Archivio per la categoria ‘Entropia’

24 settembre, 2016 | di

Dal 7 al 9 ottobre ci sarà ArcheoFOSS/GFOSS 2016. Si svolgerà presso il Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio nella Sede “Cittadella dei Musei” in Piazza Arsenale 1 a Cagliari e sarà un gran bell’occasione per ascoltare interventi su temi legati ai software e alla conoscenza aperti, con un occhio di riguardo al patrimonio culturale e territoriale.

Il titolo è:

Conoscere per comunicare.
Strumenti e tecnologie open per l’analisi
e la condivisione del patrimonio culturale e territoriale.

Qui il programma: http://tinyurl.com/hfzfb8n

Un grande in bocca al lupo a tutti!

23 agosto, 2016 | di

Il titolo richiama un mio vecchio post, dedicato agli insegnamenti del geografo Franco Farinelli. In effetti, a quello è proprio legato.

Il prof. Piero Dominici è un sociologo. Teoria dei sistemi e teoria della complessità sono i suoi campi d’interesse, in particolare con riferimento alle organizzazioni complesse e alle tematiche riguardanti cittadinanza, democrazia, etica pubblica. I risultati delle sue ricerche fecondano anche gli innumerevoli interventi divulgativi e d’impegno sociale, cui il nostro si applica con continuità assillante, a beneficio della crescita in noi di un atteggiamento di responsabilità (educazione e istruzione, sollecita lo studioso) nei riguardi della crescente complessità della nostra epoca. Per inciso, Dominici è socio di Stati Generali dell’Innovazione.

Nei primi giorni di agosto, sono stati pubblicati due suoi contributi, che segnalo molto volentieri. Sul Sole24Ore è disponibile un intervento a sostegno della mozione per la risoluzione Safeguarding and enhancing Europe’s Intangible Cultural Heritage e della consultazione pubblica connessa, promossa dal progetto #DiCultHer (consultazione pubblica http://diculther.today/).

Il secondo articolo, proposto su TechEconomy,  dal titolo “Dialettiche aperte: traiettorie e discontinuità della società (di massa) interconnessa/iperconnessa”, lascia intuire che la sua lettura richiederà impegno: ma ne vale la pena.

Da parecchio tempo, tenevo “in memoria” il proposito di segnalare su TANTO gli insegnamenti di questo studioso. E sarebbe rimasto probabilmente tutto nella “penna” se non fossi finito sul sito di PensieroCritico.eu, curato da Franco Mattarella, dove ho trovato la seguente mappa concettuale, che v’invito a esplorare.

La-societa-ipercomplessa-richiede-una-nuova-Comunicazione_mappa

Dominici ha coniato il termine “Società Ipercomplessa”, con cui identifica in maniera sintetica una società nella quale, rispetto al passato, prevalgono due fattori: l’Economia e un contesto storico-sociale, dominato dalla Comunicazione.

Percorrendo la mappa concettuale della Società Ipercomplessa, giungiamo al punto centrale, caro al sociologo: perché la nuova Comunicazione sostenga lo sviluppo socio-economico occorre investire in Formazione! Orientata a: Pensiero Critico, Cittadianza e Inclusione, Valutazione della Didattica, Uso di piattaforme collaborative (software open-source), Progetti di Social networking. Su questi punti, è necessario definire programmi in cui siano coinvolti: il settore Pubblico, Ricerca & Università e personale docente della Scuola.

Rimaniamo ancora sulla mappa concettuale: al tema del divario digitale, su cui per lo più focalizziamo la nostra attenzione, è affiancato il divario culturale (vedi il citato articolo del Sole24Ore), fenomeno in crescita anch’esso. A questo riguardo, Dominici raccomanda che la formulazione di nuovi programmi di Formazione, di iniziative di educazione e istruzione pensate per le sfide dell’ipercomplessità in un –ancora sconosciuto- ecosistema della connessione continua devono essere fortemente orientate al superamento della separazione tra saperi, discipline, competenze.

