Archivio del mese di dicembre, 2010

30 dicembre, 2010 | di

Non dimenticherò facilmente il 2010 per mille ragioni; alcune (importanti) sono legate a TANTO.

Nel luglio di quest’anno questo blog ha festeggiato il suo quinto compleanno (per questo trovate le cinque candeline in alto a destra in homepage da diverso tempo), ed esserne stato il fondatore mi riempe di orgoglio e soprattutto mi fa stare bene.
Come ho già scritto, tutto è iniziato per la mia voglia di testare una delle migliori piattaforme open-source di blogging mai creata: WordPress. All’inizio era un blog autoreferenziale (lo sono “giustamente” un po’ tutti i diari, anche quelli online), il cui tema di fondo era (ed è) parlare de “le cose che mi piacciono …TANTO”. Ci presi gusto subito, ma più passava il tempo, più mi rendevo conto che fosse necessario fissare dei limiti alla varietà dei temi da sviluppare. Scelsi quelli legati (in maniera un po’ larga) alla mia professione: i sistemi informativi geografici si impossessarono definitivamente di questo spazio, che oggi è (credo) il blog italiano più longevo che parli di questi temi.
Il tempo che passa è da solo poca cosa. Per essere un blog senza sponsor, per lo sforzo di qualità che c’è alle spalle e per l’affetto dei lettori, anche gli anni di vita sono comunque una piccola medaglia.

Tante cose sono cambiate anno dopo anno, ma nel 2010 c’è stato un salto: si è infatti consolidato il gruppo di autori e tra noi parliamo (prendendoci forse troppo sul serio) di “redazione di TANTO”. Questo è avvenuto per diverse ragioni, e lungo strade differenti.
Nel 2010 si sono aggiunti tre nuovi autori. In ordine di pubblicazione: Lorenzo PeroneGiovanni Allegri e Antonio Falciano. La ricchezza di questo blog sono le persone, e questi ingressi ne sono stati ancora una volta una prova robusta.
Siamo diventati nove: persone con storie personali, professionali e geografiche spesso molto diverse, ma con un grande piacere nell’incontrarsi “al bar dietro al router”. Definiamo così il nostro modo di stare insieme, perché non ci incontriamo (quasi) mai di persona, e ci “parliamo” (quasi) esclusivamente per posta elettronica. Parliamo di bar, perché sono incontri veloci pieni di leggerezza (nell’accezione positiva del termine), con i capelli un po’ spettinati e con il giornale in mano, con la voglia di discutere di massimi sistemi e magari parlare di arancine sicilianeAlessio Di Lorenzo ha creato a metà del 2009 una mailing list per questi incontri al bar, e l’utilizzo che ne abbiamo fatto, dà una chiara idea di quanto siano cambiate le cose in quest’ultimo anno: in sei mesi del 2009 ci siamo scambiati circa 200 messaggi, mentre nel solo novembre del 2010 sono stati circa 300; veramente “straordinerio”.
La quantità e la qualità dei contributi hanno aumentato la complessità del sistema e anche per questa ragione – circa sei mesi fa - Gerlando Gibilaro ha scritto il nucleo principale di quello che è diventato il regolamento di TANTO. Il processo che ha portato alla stesura finale di questo documento è stato un esempio del flusso di lavoro “tipo” che sta dietro a (quasi) tutto ciò che vedete sul sito: si lancia una proposta nel modo più dettagliato possibile, si apre su questa una discussione, l’autore della proposta recepisce (eventualmente) alcune delle modifiche/integrazioni/correzione ricevute, propone una nuova versione e si ricomincia il giro. Così facendo alle volte ci perdiamo in vortici quasi senza uscita, ma è di per sé un fatto raro; inoltre anche le discussioni apparentemente più noiose, spesso nascondono dentro piccole/grandi risorse, delle noci da mangiare successivamente, al risveglio dal letargo. Avere delle regole non è un peso;  tutto è più leggero perché abbiamo uno strumento che ci consente di trovare una soluzione nei momenti difficili, e che soprattutto definisce il flusso di lavoro della redazione. Ad oggi non abbiamo mai usato il regolamento, e per farvi capire quale sia il nostro habitat citerò l’articolo 12 del regolamento:

Per qualunque controversia possa nascere in ordine alla gestione di TANTO avrà sempre ragione chi pronuncia la frase “Se ti segni un otto, entri in una valle di lacrime [...] La valle di lacrime”, citando film, personaggio, attore, regista e numero di scena. Se la frase viene detta durante un litigio, colui contro il quale viene pronunziata deve segnare zero.

