Archivio del mese di gennaio, 2012

19 gennaio, 2012 | di

Quest’avventura ha ancora pochi mesi di vita, ma vale già la pena di essere raccontata. Tutto è nato da una mail ricevuta lo scorso maggio: “Ti scrivo perché con i colleghi, abbiamo deciso d’intensificare la collaborazione con alcuni siti blog del settore, aprendo il sito di GEOmedia a contributi diretti ed indiretti”. Seguì una chiacchierata telefonica, in cui si valutò interessante organizzare una teleconferenza con i corrispondenti blogger.

La riunione telefonica avvenne puntualmente un mese più tardi. Alfonso Quaglione –l’autore della mail- espose ai blogger invitati, tra cui noi di TANTO, le proposte della Rivista, per quale finalità erano nate, ecc. ecc. Si raccolsero le prime impressioni, i commenti e i contributi. Alcuni espressero perplessità; emerse anche qualche critica. Luglio e agosto passarono, ancora tra qualche scambio di email, per puntualizzare punti di vista e per precisare meglio i dubbi.

Tralascio di soffermarmi sui distinguo. Quanto esporrò nel seguito prese infatti le mosse dalla constatazione che -in generale- tutti gli interventi fossero legati da un fil rouge, esprimibile in forma di auspicio: “Possiamo e dobbiamo continuare a parlarne”. Tra le idee e i possibili obiettivi espressi nella prima riunione virtuale di giugno, certamente questi trovavano ampia condivisione:

  • portare i temi più importanti dell’informazione geografica anche all’attenzione dei non addetti ai lavori
  • creare un network dell’informazione geografica.

Valeva quindi la pena provare a fertilizzare questo dialogo, innescato dall’apprezzata rivista di geomatica, cercando occasioni per collaborare in quella direzione condivisa, ripromettendosi di operare per attrarre l’attenzione e l’interesse di chi –singole persone e aggregazioni- ne avesse approvato le finalità.

E’ a questo punto che entra in scena “Stati Generali dell’Innovazione” –SGI. I promotori di questa iniziativa –di cui su TANTO abbiamo scritto ormai in diverse occasioni (leggi qui e qui)- erano impegnati negli stessi mesi nell’organizzazione di un evento che richiamasse la partecipazione di tutti i portatori d’interesse verso la costruzione di una prospettiva condivisa per un cambio effettivo nella politica dell’innovazione per l’Italia.

In sintesi, le cose sono andate così.
SGI è un’associazione –ha anche uno statuto- ma si presenta meglio come una rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole, unite da uno scopo ben preciso: “Fornire contributi alla classe dirigente per attuare scelte rivolte alla realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasca dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, sia principalmente rivolta.

Prendere parte alle attività di SGI è semplice e ci si può coinvolgere in modi diversi, con impegno differente: puoi visitare la pagina o iscriverti al gruppo FB; puoi seguire l’iniziativa su Twitter (@SGInnovazione); si può prendere parte alle discussioni avviate sui forum aperti sul sito dell’associazione, puoi restare connesso utilizzando gli RSS, iscriverti alla mailing-list; puoi aderire all’iniziativa, associarti -come organizzazione o singolo-, insomma i canali per ricevere informazioni e comunicare le proprie idee non mancano.

E’ sembrato –non a tutti, ma a più d’uno- il contesto appropriato per provare a individuare e proporre argomenti e idee riguardanti l’Informazione Geografica che –per il loro valore o per le interconnessioni con altri temi- destino attenzione all’interno di tale costituenda comunità e, per questa strada, vedere anche se potesse formarsi almeno un ordito di ciò che potrebbe poi diventare una rete geomatica “costituita dal basso”.

Così, “zitti zitti, piano piano”, senza fare confusione… un gruppetto di geomatici si è affacciato a SGI. Il primo –atteso- incontro pubblico ha avuto luogo il 25 e il 26 novembre scorsi. Come ho raccontato qua, l’esperienza è stata più che positiva: una conferma sia del clima partecipativo e collaborativo che traspariva già in Rete, sia di come i temi dell’Informazione Geografica possano essere accolti, recepiti e apprezzati in un contesto ICT generale e inquadrato sui contributi che tutti possiamo dare per raggiungere gli scopi per cui SGI è stata costituita.

 

La rete si sta formando

Il convegno di fine novembre è stato solo l’inizio, un buon inizio –scrivono gli organizzatori- per gli Stati Generali dell’Innovazione. L’esito, infatti, in termini di adesioni, partecipazione, temi affrontati e conclusioni a cui si è pervenuti, pongono già questa “meta-associazione” quale realtà con cui chi governa potrà confrontarsi e una risorsa per tutti coloro che vogliono produrre un vero cambiamento nelle politiche  dell’innovazione del nostro Paese.

