Archivio del mese di novembre, 2011

28 novembre, 2011 | di

Leggo nel comunicato (in draft) degli Stati Generali dell’Innovazione:”Una strategia coerente di open data deve garantire: l’uso pubblico dei database di interesse nazionale con una particolare attenzione ai dati territoriali;”.

 

Gli Stati Generali dell’Innovazione si sono appena conclusi. Ho partecipato; là ho incontrato Renzo Carlucci, direttore di GEOMEDIA. Ci siamo tenuti compagnia, abbiamo seguito i vari interventi. Ogni tanto leggevo i suoi “cinguettii” sul grande schermo, alle spalle dei relatori. Entrambi leggevamo i contributi di chi interagiva in rete (per esempio, questo). Insieme abbiamo preso parte all’open talk sull’Open Government: per circa due ore, oltre 30 persone hanno ragionato, prima su una mappa mentale dell’Open Gov, quindi cercando di raccogliere proposte, come contributo per una road map di SGI.

A proposito di proposte, ho portato con me agli SGI alcune slide, preparate con la “redazione” di TANTO e con alcuni colleghi del Consiglio Scientifico di ASITA. Le abbiamo “confezionate” prendendo spunto da due delle tre proposte che avevamo inoltrato per Agenda Digitale (TANTO ne ha dato conto qui). Le ho presentate e commentate durante l’open talk.

E’ quasi ovvio –per una road map dell’innovazione digitale- suggerire l’inserimento di un richiamo agli organismi nazionali deputati in materia di DB territoriali e di attuazione della direttiva INSPIRE.

Parlare invece di Infrastrutture di Dati Territoriali (IDT) fuori dall’ambiente geomatico onestamente è meno banale, sebbene agli interlocutori presenti agli SGI l’importanza assunta dai geo-dati per le politiche di sviluppo e innovazione, sia assolutamente chiara ed evidente. Ecco perché la presentazione si sofferma sulle IDT. Ai lettori di TANTO potrà essere già familiare l’analogia del ciclo dell’acqua: il ciclo sostenibile dell’IG è possibile se esiste una fonte energetica che alimenta e sostiene questo processo, proprio come il sole fornisce l’energia per l’acqua del mare. A proposito di sostenibilità, la presenza di Carlo Mochi, mi ha ricordato un suo editoriale del settembre 2006. Il titolo è “Verso una PA sostenibile”. Ho approfittato della possibilità di avere “a tiro” l’autore per chiedergli se, a suo avviso, quanto aveva scritto allora (il paradigma dell’Open Government non era diffuso) sia ancora attuale. Decisa e perentoria la risposta: “ASSOLUTAMENTE!”. V’invito quindi, prima di continuare questa lettura, a seguire le riflessioni contenute in quello scritto. Io l’ho riletto rientrato alla base, prima di stilare questi commenti: è stato come un flashback. Alle IDT può essere applicato il concetto di

produttività della PA, ossia di rapporto tra risorse impiegate e valore restituito ai cittadini”.

Alcune slide sono ripetitive e non mi pare che necessitino di commenti: la creazione delle IDT consente di ridurre il disordine (quindi gli sprechi) e, nel contempo, favoriscono la comunicazione tra produttori e utilizzatori di dati geospaziali. Vorrei solo aggiungere che ragionare in termini di Value Chain potrebbe essere utile, ad esempio per razionalizzare gli sforzi all’interno della PA, migliorando la distribuzione di competenze e ruoli, anche in un’ottica di partenariato tra pubblico e privato.

Ma una “geo” proposta per una road map dell’innovazione digitale che consideri soltanto suggerimenti come quelli definiti per Agenda Digitale (slide 13 e 14), rischiano di risultare mere dichiarazioni d’intenti, condizioni soltanto necessarie per includere l’Informazione Geografica come componente per l’incremento di innovazione nel nostro Paese.