Nel 2010 la redazione ha iniziato a fare ordine sul blog (la strada è ancora lunga), partendo dalla riorganizzazione delle categorie. Fino a poco tempo fa TANTO ne aveva più di trenta, ed era sicuramente meno leggibile. Da settembre ne abbiamo soltanto sei: DatiDidatticaEventiEntropiaNewsRecensioni Strumenti. Il lavoro di aggregazione dei vecchi post in nuove categorie è stato lungo (specie per i vecchi autori :-) ), ma l’aspetto più interessante è stato quello editoriale: abbiamo discusso dell’anima di questo sito, dei temi che abbiamo sviluppato e di quelli che vorremmo provare a sviluppare, ed infine abbiamo fatto delle scelte.

Sul layout del sito abbiamo fatto piccole modifiche, la più importante delle quali è legata ancora una volta alle persone. Ci sembrava doveroso dare visibilità agli autori, e per ognuno è stata creata una pagina che contiene una piccola nota biografica, l’elenco degli ultimi post, l’indirizzo di posta elettronica e gli URL (eventuali) del cosiddetto web sociale.

Pagina autori su TANTO

Per accedervi basta cliccare sul nome dell’autore, che trovate riportato sotto il titolo di ogni post.

TANTO in versione mobileGrazie all’eccellente WPtouch TANTO è un sito ottimizzato per i dispositivi mobili, ed il layout è talmente ben fatto (non è opera nostra) da risultare quasi più leggibile di quello standard.
Un’altra piccola novità di impaginazione del 2010 sono i widget di twantotantobook, presenti nella colonna di destra. Su questi trovate traccia rispettivamente delle attività del canale Twitter e di quello Facebook di questo blog (sono un altro modo per seguirci). La vera novità in questo caso è in realtà l’utilizzo dei social network, di cui i widget rappresentano soltanto una modalità di output.
Il canale Twitter è quello che abbiamo scelto di usare più attivamente (è comunque replicato su quello Facebook): ci pubblichiamo piccole notizie sulle quali non riteniamo necessario (o non abbiamo il tempo di) scrivere un post, e che vogliamo comunque pubblicare e diffondere perché valutate interessanti. Da un po’ di tempo, in corrispondenza di ogni cinguettio, trovate nota di chi di noi lo ha “emesso”: questo è opera ad esempio di giohappy.

E’ stato un anno in cui grazie a Sergio Farruggia ho scoperto che vorrei vivere in un mondo un po’ più olonico, e leggere questo suo post è stato (ed è sempre) per me un momento di grande ristoro.
Abbiamo anche rischiato di diventare famosi grazie al già citato Antonio Falciano, ed ai suoi post: uno per tutti il bellissimo “Where to sleep in Turin”. Se ho imparato a conoscerlo, nel 2011 ne vedremo di migliori. :-)
Due di noi – Antonio Falciano e Pietro Blu Giandonato – sono stati invitati in veste di autori di questo blog, a fare da relatori all’ITN Expo- Infrastructure, Telematics & Navigation. E’ andato Pietro, che ha preparato e presentato l’interessantissimo “I luoghi degli “open data“.
Ci siamo anche “buttati in politica” e, al grido di “L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia”, abbiamo organizzato e realizzato una cosa abbastanza rara (almeno in Italia): fare in modo che nello stesso giorno quindici blog fossero una sola voce.

