Commenti a: In esclusiva per TANTO: intervista a Franco Farinelli http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/ le cose che ci piacciono ... Fri, 04 Nov 2016 08:49:24 +0000 hourly 1 Di: Andrea Borruso http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-6471 Andrea Borruso Tue, 01 Mar 2011 21:34:37 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-6471 Marcella,
grazie a te. E’ un vero piacere aver fatto questa intervista, ed è una soddisfazione vedere “in vita” un contributo così vecchio (per il web).

Ciao,

a

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Di: marcella http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-6470 marcella Tue, 01 Mar 2011 19:45:09 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-6470 grazie mille!! io sono una storica dell’arte arrivata a Farinelli da altre vie……strade non lineari e imprevedibile. l’arte e la letteratura fanno parte di quella geografia che non entra nella mappa….ciao grazie marcella

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Di: carmelo http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-5581 carmelo Mon, 20 Sep 2010 22:09:00 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-5581 ho conosciuto farinelli leggendo un suo bellissimo saddio su golem
poi ho seguito le sue trasmisioni su radio due e mi sono refistrato tutte le puntate
poi non ho piu’ smesso

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Di: andrea http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4734 andrea Mon, 30 Nov 2009 11:10:56 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4734 Amici del blog, anche grazie al vostro avviso, sono venuto a conoscenza degli European SDI best Practice Awards a Torino e ho deciso di andarci. Purtroppo non ho potuto assistere ad entrambe le giornate, ma solo alla prima di giovedi 26 novembre.
Non abituato ai convegni internazionali, il primo impatto con la sala è stato per l’uso dell’inglese. Ovviamente non era prevista la traduzione, visto che la maggior parte dei partners del progetto, provenienti da mezza Europa, lavora insieme da circa 2 anni comunicando cosi’. Nonostante i forti accenti nazionali che tutti hanno mostrato nella lingua, la comunicazione direi che funziona e questo, secondo me, è anche una piccola metafora della cooperazione riuscita tra i rappresentanti dei diversi paesi europei.
Il progetto eSDI-NET+ ha l’obiettivo di creare un network per la promozione del dialogo e lo scambio di best practice tra i paesi europei nel campo delle infrastrutture di dati territoriali (SDI).
Al lavoro dal maggio 2008, i partners hanno attivato 12 workshops, coinvolto 26 paesi, individuato circa 170 SDI, di cui 135 comparate e valutate.
Non c’ero il venerdi e quindi non so poi come è andata a finire. Ho potuto assistere alla presentazione di cinque casi: la SDI della Regione PACA in Francia (http://www.crige-paca.org/); quella del Lander tedesco Nord Reno Westfalia (http://www.tim-online.nrw.de/tim-online/nutzung/index.html); Regione Lombardia (http://www.cartografia.regione.lombardia.it/geoportale); Cross border GDI, confine Belgio, Netherland, Germania (http://www.x-border-gdi.org/en/index.html); Catalogna (http://www.geoportal-idec.net/geoportal/cat/inici.jsp). Non entro nella descrizione, nè esprimo giudizi sui singoli casi; credo almeno di fare cosa utile lasciando i link ai siti in modo che chi è interessato possa farsi un’idea.
Come è stato sottolineato, ogni situazione è diversa e il valore di questa iniziativa, secondo me, sta soprattutto nell’essere riusciti a trovare indicatori, criteri e un metro di valutazione per comparare situazioni obiettivamente incomparabili. Tuttavia, nella loro diversità, le SDI in mostra hanno in comune la necessità di rispondere ad alcuni bisogni di fondo: condividere (dati, servizi, problemi, soluzioni, ecc.); eliminare i confini tra paesi; creare delle comunità di persone che utilizzano la stessa infrastruttura; comunicare; rispondere con la geografia ai bisogni della società. In questo vedo un legame con quanto messo in evidenza anche all’interno della vostra bella intervista a Farinelli, in cui viene proprio ricordato il valore sociale della geografia. In questa piccola occasione mi è sembrato proprio di vedere l’Europa in costruzione, intesa come persone che abbattono le barriere nazionali e scoprono di avere in comune molto di piu’ di quello che si pensa. Cosi’ come nell’inglese maccheronico, queste genti europee trovano nelle reti, nelle informazioni geografiche, negli strumenti che noi tecnici di queste discipline conosciamo, una piattaforma comune. Nella quale la G di gis è scritta maiuscola.
Ciao e buon lavoro

