Archivio del mese di settembre, 2008

30 settembre, 2008 | di

Da ieri a Città del Capo è iniziata la conferenza annuale sul software geospaziale free ed opensource: FOSS4G 2008.

La ricchezza delle presentazioni è a mio avviso da sempre molto alta, e non vedo l’ora che siano rese pubbliche quelle di quest’anno anche per noi umili mortali.

Questa è la prima che vedo online e ve la consiglio. Il titolo è “Rebuilding a City through Community Participation, Neogeography and GIS”. E’ un esempio di neogeografia applicata, che mostra che questa non è soltanto qualcosa da “escursionista tecnologico della domenica”, ma molto di più.

Il concetto più “forte” è l’impotanza del mantenimento del dato, al variare delle situazioni ambientali. Buona lettura.

19 settembre, 2008 | di

In un post di qualche tempo fa ho segnalato l’esistenza di una tabella comparativa di applicativi Desktop GIS Opensource. Da quel lavoro (eccellente) è “nato” un bel report che vi consiglio di leggere, e che allego qui sotto (non è ancora la versione finale, ma la prima revisione).


foss desktop gis overviewUpload a Document to Scribd
19 settembre, 2008 | di

Ricevo da Claudio Rocchini e pubblico volentieri:

Eccoci qua! Pubblicato il catalogo dei vertici trigonometrici e capisaldi di livellazione all’indirizzo: http://www.igmi.org/geodetica. Le coordinate visualizzate sono approssimate dato che il dato preciso e’ a pagamento.

In anteprima potete vedere anche il catalogo carte antiche (ancora in fase beta) all’indirizo: http://www.igmi.org/ancient.

Grazie a Claudio per la segnalazione. Io mi vado a fare un giro.

12 settembre, 2008 | di

Non so per quale motivo non abbia scritto finora un post su una delle cose che mi piacciono TANTO: il geocaching.

Forse perché ho pensato banalmente che tutti coloro che lavorano con GIS e cartografia digitale possiedano un dispositivo GPS, e per la regola della transizione che costoro conoscano anche il geocaching.

Nata nel 2000, all’indomani della fatidica caduta della “selective availability”, si tratta di una sorta di grande caccia al tesoro mondiale, alla quale possono partecipare i possessori di un GPS e di una gran voglia di cercare scatolette nascoste da loro simili.

Unico indizio, ovviamente, una coppia di coordinate rigorosamente espresse in WGS84. Lo scopo è dunque quello di recarsi nel luogo indicato e cercare il tesoro (cache), consistente in una scatola con dimensioni che possono andare dal contenitore per rullini a quelle di un secchio (sic!).

Cosa c’è dentro? Ci trovate sempre almeno un log book, sul quale registrare il proprio nome e la data del ritrovamento, perchè come avrete intuito, i cache non vanno mai portati via. Come optional potreste trovare oggetti collocati dal proprietario o dai “geocacher” che l’hanno trovato. Tra questi i più curiosi sono i “trackables“, oggetti tra i più vari che hanno un codice univoco e dunque tracciabili nel loro viaggio incessante da un geocache all’altro. Ogni cacher che trova un trackable ha l’onere e l’onore di ricollocarlo in un altro cache. Ce ne sono alcuni che hanno fatto il giro del mondo.

Per un geocacher, oltre all’entusiasmo di trovare e loggare il maggior numero di cache, c’è anche quello di collocarne tante, in posti curiosi, dai più affollati delle grandi città (nella sola Milano ce ne sono a decine), a quelli lontani dalle rotte migratorie turistiche.

Personalmente trovo affascinante attrarre gente in luoghi che ritengo belli da visitare, insoliti o interessanti da tanti punti di vista. Eppoi ci sono tanti tipi di cache, e per trovarli bisogna saper cercare, o risolvere dei piccoli rompicapo. Un tipo speciale è ad esempio l’Earthcache, ovvero un luogo singolare dal punto di vista geologico (c.d. geosito), al quale viene sempre associata un’attività didattica da effettuare per poter “loggare”, ovvero registrare la propria visita. Ci sono poi alcuni geocacher puristi che non usano nemmeno il GPS, ma solo carte topografiche in puro sile “orienteering”.

E’ facile intuire la grande valenza che il geocaching ha dal punto di vista ambientale. Il rispetto dei luoghi nei quali si trovano i cache è fondamentale, regola non scritta è quella di portar via eventuali rifiuti che vebgono trovati.

Il geocaching poi è uno sport fantastico da fare in compagnia ma soprattutto soli, io veramente lo adoro per questo. Anche perchè la strana abitudine che i geocacher hanno di partire alla ricerca di una scatoletta, all’improvviso, nel bel mezzo di una gitarella è difficilmente comprensibile da parte di amici che magari vi accompagnano. Cacciare di tasca il GPS, guardarsi intorno, dire: “torno subito” e stare via un tempo interminabile per poi tornare con un sorriso di soddisfazione stampato sul volto, giustificarlo col fatto che avete trovato il “cache”, e magari pure un Travel Bug, è un “FTF”, e dovete correre a “loggarlo” al piu’ presto… No, sarebbe decisamente troppo per i vostri amici.