Attraverso un po’ di botte e risposte via mail è venuta a galla un’ulteriore proposta, quella descritta con le ultime slide. E’ giusto un esempio di azione più concreta, legata alla “vita” delle organizzazioni pubbliche. E’ articolata in tre passi:

-      raccolta di buone pratiche (esistono, esistono ;-) ! )

-      loro diffusione, accompagnata con iniziative di sensibilizzazione dei potenziali stakeholder e affiancamento delle organizzazioni interessate, per favorirne la corretta implementazione

e, soprattutto, terzo passo, recepimento delle azioni pianificate per creare:

  • cicli di dati geografici “sostenibili”,
  • reti sistemiche tra i portatori d’interesse delle IDT e
  • “sistemi di misurazione del livello di prestazione orientati al miglioramento continuo, alla valutazione degli impatti delle azioni pianificate e al confronto, in un’ottica di trasparenza, tra i servizi erogati dai diversi enti”

nei Piani Esecutivi di Gestione (P.E.G.).

Probabilmente, si potrà immaginare veramente avviato il cambiamento verso l’uso pubblico dei database territoriali… No –scusate- di tutti i database di interesse nazionale, soltanto quando leggeremo obiettivi di P.E.G. riferibili a queste tematiche, distribuiti verticalmente –dal vertice agli esecutori- e orizzontalmente –questi processi non sono prerogativa solo dei dipartimenti IT-  nonché report del “Controllo di Gestione” che contemplino tali argomenti.

Così come l’incontro degli SGI ha il valore di “prima tappa” di un percorso che si svilupperà nei prossimi mesi, come risulta dalle conclusioni riportate nel comunicato finale di questa “due-giorni”, anche il contributo che abbiamo provato a portare come settore IG può crescere e articolarsi. Repetita iuvant:

’Mi tornano alle orecchie le frasi conclusive pronunciate dagli esperti di Geospatial Revolution Project: “Stiamo facendo questo insieme …”.’

21 novembre, 2011 | di

L’uccellino è quello di Twitter, uno dei più famosi servizi di social networking e di microblogging. Nasce nel 2006  e in Italia è diventato uno strumento di massa da poco tempo, ma continua ad essere meno utilizzato e soprattutto meno capito rispetto ad altri servizi concorrenti. Ovviamente sto pensando a Facebook.

E’ un strumento con cui gli utenti pubblicano messaggi di testo (non più lunghi di 140 caratteri) su ciò che sta avvenendo nella loro vita, con link a cose che ritengono interessanti, divertenti o utili; per se stessi e per i follower (l’analogo di quello che in altre piattaforme viene infelicemente definito “amici”). Le persone lo usano in vario modo, come una fonte di news seguendo certi utenti e network di utenti, come chat-room o come piattaforma di (micro)blog. Tutto sommato potrebbe sembrare qualcosa di più di un SMS, ma non è così.

E’ uno degli strumenti di “passaparola” più efficaci sia in termini di numeri, che di sostanza. Ma qui i numeri contano meno, perché anche se hai soltanto 10 follower, il tuo messaggio promozionale, la tua richiesta di aiuto, la tua battaglia politica, potranno raggiungere migliaia e migliaia di utenti. Perché su Twitter segui le persone e non i contenuti, e se un utente che “mi piace” segnala qualcosa, la leggerò con occhi diversi e probabilmente la rilancerò a mia volta, dando vita ad un effetto domino di cui non posso conoscere le dimensioni.

E questo per dire dell’uccellino.

ASITA 2011 è invece  la quindicesima Conferenza Nazionale ed EXPO della “Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali”. Sulla pagina dedicata all’evento si legge

[...]l’Informazione Geografica rivesta un ruolo di infrastruttura abilitante per tanti settori di intervento pubblico, dall’efficienza energetica alla mobilità, dal monitoraggio ambientale alla comunicazione con i cittadini e alla promozione turistica e quanto le tecnologie geomatiche possano contribuire alla realizzazione di servizi innovativi a partire dal primo livello di governo costituito dai Comuni italiani.[...]