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Di: Claudia http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4726 Claudia Sun, 22 Nov 2009 21:09:13 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4726 Bellissima intervista! Siamo orgogliosi che sia stato un intervento del nostro GISDay palermitano.
Innanzitutto rinnovo qui i miei complimenti già fatti ad Andrea e Antonio direttamente, per i contenuti delle domande: sono tutti argomenti che inducono alla riflessione e alla ricerca di consapevolezza anche per noi tecnici gis.
Farinelli poi, è un grande! Con lui la geografia ritorna ad avere un ruolo centrale e di riferimento. Per me l’ho già detto è stata una scoperta che concilia la freddezza della disciplina informatica dei GIS con la filosofia, proprio nel senso semantico del termine.
La globalizzazione, riappropriandoci di un termine che finora ha avuto più che altro un significato politico, e il ripensare la Terra non più a partire dalla sua rappresentazione piana trovo sia fondamentale e rivoluzionario.

Mi ha fatto sorridere mio figlio Edo. Al GISDay non ho potuto seguire l’intervista perchè mi stavo occupando di accogliere alcuni ospiti e lui mi ha inviato un sms “… si parla di luoghi e non luoghi e mi vien da pensare a piazza Lolli”, facendomi accorgere come Franco Farinelli, Marc Augé e un nuovo ripensare alla geografia sia entrato nel nostro quotidiano e già costituisca la struttura del nostro lessico familiare.

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Di: Alessio http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4725 Alessio Sat, 21 Nov 2009 12:32:59 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4725 Da “freddo tecnologo” (:D) vorrei ringraziare anche io Andrea e il prof. Farinelli. Ho apprezzato molto la centralità della “G” dell’acronimo GIS in questa intervista. Su molti degli aspetti messi in luce, concentrato (mio malgrado, alcune volte) sul solo aspetto tecnologico, non mi ero mai soffermato a riflettere. Grazie

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Di: giohappy http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4724 giohappy Fri, 20 Nov 2009 10:56:28 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4724 Ringrazio personalmente il Prof. Farinelli sia per l’intervista che per il suo lavoro di riflessione e di ricerca.
La facilità con cui Farinelli parla ti questi temi accennati nasconde la profondità, la complessità e le sottigliezze della riflessione filosofica e geografica, percui non mi lancio in commenti che ne tradirebbero il valore.

L’unico elemento che vorrei sottolineare è l’ultimo aspetto di cui ci ha parlato, quello della crisi tra realtà e scenari. Trovo importanti paralleli con temi di cui mi sto interessando da un po’ di tempo come il problema della formazione culturale universitaria attuale, della difficoltà di “leggere” il proprio territorio, coi suoi processi sociali e naturalistici, e i suoi dilemmi (sociali, umani, ecc.), ecc.
La mia riflessione è partita da una constatazione: spesso nei corsi di GIS si sottolinea che tra i costi di tali sistemi quello preponderante (c’è chi dice l’80-90 %) è dovuto ai dati. Al mio primo corso universitario sulle basi di dati intervenni facendo notare che, secondo me, i “costi” maggiori sono in realtà da attribuire alla formazione culturale (e umana) delle persone che producono ed utilizzano questi strumenti.
Inutile dire che questo intervento non ha destato alcuno interesse :)

Credo però che la questione sia davvero, soprattutto, di natura economica. E’ facile percepire come la cultura tecnica e tecnologica sia stata posta un gradino sopra alle altre, per il semplice fatto che ciò che produce ha un effetto immediato, monetizzabile, in termini di riduzione dei costi, vantaggi economici, ecc.
Nessuno mette in discussione, ad es., il valore delle immagini satellitari e delle relative tecniche d’analisi. Ma speso si cade nel tranello che il possedere un’immagine ad altissima risoluzione spaziale e temporale della terra equivalga a conoscerale. Vedere uno scaffale pieno di libri non garantisce che qualcuno li abbia letti e, soprattutto, compresi.
Saper leggere un territorio, comprenderlo profondamente nelle sue dinamiche, naturali, ecologiche, sociali, ecc., costa. Costa tempo, costa la fatica di fermarsi e andare in profondità nelle cose. Costa, spesso, anche una formazione meno spendibile professionalmente. Le tecnologie e le tecniche sono state spesso strumenti per ridurre questi costi, e se da una parte hanno permesso di “acquisire e visualizzare” aspetti del mondo prima inaccessibili, dall’altra sono stati talvolta sostituirsi alla sua lettura e comprensione.
Interessante una lettura di Baricco (in “I barbari”), in cui mette in evidenza come oggi “le cose che funzionano” sono quelle che ti spingano ad altre cose, come i pesci uccello sulla superficie del mare, evitando di farti soffermare troppo… Credo sia proprio così, almeno nell’occidente.
E’ chiaro quindi che in un mondo accelerato, in cui il parametro costi/ricavi è il principale indice di valore, è difficile soffermarsi sull’oggetto delle nostre rappresentazioni e analisi. Percui si arriva al rischio maggiore: usare la realtà soltanto per avvalorare i nostri modelli.