Ci sarebbero tante altre cose da elencare, ma voglio concludere raccontandovi la più bella.
A novembre di quest’anno, in occasione del GIS DAY, alcuni di noi hanno avuto la possibilità di incontrarsi per la prima volta. Io, Alessio, Antonio D’Argenio, Gerlando, Giovanni e Pietro Blu ci siamo trovati in un bar a mangiare arancine “bomba” e cannoli; altro che bar dietro al router.
Era la prima volta che incontravo molti di loro, ma ho avuto la sensazione di essere ad un riunione con i compagni di classe del liceo; ai tempi del liceo.
Fare TANTO mi ha dato la possibilità di arricchirmi molto dal punto di vista umano e professionale. Mai avrei pensato di trovare negli autori di questo normalissimo blog, dei compagni di vita.

L’augurio che faccio a tutti voi (ed anche a me stesso) è quello di riuscire a vivere nel 2011 alcune delle emozioni/incontri/occasioni come quelle che ho avuto nel 2010, di potere camminare accanto a belle persone con cui condividere ideali, pensieri, lotte, professione e … arancine.

Buon 2011 da tutti noi

1 dicembre, 2010 | di

Venerdì scorso Caterpillar, la nota trasmissione radiofonica di Radio 2, ha lanciato il Primo concorso fotografico di immondizia. Cirri e Solibello invitavano gli ascoltatori a chiamare e testimoniare la presenza di cumuli di spazzatura in ogni angolo di Napoli. Inutile dire che le telefonate sono state tantissime, e oggi sul sito web della trasmissione si possano già “ammirare” gli scatti che immortalano la drammatica situazione nella quale versa una delle città più belle al mondo.

A chi chiamava, i conduttori chiedevano anche di indicare il luogo nel quale i sacchetti di immondizia giacevano, oltre che di mandare per email una foto. A me, come sarebbe accaduto anche a voi dall’animo geografico, è subito balenata l’idea di immaginare una mappa che mostrasse la “distribuzione” di questi cumuli di immondizia, anche perchè in TV o in radio sentiamo spesso citare cifre riguardanti il “tonnellagio” di rifiuti in giro per Napoli, ma manca totalmente la rappresentazione spaziale di questo “fenomeno”.

L’idea di “Rifiutiamoci” mi è venuta leggendo Surplus cognitivo , l’ultimo libro di Clay Shirky, nel quale l’autore, parlando tra l’altro anche di Ushahidi, fa capire molto chiaramente perché i fenomeni di “crowdsourcing” funzionino così bene quando consentono alla gente di poter manifestare la propria gioia o il proprio disagio in maniera collettiva.

(Grazie a Napo per la segnalazione del video)

Giriamo per strada e siamo sempre più afflitti nel vedere cumuli di immondizia ad ogni angolo di strada, e non riusciamo a sfogare rabbia e frustrazione se non imprecando sul momento, tra passanti apparentemente rassegnati, oppure scattando una foto e mandando un twit geotaggato come faccio talvolta io…

E se lo facessimo in tanti? E se usassimo un hashtag per raccogliere implicitamente in un unico flusso comunicativo queste urla virtuali, queste segnalazioni? E se tutti geotaggassimo i twit e “qualcosa” consentisse di visualizzarli tutti su una mappa? E se tutte queste segnalazioni potessero diventare una sorta di patrimonio comune, per capire come sta evolvendo la situazione nel tempo, dove e quando i rifiuti non solo si accumulano, ma poi magari vengono portati via? Si tratta di hacktivismo, ne abbiamo parlato molte altre volte qui su TANTO.

Ushahidi, ecco la soluzione!

Da tempo desideravo trovare un’occasione per cominciare a cimentarmi con la piattaforma basata su web di Ushahidi, ovvero Crowdmap.com e dunque, tornato a casa, ho subito creato il deployment che trovate su rifiutiamoci.crowdmap.com, che ho pensato come un progetto di crowdmapping sulla localizzazione dei cumuli di immondizia a Napoli, per dare “un volto” a questa piaga che attanaglia la città da sempre.

Niente di meglio per dare voce a frustrazione e rabbia del cittadino o del turista e canalizzare il desiderio di condividere questi due sentimenti in qualcosa di concreto.

