Archivio del mese di maggio, 2010

30 maggio, 2010 | di

Esistono delle svolte epocali che lasciano il segno nel mondo dell’informazione geografica. In passato, una di queste è scaturita sicuramente dall’Executive Order 12906, emanato nel 1994 dall’allora presidente degli USA Bill Clinton, che ha portato alla costituzione della National Infrastructure of Spatial Data (NSDI) e senza il quale forse oggi non esisterebbe l’ossatura portante dell’infrastruttura di dati spaziali europea INSPIRE.

Un documento di portata eccezionale molto recente è, invece, il Memorandum sulla Trasparenza e l’Open Government di Barack Obama (gennaio 2009) che, sancendo i principi dell’Open Government (trasparenza, partecipazione e collaborazione), ha prodotto la nascita del portale governativo americano data.gov al fine di incrementare l’accesso pubblico ai dati prodotti dai vari dipartimenti del governo federale, dati che sono rilasciati rigorosamente in formato aperto (Open Data).

data_gov

Altro provvedimento scaturito dal memorandum presidenziale è l’Open Government Directive del dicembre 2009 (già citata da Sergio Farruggia nel suo ultimo post), che definisce nel dettaglio gli adempimenti dei dipartimenti esecutivi e delle agenzie per l’implementazione dei suddetti principi secondo scadenze temporali molto ristrette (solo 45-60 giorni!).

Una forte carica di innovazione era d’altronde già presente nell’illuminante talk di Tim Berners-Lee al TED 2009 (di cui TANTO si era occupato qui), in cui si auspicava un nuovo cambio di prospettiva della rete delle reti da attuarsi mediante il rilascio dei raw data: solo ponendo in relazione tra loro i dati grezzi, ottenendo i linked data, è possibile portare alla luce il loro enorme potenziale inesplorato, ovvero quel valore aggiunto implicitamente contenuto in essi. Era nato dunque l’Open Data Movement.

Tali eventi non hanno tardato a sortire i loro effetti in giro per il mondo. Da allora stiamo assistendo al proliferare di altre iniziative in tal senso, tra le quali spiccano i portali del Regno Unito, della Nuova Zelanda e dell’Australia. Inoltre, anche la Banca Mondiale (si veda il post di Pietro Blu Giandonato) e, sempre in UK, l’Ordnance Survey hanno recentemente liberato una cospicua parte dei dati in loro possesso al fine di promuoverne il riuso.

Brown asked: “What’s the most important technology right now? How should the UK make the best use of the internet?” To which the invigorated Berners-Lee replied: “Just put all the government’s data on it.” To his surprise, Brown simply said “OK, let’s do it.”

(da Goodbye Gordon Brown: but thanks for the data … and the campaign goes on)

La direttiva sull’Open Government rappresenta non solo un importante tassello strategico nel disegno della trasparenza politica obamiana, ma produce concretamente anche la possibilità di sviluppare business, innescando “una competizione sulla qualità dei servizi e delle applicazioni prodotte, che genererebbe sicuramente una ripresa di tutto il settore dell’economia immateriale“, come spiega Gianluigi Cogo nell’approfondimento di Nóva dedicato all’Open Data.

La liberalizzazione dei dati secondo standard aperti ha infatti scatenato iniziative come Apps for democracy che, nell’arco di un mese, ha prodotto la realizzazione di ben 47 applicazioni di pubblica utilità per il web, iPhone e Facebook con un ritorno economico sull’investimento stimato intorno al 4000%. Per comprendere meglio le potenzialità derivanti dall’uso degli open data, un interessante caso di studio ci viene offerto dal Canada, dove è stata scoperta una maxi frode fiscale che ha coinvolto le maggiori società di beneficenza del Paese per un importo pari a ben 3,2 miliardi di dollari.