Il “gruppetto” nato grazie alle discussioni estive di cui vi ho raccontato, ha continuato a dialogare in Rete, si è un poco rafforzato e ha iniziato a interagire all’interno degli Stati.

SGI sta alacremente costruendo una roadmap per il 2012, la roadmap dell’Italia che innova. E’ stata già formalizzata la Consulta Permanente degli SGI, sono avviate attività sui temi principali e più urgenti individuati; si sta definendo un calendario di eventi per portare il confronto degli SGI su tutto il territorio nazionale e altro ancora.

Consultando le otto schede, per altrettante azioni, messe a punto nel corso dell’incontro di novembre, possono affiorare molti argomenti legati o affini alle tematiche dell’Informazione Geografica. Stati Generali dell’Innovazione offre quindi la possibilità di entrare in contatto con soggetti che assumono intrinsecamente l’IG quale componente delle risorse che possono contribuire all’innovazione del Paese. Un’opportunità nuova per cooperare nella promozione delle istanze del nostro settore,  condividendo esigenze comuni. Per esempio, alcuni aspetti legati allo sviluppo delle Infrastrutture di Dati Territoriali a livello sub-nazionale si possono pienamente approfondire anche nell’ambito di un programma per promuovere il federalismo digitale, com’è stato articolato nella scheda “Inclusione digitale – Azione 1”. Così pure, non riesco a pensare a un programma che persegua il modello delle smart cities (scheda “Creatività e conoscenza condivisa – Azione 2”), senza “smart geo-data e smart geo-services”. Oppure ancora: quali contributi possono dare i geomatici rispetto al mutamento di modello di governance del settore pubblico, all’Open Government?
Vi sono processi in corso per cui potrebbe essere deleterio e controproducente lavorare a compartimenti. Credo sia allora un’opportunità quanto proposto dal programma per rendere pubblici e in formato aperto i dati della Pubblica Amministrazione (scheda “Open Government – Azione 1”). Sarebbe assai curioso non trovare visi noti al Tavolo di lavoro sugli Open Data che verrà costituito nei prossimi mesi.
Un’ultima annotazione: come sempre, in questi primi giorni del 2012 le associazioni del nostro settore, così come enti e varie organizzazioni, sono certamente già impegnate nella preparazione di convegni, workshop, seminari con finalità tecnico-scientifiche, per promuovere progetti, con scopi divulgativi. Per alcuni temi e in alcune circostanze, verificare sinergie con SGI, verificare se vi possono essere motivi di arricchimento per la road mapdell’Italia che innova”, potrebbe generare valore per l’iniziativa in corso di programmazione. Ugualmente, la geo-rete ipotizzata può essere portatrice di contributi geomatici nell’ambito di eventi organizzati da SGI e suoi associati.

Fin qui l’attività di “apri-pista” che abbiamo svolto. L’idea iniziale degli amici di GEOmedia ha innescato un dibattito certamente utile. Se la partecipazione a Stati Generali dell’Innovazione che vi ho presentato sarà apprezzata e vedrà l’aggregazione e il coinvolgimento di altri attori della geomatica -associazioni, professionisti,  blogger, imprenditori, …- essa sarà un segno di novità (di innovazione?) nell’ambito del nostro settore. SGI consente di presentare propri contributi, secondo gli interessi, la sensibilità, le esigenze di cui ognuno è portatore, per elaborare in modo condiviso e attraverso un processo inclusivo un programma per “l’innovazione nel governo dell’Italia”, come risultato complessivo degli Stati Generali dell’Innovazione.

10 gennaio, 2012 | di

Il “sottotitolo” di TANTO, così come concepito da Andrea ormai più di 6 anni fa, è “le cose che ci piacciono”. Nel nostro blog ormai scriviamo quasi esclusivamente di geomatica, intesa in tutte le sue accezioni, e in verità ero piuttosto scettico se pubblicare questo articolo proprio su TANTO. Ma poi mi sono ricordato che Gerlando aveva narrato la sua esprienza di comunicatore sempre qui, nel non molto lontano 2009. E del resto si tratta sempre di entropia, che tra l’altro è la categoria più numerosa dei nostri post.

Un impulso ulteriore a decidere di pubblicarlo qui (attenzione, prima ancora che una redazione noi siamo un gruppo di amici, quindi le decisioni le prendiamo sempre di comune accordo, compresa la scelta degli articoli) è stato il recente lancio di Planet GIS Italia, che mi ha “costretto” a sostituire in Google Reader il feed di Blog GIS Italia v. 3 proprio con quello nuovo di zecca di PGI.

Andiamo al dunque…

Una delle nostre necessità primarie quotidiane è informarci. Lo facciamo in molti modi differenti, da molte fonti differenti, su molti media differenti.