Questi temi ci sembravano (e ci sembrano) importanti e per questo con Pietro Blu e Sergio abbiamo discusso sull’idea di utilizzare il web per dare voce all’evento, per farlo vivere sul web, per creare uno spazio virtuale di incontro e confronto sui temi delle varie giornate.

Twitter c’è sembrato lo strumento più giusto, ma non ci siamo inventati nulla, anzi abbiamo provato a mettere in pratica e sperimentare quello che si fa in tutto il mondo: scegliere un hashtag, farlo conoscere, sperare che venga utilizzato ed alimentarlo un po’.

L’hashtag è un’etichetta che si può utilizzare per contrassegnare parole chiave in un Tweet, in modo da poterli organizzare e raggruppare. Gli hashtag sono preceduti dal simbolo “#” e possono essere inseriti in qualsiasi parte di un messaggio. Ogni etichetta verrà trasformata in un collegamento ad una pagina che raggruppa gli ultimi Tweet che la contengono, e potrà anche essere usata per fare ricerche tra tutti i post pubblicati su Twitter.
Un esempio pratico, triste ed attuale e quello #tahrir: si tratta dell’hashtag scelto dalla rete, per ciò che sta avvenendo in Egitto. Un altro più leggero è #sopravvalutati.

Per ASITA 2011, non siamo stati particolarmente creativi, abbiamo scelto #ASITA11.  Un hashtag non è in realtà scelto da nessuno, perché non basta trovare la parola giusta; è necessario, come dicevo sopra, che si instauri una piccola reazione catena, e non è detto che avvenga. In questo caso siamo partiti da qui, e poi “poco poco, piano piano” la cosa è cresciuta. Niente di imponente, ma seguirne l’evoluzione e la crescita è stato divertente e didattico.

Un po’ di numeri:

  • 224 tweet
  • 7 giorni di “vita”, dal 13 al 19 novembre
  • 31 utenti

Gli utenti più attivi sono stati @Benny_65, @TICONZER0, @rivistageomedia, @massimozotti e @pietroblu.

I primi giorni sono stati un po’ fiacchi e per un po’ abbiamo pensato che non sarebbe partita nessuna reazione a catena. Dopo i primi due, a manifestazione ancora ferma, la cosa ha iniziato a prendere vita, con 25 Tweet il primo giorno. La punta si è raggiunta il penultimo giorno con 85 messaggi, sia perché il “passaparola” cresceva, sia perché coincide spesso con il giorno con più presenze.

Tutti i Tweet sono accessibili online, tramite Twitter. Per comodità di chi legge, li ho comunque pubblicati qui. In corrispondenza dell’id del messaggio ho inserito un collegamento ipertestuale che consente di accedere al messaggio originale. Ci sono anche gli aggregati da cui ho ricavato i due grafici di sopra.

In questa settima di osservazione ho notato alcuni elementi interessanti:

  • utenti che non usavano Twitter da diversi mesi – vedi Sergio – hanno ripreso ad utilizzarlo per l’occasione, e sembra abbiano preso voglia di continuare a farlo
  • aziende come la mia, che nemmeno avevano un account, l’hanno creato in questa settimana. Questo il minimale debutto
  • una rivista del settore, che sino ad #ASITA11 non aveva quasi mai usato un hashtag su twitter, lo ha iniziato a fare intensamente, contribuendo non poco all’effetto domino
  • chi, come me, non era presente a Parma ha potuto seguire un po’ della manifestazione
  • per alcuni è stato un modo per conoscersi un po’ meglio, per farsi compagnia e magari due risate
  • ci si è confrontati su alcuni temi anche in modo netto
  • è stato lo strumento usato per fare da “moltiplica” ad alcune voci critiche, che si sono espresse in rete (qui e qui)

Si tratta di uno strumento poco conosciuto ed intrinsecamente non controllabile. Probabilmente quando gli organizzatori della manifestazione guarderanno il risultato di questo test, proporranno di replicarlo ufficialmente per l’anno venturo e con il giusto supporto organizzativo.
Non ero presente in situ, ma il tema del web 2.0 (Twitter è uno dei mille esempi) e quello dell’open (non solo source), sono sembrati abbastanza laterali e lontani da ASITA. L’informazione geografica, non ne può più fare a meno.

