16 giugno, 2011 | di in » Eventi

Oggi ho potuto seguire a Bari il seminario organizzato da DigitPA dal titolo “Il nuovo CAD: opportunità per i cittadini, adempimenti per le amministrazioni”.

Fa parte di un ciclo di incontri nell’ambito del Programma Operativo di Assistenza Tecnica Società dell’Informazione (POAT-SI) con il quale si vogliono presentare le opportunità e gli obblighi insiti nel nuovo CAD.

E’ stato un interessante momento di confronto, durante il quale i circa 60 presenti, tra funzionari delle PA, operatori del settore dell’informazione e qualche curioso come me, hanno tempestato di domande e posto molti dubbi ai relatori.

Per quanto mi riguarda, dopo aver ascoltato la prima presentazione “Gli elementi fondamentali della riforma del CAD” di Elena Tabet (qui il PDF delle slide), ho fatto un intervento sottolineando che il Codice (artt. 52 e 68) di fatto parla di “formati aperti” come modalità di interscambio tra le amministrazioni pubbliche, trascurando la necessità – se non proprio obbligo – da parte della PA di rendere disponibili i propri dati, sempre in formati aperti, al pubblico.

Ho comunque spezzato una lancia a favore del MiPA, sottolineando come la definizione della IODL sia un ottimo passo avanti. Ma ho anche fatto notare come tra i gruppi di lavoro (vedi slide 28-34) che si occuperanno di elaborare le regole tecniche sulle numerose questioni annoverate dal CAD in seno a DigitPA, nessuno di fatto si occuperà di open data.

Mi è stato risposto che in effetti al momento non sono previste azioni che vadano a definire regole tecniche o tempi che le PA dovranno rispettare per aprire i dati al pubblico.

Ma proprio questa mancanza di fatto lascia la realizzazione dell’open government alla totale discrezione delle singole PA che lo hanno tra i propri obiettivi prioritari. Molto poche al momento, come abbiamo già accennato sempre qui su TANTO (Piemonte pionieri e Puglia in stand-by), e talvolta in maniera alquanto farraginosa, come racconta Gerlando Gibilaro in un suo approfonditissimo articolo, parlando della Regione Siciliana.

It’s a long way to the top if you wanna open data…

 

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3 Responses to “E’ lunga la strada per gli open data”

  1. By Simone Cortesi on giu 16, 2011

    Ciao,
    come puo’ la IODL essere compatibile con CCBYSA e con ODBL? Essendo esse incompatibili fra di loro?

  2. By Pietro Blu Giandonato on giu 16, 2011

    Simone, mi verrebbe di risponderti così, a bruciapelo: “è nato prima l’uovo o la gallina?”.

    E’ nata prima la CC-BY-SA, la ODBL o la IODL? :D

    Anche Napo, in un suo commento al mio precedente articolo da un lato sollevava dubbi su questa licenza open data de “noantri”, dall’altro sottolineava che comunque serve a smuovere un pò le acque.

    Concordo con lui, sebbene a mio avviso la IODL sia al momento soprattutto una operazione di marketing, che fa il paio con la notoria operazione “MiaPA“.

    A me pare che sul tavolo ci siano ormai molti pezzi utili, tra i quali nuovo CAD, licenza IODL, iniziative avviate autonomamente da alcune PA, ma che manchi da parte di DigitPA e lo stesso Ministero un’azione forte con l’emanazione di specifiche regole tecniche sugli open data e dei tempi certi di attuazione ai quali le stessa PA devono conformarsi.

  3. By Simone Cortesi on giu 16, 2011

    Come sai sono soprattutto sostenitore dello “spirito” che sta dietro alle cose – della sostanza, e meno della forma in cui vengono fatte. Qui pero’ stiamo parlando di emanare l’ennesima licenza (ne avevamo veramente bisogno?) che per altro mette nero su bianco una equipollenza di licenze che non puo’ esistere.

    Non puo’ esistere perche’ in OSM, da 3 anni stiamo cercando di ottenere l’autorizzazione da parte degli utenti contributori proprio per passare dalla licenza CCBYSA alla ODBL, calvario che, fossero esse state compatibili, non sarebbe stato necessario.

    CMQ, è un ottimo passo avanti. Almeno se ne comincia a parlare, e a colpi e strattoni da qualche parte anremo.

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