E’ possibile quindi realizzare un primo punto della situazione del movimento globale Open Data, così come ha fatto Tim Berners-Lee al TED 2010 (il talk è sottotitolato anche in italiano):


L’esempio di utilizzo degli Open Data forse più emblematico presentato da Berners-Lee è quello della mappa disegnata da un avvocato per dimostrare la forte correlazione esistente tra le case occupate da bianchi e quelle collegate all’acquedotto, risultato della discriminazione razziale verso i neri a Zanesville (Ohio, USA), che ha convinto il giudice a condannare la contea ad un risarcimento di oltre 10 milioni di dollari. Tale applicazione è la semplice dimostrazione di quali interessanti informazioni sia possibile ottenere, ponendo in relazione gli Open Data, in settori quali ad esempio l’epidemiologia geografica (a tal proposito si veda questo post).

Inoltre, proprio in questi giorni, è trascorso il primo anniversario di data.gov ed è possibile trarne un primo entusiasmante bilancio direttamente dal CIO Vivek Kundra sul blog della Casa Bianca.

Di fronte all’evidente pragmatismo del mondo anglosassone, probabilmente il lettore si chiederà cosa si sta facendo adesso o si farà in futuro in Italia. In tal senso, si ritiene opportuno segnalare questa intervista ad Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie, secondo il quale la pubblicazione e l’accesso ai dati pubblici in Italia è attualmente una sorta di percorso ad ostacoli. In particolare, egli sostiene che da un lato ci sono problemi a livello organizzativo:

  • la Pubblica Amministrazione, fatte le dovute eccezioni, generalmente non è pienamente consapevole del consistente patrimonio di dati in suo possesso;
  • soltanto una minima parte dei dati in possesso della PA è disponibile in formato digitale e, nei casi in cui lo è, non sempre è garantita l’interoperabilità;
  • inoltre, i dati non sempre sono acquisiti con una licenza tale da consentirne la pubblicazione ed il riuso.

Dall’altro, esistono anche evidenti limiti a livello normativo:

  • la legge generale sul procedimento amministrativo che, a differenza degli USA in cui ogni cittadino – in quanto tale – ha il diritto di accesso ai dati pubblici (right to know), prevede il possesso di un interesse specifico e qualificato per poterlo fare (need to know);
  • una normativa sulla privacy troppo rigorosa che limita notevolmente la trasparenza e l’accesso ai dati, impedendone di fatto l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca;
  • il Codice dell’Amministrazione Digitale che, pur avendo una portata rivoluzionaria, in quanto consentirebbe alla PA di rendere disponibili i propri dati in formato aperto, tuttavia non va a modificare la legge sulla trasparenza amministrativa e né la legge sulla privacy.

dati_piemonte

In definitiva, c’è molto lavoro da fare, ma qualcosa comincia a muoversi. Recentemente stiamo assistendo all’apertura del PCN (futuro geoportale nazionale di INSPIRE) nei confronti del movimento OpenStreetMap (si veda il seguente post) e alla nascita del primo portale Open Data italiano, dati.piemonte.it. Sicuramente, non è finita qui!

26 maggio, 2010 | di

Il sistema GIS Cloud (beta) comincia a far parlare di sé.

GIS Cloud – General from GIS Cloud on Vimeo.

Si tratta di un sistema di cloud computing dedicato a servizi webgis che, in linea col concetto di “software as a service” , permette di sfruttare risorse hardware a software distribuite per realizzare servizi GIS online.
Tra le numerose funzionalità, offre la possibilità di creare progetti online, di caricare, gestire, editare, esportare, ecc. dati raster e vector di tutti i principali formati noti. Oltre a diverse librerie proprietarie, GIS Cloud si appoggia anche a GDAL e OGR, a garanzia di un’alta interoperabilità.

I layer, una volta caricati e impostati,  possono essere pubblicati sia tramite il loro flash viewer, che coe servizi WMS/WFS, nonché di fungere da client di servizi OGC, offrendo così la possibilità di realizzare anche mashup e servizi a cascata. Non poteva mancare il supporto ai servizi Openstreetmap, Google Maps, e simili.

Sono presenti inoltre alcuni semplici strumenti di analisi GIS e statistica, come esempio delle ulteriori funzioni che saranno rese disponibili in futuro…

Insomma, un oggetto da tenere d’occhio. In attesa di ricevere il vostro Free Account (che offre tutte le funzionalità ma in un ambiente non dedicato, con risorse condivise tra tutti gli utenti gratuiti e quindi non garantite) vi invito a fare un giro tra i video della loro sua gallery.

