Archivio del mese di giugno, 2012

30 giugno, 2012 | di

Il 6 luglio del 2012 si terrà a Bologna un evento dal titolo Diritti digitali e dati aperti: le basi per Città e Comunità smart. Una città intelligente – digitale mi piace di meno – ha bisogno di informazioni. E’ un superorganismo che le dovrebbe produrre e se ne dovrebbe nutrire, in cui l’Informazione Geografica riveste un ruolo fondamentale per il suo metabolismo.

Sergio Farruggia si sta spendendo molto per la buona riuscita della giornata ed introdurrà la sessione delle 11:30 dedicata proprio a “l’Informazione Geografica, Smart Cities e Smart Communities”. A costo di sembrare stucchevole, lo voglio ringraziare pubblicamente perché ha creato le basi per un incontro tra persone molto diverse ma caratterizzate da grande competenza e passione. Ringrazio ovviamente anche gli sponsor ed i patrocinanti dell’evento, ma soprattutto la Regione Emilia Romagna e l’associazione Stati Generali dell’Innovazione che stanno organizzando l’evento.

Gli obiettivi dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione​ – valorizzare e supportare la creatività dei giovani, riconoscere il merito, abbattere il digital divide e rinnovare lo Stato attraverso l’Open Government – sono ambiziosi, e la comunità geomatica può (e deve) dare il suo contributo.

Questo post è anche per invitare chi può ad essere presente (non dimenticate la registrazione), e chi non può a darne diffusione.

Oltre a Sergio, la redazione di TANTO sarà presente con Giovanni Allegri, Lorenzo Perone e me (e forse anche Alessio Di Lorenzo). Speriamo di incontrarvi a Bologna.

L’evento potrà essere seguito anche su Twitter mediante l’hashtag #SGInnovazione

29 giugno, 2012 | di

“Science for a Changing World”, la scienza per un mondo che sta cambiando. E’ con un video di sette minuti e mezzo che il servizio geologico nazionale statunitense (USGS) ha deciso, con una sintesi narrativa eccellente, di raccontare le sue attività e i suoi onorevoli 133 anni di storia. Rimbalzato rapidamente tra i nostri tweet, ha incuriosito noi tutti di TANTO, fino a spingere Andrea Borruso a domandare sulla pagina di Facebook dell’USGS, se fossero disponibili i sottotitoli per poterlo tradurre in italiano, così come avevamo fatto per i quattro episodi di Geospatial Revolution. Poco meno di un giorno (il tempo del fuso orario) ed arriva la risposta col link ai sottotitoli. Con un tempismo da fuga in maglia rosa, Antonio Falciano inizia la traduzione con Amara, il servizio di traduzione sottotitoli online fornito da Universal subtitles, che poi concludo io con qualche ritocco e correzione di refusi qua e là. Et voilà, ecco che nel giro di due giorni il video è a disposizione anche per chi avesse meno dimestichezza con la lingua inglese.
Ma perché abbiamo desiderato tradurlo e pubblicarlo? Al di là dei contenuti del video e del fascino che le attività dell’USGS hanno da sempre esercitato su professionisti e ricercatori dell’ambito naturalistico, personalmente la sua visione mi ha suscitato suggestioni e riflessioni che penso possano essere sintetizzate in tre aspetti.

Anzitutto, mi stupisce l’attenzione che l’USGS, come anche altri istituti ed enti federali statunitensi, dedica alla comunicazione e alla divulgazione delle proprie attività. La volontà di rendere partecipi e consapevoli i cittadini di cosa succede tra i muri di istituti di ricerca pubblici come il servizio geologico, è sicuramente alimentata dall’interesse, da parte delle istituzioni federali, di mostrare l’efficacia ed il ritorno degli ingenti investimenti, sostenuti dalla fiscalità pubblica, che ogni anno vengono riversati in tali enti. Avvicinare i cittadini al mondo della ricerca, raccontare – ed uso specificatamente questo termine – il lavoro dei ricercatori, nelle forme di volta in volta più opportune ed efficaci, ritengo debba essere considerata una delle componenti fondamentali e prioritarie per ogni ente, perché oltre ad essere un esercizio di trasparenza, è un’attività che aiuta ad alimentare nelle persone la consapevolezza dell’importanza della ricerca, pura e applicata, e a sfatare l’immaginario di un mondo astratto, perso tra teorie, libri e formule, poco attinenti alla realtà quotidiana della gente. Questo video mi offre l’occasione di augurare anche ai nostri enti di coltivare sempre di più questa pratica e di curarla particolarmente anche come occasione per riacquisire un po’ del credito che, molte gestioni economiche e scelte politiche disastrose e poco lungimiranti degli ultimi anni, hanno contribuito a logorare. A questo proposito mi complimento con i vari enti dell’area fiorentina per la due giorni di “Scienzaestate”, recentemente realizzata presso il Polo Scientifico dell’Università di Firenze.

