Archivio del mese di settembre, 2012

7 settembre, 2012 | di

Qualche settimana fa mi trovavo in campagna con i miei colleghi per svolgere un rilievo con minidrone su un traliccio dell’alta tensione. Prima di partire facciamo sempre una serie di verifiche sulla completezza e sullo stato delle attrezzature, così come individuiamo su mappa il luogo in cui recarci. Cosa fatta anche in quest’occasione.
Si trattava di un solo traliccio, di cui avevo una coppia di coordinate, che avevo (un po’ di fretta) visualizzato su Google Maps. L’obiettivo era quello di ricavare rapidamente il percorso per arrivare a destinazione e nel contempo “leggere” rapidamente il territorio sfruttando la vista Satellite e quella Rilievo. A cosa fatta mi sembrava di avere un quadro completo.

Arrivati sul luogo, inizio però a sudare freddo: in prossimità del punto in questione ci sono infatti non uno, ma quattro tralicci. Su quale eseguire il rilievo? Non avevamo infatti informazioni sulla precisione delle coordinate ed inoltre sulla base fotografica che avevo consultato prima di partire i 4 tralicci erano pressoché invisibili. Ho provato quindi a rileggere la base fotografica sul campo e – a ben guardare – qualche pixel grigio che rappresentava i tralicci lo vedevo, ma le mie coordinate non corrispondevano in modo inequivocabile con nessuno di questi. Ne potevamo scartare certamente due su quattro, ma non c’era da stare allegri.
Decido allora, per disperazione e senza alcuna vera idea alle spalle, di lanciare geopaparazzi sul mio smartphone Android, e di leggere la base OpenStreetMap in corrispondenza della mia coppia di coordinate. Ingrandisco un po’ la vista e ”Resta di stuccoè unbarbatrucco”, sulla base OSM sono presenti i tralicci dell’alta tensione. Guardo un po’ meglio e le mie coordinate corrispondono esattamente ad uno dei 4 tralicci (sono i 4 quadratini bianchi che ho cerchiato in rosso). A quel punto è tornata la serenità e ci siamo messi a lavorare!!

Sto un po’ semplificando, ma non romanzando. Quanto visto sulla base OpenStreetMap non ci dava infatti alcuna vera certezza, perché non avevamo informazioni su precisione ed accuratezza delle coordinate a disposizione e la corrispondenza del punto mappa con la base OSM poteva essere assolutamente casuale. Di più, non avevamo sul campo nemmeno il tempo di verificare la bontà del dato vettoriale riportato su OSM. Avevamo però finalmente un riferimento di massima confortante, da usare per fare altre verifiche che ci dessero la certezza dell’oggetto da rilevare.
OpenStreetMap è stato quindi uno degli strumenti di lavoro di quella giornata.

Tutto questo è avvenuto grazie a diversi fattori, resi possibili e/o in qualche modo alimentati dalla cultura e dalla comunità che sta dietro ad OSM e da alcuni dei pilastri su cui si poggiano il mondo dell’open-data e dell’open-source.
OpenStreetMap è infatti “un progetto che crea e fornisce dati cartografici [...] liberigratuitichiunque ne abbia bisogno. Il progetto è stato avviato perché la maggior parte delle mappe che si credono liberamente utilizzabili, hanno invece restrizioni legali otecniche al loro utilizzo e ciò ne impedisce l’uso per scopi produttivi, creativi o inattesi.”
Oggi sembra tutto un po’ scontato, ma è stato il prerequisito che mi ha fatto pensare che potesse avere un senso leggere la base OSM; soprattutto per ciò che riguarda l’inatteso. Che cosa ci fanno infatti i tralicci dell’alta tensione in una base cartografica globale e non specialistica?
Una delle cose belle di OpenStreetMap è la libertà di inserire teoricamente qualsiasi strato informativo. I grossi provider di web-mapping forniscono dei servizi eccellenti da molti punti vista, ma gli strati informativi (tolti quelli di base) sono pochi. Ci sono infatti numerose informazioni sulle attività commerciali sparse nel territorio, perché si tratta di servizi orientati al business e alla pubblicità (delle Pagine Gialle globali) ed è raro trovare layer che non producano per gli stessi fornitori – in modo diretto o indiretto – un tornaconto economico. SuOSM invece chiunque può aggiungere qualcosagli alberi delle strade di Berna, sapere dove sono le Antilopi allo zoo di Berlino o per l’appunto i tralicci dell’alta tensione in provincia di Trapani. Ma bisogna essere un po’ fissati!
Scherzo, ma quando ho visto apparire i tralicci sulla mappa mi sono chiesto cosa porti un utente a mappare cose come queste. La risposta non è semplice e le ragioni possono essere le più varie. Sicuramente in OpenStreetMap viene sollecitata l’attitudine ad occuparsi del proprio “quartiere”, inserendo ad esempio i giornalai, le panchine, i cinema, i monumenti, i giardini pubblici, i sensi di marcia delle strade, ecc., delle aeree che si conoscono meglio; è un po’ come riempire di fiori le aride aiuole sotto casa. Tutto questo quasi sempre con il desiderio di eguagliare o superare altri utenti. Alle volte è soltanto il piacere di derivare dei dati (ad esempio da una foto aerea): si inizia da un traliccio, ci si prende gusto e si continua perché è molto piacevole “disegnare il mondo” e buttare un sassolino (anche molto più di uno) nel più grosso progetto di cartografia partecipata al mondo. Gli utenti attivi di OpenStreetMap sono pochi rispetto al numero totale, ma quando si inizia a mappare è difficile non essere presi da istinti monomaniaci. Cartografare su OSM è addictiveprovate.
Dovevo anche, per la mia serenità, verificare qualità ed accuratezza del dato di quello specifico traliccio. Il database di OpenStreetMap non solo è predisposto per archiviare numerose informazioni sui dati inseriti, ma consente a chiunque di accedervi e di consultare alcuni metadati, come il nome dell’autore. Ed allora scoprire ad esempio che il traliccio in questione era stato caricato da David Paleino è stato un attimo. Gli ho scritto per saperne di più, soprattutto sapere da dove avesse derivato i dati. Mi ha risposto immediatamente e con la disponibilità e gentilezza che conoscevo già, fornendo informazioni per me fondamentali. Tutto questo è stato possibile soltanto perché il dato era corredato da informazioni liberamente accessibili.
L’entusiasmo e la competenza di David da soli non sarebbero bastati per tracciare i tralicci. Ha potuto farlo perché aveva le foto aeree di base da cui ricavare queste informazioni, ed in particolare perché il S.I.T.RSicilia consente di derivare dati dalle ortofoto regionali fornite in WMS. Queste foto hanno una risoluzione di 0.25 m. ed i tralicci si vedono molto bene (vedi foto sotto). Senza cartografia di base è molto difficile produrre dati derivati, e per fortuna l’attenzione al tema degli opendata geografici e sempre maggiore. In questo campo il movimento OpenStreetMap è sicuramente tra i pionieri.

Ho voluto raccontarvi questa storia, per le sue dimensioni e per la sua concretezza. Si tratta infatti di qualcosa di piccolo, nulla rispetto (ad esempio) all’adozione di OSM da parte di foursquare, ma che mi ha cambiato una giornata di lavoro.

Ringrazio la comunità OpenStreetMap, in particolare David, per ciò che fanno. Se volete un’idea di quello che è capace di fare un utente come lui, guardate le sue statistiche OSM qui o ancora meglio la sua Heat Map: senza parole!


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