8 luglio, 2009 | di in » News

Qui un resoconto “soggettivo” della XI Conferenza GSDI. La prossima edizione si svolgerà a Singapore dal 18 al 22 ottobre 2010. Poi, chissà … un anno … o un altro…

wtcrotterdamhall1Ho avuto la fortuna di poter partecipare all’undicesima edizione della Conferenza mondiale dell’associazione Global Spatial Data Infrastructure (GSDI), che si è svolta a Rotterdam (NL) dal 15 al 19 giugno scorsi. Finora non ho trovato sui geoportali e sui geo-blog della geo-comunità italiana notizie o commenti riguardanti questo evento. Mi pare un peccato: per me è stata un’esperienza veramente istruttiva. Tutte le sessioni alle quali ho partecipato mi hanno fornito dati, idee e in generale un’ampia visione delle sfide che attendono la GI nei prossimi anni. Il programma della conferenza lo si può recuperare qui.

La Geographical Information è, tra i settori dell’ICT, quello che certamente sta guardando alla crisi economica in atto con un approccio particolarmente proattivo e si propone di individuare e proporre soluzioni innovative per superare questa impasse, contribuendo a costruire nuovi modelli sociali e nuove realtà economico-finanziarie. Una comunità formata da tecnici, scienziati, addetti della pubblica amministrazione che in questo frangente ha immediatamente orientato l’attenzione sull’aspetto che più le è congeniale: il nostro Pianeta, come microscopica particella immersa nell’immenso Universo. Dentro questa ampolla completamente sigillata dal resto del creato sono costretti a vivere oltre sei miliardi di esseri umani; e saranno obbligati a viverci altri miliardi di persone: i nostri figli, i nostri nipoti e pronipoti. Ma non è un interesse denotato da catastrofismo, visioni apocalittiche o esaltazioni per un “ritorno al passato”, bensì consapevole che ci si sta offrendo un’opportunità epocale: essere attori di una trasformazione che i posteri potrebbero identificare e riconoscere come l’inizio di una nuova era, quali furono il Rinascimento o la Rivoluzione Industriale.

Emblematico il titolo assegnato per questa edizione della Conferenza: Spatial Data Infrastructure Convergence: Building SDI Bridges to address Global Challanges, come dire: “Le convergenze verso l’Infrastruttura di Dati Geografici: Gettare ponti di Informazioni Geografiche per affrontare le sfide globali”, che ha visto la partecipazione di più di 1500 esperti, provenienti da tutto il mondo.

Cercherò di trasmettere qualche briciola di quanto ho raccolto, focalizzando l’attenzione sulle Sessioni Parallele che ho seguito. Ho necessariamente dovuto fare delle scelte: per tutte le sessioni ho quasi tirato a sorte per decidere verso quale aula dirigermi e non so se -a conti fatti- ho sempre agito per il meglio. Chi fosse interessato ad approfondire, troverà almeno gli abstract degli interventi nel programma pubblicato sul sito dell’associazione.

Essendo coinvolto nel progetto eSDI-Net+ non potevo non partecipare ai due workshop organizzati da questa rete europea, creata per promuovere lo sviluppo delle SDI in ambito europeo e favorire lo scambio di esperienze e buone pratiche. Posso riferire che i contributi italiani -sintetizzabili nell’impegno di diversi enti pubblici, prevalentemente regionali- su differenti tematiche come il supporto per la definizione e la sperimentazione delle INSPIRE Data Model Specifications (progetto GIS4EU e NATURE-SDIplus) o la definizione di una infrastruttura europea degli indirizzi (EURADIN) sono stati veramente apprezzati. Approfitto per segnalare il prossimo evento pubblico organizzato da eSDI-Net+: l’SDI Best Practice Award che, non a caso, si svolgerà in Italia, precisamente a Torino, il 26-27 novembre prossimi.

