Archivio del mese di marzo, 2012

28 marzo, 2012 | di

Su TANTO abbiamo scritto in varie occasioni di jQuery e abbiamo visto vari esempi delle sue potenzialità nella creazione di interfacce efficaci ed esteticamente valide per le applicazioni web.
Esistono tantissime estensioni per questo popolare framework ed una delle mie preferite è sicuramente jqGrid, utilissima per chi sviluppa applicazioni web in ambito geospaziale.
La sua utilità nel nostro campo è presto detta: un’applicazione GIS, che sia desktop o web, non consiste solo della mappa, ma deve dare anche la possibilità a chi la usa di esplorare le informazioni associate agli elementi visualizzati, cioè gli attributi. jqGrid assolve benissimo il compito.
Gli esempi sul sito ufficiale offrono una buona carrellata delle possibilità del plugin e, insieme al dettagliato wiki, permettono di produrre le prime griglie in tempi brevi.
I formati di dati che jqGrid è in grado di importare e rappresentare sono molti e, tra questi, quello che ci interessa in particolar modo oggi è JSONP (JavaScript Object Notation with Padding).
In breve, si tratta di una tecnica che supera le restrizioni della same origin policy e permette di effettuare chiamate tra domini differenti. E’ bene sapere, comunque, che questa è una regola di sicurezza che, impedendo di eseguire script provenienti da siti esterni e “non fidati”, protegge l’utente da attacchi informatici detti XSS (Cross Site Scripting).
Ricorrere a JSONP è una delle strategie disponibili per aggirare questa politica, che risulta parecchio limitante per le applicazioni web che, come i Mash-up spaziali spesso citati su TANTO, fanno uso di dati provenienti da più fonti.
Il trucco si basa sulla capacità del tag html script di caricare file javascript, anche esterni e, all’occorrenza, eseguire del codice. Non mi dilungo oltre sull’argomento e rimando a wikipedia e a questo articolo su HTML.it per eventuali approfondimenti.

Vediamo subito un esempio. Come fonte di dati prendiamo il risultato di un query task lanciato verso un MapService ReST di ArcGIS Server. Il codice per ottenere la griglia di attributi è molto semplice e il risultato di sicuro effetto.

	
$('#grid').jqGrid({
url: 'http://sampleserver1.arcgisonline.com/ArcGIS/rest/'+
     'services/Demographics/ESRI_Census_USA/MapServer/4/query',
datatype: 'jsonp',
postData: $.param({
where: "1=1",
returnGeometry: false,
outFields: "ObjectID,NAME,STATE_NAME,CNTY_FIPS",
f: "json"
}),
colModel: [
{name: 'ObjectID', label: 'ID', width: 60, jsonmap: 'attributes.ObjectID',sorttype:'number'},
{name: 'NAME', label: 'Name', width: 170, jsonmap: 'attributes.NAME'},
{name: 'STATE_NAME', label: 'State', width: 150, jsonmap: 'attributes.STATE_NAME'},
{name: 'CNTY_FIPS', label: 'FIPS', width: 60, jsonmap: 'attributes.CNTY_FIPS'}
],
caption:"ArcGIS Server 10 query",
toppager: false,
pager:"#pager",
rowList: [50, 100, 250, 1000],
rowNum: 50,
jsonReader: {
root: 'features',
repeatitems: false,
},
loadonce: true,
ignoreCase: true,
viewrecords: true,
height: '300',
width:'500'
}).jqGrid('navGrid', '#pager', {search:false, add: false, edit: false, del: false});
});
	

Il codice è volutamente semplice e ovviamente si può sostituire il valore della clausola where, qui passata come parametro e valorizzata con 1=1, con qualcosa di più utile (o dinamico).
Qui sotto potete vedere l’output della query in una tabella dinamica che offre la possibilità di consultare in modo ricco ed interattivo la nostra sorgente di dati spaziali d’esempio

19 marzo, 2012 | di

Noi di TANTO seguiamo da quest’estate un’iniziativa in cui crediamo molto: Stati Generali dell’Innovazione. Sergio e Pietro Blu sono i nostri “uomini all’Avana” che ci informano dall’interno. Confrontandomi su questi temi con Sergio, che è impegnato anche nell’organizzazione dell’evento “Genova per l’innovazione – open smart city”, ho avuto l’idea di riportare le nostre “quattro chiacchiere nel bar dietro al router” in forma di intervista. Per non mancare di originalità l’ho intitolata “Bologna chiama Genova”…