20 maggio, 2010 | di

Vittorio Paola mi ha segnalato questo evento che si terrà a Cork il 21 ed il 22 Giugno, e con piacere rigiro la cosa qui. Questi i temi:

Environmental data and applications have some peculiar features that make them distinct from the typical application in applied computer science. During recent years, this has led to the emergence of Environmental Informatics or Enviromatics (Environmental Information and Decision Support Systems). This is a novel field of Applied Informatics which is concerned with the application of computer science techniques to environmental problems. The same methodological and conceptual framework is shared by Computational Sustainability: “an interdisciplinary field that aims to apply techniques from computer science, information science, operations research, applied mathematics, and statistics for balancing environmental, economic, and societal needs for sustainable development”. The ultimate aim of these new and evolving areas of modern research is to develop computational and mathematical models to support decision making in challenging real world problems denoted by the often misused or vaguely defined concept of “sustainability”.
The colloquium will provide cutting-edge data analysis and modeling tools for a variety of practical applications by presenting concepts, algorithms, and case studies related to environmental problems. Attendees can expect a series of presentations on spatio-temporal data organization, analysis, modelling.
The colloquium will be useful for beginning users as well as advanced researchers.

Trovate qui tutti i dettagli:
http://www.4c.ucc.ie/colloquium2010/

4 maggio, 2010 | di

Questa è una piccola grande notizia che apprendo grazie @lucamenini : il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha autorizzato (il 30 Aprile scorso) a “ricalcare le foto aeree tramite l’accesso al WMS del PCN“.

Sarà possibile arricchire la base dati di OpenStreetMap, tracciando punti, linee, e poligoni su delle basi di buona qualità e finalmente omogenee per il territorio nazionale. Molti dei client con i quali è possibile modificare i dati di OSM, consentono infatti di aggiungere layer WMS come base per il ricalco.

Questo il link da usare in JOSM per la sorgente WMS delle ortofoto del 2006:

http://wms.pcn.minambiente.it/cgi-bin/mapserv.exe?map=/ms_ogc/service/ortofoto_colore_06.map&LAYERS=

ortofoto_colore&REQUEST=GetMap&VERSION=1.1.1&FORMAT=image%2Fpng&

Questo per quella del 2008 (soltanto Umbria e Lazio)

http://wms.pcn.minambiente.it/cgi-bin/mapserv.exe?map=/ms_ogc/service/ortofoto_colore_08.map&LAYERS=

ortofoto_colore&REQUEST=GetMap&VERSION=1.1.1&FORMAT=image%2Fpng&

Ringrazio coloro i quali si sono battuti per questo risultato, ed in particolare Simone Cortesi di OpenStreetMap Foundation, e ovviamente anche il PCN.
Simone ha inoltre lanciato una proposta di virtual mapping party di ritracciatura durante la settimana delle libertà digitali: http://www.libertadigitali.org/

Sono molto contento di questa notizia e chiedo a tutti i lettori interessati di darne ampia eco. Grazie in anticipo!!

3 maggio, 2010 | di

“I vostri dati fanno schifo” di Pietro Blu Giandonato è caduto a fagiolo proprio mentre stavo riflettendo su come concludere il mio intervento inserito in scaletta al convegno ”La condivisione dei dati geografici in Europa”. Troverete tutte le informazioni riguardanti questa iniziativa  sul sito istituzionale del progetto GIS4EU, qui. Da questo indirizzo  si può inoltre accedere ai documenti riguardanti l’attività svolta.

Ipotizzo che il lettore interessato sia andato a dare una sbirciatina sul sito ed abbia letto di cosa si è occupato questo progetto. Per i più pigri traduco così: “Proviamo a vedere cosa significa e cosa comporta applicare le regole della direttiva INSPIRE ai dataset esistenti”.

Ciò premesso, posso entrare nel merito dell’argomento che mi era stato affidato, cioè la prospettiva degli utenti sulle SDI: dall’analisi delle esigenze all’utilizzo dei risultati.

GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni1In sintesi, si è trattato di esporre  i risultati di due analisi effettuate nel corso del progetto. La  prima ha riguardato l’individuazione dei bisogni degli utenti di un’Infrastruttura di Dati Territoriali, lavoro svolto nella fase iniziale del progetto. La seconda indagine ha inteso raccogliere informazioni relative all’impatto dei risultati del progetto, coinvolgendo i partner con un ruolo di produttori e fornitori di geodati, ovvero gestori di una SDI.

Ho riassunto l’esito di queste indagini nella slide riportata qui a fianco. Per quanto riguarda i bisogni degli utenti di una SDI, oltre alle esigenze di carattere tecnico (requisiti di standardizzazione e armonizzazione dei dati nonché indicazioni per migliorare i servizi di fruizione dei dati stessi) sono emerse esigenze non tecniche, come il miglioramento delle modalità di comunicazione e di dialogo tra data provider e utenti, la riduzione dei vincoli per l’accesso ai dati, il miglioramento della gestione dei metadati, l’aggiornamento più frequente dei dati, politiche di accesso (licenze e prezzi) ai dati minori (in numero) e più chiare.  E’ stata anche indicata la necessità di debellare il digital divide esistente all’interno delle pubbliche amministrazioni tra addetti ai lavori e chi ha ruoli di decision maker. Risultato in qualche modo scontato: i limiti segnalati contribuiscono a penalizzare i contenuti di origine pubblica ed il loro impiego per tante applicazioni consumer, ma non solo.

Meno prevedibile il risultato della valutazione che i data provider coinvolti in GIS4EU hanno espresso nei confronti dell’esperienza sviluppata e dei risultati conseguiti. In generale, la metodologia individuata per rendere fruibili i propri dataset secondo le regole INSPIRE è ritenuta adeguata allo scopo. Sussistono sicuramente problematiche legate ai costi della sua applicazione, in particolare, costi da sostenere per la formazione del personale (ad es. per fare propria la complessa documentazione tecnica e mantenersi aggiornati) e per adeguamenti organizzativi: ma è anche ragionevole supporre che questi decresceranno nel tempo, potendo anche immaginare una sempre maggiore diffusione, assimilazione e condivisione delle conoscenze essenziali nel mondo della geomatica. E’ stato certamente incoraggiante –rispetto al punto di vista degli utenti- rilevare che il processo GIS4EU è ritenuto utile per favorire la fruibilità dei dati, soprattutto grazie al miglioramento della compatibilità tra dataset, alla disponibilità di data model ed al salto di qualità nella possibilità di condividere fonti di origine differente. I tecnici interpellati, sollecitati a fornire indicazioni sugli effetti dell’esperienza acquisita secondo diversi aspetti (rispetto alle ricadute operative per le organizzazioni, al valore sociale, a quello strategico e politico), hanno comunque  sempre rimarcato –tra i diversi motivi di miglioramento indotti da GIS4EU-  la capacità di comunicazione e l’adozione di modalità di collaborazione in rete.

In conclusione: i risultati di GIS4EU possono concorre a soddisfare i bisogni degli utenti delle SDI.  Quindi, come evitare che questo risultato si dissolva, come valorizzare l’esperienza acquisita?

E’ stato chiesto ai Data Provider di esprimersi anche riguardo ad una disponibilità per assistere eventuali SDI interessate ad applicare il processo GIS4EU ai propri dataset. L’esito è stato tradotto in termini di “visione”, utile per orientare le persone coinvolte e per comunicare questo proposito anche a progetto terminato.

GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni2L’obiettivo dei partner è quello di  “Supportare la più attiva ed efficiente cooperazione tra i fornitori di geodataset, gli enti cartografici e altri gestori di dati geografici, nonché per offrire proposte e fornire piani per sostenere la rapida creazione di un’infrastruttura armonizzata di dati geografici europea”.

Ma sarà raggiunto questo obiettivo?  Certamente i dati e l’informazione geografica sono di grande interesse, nei più diversi campi, e i produttori di GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni4dati sono un riferimento indispensabile per tanti operatori … e sulla Rete si trovano tanti dati … ma… Ecco, qui Pietro Blu mi è venuto in aiuto: segnala l’avvertimento di Paul Ramsey di OpenGeo recentemente lanciato al congresso Where2.0.