L’accesso ai dati, ai dati “grezzi”, è stato una chiave di volta. Senza poter scaricare le informazioni su tutti i cinguettii, non sarei riuscito a scrivere questo post: sono stati ispiratori e propedeutici per la creazione di alcuni degli “oggetti” creati per l’occasione. L’accesso ai dati consente potenzialmente agli utenti di sviluppare superpoteri, e per questo deve essere sempre di più un tema soprattutto politico. Per fortuna sembra che stia accadendo.

Ho provato a raccontare tutto questo in modo visuale, cercando ove possibile di mantenere sempre coerente il filo temporale. Qui sotto il risultato, che potrete pure vedere a schermo intero (VE LO CONSIGLIO!).

In ultimo ringrazio Pietro Blu Giandonato, per avere contribuito a realizzare tutto questo. Buona visione.


Letture consigliate (la prima è per me straordinaria):

  1. «mom, this is how twitter works. | not just for moms!», S.d., http://www.jhische.com/twitter/.
  2. «Internazionale » L’arte del tweet», S.d., http://www.internazionale.it/l%E2%80%99arte-del-tweet/.
  3. «Twitter for beginners», S.d., http://www.slideshare.net/onlinejournalist/twitter-for-beginners-1012050?type=powerpoint.

Strumenti utilizzati:

  1. The Archivist Desktop, per scaricare Tweet con l’hashtag #ASITA11
  2. Google Docs, per il foglio elettronico online con tabelle pivot e grafici
  3. Storify, per raccontare una storia a partire da varie schegge di web

9 novembre, 2011 | di

Il titolo è “stupidottero” ma è l’occasione per dare notizia di tre cose. La prima è che sono aperte le iscrizioni per il GfossDay 2011 che si terrà a Foggia.

La seconda è che è stato pubblicato il programma “definitivo”.

La terza – che mi fa molto piacere – è che TANTO sarà da quelli parti:

  • Pietro infatti il 25 novembre – tra le 9.30 e le 11.25 – sarà uno dei relatori della sessione tematica “VGI “Volunteered Geographic Information”“, ed in particolare racconterà dei nostri amati Ushahidi e Crowdmap
  • Antonio curerà il laboratorio su gvSIG del 24 Novembre
  • ed Andrea - insieme a Silvia Franceschi – illustrerà il caso studio degli “Strumenti open source per la gestione delle reti urbane”, il 25 novembre

Si mormora, che altri di noi saranno pericolosamente in giro, indecisi ancora se portare con sé anche la loro chitarra.

Io purtroppo non ci sarò, faccio un grande in bocca al lupo a tutti!

 

7 novembre, 2011 | di

Unce upon a time there was a hot summer and dark room. And there was a lazy nerdy Sunday morning. I remember quite well that weekend.

The time was up to try to develop something on Android. In the past I had tried to develop applications on Zaurus, on Dell Axim, on some Nokia smartphone, but the results had been disappointing every time. There had to be something easier, where one could throw his ideas and make simple applications out of it… in one weekend.

The nerdy Sunday, wakeup call at 6, checking emails with coffe’ and cookies, seemed to be inspiring. A couple of days before an email had arrived about a new book, available in “review-reading” mode as pdf version: Unlocking Android, a developer’s guide by Ableson et alter. I decided to give it a possibility.

Well, I found the book so easy to read through, that I gave the first application a try. I really wanted to create a lightweight application that would help out in field surveys and would have those features, that the tablet pc field mapping application didn’t have. Above all the possibility to record the orientation of the pictures taken during the survey, so that they would show the direction of the snapshot when imported on a map. And I really liked the idea of having a mapping device always in my pocket. The motto has always been: “Gather as much information as you can. Always. The GIS will then help you to sort it out.”