Vorrei avervi incuriosito e spingervi ad approfondire il lavoro di questo studioso (l’esplorazione della mappa offre molti altri punti d’ingresso). Può anche essere l’occasione per riascoltare la bella intervista di Andrea al prof. Farinelli, perché –oggi più che mai- il sapere geografico riveste un ruolo significativo per  smascherare la dicotomia “formazione umanistica vs. formazione scientifica”.

Per stare a nostro agio nella “società ipercomplessa” occorre l’appropriazione delle capacità cognitive e strumentali necessarie per utilizzare i nuovi media; l’impegno per un’alfabetizzazione digitale che dia la possibilità ai singoli, alle comunità e alle organizzazioni di partecipare in modo attivo a una società sempre più digitalizzata. Un’alfabetizzazione anche geo-digitale: con la quale però s’intenda non soltanto l’insegnamento e l’apprendimento delle conoscenze di base per l’uso delle tecnologie ma, soprattutto, l’acquisizione di una conoscenza consapevole del loro impiego nel lavoro e nella vita quotidiana, per muoverci in spazi ibridi, tra luoghi fisici e luoghi della Rete.

Tale consapevolezza, non può escludere la necessità di possedere, unitamente all’abilità nell’uso della tecnologia, anche capacità riguardanti la particolare forma dell’intelligenza, appunto spaziale, associata alla rappresentazione nella nostra mente del mondo esterno.

In altri termini, le iniziative di formazione/alfabetizzazione digitale relative all’ambito geografico devono accrescere e migliorare le capacità spaziali, approfittando delle nuove funzionalità rese disponibili dalla tecnologia. Esse devono essere orientate per accrescere sia l’abilità nell’uso competente e confidente delle mappe e la capacità di creare rappresentazioni (dati-informazione-conoscenza) cartografiche per mezzo degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, sia l’attitudine a pensare anche in termini spaziali quando affrontiamo situazioni e problemi nell’ambito della vita quotidiana, all’interno della società e del mondo che ci circonda.

 

 

4 luglio, 2016 | di

Da settimane vedevo rimbalzare su Facebook condivisioni di post a dir poco preoccupanti, che dipingevano una costa abruzzese dalle acque putride, in cui anche solo pensare di fare il bagno sarebbe stato masochismo puro, quasi un tentativo di suicidio! Foto di topi morti in spiaggia, di fiumane marroni, cariche di non meglio specificati “fanghi tossici” e i racconti dell’amico del cugino di un amico, a cui erano spuntate le più strane eruzioni cutanee dopo aver messo un piede in acqua, si susseguivano senza sosta. Dopo un po’ stavo iniziando a notare che questi argomenti, man mano che si stava entrando nel vivo della stagione estiva, stavano migrando dal mondo virtuale dei social a quello reale, e facevano sempre più spesso capolino nei discorsi di amici e conoscenti.
Personalmente, ho sempre fatto il bagno nel mare davanti casa e, pur riconoscendo che non si tratta di un mare dalle acque cristalline, come quello che si vede nelle classiche foto che ritraggono le località turistiche della Sicilia o della Sardegna (sfido io, si parla di un tratto di costa del medio Adriatico, di natura principalmente sabbiosa!), devo dire che non ho mai contratto strane malattie riconducibili al contatto con l’acqua di mare, né sono andato a sbattere contro carogne decomposte di animali mentre nuotavo. Al massimo mi sono beccato qualche puntura da meduse e tracine, che erano sicuramente vive e vegete… e decisamente reali!
Possibile che la situazione, di colpo, sia precipitata a tal punto? Non sarà, forse, che si viene in contatto con delle “notizie” da fonti non proprio autorevoli, si sbircia superficialmente qualche fake che spunta sui social e a furia di sentir parlare di certe cose se ne dà per certa la veridicità un po’ troppo facilmente?