Durante la mia recente vacanza in Abruzzo sono a malincuore passato davanti a 4 geocache perchè nessuno della compagnia voleva assecondarmi in questa passione… Ma per uno, almeno per uno, ho piantato in asso famiglia e amici ad Anversa degli Abruzzi, ho preso la macchina e ho detto loro: “Ci vediamo tra un paio d’ore!”. Mi sono inerpicato su su per raggiungere un paesino, Castrovalva, e cercare un cache vicino a una chiesetta sbattuta su un crinale… il fantastico panorama, da solo, valeva la ricerca.

Ecco perchè amo questo sport: ti porta e ti fa portare gente in luoghi unici. E’ l’ebbrezza della ricerca, del perchè quella scatoletta è stata messa proprio lì.

Insomma il mio invito, da entusiasta geocacher, è quello di provarci anche voi… Date un’occhiata al sito ufficiale e quello della comunità italiana, individuate le cache più vicine a dove siete con il mashup di Google Maps o con il Geocache browser di Google Earth (bisogna iscriversi su geocaching.com per scaricarlo) e fatevi prendere dalla voglia di cercarle!

GC_Puglia

Non rimane che augurare buona caccia a tutti.. nel senso più pacifico possibile.

7 settembre, 2008 | di

Prima di parlare del libro suddetto, vorrei raccontarvi di quanto sia ancora difficile avere “soddisfazione” da un acquisto online.

Open Source GIS A GRASS GIS Approach Il 19 Luglio di quest’anno ho ordinato su Amazon un libro che mi sembra di grande qualità: Open Source GIS: A GRASS GIS Approach (terza edizione). Ho scelto le spese di spedizione più economiche, ed il libro è arrivato alla dogana italiana (mi suona come una qualcosa di un film con Steve McQueen, qualcosa di “antico”) intorno al 7 Agosto. Il libro è arrivato a destinazione il 5 Settembre.

Ho ordinato questo libro per il piacere della scoperta di GRASS, e per ragioni professionali. Sono rimasto molto colpito nel verificare dei tempi di spedizione di 45 giorni. Mi sento stupido ad usare un Blog, ed allo stesso tempo constatare l’inadeguatezza di certi servizi di base. La spedizione dalla dogana al mio ufficio è stata gestita dalle Poste Italiane. E qui mi fermo.

GRASS (Geographic Resources Analysis Support System) è il GIS open source più noto e probabilmente più completo ed efficace. Avevo voglia e necessità di saperne di più, e niente come un buon libro può soddisfare entrambe le cose.

Ne ho letto ad oggi, e con molta soddisfazione, poco più della metà. E’ ben strutturato, di facile lettura e ricco di spunti applicativi per il “duro” lavoro quotidiano di un utente GIS.

Inizia con una bella dedica: “ai nostri amici ed a tutti gli sviluppatori di GRASS, del presente e del passato“. Mi ha colpito molto positivamente, ed in fondo me lo aspettavo: il mondo dell’open source è basato sul riconoscimento del valore della comunità.

I primi due capitoli ci introducono al mondo dell’open source ed a quello dei sistemi informativi geografici. Dal terzo in poi si entra nello specifico di GRASS e proprio questo capitolo è uno dei più importanti, perché fissa le basi concettuali e terminologiche del pacchetto software.

Il testo è ricco di esempi pratici da provare sul proprio PC, grazie alla disponibilità di un ricco dataset scaricabile dal sito dedicato al libro: http://www.grassbook.org. Sul sito troverete anche gli errata corrige e del codice di esempio tratto dal libro.

Tra le pagine ci sono delle piccole “chicche”. Nel quinto capitolo c’è ad esempio un paragrafo dedicato alla generazione di isolinee, a partire da raster che rappresentino una variabile continua (ad esempio la quota). Viene spiegato come usare il comando r.contour per generare delle isoipse a partire da un DEM. Uno dei parametri da specificare è l’intervallo di quota desiderato (è da impostare in quasi tutti i software capaci di eseguire questo task). Ho scoperto che esiste una formula per calcolare il valore ottimale di questo intervallo (Hake G, Grünreich D. Kartographie, 7. Auflage, Berlin. 1994.) :

formula_1

A è l’intervallo di quota, α è la classe di pendenza dell’area in esame ed M il denominatore della scala della mappa. Il valore di α si sceglie in base al tipo di rilievo:

  • montagne: α = 45°
  • colline morbide: α = 25°
  • pianure: α = 10°

Ad esempio per una carta al 25.000, per un territorio in cui la pendenza media è quella delle colline, l’equidistanza ottimale è di circa 9 metri.

Qualche annotazione in negativo.  Avrei trovato molto comodo trovare insieme al libro, la versione elettronica dello stesso (ad esempio un PDF). La ragione è semplice: facilitarmi la ricerca all’interno del testo. L’indice analitico per fortuna semplifica le operazioni di ricerca.
Mi sarebbe piaciuto trovare qualche illustrazione a colori; in ogni caso quelle presenti non tolgono chiarezza ai concetti esposti.

Gli autori sono Markus Neteler e Helena Mitasova.

Consiglio a tutti quelli che si avvicinano a GRASS di acquistarlo. Mi piacerebbe avere oggi 20 anni e ricominciare da questo libro ;-)

Buona lettura


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