That Sunday experiment went way better than I had ever hoped, by the evening I had great satisfaction with my simple, new and most of all GPS logging application. It was already able to take text notes and track lines. I got really excited about the possibilities to create a small version of BeeGIS… well, at that point I knew the time was up for Geopaparazzi.

From that moment on things went quite smooth. We started developing a simple OpenStreetMap based view, we created an import tool for Geopaparazzi in BeeGIS. We were using it in our daily job, and that was simply awesome. As we usually do at HydroloGIS we open sourced the application and published it on the market, in the hope that people would buy it and through that act support our other open source projects: JGrasstools, JGrass, BeeGIS and uDig.

The first Geopaparazzi

 

The thing we were most proud of, was that it would handle shooting direction:

The compass tracks the picture shooting direction, when the user keeps the phone in "taking picture" mode.

 

which, once imported into BeeGIS, would result in geonotes containing the picture and showing through a small arrow the direction in which the photo had been taken:

Geopaparazzi survey data imported into BeeGIS. The small arrows show the direction of the snapshot, the note itself contains the image.

 

As time passes by and as open source software works, one starts to exploit components other teams are specialized in.

So at some point Geopaparazzi decided to remove the compass view to present the much more user friendly dashboard. The android system makes it very easy to call views from other applications. geopaparazzi therefore chose to present a compass button that calls the compass view from the Status GPS project, which is freely available in the market.

 

The Status GPS compass view

 

At that point Geopaparazzi 2 was released, which brought a new, more userfriendly dashboard view:

The main view of Geopaparazzi 2

 

From the beginning Geopaparazzi only wanted to deal with data collection, which is why with the time the possibilities to describe the data to collect were enhanced. The new form based tags were introduces, through which it is possible to describe the data structure as forms that appear as tag buttons:

The form file description is loaded as a set of buttons that call the actual form

 

Once the button is pushed, the form is generated from a user created description:

 

A form, generated on the fly from a user defined text

 

Geopaparazzi 2 also brought the integration with the osmdroid project, a project that supplies a map view that caches OSM map tiles that can be accessed also in offline mode. This gave the possibility to enhance a bit the usability of the map view, also adding the bookmarks facility:

The osmdroid based map view, with Geopaparazzi's measure tool, bookmarks and notes tools

 

That more or less brings us to where we are now. Some interest has grown around Geopaparazzi and that makes us very happy.

The  Osaka Water General Service together with the Osaka University has adapted it to use it for the collection of information about water-supply infrastructure to promote post-disaster recovery for water supply under the guidance of Venkatesh Raghavan.

The Japanese localized Geopaparazzi adaption used in the Disaster Management Information System of the city of Osaka

 

We worked on a customized version of Geopaparazzi to keep waste management information uptodate. Through the trashmapper it is possible to sample and update information out in the field and then syncronize the data with a central database/webgis.

Since in this project the new generation tablets are being used, we got to tweak it for better user experience on tablet screens:

The TrashMapper application that helps collecting data about waste management

 

Arrived to that point, it was about time to move to the next level. Geopaparazzi has always been a free and open source application. It was sold in the android market but the code has always been accessible. What we want to achieve now that it is a stable product, is to attract some developers to cooperate on the project and enhance its functionalities. That is why from today on Geopaparazzi can be found in the market for free. From today on it is not only free as in speech, but also as in beer.

A few final considerations: the new generation tablets are more or less like pcs and maybe the idea to avoid too much mapping capabilities in Geopaparazzi might be a decision that it is time to review. Maybe instead it is time Geopaparazzi starts to slowly take over the job of old and heavy BeeGIS, with new data and connectivity functionalties and mapping capabilities. The doors are open, even if the main paradigma has to be kept strickt in mind: the tools needs to stay as simple and usable as possible. If you are interested to contribute, feel free to stop by at our mailinglist and have a chat with us. If you want to try it out, simply access the market and search for geopaparazzi.

