Archivio del mese di gennaio, 2010

28 gennaio, 2010 | di

Una citazione del genere appare certamente velleitaria in un Paese come il nostro, dove la Geografia viene talmente sottovalutata e ridicolizzata da dover sparire dalle nostre scuole, relegata a materia di serie B, indegna di essere insegnata in maniera decorosa.

Eppure questa è la citazione che riassume al meglio la presentazione tenuta a “TED Talks” da Bill Davenhall, coordinatore della sezione health and human services della ESRI.


(continua…)

21 gennaio, 2010 | di

Google Street View è presente da diverso tempo in Italia, ma oggi ho scoperto che la copertura è decisamente aumentata, specie per due aspetti:

  • la copertura nel meridione d’Italia (finalmente anche nella mia Palermo)
  • la copertura in zone non soltanto cittadine

Il secondo punto è quello che mi sembra più interessante, in quanto sarà possibile vedere luoghi meravigliosi lungo strade abbandonate da Dio e dagli uomini. Io ho provato ad andare a spiare il Tempio di Segesta, ma lo scatto non è un granché.

Qui sotto, in azzurro, la copertura ad oggi. Vado a farmi una passeggiata in campagna  ;-)

google_street_view_italia

10 gennaio, 2010 | di

Note personali a seguito dell’intervista di Andrea Borruso al prof. Franco Farinelli

Quando debbo presentarmi in rete, utilizzo sempre più o meno quest’affermazione: “Credo che  l’Informazione Geografica sia uno degli ambiti più affascinanti della nascente Società della Conoscenza”. Sono affezionato all’aggettivo “nascente”, mi fa sentire particolarmente partecipe di una trasformazione, di una rivoluzione senza precedenti nella storia dell’umanità, al cui centro viene posto proprio ciò che ci rende consapevoli del nostro essere: la funzione cognitiva. Sento  quindi come privilegio il vivere nell’epoca in cui alla società pastorale ed agricola, a quella industriale se ne aggiunge un’altra: quella della conoscenza.

In questa cornice, occuparsi di Informazione Geografica è un’opportunità speciale. Essa è:

  • un crogiolo per un gran numero di tecnologie: GIS, RS (telerilevamento), ERP (sistemi informativi per la pianificazione delle risorse), GPS, RFID (tecnologie per l’identificazione a radio frequenza), BI (business intelligence), WEB(x.0), ecc., ecc., ecc.;
  • “nidi” di network: reti di competenze discipline, saperi, domini applicativi; reti organizzative ancor prima che tecnologiche.

Penso ancora che tutto quello che si sperimenta, s’inventa, si realizza in questo quadro diventa stock di conoscenza, disponibile oltre i confini dell’Informazione Geografica: cioè è essa stessa conoscenza!

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9 gennaio, 2010 | di

Introduzione

A Febbraio del 2006 – tantissimo tempo fa … – ho scritto un piccolo post sull’installazione di MapServer in ambiente Windows su un sistema in cui fosse già installato un webserver (Apache in particolare).

E’ stato un post che ha ricevuto molte letture, ma che ha anche subito qualche “legnata tecnologica”. Lo avevo scritto infatti non dentro il motore di questo blog (WordPress), ma dentro Writely.
Cosa è Writely? E’ nientepopodimeno che l’applicazione online su cui è basato l’editor di testo di Google Docs, comprata per l’appunto da Google proprio in quell’anno.
Ho scritto l’articolo, ho inserito anche delle immagini d’aiuto alla comprensione del testo, ed ho pubblicato tutto su questo blog con un click; il testo è stato contestualmente archiviato sui server di TANTO, mentre le immagini sono rimaste sui server di Writely. Questi non sono stati spenti subito e, per diverso tempo, questo vecchio glorioso articolo non ha subito alcuna conseguenza dal passaggio di Writely a Google. Spenti i server, sono sparite le immagini ed in qualche modo anche la leggibilità del post in oggetto. Ho provato a ripescarle dall’Internet Archive Wayback Machine, ma senza fortuna.

In ogni caso dovevo rimediare da tempo. Avevo rimosso dalla memoria il problema (sorry :-) ), e un commento recente mi ha messo nuovamente davanti alla cruda realtà (grazie riccardo). L’articolo inoltre è datato anche nei contenuti, e valeva la pena dargli una rinfrescata.

