorosa.

Eppure questa è la citazione che riassume al meglio la presentazione tenuta a “TED Talks” da Bill Davenhall, coordinatore della sezione health and human services della ESRI.


(continua…)

11 dicembre, 2009

Mesi fa mi è capitato di leggere “Vento forte tra Lacedonia e Candela“, sottotitolo “Esercizi di paesologia”, di Franco Arminio. Questi due paesi a cavallo tra Irpinia e Puglia fanno ormai parte della mia vita da diversi anni, sebbene ci sia stato solo una volta nella mia vita.

Per uno che ama la geografia, i luoghi e le loro identità, la loro storia, un titolo e sottotitolo simili non possono che suscitare curiosità. Bene, il libro di Arminio si è subito rivelato un’autentico tesoro, ben al di là di ogni mia aspettativa. La paesologia – che nelle mia ignoranza ed evidente scarsa capacità immaginativa avevo pensato fosse l’arte esercitata da Arminio nel descrivere il suggestivo paesaggio del tratto della A16, appunto tra Lacedonia e Candela, perennemente flagellato dal vento e che io percorro ogni 15 giorni ormai da diversi anni – è invece un qualcosa a metà tra l’antropologia e la geografia umana, una vera e propria scienza – per Arminio è anche una malattia – dedita a descrivere i paesi dell’Irpinia e dell’Appennino meridionale, quelli che non vi capiterebbe mai di andare a visitare perchè sono fuori dalla lista dei 100 borghi più belli d’Italia.

(continua…)

23 settembre, 2009

Una cosa è discutere tra noi “addetti del settore” (“geek” NdT) di aspetti tecnici, un’altra curare il marketing delle nostre creazioni, delle nostre aziende, e un’altra ancora usare i nuovi media per tendere una mano e aiutare le nuove generazioni.

Queste parole di Jeff Thurston mi hanno letteralmente folgorato quando le ho lette sul suo blog VectorOne. E mi hanno spinto a dire la mia. Stiamo parlando di tecnologie geospaziali, tanto per essere chiari, e del mondo dei media che ruotano loro attorno.

Con Andrea, Massimo e altri (pochi) amici – appunto “addetti ai lavori” – ci confrontiamo spesso su come e dove stia andando la blogosfera geomatica in Italia, e ci chiediamo “a che punto siamo”. Per come la vedo io, in una fase di sostanziale stallo, nella quale il livello della comunicazione sembra non riesca a evolvere verso una comunità nella quale tecnici, tecnologi, utenti, aziende, sviluppatori riescano a costituire una massa critica capace di dare vita a idee, soluzioni tecnologiche, nuovi settori di mercato che siano autenticamente innovativi. E al tempo stesso costruire una base di conoscenze, una risorsa/feedback per la comunità stessa, anche e soprattutto per i “newbie”, coloro che si avvicinano per la prima volta alla geomatica.

Thurston – citando Carlson – evidenzia come il punto debole dei nuovi media su web (in primis i blog) sia l’essere essenzialmente orientati verso la “numerosità dei collegamenti”: più si è linkati, più vuol dire che si è letti, più si è letti, più si è importanti. Un cortocircuito pericoloso che porta al “doping” dell’informazione.

Focalizzando la questione sulla geomatica, sempre citando Thurston

La domanda più importante per la nostra comunità è legata al modo in cui essa si collega allo sviluppo della ricerca, alla formazione, lo studio dell’ingegneria, delle scienze dell’informazione geografica e di tutte le discipline connesse.

[…]

E se i nuovi media siano solamente uno strumento di marketing, o possano essere usati per costruire capacità, supportare altre persone non ancora coinvolte e in che modo poter fare questo. Del resto, nuovi mercati richiedono nuovi clienti.

Clienti, utenti, tecnici, professionisti, studenti consapevoli, aggiungerei io. Si tratta dunque di capire se vogliamo – come attori della comunità geomatica – convergere dalle rispettive posizioni di: aziende votate esclusivamente al marketing, tecnologi e sviluppatori concentrati essenzialmente sulle soluzioni tecnologiche migliori, mondo della ricerca scollegato da quello del mercato, per creare le giuste sinergie che riescano a dar luogo a una massa critica, e un livello dell’informazione costantemente in evoluzione.

Ecco che dunque le aziende illuminate, che producono reale valore aggiunto per la comunità geomatica, sono quelle che promuovono periodicamente concorsi di idee, awards, incentivano la ricerca anche nei singoli, che puntano sull’educazione e sulla formazione nelle scuole. Gli editori, le associazioni più lungimiranti sono quelli che puntano sull’organizzazione di eventi che stimolano l’incontro tra innovatori, mettono a confronto progetti. E per quanto riguarda i media, sempre Thurston:

Qual’è l’equilibrio nella blogosfera geospaziale? Diamo valore alle opinioni e alle differenze di pensiero? O piuttosto cerchiamo l’omologazione orientata al mero conteggio dei link?

Vincente, autenticamente innovativo è l’approccio che porta proprio alla valorizzazione delle differenze dei punti di vista, che mette in discussione lo status quo.

A che punto è la notte, secondo voi, in Italia?

A mio parere i pochi editori “puri” attivi nel settore sono troppo incentrati sul mondo delle imprese, trascurando gli aspetti della ricerca e dell’innovazione. Aspetti che possono invece essere curati e incentivati proprio dalle stesse aziende e rilanciati dalla blogosfera. Quest’ultima ha a sua volta un ruolo fondamentale di stimolo e pungolo sia per il mercato della geomatica, mettendo a confronto le soluzioni tecnologiche commerciali e aperte, sia come punto di riferimento per lo stuolo di nuovi utenti, professionisti e studenti, che sempre più numerosi si avvicinano al nostro mondo, e che chiedono aiuto, orientamento e incoraggiamento.


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