Archivio del mese di giugno, 2009

23 giugno, 2009 | di

Ci sono dei prodotti software, sviluppati con una tale costanza da fare quasi paura; sempre lì dietro l’angolo, pronti a farti fare la fine di Gatto Silvestro. Per me tra questi c’è certamente OpenLayers.

Ieri è uscita inesorabilmente la release 2.8 e come sempre tante le novità. Tra queste:

  • selezione multi-layer per oggetti vettoriali
  • renderizzazione di testo per layer vettoriali
  • supporto per il protocollo WFS
  • numerosi nuovi controlli (tra questi sottolineo il comodissimo GetFeatureInfo)
  • 5 nuovi tipi di layer (ArcXML, XYZ, MapGuide, ArcGIS Server data e ka-Map tiles)
  • supporto per lo snap, in fase di disegno vettoriale

La lista completa la trovate qui.

E’ molto piacevole fare la fine di Silvestro. OpenLayers, come il maledetto Speedy, è costante e sempre presente, e non fa sentire mai solo il “povero” sviluppatore di applicazioni di web-mapping. Grazie mille a tutti gli sviluppatori di questa applicazione ormai celebre ed importante.

4 giugno, 2009 | di

Scopro, grazie al canale di Facebook “GENOVA CITTA’ DIGITALE” e a Francesco Bollorino, questo filmato molto carino. Non aggiungo altro, per la voglia di pubblicare subito la notizia.

Immagine anteprima YouTube

1 giugno, 2009 | di

Parliamo spesso di dati e geodati su TANTO, specie negli ultimi tempi. Non abbiamo forse mai parlato di cloud computing:

In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse (storage, CPU) distribuite.

Si tratta di qualcosa nota sicuramente ai più, e con cui abbiamo a che fare ogni giorno navigando per il web: guardando le mappe di google o le foto su Flickr, un filmato su YouTube o un documento su Scribd. Quando accediamo ad uno di questi servizi, e visualizziamo ad esempio un filmato, non accediamo ad un singolo file, archiviato su un solo hard disk, su un unico server. E’ quasi sempre esattemente il contrario, diverse copie del file, archiviate su numerosi hard disk residenti su molti server.
In realtà è tutto molto più raffinato e spesso non si tratta nemmeno di server “veri”, ma virtuali e distribuiti. E’ un’esigenza sempre più sentita con l’aumentare delle dimensioni dei dati ed il diffondersi di applicazioni “remote”, non installate sul nostro pc.

IBM, Amazon, Google, Microsoft e Yahoo sono tra i più grossi fornitori di servizi di cloud computing. Chi non segue questo mondo, troverà strano trovare Amazon in questo elenco: “Ma non vendono libri???”
Al contrario, chi lo fa, sa che Amazon offre da tempo questi servizi, e con grande qualità.

Quello che io non sapevo era che, oltre ad offrire servizi per realizzare applicazioni di cloud computing, avesse un catalogo di dati pubblici da utilizzare all’interno delle loro applicazioni, e che tra questi ci fosse l’intero catalogo dei dati TIGER degli Stati Uniti. 140 GB di geodati già pubblici (limiti amministrativi, strade, fiumi, costruzioni, etc.) in formato shapefile, che sono anche la base di OpenStreetMap negli USA, accessibili come un disco fisso virtuale, tramite un server virtuale. Tutto chiaro? Non credo, devo aggiungere qualche altro dettaglio.

Il servizio di Amazon per attivare questo disco virtuale di dati si chiama Elastic Block Store (EBS). EBS consente di creare volumi da 1 GB ad 1 TB che possono essere montati (a cui accedere) da un’instanza di un altro servizio fornito da Amazon: Amazon Elastic Compute Cloud (Amazon EC2). Se EBS è un disco virtuale, EC2 è un server virtuale (Linux, Windows e OpenSolaris).  In questo modo potrò sviluppare su un server di mia scelta e comodamente, la mia applicazione di webmapping. “Virtualmente” dal punto di vista dell’implementazione tecnologica, ma con molta sostanza nell’erogazione del servizio.

Il servizio non è gratuito, ma sono soldi ben spesi, specie per progetti di grosse dimensioni: risparmierete costi interni e fronteggerete con tranquillità inaspettati successi della vostra applicazione, ed il conseguente “carico” sui vostri server. Non è un servizio “per tutti”, e richiede più di una buona preparazione di base da sistemista.

Detto di questi due “difetti”, io sono rimasto molto colpito dalle opportunità che queste tecnologie e questa “mentalità” potrebbero dare ad esempio a chi sviluppa grosse (e non) applicazioni spaziali sul web. Il condizionale è legato essenzialmente ai geodati: in Italia non esistono ancora dati di dominio pubblico della stessa qualità e con la stessa copertura dei dati TIGER. Il male è che non esistano in generale; non è infatti  così importante che non ci siano dati italiani tra i dati pubblici disponibili su Amazon. Se ci fossero, basterebbe soltanto avere delle buone idee ed una buona preparazione, ma non ci sono ed in qualche modo abbiamo un po’ le ali tarpate. Mi fermo con la predica.

Chiudo segnalandovi due video che introducono al mondo del cloud computing:

via Institute for Analytic Journalism


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