La radio ad esempio ci può accompagnare in svariati momenti della giornata. Per me è irrinunciabile ad esempio la mattina ascoltare su Rai Radio 3 Prima Pagina, e quando posso Radio3 Scienza, Tutta la città ne parla o ancora la trasmissione di Oscar Giannino su Radio24. Per fortuna ci sono i podcast, per ascoltare le puntate che ci perdiamo.

Ma quando si parla di blog, siti web, liste e gruppi di discussione, allora le cose diventano più complicate. Bisogna dedicargli del tempo, stando davanti al computer, o anche sullo smartphone, sebbene il piccolo schermo metta a dura prova le nostre diottrie e il touchscreen la pazienza delle nostre dita. Comunque sia, si tratta di tempo che viene ritagliato durante le nostre giornate incasinate, tra lavoro e impegni familiari.

Voglio qui condividere la mia esperienza di come ho organizzato quell’oretta in totale che riesco a dedicare a questa fondamentale, irrinunciabile parte della giornata.

Per domare le decine e decine di feed RSS ai quali sono abbonato, ma soprattutto non cadere nel panico dovuto ai 1.000 e passa nuovi item quotidiani che essi generano, uso da anni ormai Google Reader. A mio avviso, nonostante con l’ultima revisione Google lo abbia menomato pesantemente, eliminando la possibilità di condividere con i propri contatti le nostre letture e dirottando il traffico su Google Plus – che per inciso non m’ha preso e forse mai mi prenderà -, io lo trovo ancora il miglior strumento web per leggere in maniera organica i feed.

Naturalmente, molte delle cose che troviamo interessanti le condividiamo spontaneamente con i nostri contatti – una volta anche su Google Reader – via email, su Twitter, Facebook, Linkedin e ogni altro sistema sociale che frequentiamo.

Devo però fare un inciso fondamentale, ormai espleto circa il 50% delle mie attività digitali quotidiane (tra le altre consultare email, navigare sul web, gestire gli impegni, usare i social network, e ovviamente informarmi) sul mio smartphone. L’altro 50% del lavoro – su PC – riguarda l’uso di GIS, la scrittura di documenti di lavoro e di articoli per i blog, più altre attività “pesanti” meno ricorrenti. Essermi organizzato su piattaforma mobile mi consente di non rimanere ogni sera dalle 2 alle 3 ore davanti al computer per organizzare il lavoro (email, programmazione attività, ecc.), sacrificando il resto delle ancora più importanti attività sociali: dedicarsi alla famiglia, agli amici… e a sé stessi.

Il mio workflow informativo 2.0 parte dunque da Google Reader, nel quale butto qualunque feed RSS, dai siti web, ai blog, alle mailing list che non frequento assiduamente, finanche ai Pipes di Yahoo che uso per fare piccoli “mashup informativi”, come questo che si basa su quest’altro. Ma ovviamente mi avvalgo di una serie di applicazioni sia mobili che web per ottimizzare al massimo il tutto.

Per esprimervi in maniera chiara il workflow che ho messo a punto, e in modo sistemico i link tra le varie applicazioni da me utilizzate, ho creato una semplice mappa mentale con il fantastico servizio web popplet. La vedete qui sotto.

Gli strumenti del mestiere…

Descriverò ora gli attrezzi con i quali ho costruito il workflow, si tratta di tre applicazioni per Android e altrettanti servizi web. Si potrebbe costruire un processo analogo anche su piattaforma iOS – suggerisco infatti allo scopo alcune app alternative – ma francamente non so quanto potrebbe funzionare, visto che sul sistema operativo mobile Apple manca una delle “funzioni killer” invece da sempre disponibile su Android: l’onnipresente menu “share”. Con esso è infatti possibile inviare qualunque contenuto ad altre applicazioni, consentendo una piena interoperabilità tra di esse.

• gReader applicazione Android – free
A mio avviso è un lettore di Google Reader molto migliore dell’applicazione di Big G; possiede molte più funzioni, tra le quali la customizzazione dell’interfaccia, ma ovviamente è una questione di gusti. Ecco come lo uso. Quando trovo un item così interessante da volerlo leggere più tardi, in genere vorrei anche metterlo tra i miei bookmark, perciò lo invio al mio account delicious. Per fare questo mi è sufficientemente marcarlo “starred”, e un’apposita “ricetta” che ho creato sul servizio web ifttt (descritto oltre) preleva il flusso dei miei starred item e li trasforma in bookmark su delicious, taggandoli con “ifttt”, “googlereader” e “nome_feed”. Periodicamente vado a “curare” questi bookmark su delicious, li leggo e se ne vale la pena li conservo, taggandoli opportunamente e magari mettendoli in uno stack. C’è anche il modo di conservare – sempre su delicious – le letture in maniera privata, marcandole con un apposito tag, qui la ricetta su iftt. Quando invece una lettura mi sembra degna di condivisione, se voglio twittarla subito la mando a Tweedeck (vedi più avanti) mediante il menu “share” di Android, altrimenti a Buffer (ne parlo dopo) se voglio programmarne la diffusione su Twitter o Facebook in orari differenti.
Input: feed RSS. Output: starred items verso Delicious, shared verso Tweetdeck o Buffer.
Alternativa iOS: Feeddler