Sergio, in due parole, che cosa sono gli “Stati generali dell’innovazione”?
SGI è un’associazione, ma si configura come rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole che operano a diversi livelli (locale, regionale, nazionale, internazionale). Essa è aperta al contributo di persone di tutte le nazionalità e di qualsiasi estrazione sociale, economica e politica che ne condividano i principi. Lo scopo di SGI è quello di realizzare le condizioni e organizzare gli Stati Generali dell’Innovazione, inteso come momento di partecipazione globale di tutti i portatori di interesse verso la costruzione di una prospettiva condivisa per  un cambio effettivo nella politica dell’innovazione per l’Italia.

In SGI si parla molto di “open data”, cosa indica questo termine?
Con “open data” s’intende un nuovo modello o filosofia che consente di rendere dati e informazioni  “aperti” e accessibili direttamente online.
Più in dettaglio, affinché si possa parlare effettivamente di open data, è necessario che le risorse digitali presentino precise caratteristiche, dal punto di vista tecnico, delle logiche e dinamiche di accesso, utilizzo e riuso.

Le Pubbliche Amministrazioni hanno un ruolo  in questo?
Nell’ambito di questo modello “open” delle risorse digitali e dei software, attualmente uno dei punti focali del dibattito sull’open data è il processo di liberalizzazione dei dati e delle informazioni in possesso della pubblica amministrazione (PA). L’attenzione verso nuovi modelli “trasparenti” e partecipativi delle amministrazioni pubbliche, infatti, solleva con sempre maggiore energia esigenze di “openness” tra gli enti e le istituzioni pubbliche, insieme alle necessità di svecchiamento delle procedure amministrative, sullo sfondo delle nuove tecnologie di internet, del WEB e dei dispositivi mobili.

Parlando di open data, spesso viene usata la sigla “PSI”,  cosa indica?
Con l’acronimo PSI (Public Sector Information – Informazioni del settore pubblico) s’identifica la principale fonte di informazioni in Europa. Tali informazioni sono prodotte e raccolte dagli enti pubblici; esse comprendono mappe digitali, dati meteorologici, dati sul traffico, informazioni giuridiche, finanziarie, economiche e altri dati.
La maggior parte di questi dati “grezzi” potrebbero essere utilizzati, o integrati in nuovi prodotti e servizi, di uso quotidiano, come i navigatori GPS, le previsioni meteo, i servizi finanziari e assicurativi, permettendo a molte nuove realtà aziendali di emergere in questo mercato.
Nel 2003, l’Unione Europea ha adottato la direttiva sul riutilizzo delle informazioni del settore pubblico introducendo un quadro legislativo comune per disciplinare come gli enti pubblici dovrebbero rendere disponibili le loro informazioni per il riutilizzo, eliminando le barriere che impediscono l’applicazione, come le pratiche discriminatorie, il monopolio dei mercati e la mancanza di trasparenza.

E la riusabilità ha un ruolo in questo?
Per ri-uso delle informazioni del settore pubblico s’intende il loro utilizzo in nuovi modi, attribuendo ad esse valore aggiunto, combinando le informazioni provenienti da fonti diverse, facendo mash-up e nuove applicazioni, sia a fini commerciali che non.
Nel dicembre 2011 la Commissione Europea ha presentato una strategia per l’Europa che definisce norme più chiare per realizzare l’uso migliore delle informazioni detenute dalla PA. La strategia sugli open data proposta renderà più semplice alle imprese e ai cittadini trovare e ri-usare le informazioni detenute sia da organismi del settore pubblico degli Stati membri, sia dalla Commissione stessa. Proprio per questi motivi, la Commissione prevede di aggiornare la direttiva del 2003.