Così ho fatto la cosa teoricamente più ovvia del mondo: una ricerca su Google. In non più di 10 minuti ho rinvenuto, sul sito dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA), le informazioni che volevo. Tutto era riportato negli allegati della D.G.R. 148 del 10/03/2016 e in un’applicazione web della stessa ARTA, da cui era possibile scaricare i risultati delle analisi in formato Excel e PDF.
Entusiasta di questa scoperta ho subito pensato di realizzare un’applicazione di web mapping, di quelle che “mi piacciono TANTO”, per facilitare la lettura dei dati messi a disposizione dall’ARTA. Il mio entusiasmo, però, si è smorzato non poco quando ho notato che l’unico file in cui erano riportate le coordinate dei limiti dei tratti di costa analizzati e dei punti di prelievo era il PDF della D.G.R.
Storcendo un po’ il naso, l’ho scaricato, ho estratto le pagine con i dati e, dopo un paio di tentativi poco fortunati di tirarne fuori in maniera (semi)automatica qualcosa di utilizzabile con dei programmi OCR online, mi sono rassegnato a ricopiare a mano le righe che riguardavano la mia provincia (Pescara) in un file di testo che ho poi salvato in CSV. Usando questo file parziale ho creato una mappa tematica semplicissima con Google My Maps e l’ho condivisa, molto poco soddisfatto del risultato, su Facebook, dicendomi: “Meglio di niente!”. Nonostante non fossi soddisfatto a livello tecnico, l’obiettivo si poteva dire raggiunto: i risultati delle analisi dicono che l’acqua è sostanzialmente pulita, addirittura di qualità eccellente lungo gran parte della costa. Alla faccia del disfattismo e del qualunquismo da tastiera.

Discorso chiuso? Sembrava di sì, anche perché nel frattempo avevo scritto una mail all’ARTA chiedendo gli stessi dati del PDF, ma in un formato diverso, senza ricevere alcuna risposta. Come al solito, però, Andrea è stato in grado di darmi un suggerimento fondamentale:

commento

Grazie ai dati del Portale Acque, distribuiti sotto licenza CC per mezzo di una serie di servizi ReST (per quanto non sia ancora riuscito a capire fino in fondo come sono strutturati) la musica è cambiata radicalmente e, realizzando uno script in PHP per il recupero dei dati in cross origin e un client Javascript basato sull’ottimo Bootleaf, ho sviluppato una sorta di clone dell’applicazione di web mapping ufficiale, con la differenza che la mia considera i soli dati sulla costa abruzzese e che la tematizzazione della mappa non si limita a classificare le zone indagate secondo una scala di due colori (verde/rosso = aperto/chiuso) ma riprende una scala più fine che, sul Portale Acque, è espressa da un simbolo colorato visibile solo accedendo con un clic al pannello di dettaglio di ogni zona. La potete vedere all’opera cliccando qui, mentre qui trovate il repository con il codice su GitHub.


A lavoro ultimato ho pubblicato un nuovo post sui canali social e stavolta, non so se per il maggior “impatto estetico” della nuova applicazione o per la più immediata leggibilità rispetto al tentativo precedente, in poche ore ho ottenuto diversi commenti con richieste di dettagli, svariate condivisioni e sono stato anche contattato telefonicamente da una persona che mi voleva far intervistare da una sua collaboratrice per un quotidiano locale.
Insomma, mi posso ritenere soddisfatto del risultato perché probabilmente, oggi, c’è in giro qualche persona in più che, anche grazie alla mia piccola opera di divulgazione e a un po’ di sano passaparola (perché basato su dati oggettivi), sa che può andare al mare in Abruzzo e fare il bagno avendo delle buone probabilità di portare a casa la pelle.

In chiusura, mi preme sottolineare quanto sia importante rendere accessibili e divulgare nel modo più chiaro possibile dati di interesse pubblico come questi, evitando di dare respiro alle chiacchiere, al disfattismo e ai facili allarmismi, che al giorno d’oggi corrono veloci sulla rete, attecchiscono più facilmente e sono più duri da sradicare dell’erba cattiva!

 

28 maggio, 2016 | di

In seguito al Kick off meeting dello scorso 1 marzo 2016 e all’accoglimento delle conclusioni da parte della Commissione UNI/CT 526 “UNINFO APNR-ICT” competente è stato costituito il gruppo di lavoro UNI/CT 526/GL 04 “Profili Professionali relativi alla informazione geografica”.
Il gruppo si dedicherà all’elaborazione del progetto di norma E14.D0.003.7 “Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’ICT – Parte X: Profili professionali relativi alla informazione geografica” che ha superato con esito positivo la fase di Inchiesta Pubblica Preliminare UNI.