• Buffer • applicazione Android e servizio web - freemium
Si tratta di un formidabile servizio basato su web che consente di creare uno stack di tweet e aggiornamenti Facebook programmabili ad orari definiti dall’utente. La sua versione free consente di gestire fino a 3 distinti account Twitter e/o Facebook e di pubblicare fino a 10 elementi al giorno. Poichè (co)gestisco diversi account Twitter, riesco ad aggirare questo limite mediante BirdHerd, un ulteriore servizio sempre basato su web del quale parlerò più avanti. Buffer mette a disposizione anche un’app Android – sempre free – integrata nel fantastico menu “share” di Android, che consente di gestire lo stack editando i singoli elementi precedentemente creati e il loro ordine di pubblicazione.
Input: shared da gReader. Output: verso i miei account Twitter e Facebook, verso BirdHerd via DM.
Alternativa iOS: Buffer

• Tweriod • servizio web - freemium
Per usare al meglio Buffer e programmare i tweet e gli aggiornamenti in modo tale da ottenere la massima attenzione dai nostri follower, ci viene in supporto Tweriod. Si tratta di un servizio web in grado di analizzare l’attività degli account di chi ci segue su Twitter e da ciò suggerirci le fasce orarie migliori per pubblicare i nostri tweet, affinché ottengano la massima visibilità. Per ottenere l’analisi sarà sufficiente loggarsi a Tweriod con l’account Twitter dal loro sito web.
Input: account Twitter. Output: fasce orarie ottimali per twittare.

• Tweetdeck • applicazione Android e servizio web – free
A mio avviso il miglior client per Twitter – consente di postare anche su Facebook – in circolazione. Potentissime le sue funzioni, tra le quali cito ad esempio la possibilità di gestire svariati account Twitter e cinguettare lo stesso messaggio anche da più di uno, scheduling dei tweet, possibilità di gestire alert differenti per le singole colonne (le timeline degli account, degli hashtag, delle ricerche, delle citazioni). Che si può desiderare di più?
Input: da gReader.  Output: account Twitter o Facebook.
Alternativa iOS: Tweetdeck.

• ifttt ovvero “if this then that” • servizio web – free
Si tratta di una geniale applicazione web che consente di “mettere internet al lavoro per te”, parafrasando il loro slogan. Permette di interconnettere numerosi canali web, tra i quali proprio Google Reader, Buffer, delicious, Twitter, e feed RSS, ma la lista aumenta sempre più. Descriverlo qui sarebbe riduttivo, vi invito vivamente ad aprire un account e dare spazio alla fantasia. In questo contesto, io lo uso come già anticipato per creare dei nuovi bookmark in delicious dagli item starred di Google Reader.
Input: da Google Reader. Output: verso delicious.

• BirdHerd • servizio web – free (per ora)
@aborruso molto tempo fa introdusse noialtri TANTI all’uso di BirdHerd per aggiornare direttamente dai nostri rispettivi account Twitter quello di TANTO (@twanto). Una volta loggati su BirdHerd con l’account Twitter di gruppo, è possibile aggiungere i “contributori” (fino a un massimo di 10) ciascuno dei quali sarà poi in grado di pubblicare i tweet semplicemente inviando un DM all’account di gruppo stesso. Il messaggio verrà infine twittato, completato alla fine dalla firma del contributore. Qui un esempio. Quando dunque da gReader trovo un link interessante che voglio twittare come @twanto o @planetek o @altrageologia, mi sarà sufficiente mandare ai rispettivi account un DM con Tweetdeck o Buffer, il resto verrà da sé.
Input: da Buffer o Tweedeck. Output: verso account Twitter di gruppo.

In conclusione, chi come me consuma gran parte delle informazioni su piattaforma mobile, costruendo un workflow ben congegnato può al tempo stesso informarsi in maniera dinamica nell’arco della giornata (es. tempi morti durante le attese), condividere le cose ritenute più interessanti con i propri follower sui social network e conservarle sempre in maniera sociale con delicious. Tutto direttamente dal nostro smartphone, che la sera – assieme al PC – potremo tenere spento, e dedicarci alle altre cose – non digitali – che ci piacciono TANTO…


TANTO non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, in quanto non viene aggiornato con una precisa e determinata periodicita'. Pertanto, in alcun modo puo' considerarsi un prodotto editoriale.