Un altro aspetto che mi ha particolarmente colpito è la modalità con cui l’USGS gestisce le sue pubblicazioni. Mi soffermo soltanto su un aspetto specifico, relativo a questo video. Alla nostra richiesta di poter avere le trascrizioni dei testi, hanno potuto rispondere immediatamente grazie al fatto che tutti i video presenti nella loro galleria multimediale, oltre ad essere scaricabili in vari formati, sono corredati anche dai testi trascritti disponibili nel formato standard W3C Timed Text (TT) Authoring Format V1.0, grazie al quale è stato possibile impiegare gli strumenti offerti da Amara per creare i sottotitoli tradotti. Sembrerà poco, ma è anche attraverso queste “raffinatezze” che si coglie una reale volontà di condividere e promuovere un prodotto, così come viene affermato anche dalla mission del gruppo Core Science dello stesso USGS.

Concludendo, vorrei sottolineare un aspetto che ritengo importante, e spesso sottovalutato, per l’efficacia della comunicazione istituzionale. Sottolineo nuovamente il verbo “Raccontare”. Comunicare l’attività di un ente significa riuscire a trasmettere, parallelamente ad un contenuto puramente informativo, sensazioni, suggestioni ed emozioni, che permettono di condividere non soltanto il lato tecnico e funzionale dell’attività ma anche- e forse, soprattutto – il “cuore” che anima e muove tanti operatori e ricercatori. Conoscere è sì un’attività analitica, ma alla base è alimentata dalla capacità di lasciarsi affascinare, di fermarsi ad ammirare, di alimentarsi di stupore, ma anche di affrontare il fallimento, di attendere il momento giusto, di superare fatiche e attese… E’ insomma un’esperienza profondamente umana, e come tale dovrebbe essere raccontata.

(Qui sotto il video sottotitolato in italiano, a questo link il video originale)

25 giugno, 2012 | di

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul Blog di Working Capital.

Dopo essere stati a Bolzano raggiungiamo Bari per la seconda “puntata” di questa doppia intervista. Quanto è diverso avviare una startup in Trentino o in Puglia? Ne parlo con Vincenzo Barbieri, cofondatore di Planetek.

Chi sei?

Vincenzo Barbieri, agronomo, anno 1967, direttore marketing e socio fondatore di Planetek Italia S.r.l.

Dove operi?

Planetek Italia ha sede a Bari ed impiega circa 50 persone. Abbiamo una sister company ad Atene,Planetek Hellas, e abbiamo fondato due spinoff: Geo-k a Roma, con l’Università di Tor Vergata, e GAP a Bari, con il Politecnico.

Di cosa ti occupi?

Siamo specializzati nell’erogazione di servizi e prodotti nell’ambito della geomatica e dello spazio.

Quando hai avviato la tua impresa?

Dopo la laurea ho conseguito un master in pianificazione del territorio e contestualmente ho avviato l’azienda nel 1994 con gli altri soci fondatori.

Quando hai iniziato che collegamenti avevi con gli istituti di ricerca?

Abbiamo avviato la Planetek Italia utilizzando le facility messe a disposizione dall’incubatore di imprese Tecnopolis (oggi Innovapuglia, nel 1994 centro di ricerca applicata della Regione Puglia).

Che vantaggi hai avuto nel creare un’impresa in Puglia?

Quando siamo nati abbiamo presentato una richiesta di finanziamento per l’imprenditoria giovanile, ma la nostra richiesta è stata bocciata perché il piano era troppo ambizioso per un mercato che, secondo i valutatori, non sarebbe stato in grado di sostenere una iniziativa di questo genere. Oggi posso dire: per fortuna hanno bocciato la nostra richiesta, quello che ci serviva lo abbiamo acquistato con i nostri sacrifici ed ogni lira è stata sempre ben spesa. I finanziamenti ti inducono ad imbottirti di tecnologia, ma puoi pagarne care le conseguenze. Gli ammortamenti elevati possono uccidere le nuove imprese che non hanno le spalle abbastanza larghe per sopravvivere alle piccole crisi finanziarie.