In attesa che il gdl inizi a operare, pensiamo utile raccogliere dalla comunità geomatica in Rete indicazioni sulle figure professionali che il gdl dovrebbe prendere in considerazione, oltre al GIM, e in generale, suggerimenti in tema di professioni della Geographic Information.

Per questo, abbiamo preparato un secondo questionario.

Ringraziamo in anticipo chi vorrà lasciare un contributo.

(Questo articolo è stato pubblicato originariamente su http://big-gim.it).

10 maggio, 2016 | di

Questo articolo è stato pubblicato contemporaneamente sul sito Big-GIM

Toy Story 3Lo scorso primo marzo si è svolto il Kick off Meeting del Gruppo di Lavoro UNINFO “Profili professionali relativi all’informazione geografica”. Ne aveva dato notizia AgID qui.

I due mesi trascorsi, da quella riunione ad oggi, sono stati impiegati dalle associazioni Stati Generali dell’Innovazione e AMFM GIS Italia, per formalizzare l’adesione all’iniziativa UNINFO. Entrambi i sodalizi hanno terminato l’iter, conclusosi positivamente con l’iscrizione all’ente per la normazione in materia di informatica e la segnalazione dei propri delegati al Gruppo di Lavoro.

Anche altri soggetti, già soci UNINFO e/o presenti a quella riunione, hanno aderito all’iniziativa nel frattempo. E’ quindi probabile che nell’arco di questo mese UNINFO proceda, convocando la prima riunione operativa.

Abbiamo deciso d’impiegare questo tempo per riprendere la cura di queste pagine. Come avevamo anticipato durante quella riunione, grati per il risultato ottenuto con il questionario sul GIM, che tanti spunti per questo argomento ci ha fornito, ne abbiamo preparato un secondo, che trovate qui. In sintesi, grazie ancora al contributo della Rete, vorremmo raccogliere indicazioni sulle figure professionali che il gdl dovrebbe prendere in considerazione, oltre al GIM, e in generale, suggerimenti in tema di professioni della Geographic Information.

Contiamo molto, visto il precedente, sull’esperienza della comunità geomatica in Rete. Vorremo anche cogliere quest’occasione per incoraggiare suggestioni rispetto alle prospettive di sviluppo dell’Informazione Geografica nei prossimi anni. Dai contributi raccolti potrebbero emergere idee e consigli veramente utili per immaginare il futuro di questo settore in Italia e agire per contribuire alla creazione delle condizioni favorevoli perché tale scenario si avveri. Il nostro Paese ha un patrimonio di competenze straordinario in questo settore: valenti tecnici che operano nella pubblica amministrazione, nelle aziende, come liberi professionisti e neogeografi; una rete di ricercatori, i cui meriti sono apprezzati anche oltre confine. Un capitale umano degno della Nostra tradizione. Le opere e i giorni sono propizi.

Con questa finalità, prima di compilare il questionario, vi proponiamo di dare un’occhiata al seguente documento: “UN-GGIM, Future Trends in geospatial information management: the five to ten year vision”, Second edition, December 2015.

In questi giorni, precisamente l’11 maggio, si svolgerà la conferenza nazionale promossa e organizzata dall’AgID: “Il ruolo dell’informazione geografica nel contesto dell’agenda digitale: sfide, opportunità e nuove policy”. Anche quanto potremo leggere dai resoconti (per chi non sarà presente) di questo evento potrà fornire utili spunti. Questo vale come invito a seguire l’iniziativa AgID.

Vorrei infine dare uno spunto personale, che mi ha suggerito la lettura del documento UN-GGIM, già dalle prime suggestioni colte tra le righe dell’Executive Summary.  Per non lasciare solo il Big GIM, da quali collaboratori –e con quali competenze- dovrà essere affiancato, avendo presente il compito assegnato, espresso in geo-note?


TANTO non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, in quanto non viene aggiornato con una precisa e determinata periodicita'. Pertanto, in alcun modo puo' considerarsi un prodotto editoriale.