Le aziende possono trarre  vantaggio dagli “open data”?
Le informazioni del settore pubblico hanno un grande potenziale economico. Secondo un’indagine sull’impatto economico delle informazioni del settore pubblico, condotto dalla Commissione Europea nel 2011 (studio Vickery), i vantaggi economici diretti e indiretti sono stimati in circa 140 miliardi di euro in tutta l’Unione europea. L’aumento del riutilizzo di PSI genera nuove imprese e posti di lavoro e fornisce ai consumatori più scelta e più valore. Naturalmente tali opportunità di sviluppo, essendo legate a cambiamenti culturali, non sono così evidenti e debbono essere intraprese azioni per favorirne l’individuazione. Un esempio di iniziativa con questo fine è Apps4Italy, un concorso aperto a progetti di soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.
Tra le azioni prioritarie contro lo “spread digitale” definite in occasione del primo incontro degli Stati Generali dell’Innovazione, svoltosi a Roma  il 25-26 novembre 2011, sono presenti specifiche azioni proprio per favorire il processo di liberalizzazione dei dati pubblici, condizione indispensabile perché progetti come quelli sollecitati da Apps4Italy possano moltiplicarsi.
Inoltre, il sito dell’associazione raccoglie interventi, idee, contributi sul tema open data, come “La democratizzazione dei dati per abbattere il data divide”, in cui Pietro Blu esamina le difficoltà per fare incontrare domanda e offerta di “open data” e propone alcune azioni per colmare la distanza che le separa.

15 marzo, 2012 | di

Ieri si è tenuto a Roma il workshop “INSPIRE: prepararsi all’atterraggio”, promosso da ISPRA e AM/FM Italia come momento di riflessione e confronto tra enti di ricerca, università e pubbliche amministrazioni centrali e locali sullo stato di fatto dell’implementazione della Direttiva INSPIRE in Italia.

Tre le sessioni nelle quali sono stati suddivisi i lavori, durati dalle 10:00 alle 16:30.

Nella prima “Monitoring INSPIRE”, la stessa ISPRA e DigitPA hanno fatto un resoconto del lavoro effettuato per produrre il report previsto dalla Direttiva sul monitoraggio dello stato di attuazione di INSPIRE a livello italiano, seguiti dalla Regione Piemonte che ha condotto l’indagine per il territorio di propria competenza.

Nella successiva sessione “I modelli dati di INSPIRE”, sempre ISPRA ha relazionato riguardo i commenti italiani alle Data Specifications INSPIRE proposti durante il testing condotto nel 2011, ci sono poi stati due interventi che hanno illustrato i risultati dei due progetti europei BRISEIDE e TURAS.

Nell’ultima interessante sessione, intitolata “I test su modelli dati e armonizzazione”, ci sono stati numerosi interventi di soggetti che hanno curato i test per l’implementazione delle specifiche tecniche sui dataset previsti dagli Annex di INSPIRE, mettendo in evidenza le criticità maggiori, e spesso suggerendo soluzioni per superarle. Tra questi la Regione Toscana con il Consorzio LaMMA sui dataset riguardanti il suolo, la Regione Emilia-Romagna con il Servizio Geologico e dei Suoli sempre su suolo ma anche geologia, e le esperienze di implementazione condotte nell’ambito dei progetti europei plan4all e NatureSDIplus.

Gli organizzatori hanno predisposto una piattaforma web grazie alla quale ai circa 150 convenuti a Roma se ne sono aggiunti una cinquantina che hanno potuto seguire i lavori a distanza, visionando le presentazioni dei relatori, ma avendo anche la possibilità di intervenire via audio.

Io stesso ero tra questi ultimi, e in questo modo ho potuto fare un reportage in tempo reale dei lavori, contribuendo su Twitter all’hashtag (più o meno) ufficiale dell’evento #inspirati - che tra l’altro si è prestato molto bene ad essere usato in vari modi nei tweet che ne compongono la timeline – catturando le affermazioni e addirittura alcune delle slide più interessanti degli interventi dei relatori.

E i(n)spirato dal precedente post di Andrea Borruso - che ha anche una grande valenza didattica riguardo Twitter – sui lavori della Conferenza ASITA dello scorso anno – nel quale aveva raccolto i cinguettii dell’hashtag anch’esso (più o meno) ufficiale #ASITA11 – ho voluto comporre un racconto del workshop di ieri sempre con il formidabile Storify.

Io mi sono divertito molto ieri, il modo di raccontare un evento in questo modo è entusiasmante, lanciare idee, pezzi di conversazione, discuterne su Twitter, catturare gli screenshot delle presentazioni per condividerli col mondo. Credo sia fare letteralmente un servizio pubblico accessibile a tutti. E’ open journalism, mi piace l’idea, ne sono contento – anzi ne siamo contenti qui a TANTO – e perché no, anche orgoglioso del risultato…

Perciò mettetevi comodi e godetevi il racconto qui sotto, il miglior modo per farlo – come diceva anche Andrea – è ovviamente a schermo intero.

 


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