 

 

2 novembre, 2011 | di

TANTO si è già occupato di Stati Generali per l’Innovazione, per esempio qui, e alcuni di noi partecipano alle discussioni iniziate sul forum del sito, su FB, su Twitter e altrove, in preparazione dell’evento previsto a Roma, il 25-26 novembre 2011.

Questo scritto unisce due miei post, pubblicati sul sito di SGI: qui e qui. Incontrandoci al “bar dietro al router” capita talvolta che uno di noi esclami frasi come: “Pensa tu quante idee su usi e applicazioni dei dati geospaziali ci saranno fuori dal ‘circolo dei geomatici’?”.

L’appuntamento di Roma è un’occasione per l’incontro tra addetti ai lavori, portatori d’interessi e utilizzatori. Complice l’atmosfera concentrata sulle possibilità di crescita per il nostro Paese, potrebbero scoccare scintille a cui fornire carburante.

 

Perché partecipare a Stati Generali Innovazione

Le informazioni territoriali hanno assunto un ruolo strategico nelle politiche di sviluppo e innovazione di tutti i paesi industrializzati. Il ruolo dell’informazione territoriale è determinante in molti settori del sistema Paese: industriali (infrastrutture di trasporto, reti tecnologiche, ecc.), finanziari nonché agroalimentari per citarne alcuni. Naturalmente, esse sono indispensabili nel governo del territorio, ad esempio per la prevenzione di tutti quegli eventi – spesso catastrofici – che purtroppo colpiscono il nostro Paese e mitigarne i danni.

La Pubblica Amministrazione rappresenta generalmente il soggetto più rilevante nel processo di qualificazione della domanda e di acquisizione delle informazioni. Essa funge inoltre da volano in molti settori menzionati. Infine, le informazioni territoriali sono anche alla base delle tecnologie digitali che stanno cambiando il nostro modo di interagire con le persone e ciò che ci circonda: Location awareness, Digital interaction, Towards all things computing e Augmented reality… rivestendo quindi un peso rilevante per il futuro dell’economia digitale.

Una prima peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere molto onerosa in termini economici nella fase di acquisizione rispetto a quella di gestione e utilizzo. E’ fondamentale definire regole e standard perché essa, una volta acquisita, possa essere integrata alle altre fonti, anche integrando quelle informazioni provenienti ‘dal basso’, ovvero create dagli stessi utilizzatori (informazione geografica ‘volontaria’). E’ inoltre indispensabile che il sistema pubblico possa lavorare in modo collaborativo, ottimizzando i finanziamenti a disposizione, razionalizzando la produzione e la gestione di tali informazioni, evitando la creazione di duplicati da parte di enti/istituzioni differenti.

Un’altra peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere posseduta e mantenuta tra numerosi soggetti. E’ fondamentale incoraggiare la costituzione di infrastrutture per accrescere l’accesso e la disponibilità di geo-dati, la cui organizzazione sia basata sulla co-operazione: per l’integrazione e l’armonizzazione dei dati, per condividere le policy riguardanti la loro distribuzione. Occorre individuare modi che aiutino il ri-uso delle informazioni geo-riferite e la valorizzazione delle applicazioni della geomatica per tutte le sfide che attendono la nostra società, (ICT per l’ambiente, assistenza medica sostenibile, promozione della diversità culturale, eGovernment, mobilità di persone e merci, …).

Infine, una terza peculiarità delle informazioni territoriali è quella di essere essenziale per far prosperare la ricerca e l’innovazione del comparto: realizzare nuovi prodotti e servizi legati all’intrattenimento, alla mobilità individuale e collettiva, all’assistenza alle persone, ecc.; per la corretta comprensione dei fenomeni che avvengono nella realtà; per creare nuove professionalità e nuove occupazioni. Rafforzare il dialogo tra il mondo della Geographic Information e l’ICT nella sua globalità può generare nuove idee per la ricerca e orientare le strategie per attuare servizi in scenari futuri, in contesti di complessità crescente, coinvolgendo i cittadini, soprattutto per rispondere alle esigenze delle giovani generazioni.