Nel 1994 l’utilizzo dell’incubatore di impresa ci ha consentito di accedere a risorse tecnologiche che altrimenti non avremmo potuto acquisire. Tecnopolis disponeva di un collegamento Internet molto veloce quando ancora Internet non era diffusa, in pratica non si sapeva cosa fosse. Questo ci ha reso da subito un’azienda internazionale. Avevamo poi a disposizione delle workstation Unix dotate di software GIS e di Image Processing (Remote Sensing) che ci hanno consentito di poter erogare servizi senza dover fare investimenti che non avremmo potuto sostenere. Inoltre la prossimità fisica e la condivisione degli spazi con i tecnici del centro di ricerca ci hanno aiutato ad avere immediata conoscenza di quanto avveniva nel settore della geomatica. Infine a Bari abbiamo un buon politecnico ed un’università che ci mettono a disposizione neolaureati da inserire in azienda.

Che difficoltà hai avuto?

La logistica non ci ha sempre aiutato. Anche se a Bari abbiamo un buon aeroporto, con molti collegamenti, inizialmente era problematico raggiungere le principali città europee. Oggi la situazione è molto migliorata grazie alla possibilità di realizzare videoconferenze al posto delle conferenze fisiche, e il costo dei biglietti aerei si è ridotto significativamente rispetto ai primi anni di vita dell’azienda.

Come pensi potrebbe essere avviare un’impresa in un altro contesto geografico?

Potremmo avere una logistica più efficiente se fossimo in prossimità di mercati più ampi, ad esempio quelli della Lombardia, del Piemonte oppure del Lazio, dove è massiccia la presenza di amministrazioni centrali. Sarebbe inoltre utile operare in stretto contatto con altre aziende con attività complementari alle nostre, con cui organizzare filiere verticali e/o orizzontali.

Cosa ti sarebbe utile nel luogo in cui sei?

Una Pubblica Amministrazione in grado di richiedere e saper riconoscere ICT di qualità, infatti per noi attualmente il mercato locale non rappresenta un volano di sviluppo.

Infine, maggiore capacità di aggregazione tra gli operatori economici e più in generale tra tutti i soggetti interessati (PA, mondo della ricerca, ecc.). Disporre di una massa critica è indispensabile per poter competere sul mercato e non subire gli eventi, se non sei parte di un grande gruppo devi necessariamente collaborare con altre aziende, ma purtroppo la propensione a lavorare in modo sinergico non è molto diffusa.

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Bolzano chiama Bari

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25 giugno, 2012 | di

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul Blog di Working Capital.

Che differenza c’è tra avviare una startup in Trentino-Alto Adige e farlo in Puglia? È una domanda all’apparenza banale, ma dietro la nascita di un’azienda ad elevata vocazione innovativa ci sono valutazioni ed esperienze di particolare interesse. Per comprenderle ho intervistato Andrea Antonello di HydroloGIS, un’azienda che sviluppa modelli software in campo ambientale con sede a Bolzano, e Vincenzo Barbieri di Planetek Italia, azienda barese che applica l’informatica alla gestione territoriale di Bari. Pubblichiamo le interviste separatamente facendo però presente che ognuna va considerata alla luce dell’altra.

Chi sei?

Mi chiamo Andrea Antonello, nato a Merano nel 1973 e vissuto fra Merano, Bolzano, Trento e, anche se per un periodo breve, a Bologna. Mi sono laureato a Trento in Ingegneria Civile con indirizzo ambientale ed ho un dottorato in Scienze della Terra conseguito a Urbino. Sono socio fondatore di HydroloGIS S.r.l., azienda specializzata in sviluppo e modellazione in campo idrologico, geomorfologico ed idraulico integrati in ambiente GIS.

Dove operi?

Principalmente in Trentino-Alto Adige. Abbiamo collaborazioni anche in altre regioni, principalmente del nord Italia. Un esempio è il Piemonte con l’ARPA oppure la collaborazione di una nostra socia con ISPRA a Roma. Ci sono poi dei progetti di cooperazione, per i quali abbiamo lavorato in Rwanda e stiamo iniziando in Etiopia.

Di cosa ti occupi?