Una battuta per chiudere: condividere scenari è questione di standard, ma condividere la propria comprensione della realtà è questione di capacità analitica e di dialogo.

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Di: Sergio Farruggia http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4722 Sergio Farruggia Thu, 19 Nov 2009 23:31:44 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4722 Così, a caldo, l’emozione oscilla tra la gratitudine verso l’intervistato e l’intervistatore, la gioia sia per aver appreso che tra pochi giorni potrò studiare su un nuovo lavoro di Farinelli, sia per avere sentito che questa iniziativa non sarà isolata (e so anche che altri dardi eran pronti in faretra)e, infine, l’irrequietezza data dalla ricerca di una giustificazione e una risposta a questa domanda: “Perché le cose che dice e scrive Farinelli mi piacciono tanto?”

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Di: Pietro Blu Giandonato http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4721 Pietro Blu Giandonato Thu, 19 Nov 2009 23:28:24 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4721 Gli stimoli, le visioni che mi ha provocato quest’intervista, ma in generale le parole e i pensieri del prof. Farinelli sono davvero impetuosi.

Proverò a gettarne sul tavolo qualcuno, un contributo piccolo piccolo allo “scompiglio” che ci piace TANTO.

Quello che mi ha colpito molto è come vi siano delle significative similitudini tra l’attuale visione tecnocentrica dei Sistemi di Informazione geografica (la “g” minuscola non è casuale), nei quali proprio la “geografia” ha assunto un ruolo paradossalmente marginale – come giustamente sottolinea Andrea – e la schizofrenica competizione tra il geografo, l’esploratore e il cartografo dell’800 cui il prof. Farinelli faceva cenno. Competizione che proprio il primo finisce per perdere a scapito degli altri due, generando la crisi della geografia in occidente.

Altra questione molto molto suggestiva messa in evidenza dal prof. Farinelli è quella relativa al fatto che i più famosi geografi, non erano tali per formazione. Un archeologo (Paul Vidal de la Blache) getta le basi della geografia umana, un biologo (Friederich Ratzel) quelle dell’antropogeografia. Insomma, molte (se non tutte) le strade portano alla geografia. Ecco, anch’io pur mal sopportando le etichette, penso si possa usare – elevandolo di rango – il termine “neogeografia” come significativo di questo concetto: la geografia come punto d’arrivo e di rappresentazione di ogni sapere e percezione in maniera spaziale, al di là dei CRS e degli shapefile.

E infine il destino dello spazio, e quello del luogo. Questi due significati – afferma il prof. Farinelli – pare si siano persi, diluiti nella globalizzazione: lo spazio perde i suoi confini, il luogo diventa un non-luogo. Condivido pienamente la riflessione che il prof. fa proprio riguardo il modo con il quale è necessario ridare significato a questi due termini: riscoprire che il mondo è una sfera, un globo, e “se il mondo è una sfera, quello che abbiamo alle spalle, fatalmente ci tornerà davanti”. E che lo stesso mondo non è banalmente riducibile a meccanicistici scenari, a semplice successione di eventi – catastrofici o meno – che hanno un inizio e una fine. Proprio il proliferare di scenari, paradossalmente parcellizza e oblitera la conoscenza del mondo, moltiplicando in maniera esponenziale la quantità di informazioni derivate (immagini) disponibili, tendendo a una sorta di caos entropico dal quale diventerebbe difficile districarsi.

Continuiamo a lavorare per arrivare a una Geografia “nei” Sistemi Informativi. Con la “G” maiuscola.

Voglio ringraziare dal più profondo del cuore Andrea, generoso nelle idee e sincero negli intenti con i quali è riuscito a dar vita a un GISday autenticamente “provincia di nessuno”.

Ad maiora amico mio, ad maiora.

Blu

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Di: Andrea Borruso http://blog.spaziogis.it/2009/11/19/in-esclusiva-per-tanto-intervista-a-franco-farinelli/comment-page-1/#comment-4720 Andrea Borruso Thu, 19 Nov 2009 18:46:26 +0000 http://blog.spaziogis.it/?p=1436#comment-4720 Solo uno?? ;-)

Grazie Emanuele

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