Già, crediamo alle mappe e spesso le prendiamo come oro colato. Attraverso di esse produciamo altre informazioni, senza prendere alcuna precauzione. La conclusione di Ramsey è perentoria: “Produttori  di dati controllate se e perché i vostri dati ‘fanno schifo’ e ditelo ai vostri utenti”.

L’impegno profuso durante questo biennio da tanti esperti GI, di SDI nazionali, regionali e  locali, di diverse nazioni europee può essere raccolto per affermare: “I nostri dati saranno affidabili!”.

Perché prima dell’avvento del computer, il mercato “mapping” aveva caratteristiche affatto differenti ed al prodotto cartaceo si poteva anche perdonare d’invecchiare per anni prima di essere sostituito da una nuova edizione. Non è più così. Ma il mutamento del contesto comporta anche nuovi problemi: Ramsey dixit! Soprattutto: nessun ente cartografico o sistema informativo geografico può ormai lavorare da solo!

Per il settore pubblico questa è un’opportunità da cogliere al volo. Quanto ho imparato partecipando a questo progetto e quanto ho ascoltato dai GIS4EU WP9-2 Genova Conclusioni5relatori dell’incontro genovese va proprio nella direzione che segnalavo di ritorno dalla Global SDI Conference di Rotterdam, l’anno passato:  “Le SDI nascono e stanno crescendo più rapidamente, armoniosamente ed hanno maggior successo -cioè soddisfano i bisogni degli utenti (e sono loro a dichiararlo!)- dove è maggiore l’attitudine alla collaborazione, la cooperazione tra istituzioni”.

Non si può, non si deve interrompere la strada intrapresa.

Un cammino che dovrà essere percorso insieme: da soggetti pubblici, privati, del mondo della ricerca, come GIS4EU ha dimostrato. Valorizzando le comunità e le aggregazioni di singoli, come stiamo imparando nel word wide web.

D’altro canto –mi son chiesto- perché  il direttore di OSGeo si è scatenato con un intervento “a gamba tesa” nell’arena più eterodossa ma anche più creativa della comunità IG internazionale?

Posso sbagliarmi, ma credo che ci sia lo zampino di questa norma:  Open Government Directive (OGD, 12/2009). Le parole d’ordine su cui si basa sono:  trasparenza, partecipazione e collaborazione (anche in Italia s’inizia a parlarne: a me, per esempio, è piaciuto questo). Mi pare che la “provocazione”  di Paul voglia andare a parare lì, come dire: “Il futuro è l’OGD ed io ho la soluzione per aiutarvi ad implementare i suoi principi”.  Leggo appunto, visitando il sito di OpenGeo, che propongono una soluzione per aiutare l’implementazione di questi tre principi: “OpenGeo Suite software is standards compliant, fostering collaboration that encourages partnerships and promotes cooperation within the Federal Government, across levels of government, and between governments and private institutions”. Questa è l’evoluzione dell’Open Source: TANTO se n’è interessato qui. Cioè si avvera quanto scriveva T. L. Friedman (Il Mondo è Piatto, Mondadori 2006, pag. 116) soltanto pochi anni fa: “Con  il tempo, vedremo emergere un nuovo equilibrio all’interno del quale tutte le differenti forme di software troveranno la propria collocazione: il tradizionale software commerciale, in stile Microsoft o SAP, insieme al modello Business web del software in affitto, in stile Salesforce.com, e al software libero prodotto o da comunità finanziate o da individui ispirati”.

Le SDI saranno conformi ai principi dell’Open Government Directive; formeranno reti cooperative di SDI, sapranno essere aggregatrici di conoscenze e competenze, guarderanno alla tecnologia come contenitore di soluzioni per le proprie esigenze e i propri obiettivi, senza preconcetti “ideologici”, consapevoli della complessità sempre crescente e dei ritmi di obsolescenza a cui sono soggette. E’ per questo che garantiranno dati affidabili.


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