Crowdmap è molto semplice da usare, consente di avere una mappa interattiva sulla quale visualizzare tutte le segnalazioni fatte, e di poterle poi “esplorare” usando criteri temporali, attraverso una timeline dinamica, impostando le date di inizio e di fine del periodo che ci interessa, infine visualizzare in tempo reale il succedersi degli eventi. Le segnalazioni possono anche essere esportate in formato csv, per poterle utilizzare in altri ambiti o analizzare i dati e produrre report.

Cosa troviamo in Rifiutiamoci?

Nel deployment di Rifiutiamoci, ad oggi trovate uno strato informativo denominato “Impianti” che raccoglie l’ubicazione delle discariche (in esercizio, dismesse, da riaprire, in progetto) e gli inceneritori (l’unico in esercizio di Acerra e gli altri tre in progetto). Purtroppo non sono riuscito a recuperare le date di apertura o dismissione delle discariche, pertanto le date delle rispettive segnalazioni sono errate. Né tanto meno il numero degli impianti vuole essere esaustivo, perché ne mancano ancora molti. Anzi, invito chi avesse notizie più aggiornate riguardo gli impianti presenti sul sito, a farlo all’indirizzo email del progetto o addirittura segnalarne di nuovi.

Oltre agli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, è possibile segnalare gli accumuli di immondizia sparsi per Napoli che giacciono abbandonati, o addirittura dove ci sono stati episodi di incendio degli stessi, o ancora (cosa positiva e da non trascurare assolutamente) i cumuli di rifiuti ritirati. Queste tre tipologie di segnalazioni, nel loro insieme, riusciranno a fornire nel tempo un quadro della situazione dinamico, chiaro e affidabile.

Infine, sebbene “nascosto”, il deployment Rifiutiamoci eroga anche le segnalazioni sotto forma di GeoRSS che è possibile riutilizzare in una miriade di modi diversi, tra i quali visualizzarlo direttamente in Google Maps…


Visualizzazione ingrandita della mappa

Come possiamo  effettuare quindi le segnalazioni?

Crowdmap/Ushahidi è nato con l’idea di consentire a tutti, ovunque ci si trovi, di fare segnalazioni. Dunque non solo via web o email, ma anche con dispositivi mobili, su piattaforme come Twitter , e perfino con un sempliceSMS da un vecchio cellulare.

Ogni segnalazione, a seconda del canale con il quale arriva, ha bisogno di più o meno lavoro di “back office” per essere validata, ovvero verificare che non sia un “fake” e trasformarla in un punto sulla mappa, cosa che può comportare del tempo in funzione della qualità delle informazioni sulla localizzazione fornite del segnalatore. La veridicità della segnalazione avviene in genere comprovandola con una foto, o indirettamente se la medesima situazione viene confutata da ulteriori segnalazioni mandate da altri cittadini. Ma in genere si fa affidamento alla buona fede… a meno che non si abbia a che fare con dei mitomani :D

Compilando il form web direttamente sul sito è possibile inserire tutte le informazioni utili a descrivere la situazione con poche parole, caricare una foto, linkare un video o anche una notizia, e ovviamente “geotaggarla” inserendo indirizzo e località. Tutto molto semplice e intuitivo.

Inviando una email a rifiutiamoci.crowdmap@gmail.com corredata di tutte le notizie utili e magari qualche foto, in “back office” i curatori del sito creeranno poi la segnalazione.

E poi la maniera più “web 2.0”, ovvero mentre magari vi imbattete in un cumulo di immondizia, dal vostro dispositivo mobile Android, iPhone o Windows usare Twitter per inviare un messaggio geotaggato con relativa foto scattata sul posto. Come assicurarsi che il twit vada a finire in Rifiutiamoci? Basta utilizzare l’apposito hashtag del progetto #rifiutiamoci, ed andrà a ingrossare le fila dello stream ad esso associato.