La curiosità mi ha portato a seguire la sessione Mash-up the SDI (nel mio piccolo qualcosa sull’argomento avevo scritto qui). Ho potuto assistere al confronto tra due qualificati rappresentanti delle due “visioni”, quella che potremmo chiamare della “Cartoteca Digitale Universale” rappresentata da Peter ter Haar, direttore Prodotti dell’ Ordnance Survey, e quella “evoluzionistica”, sostenuta, in quella sede da Ed Parsons di Google (e da chi se no!). L’impressione che ne ho tratto, anche per via degli interventi di alcuni presenti in sala, è che vi sia molta attenzione degli uni per gli altri, voglia di confrontarsi, di prendere spunti dalle reciproche “filosofie” e, come dimostrano alcune recenti scelte dell’OS, di passare dalle teorie al concreto. Qualcosa si sta muovendo anche in Italia (Ricordate?). Nello stesso orario, giusto per dare un’idea di cosa ho perso, si svolgeva la sessione Service Oriented Architetture and Web Services: peccato! Per fortuna il programma riporta i paper dei principali interventi succedutisi.

Seguendo un filo logico avrei forse dovuto recarmi poi alla seguente sessione: Metadata in action. Avrei ascoltato anche un intervento riguardante l’esperienza italiana legata ai programmi del Ministero dell’Ambiente (disponibile l’articolo, sempre accendendo al programma della Conferenza). Invece, mi sono lasciato ammaliare da un titolo intrigante Volunteered Geographic Information, dove si è parlato di come trasformare “l’imprecisione” insita nelle attività VGI in opportunità, di come si può immaginare che queste comunità svolgano un ruolo di “curatori” e non solo di redattori nell’ambito dello sviluppo di SDI: insomma è “Open Innovaction”! L’Italia, considerando le attitudini dei suoi abitanti, dovrebbe essere leader di questi fenomeni, di queste esperienze.

Le sessioni a cui ho partecipato successivamente le ho selezionate avendo presente quei temi che -secondo me- hanno avuto ancora poca attenzione nel nostro Paese. Per esempio: Legal and Policy Aspects of SDI’s. Così sono stato subito smentito: nel programma della sessione era inserito l’intervento della Regione Piemonte “Standard Licenses for Geographic Information: The Development and Implementation in Local Government in Italy”. Questo ente, fra tutti, è forse quello che ha per primo ed in maniera più sistematica affrontato l’argomento e sta definendo un percorso guida, a cui sicuramente anche altre SDI italiane potranno attingere. A me è anche piaciuta la proposta presentata da Rudiger Gratmann, di ConTerra GmbH, che prende ispirazione da come sono organizzati i servizi di utilizzo delle Carte di Credito o dei cellulari per -in qualche modo- bilanciare le esigenze degli utenti delle SDI con gli interessi dei fornitori di geodataset: avremo tra qualche anno una RoamingSDI? Why not!

Non potevo quindi non seguire le sessioni Economic Aspects of SDIs e Institutional Arragments for SDIs. Nella prima, sostanzialmente, sono stati trattati i modelli utilizzati per valutare i costi ed i benefici indotti dalla creazione di una SDI: qualsiasi impresa privata valuta i propri progetti a priori e ne segue l’evoluzione e gli scostamenti rispetto alle previsioni. Le SDI sono prettamente iniziative di carattere pubblico ma, come per qualsiasi avventura privata, è doveroso procedere con analoga attenzione. Onestamente, non saprei quali interventi segnalare, se non esprimere un banale “tutti!”. Una panoramica dei modelli utilizzati, corredata di esempi, l’ha fornita Federika Welle Donker. Alcuni elementi alla discussione circa l’opportunità o meno di richiedere denaro per l’accesso ai dati geografici pubblici sono stati presentati da Katleen Janssen. Qualcuno conoscerà già lo studio sull’impatto socio-economico della SDI creata dall’Istituto Cartografico della Catalogna, pubblicato nel 2008: prendendo spunto da tale esperienza, la Regione Lombardia sta portando a termine un lavoro analogo, coadiuvata dal JRC (infatti il lavoro è stato presentato da Max Craglia). A me poi ha intrigato un progetto dell’Università di Laval (Canada), perché attinge al concetto di Value Chain: cercherò di seguire l’evoluzione della loro esperienza in futuro.