(continua…)

1 gennaio, 2010 | di

Un paio di persone a me care scrivono racconti. Giocano con le parole, i tempi, i luoghi, le facce e i sentimenti. Creatori di impossibili mondi possibili.
Non usano quasi mai acido lisergico, e se lo fanno sfruttano le proprie scorte naturali. Il loro nutrimento è più tipicamente ciò che hanno intorno, ciò a cui possono attingere e avere accesso. Quando scrivono di gnomi e pensano a morbide colline verdi, e l’ispirazione non li supporta, cercano e trovano scintille molto facilmente. Lo facevano anche prima di internet, quando creavano mash-up analogici, ed i mash-up non esistevano ancora.

Il prossimo premio giornalistico internazionale potrebbe essere assegnato ad un giornalista per un report da Kibera, la più grande baraccopoli africana (a Nairobi, in Kenya). E’ abitata da più di un milione di persone, ma era soltanto un’area “vuota” in una mappa. Adesso grazie al progetto Map Kibera, creato dallo Humanitarian Team di OpenStreetMap, sarà più facile raccontare di un luogo così lontano e “difficile”, ed illustrarne meglio le condizione di vita. Senza la conoscenza di base della geografia di Kibera, sarebbe stato impossibile aprire una discussione su come migliorare il quotidiano dei residenti. I dati su un’entità e l’accesso a questi, ancora una volta consentono di creare un valore aggiunto, e di rendere visibile l’invisibile.

Diversi governi del mondo, ed in prima fila quello degli Stati Uniti, stanno spingendo per una politica in cui la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione abbiano un ruolo importante, mai avuto prima. Il governo presieduto da Barak Obama ha ad esempio emesso una direttiva, che obbliga ogni agenzia governativa ad aprire le proprie porte ed i propri dati ad i cittadini.
Tim Berners Lee – santo subito – è tra i promotori di linked data, un termine coniato per descrivere delle buone pratiche per la pubblicazione, la condivisione e la connessione di dati, informazioni e conoscenza, nel contesto del Web Semantico.
Un esempio concreto che concilia la politica del governo USA con i linked data è quello di Open Energy Info.

L’Ordnance Survey, l’analogo dell’Istituto Geografico Militare per la Gran Bretagna, ha da poco annunciato che consentirà (intorno ad Aprile del 2010) il libero accesso ad alcuni dei prodotti cartografici digitali (raster e vector) che produce. In questo modo i dati “can be used for digital innovation and to support democratic accountability“. Mica male.

Il 2010 sarà probabilmente un anno in cui il tema dell’accesso ai dati sarà tra quelli “forti” sia in termini di discussione, che in quelli di risorse messe in gioco (umane ed economiche), che per risultati ottenuti. Riceverà attenzione non soltanto (e come ovvio) da parte dei cittadini, ma anche (e finalmente) da chi governa il pianeta e prende decisioni. Sentiremo sempre più spesso parlare (aiutooo) di web 3.0.

Se la previsione di sopra si avvererà, sarà più facile raccontare storie: romanzi, racconti, report giornalistici, blog, cinguettii, video, mappe, e chi più ne ha (in testa) più ne metta.
Il mio augurio per il prossimo anno è che tutto ciò si realizzi (e che nel tempo si rafforzi). Dovrà essere un futuro non uguale, ma il più omogeneo possibile per tutti: che se ne fa un cittadino di Nairobi di Map Kibera, se non ha una connessione internet (e magari nemmeno il pc, e mi fermo)? Ma il digital divide è problema molto più diffuso di quanto ci si possa immaginare: in Italia soltanto il 47,3% dei cittadini ha un accesso ad Internet.

Se l’attenzione verso le politiche open si rafforzerà, sarà obbligatorio innovare continuamente, e di conseguenza migliorerà la qualità della vita di ciascuno.

Raccontare storie per fare sognare, evadere, informare, formare e per esaltare le capacità degli altri; “ispirare altre persone e fare brillare i loro occhi” (è una citazione da qui).

Buon 2010 da tutta la redazione di TANTO


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