C’è anche la possibilità di mandare segnalazioni, come dicevo prima, via SMS. Ma al momento si è scelto di non adottare questa modalità, perché troppo onerosa dal punto di vista della gestione in back-office. Ciò non toglie che un domani, se le fila di volontari dietro Rifiutiamoci cresceranno, ci si possa pensare…

Ma che scopo ha Rifiutiamoci?

Rifiutiamoci non ha uno scopo di denuncia “a senso unico”, della serie: ecco dov’è l’immondizia, venite e prenderla! Il problema, come ben sappiamo, è dove metterla e soprattutto cosa farne (riciclo, riuso, per non parlare della teoria rifiuti zero). E le barricate di persone esasperate dalla famigerata sindrome NIMBY, quotidianamente protagoniste delle notizie lo dimostrano ampiamente.

Una quantificazione spaziale del problema, con una mappa costruita non dalle istituzioni (con tutti i problemi di attendibilità delle informazioni per motivi di sicurezza) ma in crowdsourcing dai cittadini, può dare un grande contributo al dimensionamento del fenomeno, alla sua analisi temporale. Un validissimo strumento alla base della pianificazione degli interventi per evitare rischi sanitari ed epidemiologici e per l’analisi di dinamiche estremamente mutevoli, che non potrebbero mai essere efficaci con un approccio che non tenga conto della dimensione spaziale. Ad esempio, diventa fondamentale anche segnalare i cumuli di rifiuti che vengono portati via, in modo tale da riuscire a seguire l’evoluzione della situazione nel suo complesso.

Il progetto ha anche un account Twitter @rifiutiamoci che, oltre ad essere un canale di comunicazione “ufficiale”, raccoglierà in maniera “automatica” il flusso dei twit con hashtag #rifiutiamoci generati dai cittadini hacktivisti. Naturalmente non poteva mancare anche una pagina Facebook.

Insomma, contribuire a Rifiutiamoci è davvero semplice, e potrete in questo modo trasformare la vostra rabbia e indignazione per ciò che sta accadendo a Napoli in qualcosa di costruttivo e utile: dare un volto, anzi una mappa, a un disastro che sta assumendo dimensioni che al momento è davvero difficile riuscire a visualizzare.

Infine, vorrei segnalare un altro interessante progetto di mappatura delle discariche e degli impianti per il trattamento dei rifiuti, avviato già da tempo, al quale ho attinto utilmente informazioni per la loro ubicazione. Chissà che un giorno non riusciremo ad unire le forze, si tratta di www.munnezza.info

Addendum: “Ma così Napoli sembrerà sempre sporca!”

E’ quanto hanno fatto notare alcuni utenti recentemente. Allo stato attuale del progetto Rifiutiamoci infatti, la città potrebbe sembrare più sporca di quanto non sia nella realtà, proprio perché la situazione cambia di giorno in giorno sia in peggio che in meglio. Ma ciò dipende dal tipo di segnalazioni che vengono fatte. Se a Montesanto è stato segnalato un cumulo di rifiuti un determinato giorno, la relativa comunicazione non deve essere cancellata dopo che magari successivamente verranno ritirati. Andrebbe fatta un’altra segnalazione, nello stesso luogo, che appunto testimonia il miglioramento. Del resto il sito consente di visualizzare anche in maniera separata le differenti tipologie di segnalazioni, dunque sia i rifiuti non ritirati che quelli ritirati.

Il problema dunque è che siamo all’inizio del progetto, e la stragrande maggioranza delle segnalazioni è di rifiuti non ritirati. Se un maggior numero di cittadini cominciasse a segnalare anche il miglioramento della situazione, allora il problema non si porrebbe più. L’ideale sarebbe che ogni cittadino attivo utilizzasse quotidianamente il sito, segnalando peggioramenti e miglioramenti nella zona in cui vive o lavora, sistematicamente, ogni giorno.

Il senso di Rifiutiamoci non è quello di mostrare solo il lato peggiore della situazione, ma anche la sua evoluzione in meglio. Ciò può avvenire solo coinvolgendo quanta più gente possibile nel raccontare ciò che accade. E un napoletano che ama la propria città non perderà certo l’occasione di mostrare che l’immondizia sta sparendo dalle strade.


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