Ho chiuso quindi la quarta giornata della Conferenza andando a curiosare -come dire, “in giro per il mondo”- su alcune esperienze riguardanti le soluzioni organizzative per gestire e sviluppare una SDI. Tutto sommato in Italia le SDI stanno nascendo prevalentemente come naturale evoluzione dei Centri Cartografici Regionali; l’orientamento è ancora più “data driven” piuttosto che “service driven”: prendere spunti da esperienze in atto può far fare un balzo in avanti, o no? Scrivo un’ovvietà se segnalo che comunque le SDI nascono e stanno crescendo più rapidamente, armoniosamente ed hanno maggior successo -cioè soddisfano i bisogni degli utenti (e sono loro a dichiararlo!)- dove è maggiore l’attitudine alla collaborazione, la cooperazione tra istituzioni? Forse una maggiore circolazione di informazioni -anche fuori dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori- su esperienze straniere potrebbe aiutarci? Le relazioni della sessione Institutional Arragments for SDIs possono già fornire diversi spunti. Ma quella che voglio segnalare qui è una realtà australiana, la PSMA Australia Limited, di cui seguo gli sviluppi da alcuni anni in rete. Dan Paull, CEO di PSMA è stato invitato a presentare questa realtà all’interno di una sessione plenaria: non esiste documentazione sul sito della GSDI, ma ci si può documentare visitando direttamente il sito http://www.psma.com.au/

Chiudo questa sintetica carrellata spendendo qualche parola per la sessione SDI Strategies and Capacity Building, tema che mi è parso naturale identificare come completamento dei due precedenti. Pillole di saggezza le ho ascoltate da Henk Koerten, che ha messo in risalto -attraverso una ricerca sulle SDI da lui stesso definita etnografica- la dicotomia stabilità/cambiamento che contraddistingue questo ambito dell’ICT nel dominio della Pubblica Amministrazione. A proposito di Capacity Building per gli assenti segnalo le due relazioni olandesi: ai presenti è stato possibile assistere anche ad una presentazione veramente coinvolgente, stile “giornalismo d’inchiesta” (ho esordito dichiarando la mia fortuna, no?). Lascio ai curiosi il piacere di andare a consultare il materiale riguardante la sessione SDI Future Perspective. Mi commiato invece segnalando che sul sito http://inspire.jrc.ec.europa.eu/events/conferences/inspire_2009/index.cfm è possibile accedere alle registrazioni della Terza Conferenza INSPIRE, bundled nella cinque giorni di Rotterdam: raccomando in particolare la nitida esposizione di Max Craglia, per conoscere lo stato dell’arte del processo per la creazione della SDI europea.

Attenzione! Questo è un articolo di almeno un anno fa!
I contenuti potrebbero non essere più adeguati ai tempi!

5 Responses to “A quando una GSDI Conference in Italia? VOLERE È POTERE!”

  1. By Andrea Borruso on lug 13, 2009

    Caro Sergio,
    oggi mi sono stampato il tuo post, e mi sono “armato” di evidenziatore.
    Ci hai fatto un grande regalo, mi hai smosso dei neuroni comatosi da tempo e mi hai fatto venire voglia di andare in vacanza. Perché in vacanza? Per leggermi i 15 documenti che il tuo racconto mi ha spinto a scaricare.

    Mi hai fatto capire quanto è importante guardarsi intorno. Non che non lo sappia, e che non lo pratichi, ma dovrei farlo anche fisicamente: alzare il sedere dalla sedia e partecipare a queste iniziative.