Principalmente di ingegneria ambientale. La nostra attività è incentrata sullo studio delle acque superficiali. Trattiamo il rischio idrogeologico, acquedotti, fognature, centrali idroelettriche ed energie rinnovabili. Utilizziamo quasi esclusivamente software di produzione interna.

Quando hai avviato la tua impresa?

La mia collega ed io abbiamo fondato l’azienda nel 2005, dopo aver lavorato per circa tre anni come consulenti esterni alla facoltà di ingegneria di Trento. Negli anni di lavoro all’università abbiamo ottenuto gli “strumenti” che poi ci hanno permesso di fondare HydroloGIS. Nonostante allora non fosse possibile fondare spin-off nella nostra facoltà, ci sentiamo comunque un po’ suoi figli.

Quando hai iniziato che collegamenti avevi con gli istituti di ricerca?

Il legame con l’Università di Trento è stato da subito fortissimo ed è ancora molto importante. La strategia di HydroloGIS è sempre stata quella di rimanere il più possibile nel campo della ricerca. Abbiamo avuto collaborazioni con le università di Trento, Urbino e Bolzano. All’inizio non avevamo alcun contatto con enti pubblici e neppure con società private. Ci venne detto che non era “sano” essere legati solo a enti di ricerca e che la forza sta nei collegamenti fra società private. Oggi posso dire che sono parole sacrosante.

Che vantaggi hai avuto nel creare un impresa in Trentino?

Fondare l’azienda a Bolzano ci ha dato un vantaggio importante: il supporto dell’incubatore di impresenel quale tuttora viviamo, sotto forma di ”azienda tecnologica”. Per il resto è stato molto difficile per noi trovare lavoro in Alto Adige. Il nostro settore è di nicchia e particolarmente collegato alle pubbliche amministrazioni. È difficile imporsi in un mercato che risulta essere abbastanza chiuso. Abbiamo avuto vita più facile in Trentino, dove il nostro collegamento con l’università è stato un buon biglietto da visita. Devo aggiungere che in Alto Adige, almeno da quando siamo attivi noi, c’è molto interesse per la ricerca e sviluppo in ambito ambientale e ciò ci ha permesso di partecipare a concorsi e bandi di finanziamento, al di là delle attività di lavoro per terzi.

Che difficoltà hai avuto?

Faccio fatica a rispondere a questa domanda. Non credo che ci siano reali svantaggi qui in Trentino-Alto Adige, non ho però sufficienti elementi per valutare altre realtà più o meno fortunate. Credo che la reale difficoltà stia nel riuscire a imporsi sul mercato riuscendo ad ottenere la fiducia dei possibili clienti. Di lavoro ce ne sarebbe, anche parecchio, il problema è che in superficie questa cosa non appare, perché in qualunque realtà i canali sono solitamente già consolidati. Forse l’aspetto più delicato è che ci si trova in un mercato piccolo dove molte attività nel nostro campo sono già state affrontate, con più o meno successo. In altri contesti ci sarebbe tutto da fare e sicuramente meno concorrenza specializzata.

Come pensi potrebbe essere avviare un’impresa in un altro contesto geografico?

Avere un’impresa in un luogo dove il nostro settore è poco sviluppato ed il mercato è più ampio potrebbe essere interessante. Spesso ci si trova a dover sostenere colleghi in altre regioni o nel mondo, probabilmente sarebbe più facile se fossimo presenti in tali situazioni. Come si dice, “nemo propheta in patria”…

Cosa ti sarebbe utile nel luogo dove sei?

Non mi viene in mente nulla in particolare. Ci sono alcune possibiltà a cui qui non abbiamo accesso, ma è più che altro un problema di dimensione aziendale.

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Bolzano chiama Bari

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Bari: 41.120422, 16.870537
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4 giugno, 2012 | di

Nell’ultimo post ho scritto dell’imminente rilascio di una nuova versione di Geopaparazzi: il momento è arrivato e da oggi è possibile scaricare Geopaparazzi 3. Si tratta di una major release con diverse succose novità:

  • map tiles personalizzate
  • mappe vettoriali
  • migliorie agli strumenti OpenStreetMap
  • nuovi tag per la creazione di moduli più complessi e utili
  • migliorie nella gestione dei bookmark con avvisi di prossimità agli stessi
  • nuove feature di import e export
  • esposizione di semplici API che consentono la gestione dei progetti sul web

Per tutti i dettagli vi rimando al post di Andrea ed al wiki del progetto.


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