Il mondo dell’Informazione Geografica deve partecipare e contribuire –uno tra tutti- come portatore d’interesse per la costruzione di una prospettiva condivisa per l’Italia e per un cambio effettivo nella politica dell’innovazione, verso la realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasce dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, è principalmente rivolta.

Perché discuterne in Stati Generali Innovazione

A partire dall’epoca napoleonica fino agli anni ottanta del secolo scorso la gestione delle informazioni geografiche di una nazione sono state governate prevalentemente da soggetti statali: ad esempio Ordnance Survey – UK, Service du Cadastre – Francia; gli enti cartografici militari e catastali, dell’Italia unitaria).

Questa soluzione organizzativa ha assolto le esigenze per il governo del territorio sino a quando l’incremento della produzione di cartografica da parte di altri enti, soprattutto a livello regionale e locale, indotto da un maggiore fabbisogno di dati territoriali e di migliore qualità, supportata dall’avvento di nuove tecnologie, hanno fatto emergere l’esigenza di definire nuove modalità organizzative.

Dall’inizio degli anni novanta è iniziata la ricerca di soluzioni per razionalizzare la produzione dei dati territoriali tra i diversi livelli della Pubblica Amministrazione, originariamente in un’ottica molto pragmatica: ridurre l’impegno economico e garantire un uso più efficiente delle risorse per acquisire e gestire i dati geospaziali. Si deve alla presidenza Clinton la costituzione della National Spatial Data Infrastructure, nel 1994: una deliberazione per promuovere le relazioni intergovernative, coinvolgendo i governi statale e locale nella produzione di dati geospaziali e migliorare le prestazioni del governo federale. A seguire, altri Paesi hanno avviato progetti analoghi (Australia, Canada, Giappone, …). Nel 2002 la Commissione europea ha lanciato un progetto, denominato INSPIRE, che mira a creare una Spatial Data Infrastructure  europea.

Nel tempo, gli obiettivi di queste infrastrutture sono stati ampliati: si è fatta strada anche la promozione dell’uso dei dati geospaziali e del loro riutilizzo per molteplici scopi, non solo in ambito pubblico ma anche con crescente attenzione verso il settore privato, stante l’incremento di prodotti e applicazioni rivolte al mercato consumer.

Mentre questo processo è ancora in corso, nuovi temi sono apparsi, e influiscono sull’implementazione delle Spatial Data Infrastructure: espressi dal mercato (“l’uragano” Google maps), tecnologici (il semantic web, Internet of things, il cloud computing, …), sociali (Volunteered  Geographic Information), del settore pubblico (Open Government).

Dato per scontato il coinvolgimento del mondo della geomatica in questo scenario, le sue implicazioni e le sue diramazioni offrono lo spunto per ampliare ad altri ambiti la discussione e il confronto sulle prospettive, le opportunità che si prospettano, come sfruttarle, come affrontare e risolvere le problematiche e le criticità che si presenteranno.

Ho volutamente affrontato l’argomento prendendolo “da distante”. Le scelte per soddisfare i bisogni di informazioni geografiche di un Paese, sono state prese in passato (remoto e recente) dal livello politico, e non vi è ragione di immaginare un approccio differente: l’Informazione Geografica oggi, come le mappe in passato, sono un pilastro per il governo e lo sviluppo di un Paese. Proprio in ragione di ciò, essa è anche patrimonio della collettività. Seguendo l’invito di Stati Generali dell’Innovazione, l’estensione a un più ampio spettro di portatori d’interesse il dialogo sull’informazione geografica potrebbe dare contributi alla classe dirigente per attuare scelte rivolte “alla realizzazione di un sistema di innovazione diffusa, un’innovazione che nasce dalle comunità e che al benessere delle comunità, in quanto reti relazionali, economiche e sociali, è principalmente rivolta.”


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