    Mi sono sentito provinciale, proprio (paradossalmente) quando hai parlato di Italia. Ho pensato a quando banalizzo verso il basso i risultati delle amministrazioni e degli uomini del nostro paese, ed a quanto sia sbagliato farlo. Dal tuo post esco “contento” e confortato (ed anche conscio dei miei errori di valutazione).

    Ma mi sono sentito anche un po’ provinciale, quando racconti dell’interesse reciproco tra gli “evoluzionisti” e quelli della “Cartoteca Digitale Universale”. In questo contesto però, e pensando all’Italia, credo che non dipenda soltanto dal mio essere un “malpensante”.

    Amo gli articoli che mi costringono ad aprire il vocabolario. Io che sono un povero geologo (terra-terra) ho aperto la voce proattivo : “Nel linguaggio aziendale, di chi opera con il supporto di metodologie e strumenti utili a percepire anticipatamente i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo”.

    Un solo obiettivo: essere proattivo ;-)

    La tua ovvietà “le SDI nascono e stanno crescendo più rapidamente, armoniosamente ed hanno maggior successo -cioè soddisfano i bisogni degli utenti (e sono loro a dichiararlo!)- dove è maggiore l’attitudine alla collaborazione, la cooperazione tra istituzioni” , è talmente ovvia da essere rivoluzionaria. C’è da fare questo sforzo ogni giorno, nei luoghi pubblici che frequentiamo per ragioni professionali; auspicando un orientamento service driven.

    Sergio grazie. Ti ringrazierò ancora con la testa, quando leggerò i pdf che il tuo post mi ha fatto “incontrare”. Inizierò con “Volunteered Geographic Information”.

    Buona giornata,

    a

  2. By Pietro Blu Giandonato on lug 13, 2009

    Non posso che unirmi ad Andrea nei ringraziamenti a Sergio, per averci offerto (gl)i (s)punti di vista di un “geomatico” abituato a girare per il mondo e constatare di persona cosa accade nel geospazio.

    Non mi sorprende poi il fatto che anche a me hanno colpito molto la sessione sulla VGI – su TANTO spesso ne abbiamo parlato in varie occasioni – e le considerazioni riguardo lo stato delle SDI in Regioni e in generale nella PA. In Italia qualcosa si sta finalmente muovendo, ma il problema – è vero – rimane l’essere troppo “data driven”, probabilmente perchè l’utente medio non è abituato a pretendere servizi dalle SDI pubbliche, andando oltre il banale download di dati.

    Una via è, come spesso abbiamo detto, la disseminazione della consapevolezza. E a questo proposito mi auguro il report di Sergio possa entusiasmare molti altri nostri lettori, come è accaduto per me e Andrea. Leggendolo, nuove tabs di FF con siti, progetti, articoli citati si sono moltiplicate come fossero funghi, tutti preziosi e ricchi di spunti.

    A questo punto voglio chiudere dando appuntamento a tutti, sempre su TANTO, per riflessioni e approfondimenti che le sessioni/argomenti della Conferenza avranno saputo suggerirci.

    Ad maiora!

  3. By Andrea Borruso on lug 15, 2009

    Non è strettamente correlato, ma ho letto sull’account twitter dell’”Open Forum on Participatory Geographic Information Systems and Technologies” questo post:
    http://bit.ly/VAsV6

    Lo trovo stimolante per il metodo (il social reporting) ed interessante per i contenuti.

    La conferenza State of the Map sembra essere stata in generale molto bella e concretamente visionaria.

    Buona lettura (visione),

    a

  4. By Andrea Borruso on lug 15, 2009

    A proposito di State of the Map, ed a proposito di congressi “persi”, ecco l’occasione per “guardare” SOTM2009:
    http://wiki.openstreetmap.org/wiki/State_Of_The_Map_2009

    Buona visione,

    a

  5. By Giovanni Perego on lug 23, 2009

    Ringrazio anch’io Sergio.

    E’ molto importante, e difficile, trovare una visione ragionata di quello che sta avvenendo nel settore, e questo articolo è un ottimo contributo.

    Grazie
    Gimmi

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